Roma rinuncia all'Albero Bioclimatico in piazza dei Cinquecento


Il Campidoglio archivia il progetto proposto dall’Università Lumsa e dalla Fondazione Italiana di Bioarchitettura. La scelta è motivata dagli elevati costi e dalla volontà di investire sul verde urbano e sulle nuove piantumazioni.

Roma rinuncia al progetto dell’Albero Bioclimatico destinato a piazza dei Cinquecento: la grande struttura che si pensava potesse sorgere di fronte alla stazione di Roma Termini non sarà realizzata. A seguito di valutazioni tecniche ed economiche, Roma Capitale ha deciso di non procedere con l’installazione della struttura che avrebbe dovuto rappresentare una delle innovazioni più significative nell’ambito della lotta alle isole di calore urbane e dell’adattamento della città ai cambiamenti climatici. La decisione è stata comunicata dall’Amministrazione Capitolina, che ha spiegato come il progetto, proposto dall’Università Lumsa di Roma (che l’ha donato alla città in occasione del Giubileo del 2025) in collaborazione con la Fondazione Italiana di Bioarchitettura, sia stato oggetto di un approfondito esame prima di essere definitivamente accantonato.

L’iniziativa era stata presentata come un contributo di ricerca e innovazione nel campo della sostenibilità urbana, con l’obiettivo di sperimentare nuove soluzioni per mitigare gli effetti dell’aumento delle temperature nelle aree maggiormente urbanizzate della Capitale. Al termine delle verifiche, tuttavia, il Campidoglio ha ritenuto di non procedere con la realizzazione. Alla base della decisione vi sono principalmente due motivazioni: la prima riguarda il costo dell’intervento, giudicato troppo elevato e non sostenibile per un investimento pubblico di questo tipo, mentre la seconda è legata alla scelta politica di destinare le risorse economiche disponibili a interventi considerati più efficaci e duraturi, puntando sul potenziamento del verde urbano piuttosto che sulla realizzazione della struttura. L’amministrazione capitolina sottolinea infatti che la priorità resta quella di incrementare il patrimonio arboreo della città, migliorare la manutenzione delle aree verdi esistenti e realizzare nuove piantumazioni laddove le condizioni tecniche lo consentano.

L'albero bioclimatico per Roma
L’albero bioclimatico per Roma

A ribadirlo è l’assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi, che pure inizialmente aveva accolto il progetto reputandolo particolarmente innovativo e accattivante, ed elogiando le “grandi potenzialità per Roma”, in considerazione del tema del surriscaldamento globale e dell’aumento delle temperature. Roma, ha detto l’assessora, “ha bisogno di più alberi, più ombra, più aree verdi e di spazi pubblici capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per questo l’amministrazione continuerà a investire sul patrimonio arboreo della città, sulla cura del verde esistente e su nuove piantumazioni dove le condizioni tecniche lo consentono, affiancando a questi interventi anche soluzioni innovative per affrontare il cambiamento climatico. La sfida è costruire una città più verde e resiliente attraverso scelte efficaci, sostenibili e capaci di produrre benefici reali per i romani”.

La rinuncia arriva al termine di un percorso che, almeno inizialmente, sembrava destinato a un esito diverso. L’amministrazione, come detto, aveva infatti manifestato interesse nei confronti dell’iniziativa, tanto da accompagnarne l’inserimento nel masterplan di riqualificazione di piazza dei Cinquecento, l’area antistante la stazione Termini interessata da un più ampio programma di trasformazione urbana. In precedenza la stessa Alfonsi aveva definito l’Albero Bioclimatico un progetto innovativo e aveva spiegato che erano in corso approfondimenti di natura tecnica riguardanti soprattutto i costi dell’opera, stimati in circa 500mila euro. Proprio l’esito di quelle verifiche, concluse il 9 luglio, ha portato il Campidoglio a cambiare orientamento.

L’Albero Bioclimatico era stato proposto come una soluzione tecnologica innovativa capace di contribuire al raffrescamento degli spazi pubblici attraverso un principio fisico naturale, quello del raffrescamento adiabatico: il sistema avrebbe cioè sfruttato l’evaporazione dell’acqua per assorbire calore e ridurre la temperatura dell’aria circostante, senza ricorrere ai tradizionali compressori elettrici impiegati nei sistemi di climatizzazione. Una tecnologia pensata per limitare il consumo energetico e offrire sollievo nelle aree urbane più esposte al surriscaldamento estivo.

Pur basandosi su tecnologie contemporanee, il progetto richiamava principi costruttivi molto antichi già adottati nell’architettura egizia e successivamente impiegati in edifici storici come la Zisa di Palermo, dove la combinazione tra ventilazione naturale, presenza dell’acqua e progettazione degli spazi consentiva di migliorare il comfort climatico degli ambienti.

Anche se il progetto non verrà realizzato, il dibattito che aveva accompagnato la proposta ha riportato al centro dell’attenzione il tema dell’adattamento climatico degli spazi pubblici e della necessità di contrastare il fenomeno delle isole di calore urbane, sempre più evidente nelle grandi città. La scelta del Campidoglio non sembra rappresentare quindi un abbandono delle politiche ambientali, ma un diverso orientamento delle risorse disponibili. L’Amministrazione ribadisce infatti di voler continuare a investire in interventi capaci di produrre benefici concreti e permanenti attraverso l’aumento delle superfici verdi, la tutela del patrimonio arboreo esistente e nuove piantumazioni, senza escludere il ricorso a soluzioni tecnologiche innovative quando queste risultino sostenibili sotto il profilo economico e funzionali agli obiettivi di resilienza urbana.

Con la rinuncia all’Albero Bioclimatico si chiude così un progetto che aveva suscitato interesse per il suo carattere sperimentale e per il contributo offerto dalla ricerca universitaria, ma che non ha superato il vaglio della sostenibilità economica. La strategia di Roma Capitale proseguirà invece lungo la strada del rafforzamento del verde urbano, considerato lo strumento prioritario per migliorare la qualità della vita dei cittadini e affrontare gli effetti del cambiamento climatico nella Capitale.




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