Jan Fabre a Napoli dialoga con Caravaggio e porta in quattro sedi opere storiche e opere inedite


Dal 29 marzo, Jan Fabre (Anversa, 1958), uno dei più grandi artisti contemporanei, arriva a Napoli per quattro nuovi appuntamenti in altrettante sedi. Dal 29 marzo al 30 settembre 2019, lo Studio Trisorio ospita la mostra Jan Fabre. Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo. Quindi, dal 30 marzo al 30 settembre, al Pio Monte della Misericordia il pubblico vedra l’evento Jan Fabre. L’uomo che sorregge la croce e, al Museo Madre, Jan Fabre. L’uomo che misura le nuvole. Infine, la rassegna principale è al Museo Nazionale di Capodimonte, dal 30 marzo al 15 settembre: si tratta della mostra Jan Fabre. Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue.

Un progetto che riguarda dunque tutta la città. Al Museo di Capodimonte, la mostra Oro Rosso, curata da Stefano Causa e Blandine Gwizdala, vedrà Fabre esporre alcuni suoi lavori in dialogo con una speciale selezione di opere della collezione permanente del museo e altri musei napoletani. In particolare, Fabre porterà nel capoluogo campano scultire in oro e disegni di sangue creati dagli anni Settanta ad oggi, oltre a una serie inedita e di sculture in corallo rosso, realizzata appositamente per Capodimonte. Le opere di Fabre dànno corpo alle sue idee sulla creazione, sull’arte, sul suo rapporto con i grandi maestri del passato. E nei disegni di sangue, parte della sua prima produzione, si ritrovano le motivazioni più profonde del suo agire, che lo spingono a creare arte: “il sangue oggi è oro”, sottolinea Fabre. Una sorta di manifesto poetico e fisico allo stesso tempo.

“Fabre racconta, in una lingua non troppo diversa”, sottolinea il curatore Stefano Causa, “una vicenda di metamorfosi incessanti; di materiali che mutano destinazione e funzione; una storia di sangue e umori corporali, inganni e trappole del senso; pietre preziose, coralli e scarabei, usciti apioggia dai residuati di una tomba egizia, frammenti di armature, sequenze di numeri e citazioni dalle Scritture, dentroun universo centrifugo di segni... che, talvolta, diventa un sottobosco nel quale calarsi con i pennellini di uno specialista fiammingo di nature morte”.

“Le dieci nuove sculture di corallo rosso che il maestro belga ha creato per la sua mostra personale al museo di Capodimonte”, sottolinea invece la critica Melania Rossi, “sembrano un tesoro proveniente dagli abissi della mente dell’artista. Concrezioni che fanno pensare a fantasiose barriere coralline assumono alcune tra le forme più care a Fabre: teschi, cuori anatomici, croci, spade e pugnali. A loro volta, poi, costellati d’immagini e segni che alludono ad altri significati e ad altre storie, in un ciclo continuo di connessioni fino a creare antichi ibridi tra natura esimbolo, nuovi idoli tra passato e futuro”.

L’evento al Pio Monte porta invece a Napoli uno dei capolavori di Fabre, The man who bears the cross (“L’uomo che sorregge la croce”) del 2015, che verrà posto in dialogo con le Sette opere di Misericordia di Caravaggio per aprire riflessioni sulla religiosità del Seicento e quella attuale ma anche sui passaggi di consegne tra artisti del passato e artisti contemporanei. L’opera (di cui abbiamo parlato in un approfondimento su queste pagine) è un autoritratto dell’artista che tiene sul palmo della mano una croce alta oltre due metri. “L’uomo che sorregge la croce (2015)”, sottolinea la curatrice Melania Rossi, “è la rappresentazione dell’interrogarsi, è la celebrazione deldubbio, e con la sua collocazione all’interno del Pio Monte della Misericordia sembra aggiungere un’ottava Opera diMisericordia: confortare chi dubita. Nel dipinto di Caravaggio, il bello e il vero coincidono mirabilmente e la sua opera è un incredibile intreccio di luce e buio in cui la volontà di rappresentare la verità dell’essere umano del 1600 trova piena soddisfazione. Tutta la ricerca di Jan Fabre, artista del nostro tempo, va nella stessa direzione; il ciclovita-morte-rinascita è centrale nel suo pensiero in cui religione e scienza, simbolo e corpo si compenetrano in unvortice geniale di immagini e azioni”.

L’evento al Madre, curato da Andrea Villani, Melania Rossi e Laura Trisorio, ospita un’inedita versione in marmo di Carrara di una delle più celebri opere di Fabre, L’uomo che misura le nuvole, e che sarà sistemata nel Cortile d’onore del museo. L’opera torna dunque a Napoli, anche se all’epoca, la prima volta nel 2008 e la seconda nel 2017, era arrivata la versione in bronzo, collocata rispettivamente in piazza del Plebiscito e sulla terrazza del Madre. L’uomo che misura le nuvole si ispira, com’è noto, all’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che da quel momento in poi dedicato a “misurare le nuvole”. Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente, in effetti, di misurare le nuvole, ovvero di dichiarare con la sua opera che se la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili è però possibile esprimere l’inesprimibile attraverso la ricerca artistica, e dare quindi rappresentazione all’intrinseca e fondativa bellezza umana e universale.

Infine, presso la storica galleria Studio Trisorio, la mostra Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo esporrà una selezione di opere di Fabre realizzate completamente con gusci di scarabei iridescenti. La rassegna, curata da Melania Rossi e Laura Trisorio, vedrà dei grandi pannelli e delle sculture a mosaico di scarabei ispirati alla triste e violenta storia della colonizzazione del Congo belga. In queste opere, l’ispirazione storica si unisce alla simbologia medioevale tratta da uno dei più grandi artisti fiamminghi, nonché uno dei maestri putativi di Jan Fabre, Hieronymus Bosch, e in particolare dal suo capolavoro Il Giardino delle Delizie del 1480-1490. L’inferno di Bosch, ammirato per la sua spiccata inventiva, per molti aspetti divenne una realtà raccapricciante nelCongo Belga. L’opera d’arte è proprio questa combinazione unica di forma e contenuto. L’artista ci porta in una zona indefinita, tra il Paradiso e il Congo Belga, in un’illusione di libertà, in un luogo lontano ,sia mitico che concreto, attraverso una polisemia di immagini dell’esistenza umana.

Nella foto: The man who bears the cross di Jan Fabre al centro del Pio Monte della Misericordia.

Fonte: comunicato

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