Un dipinto di René Magritte conservato presso il Museo d’Israele di Gerusalemme è stato danneggiato da un episodio avvenuto alcune settimane fa durante una visita pubblica. Come riporta la testata The Times of Israel, l’opera, The Castle of the Pyrenees (Il Castello dei Pirenei), è stata forata da un bambino che, insieme alla propria famiglia, si trovava all’interno del museo e ha utilizzato una pigna raccolta nel giardino delle sculture per colpire la tela, provocandone la perforazione in pochi istanti. L’intervento del personale di sorveglianza non è stato sufficiente a impedire il danno.
Il dipinto, olio su tela del 1959 e di grandi dimensioni (200 x 145 cm), fa parte della collezione permanente del museo ed è stato esposto stabilmente dal 1985, anno della sua donazione da parte di Harry Torczyner, avvocato e collezionista d’arte di origine belga ed ebraica. L’opera era stata inizialmente commissionata proprio da Torczyner, amico e sostenitore dell’artista, per coprire la vista di una finestra del suo ufficio a New York ritenuta poco gradevole. Il soggetto raffigura una grande roccia sospesa nel cielo, sormontata da un castello, sopra un mare agitato.
La storia del dipinto è legata anche alla vicenda personale del committente, che dopo la fuga dal Belgio a causa delle persecuzioni naziste si era stabilito a New York con la moglie Marcelle Siva Torczyner. Il contatto tra Torczyner e Magritte risale al 1957 e portò alla realizzazione dell’opera, rimasta per quasi vent’anni nello studio del collezionista, con sporadiche esposizioni pubbliche prima della donazione al museo israeliano, avvenuta in occasione del ventesimo anniversario della sua fondazione.
Secondo quanto riferito da Sharon Tager, responsabile del dipartimento di conservazione del Museo d’Israele, il dipinto è attualmente sottoposto a interventi di restauro all’interno dei laboratori specializzati della struttura. Il processo prevede la riparazione della tela e un trattamento accurato degli strati pittorici a olio, con l’obiettivo di ridurre al minimo la visibilità del danno. Come riferisce ancora la testata, le operazioni richiederanno diverse settimane di lavoro. Il museo ha chiarito che l’opera non era protetta da vetro né da sistemi di allarme, in linea con una politica espositiva che privilegia la fruizione diretta delle opere e la possibilità per il pubblico di avvicinarsi senza barriere fisiche. In questo caso, tale scelta ha reso possibile un contatto ravvicinato che si è concluso con il danneggiamento del dipinto.
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