Si sono concluse le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, dal Ministero della Cultura e dalla Procura Regionale della Campania della Corte dei Conti sulla gestione dell’Archivio di Stato di Napoli. L’inchiesta ha preso avvio a partire da un ricevimento di nozze svoltosi nel dicembre 2024 all’interno della sede di via del Grande Archivio, nel cuore del centro storico partenopeo. Al termine dell’istruttoria, gli inquirenti hanno quantificato un danno erariale complessivo superiore ai 613mila euro, riconducibile ai mancati introiti per le casse dello Stato. L’allora direttrice dell’Archivio di Stato, Candida Carrino, è stata destinataria di un invito a dedurre: avrà ora quarantacinque giorni di tempo per chiarire la propria posizione rispetto agli addebiti contestati.
Va precisato che si tratta, al momento, di indagini preliminari e di un presunto danno erariale relativo al periodo compreso tra il 2021 e il 2024, e che l’ex direttrice avrà modo di chiarire la propria posizione nelle prossime settimane. Ricostruendo la vicenda con ordine, tutto ha avuto origine nel dicembre 2024, in seguito alla diffusione di notizie di stampa relative allo svolgimento di un ricevimento nuziale privato all’interno di ambienti di rilevante valore storico e artistico. Secondo la ricostruzione fornita dal giornalista Giuseppe Letizia per la testata CronacheDi (la più completa uscita in queste ore), l’attenzione degli inquirenti contabili, insieme alle successive segnalazioni provenienti dalle organizzazioni sindacali, si è progressivamente estesa anche all’analisi di altre manifestazioni e congressi ospitati dall’istituto nell’arco del quadriennio compreso tra il 2021 e il 2024. Secondo quanto riferito dai carabinieri, in diversi casi si sarebbe trattato di concessioni a titolo gratuito oppure di canoni ritenuti inferiori rispetto ai parametri fissati dalla normativa ministeriale.
Le verifiche affidate al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli hanno fatto emergere un presunto scostamento economico tra le somme effettivamente incassate dall’istituto e i corrispettivi che, secondo i decreti ministeriali di riferimento e i relativi tariffari, avrebbero dovuto essere richiesti. Con riferimento al solo matrimonio al centro della prima segnalazione, è stato stimato un minore introito di circa 35mila euro, riferisce CronacheDi rispetto ai parametri in vigore. La Procura ha inoltre evidenziato come la finalità dichiarata di rilancio e valorizzazione culturale del monumento non fosse di per sé sufficiente a giustificare la riduzione dei canoni applicati, in assenza dei pareri prescritti da parte dell’organo di vertice ministeriale e di un effettivo riscontro dei requisiti regolamentari previsti per lo svolgimento delle attività istituzionali.
Sulla base degli elementi raccolti, il pubblico ministero contabile ha quindi assegnato un termine di quarantacinque giorni per la presentazione di memorie difensive e di eventuale documentazione, riconoscendo alla parte interessata anche la facoltà di accedere al fascicolo e di richiedere un’audizione personale a tutela delle proprie ragioni. All’allora vertice dirigenziale dell’Archivio di Stato di Napoli è stato dunque notificato l’invito a fornire deduzioni.
Da parte sua, l’ex direttrice ha respinto le contestazioni mosse dalla Corte dei Conti in merito al presunto danno erariale di 613mila euro, sostenendo che non vi sarebbe alcun danno per le casse pubbliche e che, al contrario, gli eventi organizzati avrebbero portato risorse economiche allo Stato. La direzione dell’istituto, nel corso dell’interlocuzione con il Ministero, ha dichiarato di aver sempre valutato preventivamente la compatibilità delle iniziative ospitate con il carattere storico-artistico della sede e con le finalità di tutela e valorizzazione dei beni conservati. Secondo quanto riferito dalla stessa direzione, nella scelta di concedere gli spazi museali si sarebbe inteso perseguire anche obiettivi ulteriori, quali il rafforzamento della relazione con la cittadinanza, il riconoscimento all’Archivio di Stato di una funzione aggregante nell’ambito di una più ampia strategia di ampliamento dell’offerta culturale, il rilancio dell’area monumentale dell’istituto e una maggiore fruibilità degli spazi storici. La direzione ha inoltre precisato che la maggior parte degli eventi ospitati sarebbe stata realizzata in collaborazione diretta con l’istituto stesso.
Il Ministero della Cultura, dal canto proprio, pur riconoscendo che iniziative quali convegni ed eventi a carattere sociale non possano essere considerate a priori incompatibili con la natura del luogo, ha ribadito che alcune delle manifestazioni ospitate non sembrerebbero rispondere al criterio di aderenza alle finalità istituzionali dell’Archivio di Stato di Napoli, requisito ritenuto necessario per il rilascio di una concessione a titolo gratuito. In sostanza, secondo la posizione ministeriale, questo tipo di eventi risulterebbe ammissibile soltanto a condizione che venga corrisposto un canone adeguato.
L’ex direttrice ha comunque respinto nel merito le contestazioni della Corte dei Conti, sostenendo che le concessioni degli spazi non avrebbero determinato alcuna perdita economica, ma avrebbero al contrario generato introiti per lo Stato, contribuendo al tempo stesso a rilanciare l’immagine complessiva del complesso monumentale. La difesa dell’ex direttrice sottolinea inoltre come ciascun evento sia stato oggetto di una valutazione preventiva volta a garantirne la compatibilità sotto il profilo storico-artistico, ottenendo pareri favorevoli in merito alla sicurezza e alla presenza del personale ministeriale durante lo svolgimento delle iniziative. Gli stessi accertamenti tecnici condotti nel corso delle indagini, secondo quanto riferito, non avrebbero rilevato alcun danno materiale né al patrimonio conservato né ai locali dell’istituto.
Secondo la ricostruzione difensiva, l’apertura della struttura a congressi e altre iniziative avrebbe risposto a una precisa strategia di valorizzazione del sito e di restituzione dello stesso alla cittadinanza, in una prospettiva di maggiore integrazione tra il patrimonio culturale e il tessuto sociale della città.
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