MIRA, una nuova voce per l'arte latinoamericana. Intervista alla direttrice Manuela Rayo


Fondata a Parigi nel 2024, MIRA Latino Art Fair punta a valorizzare le scene emergenti dell’America Latina. In questa intervista con Noemi Capoccia, Manuela Rayo racconta la filosofia della fiera, la nuova immagine dell’arte colombiana e il possibile contributo della sua rete al Padiglione Colombia alla Biennale di Venezia 2028.

MIRA Latino Art Fair, progetto nato nel 2024 con l’obiettivo di dare maggiore visibilità all’arte contemporanea latinoamericana, è oggi una delle più interessanti fiere d’arte riservate agli artisti di paesi emergenti. È fondata e diretta da Manuela Rayo, nata in Colombia e oggi attiva a Parigi: dopo un percorso professionale nelle relazioni pubbliche di istituzioni come il Louvre e il Grand Palais e la collaborazione con fiere internazionali quali Art Paris, FIAC e Paris Photo, ha scelto di mettere la propria esperienza al servizio di una piattaforma dedicata al dialogo culturale e curatoriale con particolare attenzione agli artisti sudamericani. Il dibattito sul futuro della scena artistica colombiana ha trovato un momento di confronto anche lo scorso maggio a Palazzo Smith – Casa Art Events (sede di Art Events), società di location management ed event production presieduta da Filippo Perissinotto. In questa intervista con Noemi Capoccia, Rayo ripercorre la filosofia che ha guidato la nascita di MIRA, spiegando come la fiera voglia essere un dispositivo curatoriale capace di valorizzare le specificità culturali dell’America Latina, e affronta il tema del futuro Padiglione Colombia, del possibile contributo che la rete costruita attorno a MIRA potrà offrire al progetto e della necessità di presentare al pubblico europeo una lettura dell’arte colombiana contemporanea libera da stereotipi, capace di restituirne la ricchezza, la pluralità e la vitalità.

Manuela Rayo
Manuela Rayo

NC. MIRA Art Fair è stata fondata a Parigi nel 2024 con una forte attenzione alle scene artistiche emergenti. Quali esigenze del panorama contemporaneo ha voluto intercettare e colmare con il progetto?

MR. Come hai ricordato, la Fondazione Mira è nata pochi anni fa con l’idea, fin dall’inizio, di mettere in parallelo artisti legati alle nuove tendenze e progetti di lungo periodo. Ritengo che questa distinzione sia importante, perché permette di separare chi sta emergendo con un linguaggio ancora in formazione da realtà consolidate, legate a una progettualità più strutturata e duratura. In questo contesto si possono citare nomi come Galleria Continua e il progetto Garden della Mora. Tornando al tema del parallelismo tra artisti emergenti e figure che conferiscono prestigio alla piattaforma, l’obiettivo è chiarire come Mira non si configuri come un marketplace. Lo definisco piuttosto come una fiera e un dispositivo curatoriale pensato per valorizzare specificità culturali, in particolare quelle latinoamericane. Inoltre, Mira è ospitata presso la Maison des Arts de l’Amérique Latine, uno splendido edificio storico nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés a Parigi. Una sede di grande prestigio, soprattutto per la qualità dei contenuti e della programmazione che accoglie.

Il futuro Padiglione Colombia rappresenta un’occasione di visibilità internazionale. Quale immagine dell’arte colombiana contemporanea ritiene fondamentale presentare oggi al pubblico europeo?

Come ideatrice di Mira tengo particolarmente a questo progetto nascente. Per me è fondamentale portare sulla scena parigina, e più in generale nel dibattito sulle arti latinoamericane, ciò che oggi è più attuale e vitale in Colombia. L’intento è presentare una scena estremamente diversificata, profondamente contemporanea e, in un certo senso, anche audace. Ciò che voglio mostrare è un panorama ricco, stratificato, capace di esprimere una forte energia culturale e una sensibilità pienamente moderna. Si tratta di restituire un punto di vista fresco e aggiornato, che racconti l’arte latinoamericana senza filtri nostalgici o letture convenzionali, ma attraverso uno sguardo diretto sul presente.

In che modo il progetto del Padiglione Colombia alla Biennale del 2028 può dialogare con l’esperienza di MIRA Art Fair a Parigi, soprattutto nella costruzione di una visione contemporanea dell’arte colombiana su scala internazionale?

Forse non c’è un legame diretto in questo momento: Mira non è coinvolta nel progetto del padiglione e, allo stato attuale, non ne fa parte, anche se in futuro potrebbe esserlo. È però evidente che esperienze, metodi e visioni possono dialogare e trovare punti di contatto: Mira è uno spazio aperto al mondo delle aziende e ai partner istituzionali, con un approccio che integra dimensione culturale e imprenditoriale a sostegno delle arti. In questo senso, si sta cercando di creare una connessione tra piattaforme diverse, che pur mantenendo identità distinte condividono alcune affinità di visione e di metodo, come nel caso del Colombia Pavilion a Trento.

MIRA Art Fair, opera di Rirkrit Tiravanija. Foto: G. Chantal Crousel
MIRA Art Fair, opera di Rirkrit Tiravanija. Foto: G. Chantal Crousel
MIRA Art Fair, performance
MIRA Art Fair, performance

Ci sono già delle idee su come far emergere una nuova lettura dell’arte colombiana contemporanea alla Biennale di Venezia 2028?

A livello strutturale, il progetto si fonda su una rete articolata che comprende collezionisti, brand e un pubblico più esteso di fruitori e stakeholder culturali. All’interno di questo ecosistema si collocano figure come María Wille, curatrice di grande esperienza ed ex direttrice della collezione del Banco de la República in Colombia. Accanto a lei, Anna Shimi collabora stabilmente con Mira in qualità di curatrice. Ne deriva un sistema curatoriale complesso, in cui competenze diverse si incontrano e si integrano in modo continuo. In prospettiva, Mira potrà mettere a disposizione il proprio network e le proprie connessioni in vista del padiglione previsto per il 2028. Senza anticipare ruoli o definizioni che non sono ancora state formalizzate, si sta comunque delineando un percorso condiviso, la cui costruzione resta aperta e in evoluzione, con importanti margini di sviluppo futuro.

Quale è e quale sarà il suo ruolo principale all’interno del progetto del Padiglione Colombia?

Il mio ruolo non è facilmente definibile con una sola etichetta. Non sono la curatrice, non sono la figura pubblica del progetto e non mi colloco nemmeno nella posizione di artista coinvolta in prima persona. Mi considero piuttosto una presenza più dietro le quinte, con un ruolo di supporto strategico e relazionale. Il mio contributo si concentra quindi nella costruzione e nello sviluppo delle connessioni tra il progetto, i brand e i partner istituzionali e privati.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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