Il woke è andato in soffitta? Niente affatto! Ha prodotto un nuovo colpo di scena a New York, dove il Metropolitan Museum of Art ha deciso di cancellare la mostra dedicata al celebre stilista britannico John Galliano (Gibilterra, 1960), intitolata John Galliano: Horizons, che avrebbe dovuto inaugurare la primavera prossima e rappresentare il grande evento del Costume Institute per il maggio 2027, in concomitanza con il celebre Met Gala. Il tutto per fatti accaduti quindici anni fa: l’esposizione era infatti stata al centro di controversie fin dal momento del suo annuncio, principalmente a causa dei commenti antisemiti e anti-asiatici pronunciati da Galliano, appunto, circa quindici anni fa, episodi che nel 2011 gli erano costati una condanna per crimine d’odio da parte di un tribunale francese. Lo stilista si era in seguito scusato pubblicamente per quelle dichiarazioni e aveva intrapreso un percorso di supporto psicologico, mentre il museo aveva dichiarato di essersi confrontato con gruppi ebraici nella fase di preparazione della mostra. Nessuno dei due elementi, tuttavia, era bastato a placare le preoccupazioni di politici e figure pubbliche che, fin dall’annuncio della fine di luglio, avevano fatto pressione sul museo affinché rinunciasse all’iniziativa.
La cancellazione è arrivata pochi giorni dopo che il New York Times aveva pubblicato un’inchiesta che ricostruiva nel dettaglio queste critiche, espresse in gran parte attraverso email indirizzate ai curatori e ai vertici del Met. Tra i critici più autorevoli figurava Arne Glimcher, fondatore della Pace Gallery, che secondo quanto riportato dal quotidiano avrebbe minacciato di non donare al museo le opere d’arte che aveva pianificato di lasciargli dopo la propria morte. Sempre secondo il Times, i membri del consiglio di amministrazione del museo si sarebbero dovuti riunire per discutere il futuro assetto della mostra.
Negli ultimi tempi il Metropolitan Museum si era trovato ad affrontare un crescente malcontento legato al proprio progetto di dedicare una mostra a Galliano, lo stilista britannico che, dopo essere stato condannato per crimine d’odio da un tribunale francese nel 2011 in seguito ai suoi sfoghi antisemiti, aveva comunque trasformato in passato la maison Dior in una potenza globale della moda prima della propria caduta pubblica. La mostra, della durata prevista di nove mesi, era organizzata sotto l’egida del Costume Institute del museo e avrebbe dovuto aprire proprio in occasione del Met Gala, l’evento benefico annuale di primavera con tanto di sfilata sul red carpet, tradizionalmente supervisionato da Anna Wintour, direttrice editoriale globale di Vogue e membro del consiglio del museo.
Di fronte alle crescenti critiche pubbliche, i membri del consiglio di amministrazione e i membri del cda del Met si erano già attivati nei giorni precedenti per limitare i danni d’immagine. Tra le ipotesi allo studio vi era anche quella di spostare la data del prossimo Met Gala dalla consueta collocazione, il primo lunedì di maggio, alla settimana successiva: nel 2027, infatti, la data abitualmente riservata all’evento sarebbe coincisa con lo Yom HaShoah, giornata riservata alla memoria dell’Olocausto.
Nei giorni immediatamente precedenti alla cancellazione, l’opposizione al progetto del museo era cresciuta in modo significativo tra i leader della comunità ebraica di New York e non solo. Diversi donatori avevano contattato i dirigenti del Met minacciando di ritirare le proprie donazioni qualora la mostra fosse effettivamente andata avanti come previsto, rivolgendosi direttamente ad Anna Wintour, ad Andrew Bolton, curatore del Costume Institute, e a Max Hollein, direttore del museo. Julie Menin, presidente del consiglio comunale di New York e una delle funzionarie ebraiche di più alto grado all’interno dell’amministrazione cittadina, aveva definito la scelta del museo di celebrare la carriera di Galliano “un grave errore” in una lettera inviata giovedì a Hollein, Bolton e Wintour.
Nell’annuncio ufficiale diffuso quest’oggi, il Metropolitan Museum of Art e John Galliano hanno comunicato congiuntamente che la mostra John Galliano: Horizons, inizialmente prevista per l’apertura di maggio 2027, non si terrà come originariamente programmato. Informazioni su una nuova esposizione primaverile del Costume Institute e sul Met Gala 2027 saranno rese note in un momento successivo.
Nella dichiarazione ufficiale, il direttore e amministratore delegato del museo, Max Hollein, ha spiegato che, dopo un attento confronto con John Galliano, le due parti hanno insieme deciso di non procedere con la mostra. Hollein non si è dilungato oltre.
Più lungo invece l’intervento di Galliano, che ha esordito esprimendo la propria gratitudine nei confronti del Metropolitan Museum of Art e, in particolare, di Max Hollein, Andrew Bolton e Anna Wintour, “per lo straordinario onore di aver proposto una mostra dedicata al proprio lavoro, un gesto che ha detto di aver vissuto con un’emozione profonda, considerando l’ammirazione che ha sempre nutrito per l’istituzione”. Lo stilista ha affermato di rimanere per sempre grato per la fiducia, la cura e il rigore scientifico che Hollein, Bolton, Wintour e l’intero team del museo avevano dedicato al progetto.
“Dopo molte riflessioni e discussioni con il Met e tutte le persone coinvolte, ho deciso, con grande tristezza, che è meglio che la mostra non abbia luogo in questo momento”, ha detto Galliano. “Rimango pienamente responsabile del dolore causato dalle mie parole in passato, in particolare del dolore che ho causato alle comunità ebraica e asiatica, e ne sono profondamente dispiaciuto. Capisco che un’espiazione significativa non si ottiene attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico. È una responsabilità continua, dimostrata attraverso l’ascolto, l’apprendimento e la propria condotta nel tempo. Non voglio che il dibattito che mi circonda metta il Met in una posizione difficile o distragga dal notevole lavoro del Costume Institute. Riconosco e rispetto il fatto che una mostra in onore del mio lavoro potrebbe essere dolorosa per alcuni. Vorrei inoltre esprimere la mia più profonda gratitudine a tutti coloro che mi hanno guidato, sostenuto e accompagnato durante questi quindici anni di sobrietà e recupero dall’alcolismo e dalla tossicodipendenza. La vostra saggezza, pazienza e umanità mi hanno aiutato più di quanto io possa mai esprimere adeguatamente. Vi sono profondamente grato per avermi donato, come promesso, una vita migliore di quanto avrei mai potuto sognare. La mia gratitudine al Met, a Max, ad Andrew e ad Anna rimane profonda e duratura. La loro generosità, umanità e la loro fiducia nell’importanza della moda come arte, cultura e storia, così come la loro comprensione della fragilità umana e della possibilità di crescita, rimarranno per sempre con me”.
Andrew Bolton, curatore responsabile del Costume Institute del Met, ha dichiarato: “Credo profondamente nella responsabilità dei musei di esaminare storie difficili con rigore, franchezza e attenzione. Riconosco anche il dolore e la preoccupazione che questa mostra ha causato. Dopo un’ampia discussione, appoggio la decisione di non procedere. Rimango profondamente grato ai miei colleghi e ai consulenti, prestatori, collaboratori e leader della comunità che hanno contribuito con le loro conoscenze, la loro fiducia e le loro prospettive al progetto”.
Infine, Anna Wintour, membro del consiglio di amministrazione del museo, ha definito coraggiosa la decisione di Galliano di non procedere con la mostra dedicata alla sua opera in questo momento, un gesto che secondo lei riflette pienamente il carattere dell’uomo. Wintour ha aggiunto di ritenere corretta questa decisione, assicurando il proprio pieno sostegno sia allo stilista sia al museo. Dal sito web del Metropolitan Museum, la mostra è stata già cancellata.
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