Annibale Carracci, Dupré e Raffaelli, le opere premiate alla BIAF 2026. Lorenzo d'Oro a Schnabel


Alla 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze sono stati premiati un paesaggio di Annibale Carracci, una Baccante stanca di Giovanni Dupré e un camino in micromosaico di Giacomo Raffaelli. Il Lorenzo d’Oro va invece a Julian Schnabel. Inaugurata oggi l’edizione 2026 della BIAF.

La Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze è stata inaugurata ufficialmente quest’oggi con la cerimonia che si è tenuta nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla presenza della sindaca Sara Funaro, del segretario generale della manifestazione Bruno Botticelli e delle personalità cittadine. La BIAF proseguirà da oggi per tutti a Palazzo Corsini fino al 4 ottobre, con circa ottanta antiquari e un programma di incontri e presentazioni nel Salone del Trono. La manifestazione si apre con il Premio Lorenzo d’Oro che è stato assegnato a Julian Schnabel: l’artista e regista statunitense ha ricevuto il riconoscimento durante la cerimonia inaugurale, dalle mani della sindaca Sara Funaro e del maestro argentiere Gianfranco Pampaloni.

Per l’edizione 2026 il premio è stato ripensato attraverso un legame più diretto con l’artigianato fiorentino. Pampaloni è stato scelto da una giuria di esperti nell’ambito di un concorso rivolto ai maestri argentieri della città e ha realizzato il manufatto in metallo argentato reinterpretando un antico simbolo associato a Lorenzo il Magnifico: i tre anelli intrecciati, raffigurati anche nella Pallade e il Centauro di Sandro Botticelli come allegoria della diplomazia medicea. Nel nuovo premio, i tre elementi inseparabili assumono il significato di armonia, continuità e forza condivisa. È un richiamo alla tradizione medicea che accompagna il riconoscimento attribuito a una personalità della cultura contemporanea internazionale.

“Sono felice di essere qui a Firenze e ricevere questo premio Lorenzo d’Oro dalle mani dell’artigiano argentiere che lo ha realizzato, Gianfranco Pampaloni”, ha detto Julian Schnabel durante la cerimonia. “L’arte è un inno alla vita. Io sono un artista e regista e ogni forma d’arte è immortale perché anche dopo che non ci saremo più continueremo a comunicare con chi non conosceremo. È una consolazione per questa vita che termina. Continueremo a vivere attraverso le nostre opere nello sguardo dei posteri”.

Il Premio Lorenzo d’Oro non è l’unico assegnato dalla BIAF: nella giornata di anteprima riservata alla stampa sono stati infatti comunicati anche i vincitori degli storici premi riservati alle migliori opere della manifestazione: il Premio Pittura, il Premio Scultura e il Premio Arti Decorative e Design.

BIAF 2026, taglio del nastro
BIAF 2026, taglio del nastro
BIAF 2026, assegnazione del Lorenzo d'Oro
BIAF 2026, assegnazione del Lorenzo d’Oro

Il Premio Pittura è andato al Paesaggio fluviale con barcaioli di Annibale Carracci (Bologna, 1560 – Roma, 1609), un olio su tela di 66 per 86 centimetri presentato dalla galleria riminese Alice Fine Art e databile alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento. Il dipinto mostra un momento importante nella formazione del paesaggio moderno: la natura non è più soltanto lo sfondo entro il quale si svolge una storia, ma assume un ruolo autonomo, fino a diventare il vero soggetto della rappresentazione. Carracci costruisce la scena lungo un corso d’acqua attraversato da una barca, tra alberi, canneti e una vegetazione che occupa gran parte della superficie. Le figure umane sono presenti, ma appaiono quasi assorbite dall’ambiente. È proprio questo rapporto fra uomo e natura a conferire al dipinto una particolare intensità: lo spazio naturale non funziona come una semplice quinta teatrale, ma determina l’atmosfera e il ritmo dell’immagine.

La storia dell’opera aggiunge un ulteriore elemento di interesse: il dipinto era infatti conservato nella collezione Platky a Lipsia e passò successivamente nella collezione di Fritz Haussmann a Berlino. La prima attribuzione a Carracci risale a Hermann Voss, che la formulò nel 1919 e tornò a occuparsi dell’opera nel 1931. In seguito il dipinto sarebbe passato da Haussmann a un collezionista svizzero, i cui eredi lo hanno conservato fino a oggi. Rimasto finora noto soltanto attraverso una fotografia, ha continuato a essere considerato dalla critica un’opera di rilievo. La tela appartiene agli anni in cui Annibale Carracci stava sperimentando una nuova concezione del paesaggio. Nel dipinto emergono infatti l’influenza della pittura veneziana e una particolare attenzione agli effetti della luce: la pennellata rapida e corsiva costruisce il paesaggio alternando zone luminose e ombre, mentre le tonalità morbide e avvolgenti contribuiscono a creare un’atmosfera unitaria.

L’influenza veneziana si lega anche al viaggio che Annibale compì con il fratello Agostino sul finire del 1587. La conoscenza della pittura di Tiziano si riflette nella costruzione luministica della scena, ma Carracci se ne allontana per la maggiore naturalezza della veduta. La monumentalità e la solennità del paesaggio veneziano vengono tradotte in una visione più immediata, nella quale la natura appare osservata direttamente e non soltanto organizzata secondo una costruzione ideale.

È uno degli aspetti che rendono il Paesaggio fluviale con barcaioli significativo nel percorso di Annibale. Il pittore, tra i protagonisti del passaggio dal Cinquecento al Seicento, sperimentò generi e linguaggi differenti, contribuendo alla nascita di una nuova concezione della pittura. Nel paesaggio, questa ricerca porta a considerare la natura come una presenza autonoma e viva, destinata ad avere un ruolo sempre più importante nella pittura europea dei secoli successivi.

Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Art
Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Art

Il Premio Scultura è stato invece assegnato alla Baccante stanca di Giovanni Dupré (Siena, 1817 – Firenze, 1882), presentata dalla Galleria Gomiero di Montegrotto Terme (Padova). La scultura, realizzata in marmo statuario e Giallo di Siena, appartiene alla fase “neo-greca” dello scultore e fu commissionata dal re del Portogallo. Dupré raggiunge con questa opera uno dei punti più significativi della propria ricerca di metà Ottocento. Il riferimento alla statuaria antica non si traduce però in una semplice imitazione archeologica. La figura della baccante, abbandonata dopo la danza dionisiaca, combina la precisione naturalistica delle anatomie con un evidente interesse per la sensualità della forma.

La giovane è raffigurata nuda, con le gambe coperte da un panneggio leggero. Il corpo è abbandonato in una posa che restituisce insieme stanchezza ed ebbrezza, mentre accanto a lei sono il cembalo e la coppa rovesciata, attributi che rendono riconoscibile il riferimento al mondo dionisiaco. Il volto conserva l’espressione estatica della danza, ma è segnato dall’esaurimento delle forze. I capelli sono raccolti sulla nuca e una ghirlanda di piccole rose incornicia il capo, introducendo nella scena anche il tema della caducità.

La ricerca di Dupré nasce dal confronto con la scultura antica, approfondito durante il viaggio a Napoli del 1853 attraverso le visite al Museo Borbonico e a Pompei. Ma il suo interesse per l’antico si inserisce in un dibattito più ampio sulla natura dell’arte, al quale lo scultore si avvicinò anche attraverso l’amico Luigi Mussini e, successivamente, durante il viaggio a Londra e Parigi dell’estate del 1857.

La Baccante stanca segna in questo senso un passaggio dalla precedente cultura purista verso un estetismo di respiro internazionale. Lo stesso Dupré parlava, in una lettera ad Antonio Ciseri, di quel “lusso pagano” che identificava con la nuova attrazione esercitata dalla bellezza antica. Nella scultura scompare l’intento moraleggiante che aveva caratterizzato altre sue opere e prende il sopravvento la ricerca di una bellezza sensuale, raffinata e autonoma.

Il successo dell’opera fu notevole anche presso il collezionismo internazionale. Dupré raccontò di averla replicata più volte: almeno cinque versioni sono documentate, destinate rispettivamente a Manchester, Londra, San Pietroburgo e all’America, oltre a quella realizzata nel 1865 per il re del Portogallo. Il marmo presentato alla BIAF, proveniente da Villa Santa Margherita a Costalpino, dagli eredi Ciseri, è stato identificato da Ettore Spalletti proprio con la versione portoghese.

Giovanni Duprè, Baccante stanca (marmo Statuario e Giallo di Siena, 66,5 x 109 x 87,5 cm). Presentato da: Galleria Gomiero
Giovanni Duprè, Baccante stanca (marmo Statuario e Giallo di Siena, 66,5 x 109 x 87,5 cm). Presentato da: Galleria Gomiero

A completare il gruppo delle opere premiate è il Premio Arti Decorative e Design, assegnato a un camino monumentale di Giacomo Raffaelli (Roma, 1753 – 1836), presentato dalla romana Verdini Antiques. Realizzato all’inizio dell’Ottocento, il manufatto è in marmo bianco e micromosaico. Raffaelli è considerato uno dei principali protagonisti delle arti decorative al passaggio tra Sette e Ottocento e uno degli artisti che contribuirono alla fortuna della tecnica delle piccolissime tessere, il cosiddetto micromosaico romano. La sua applicazione a placchette raffiguranti paesaggi, animali, fiori, rovine, soggetti religiosi e mitologici permetteva di costruire immagini di straordinaria precisione, nelle quali la dimensione ridotta delle tessere diventava uno strumento per ottenere effetti quasi pittorici.

Nel camino premiato alla BIAF, il marmo della struttura scolpita fa da cornice a inserti in micromosaico nei quali la precisione dei dettagli diventa parte integrante della decorazione. Le immagini raffigurate trasformano l’oggetto d’arredo in una sorta di dispositivo narrativo: gli animali, colti nei loro movimenti e nelle loro espressioni, occupano uno spazio che induce l’osservatore ad avvicinarsi per soffermarsi sui particolari. La tecnica di Raffaelli permette infatti di ottenere effetti di grande ricchezza cromatica e una percezione quasi tridimensionale delle scene. Il micromosaico non è un semplice elemento ornamentale aggiunto al manufatto, ma diventa il luogo nel quale si concentra una parte essenziale della sua qualità artistica.

Giacomo Raffaelli, Camino monumentale (inizi del XIX secolo; marmo bianco e micromosaico, 185 x 145 cm). Presentato da: Verdini Antiques
Giacomo Raffaelli, Camino monumentale (inizi del XIX secolo; marmo bianco e micromosaico, 185 x 145 cm). Presentato da: Verdini Antiques

La BIAF 2026 prosegue fino al 4 ottobre a Palazzo Corsini con circa ottanta espositori. Accanto alle opere presentate dagli antiquari, il programma comprende incontri, conferenze e presentazioni dedicati alla storia dell’arte, al collezionismo, al restauro e alla cultura dell’antiquariato. Libri, opere, restauri e nuove ricerche costituiscono i punti di partenza degli appuntamenti ospitati nel Salone del Trono, ampliando il racconto della Biennale oltre gli oggetti esposti nelle sale.




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