La nuova stagione espositiva di Palazzo Reale a Milano si apre con Dalí e la Moda, mostra in programma dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027 e inaugurata in occasione della Milano Fashion Week. Il progetto affronta per la prima volta in modo organico il rapporto di Salvador Dalí con la moda, considerata dall’artista uno strumento attraverso cui definire l’identità, trasformare la percezione del corpo e costruire forme di comunicazione pubblica. La direzione scientifica è affidata a Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, mentre la curatela è di Laura Bartolomé, vicedirettrice Ricerca e Progetti della Fundació Gala-Salvador Dalí, e Judith Clark, storica della moda e docente alla University of the Arts di Londra. Al progetto contribuiscono inoltre le curatrici senior Lucia Moni e Bea Crespo.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, la mostra nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, istituzione fondata dall’artista per la tutela, lo studio e la valorizzazione della sua opera. Il progetto è realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana.
Il percorso riunisce oltre 200 opere e documenti, tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati. Molti dei materiali sono presentati per la prima volta in Italia e provengono dalle tre principali collezioni di opere di Dalí: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, in Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. A questi prestiti si aggiungono materiali provenienti dagli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.
L’immagine guida dell’esposizione è il dipinto Tre giovani donne surrealiste che tengono fra le braccia le pelli di un’orchestra, presentato accanto a due gioielli realizzati nel 1949, L’occhio del tempo, in platino e diamanti, e Labbra di rubino, in oro, rubini e perle. La mostra prende in esame la moda come parte integrante della ricerca di Dalí, evitando di separare l’attività dell’artista da quella legata alla progettazione di abiti, accessori, gioielli, scenografie e immagini pubblicitarie.
Con l’ingresso di Gala nella vita dell’artista, nel 1929, abiti e accessori diventano inoltre parte di un linguaggio condiviso. La coppia costruisce attraverso il guardaroba una precisa immagine pubblica, amplificata dall’attività di fotografi, riviste e campagne pubblicitarie. Il percorso mette quindi in relazione le opere di Dalí con una selezione di capi e accessori appartenuti all’artista e a Gala, presentati per la prima volta fuori dalla Spagna. Nel guardaroba di Gala compaiono creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci. Quello di Dalí è invece più eterogeneo e comprende elementi legati alle performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche, utilizzati nel processo di continua reinvenzione della propria identità.
Il rapporto fra pittura e abbigliamento emerge anche nei numerosi dipinti nei quali Dalí rappresenta gli abiti con particolare precisione. Alcune delle opere possono essere messe direttamente in relazione con i capi conservati ed esposti a Palazzo Reale. L’allestimento è stato realizzato anche grazie alla sponsorizzazione tecnica di Bonaveri, che ha contribuito con 26 busti sartoriali appositamente selezionati.
Un capitolo centrale è dedicato alla collaborazione con Elsa Schiaparelli, iniziata nel 1936 con la prima vetrina realizzata da Dalí per la stilista nel grande magazzino Bonwit Teller di New York. Da quel momento il suo immaginario entra in abiti, accessori, gioielli, costumi, tessuti, illustrazioni e campagne pubblicitarie. L’abito diventa così uno strumento per modificare la percezione del corpo e introdurre nella quotidianità elementi ironici, erotici e perturbanti. La circolazione delle immagini attraverso le riviste contribuisce alla diffusione internazionale di queste invenzioni. Un caso emblematico è la fotografia di Cecil Beaton che ritrae Wallis Simpson con l’Abito Aragosta, pubblicata da Vogue in occasione del matrimonio con il Duca di Windsor.
Il rapporto con Coco Chanel coinvolge anche il teatro. Nel 1939 la stilista collabora ai costumi di Bacchanale, produzione dei Ballets Russes de Monte Carlo per la quale Dalí realizza scenografia e libretto. Un altro episodio risale al 1951, quando al Bal Oriental organizzato da Carlo de Beistegui a Palazzo Labia, a Venezia, Dalí, Gala, Christian Dior e i loro amici partecipano indossando costumi progettati da Dalí e Dior, con il contributo di Gala e del giovane Pierre Cardin. Pittura, moda, teatro e spettacolo convergono così in un unico sistema visivo.
Negli anni Sessanta la moda assume un ruolo ancora più diretto nelle performance dell’artista. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, Dalí coinvolge modelle e performer nelle creazioni di Paco Rabanne, tra cui Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear. In alcune azioni l’artista dipinge all’interno di grandi bolle di plastica, mentre il colore invade gli abiti, mettendo in relazione pittura, corpo e spettacolo.
Il corpo rappresenta infatti uno dei principali punti di contatto fra surrealismo e moda. Nelle opere di Dalí occhi, labbra, mani e altre parti anatomiche vengono isolate e ricomposte, mentre il manichino assume una posizione sospesa fra individuo e oggetto. La stessa ricerca prosegue nei gioielli disegnati dal 1949, esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fundació Gala-Salvador Dalí nel 1999. Anche questi oggetti intervengono sulla rappresentazione e sulla percezione del corpo, anticipando alcune sperimentazioni sviluppate dalla moda contemporanea.
Dalí e la Moda ricostruisce quindi un campo di ricerca nel quale pittura, fotografia, abito, gioiello, teatro e comunicazione pubblicitaria si sovrappongono. La mostra considera la moda anche come strumento di produzione di immagini, identità e cultura di massa, evidenziando la continuità di questo interesse nell’opera di Dalí e la sua successiva presenza nel lavoro di stilisti, direttori creativi, fotografi e artisti contemporanei. Vogue Italia è media partner della mostra, mentre StreetVox è Official OOH partner. L’esposizione è realizzata grazie a Enel, main partner, e Fineco, premium partner, con la sponsorizzazione tecnica di ATM, Bonaveri, VCPC e Novacolor. Radio Monte Carlo è radio ufficiale, X-Style supporta il progetto e Vivaticket è Official Ticketing Partner. Alla mostra è inoltre associato un volume pubblicato da Skira Editore.
"Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità”, afferma l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, “e Palazzo Reale, con questo progetto inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove, capaci di offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week nasce dalla consapevolezza, ormai condivisa dalle maggiori istituzioni culturali internazionali, che la moda non sia soltanto espressione del gusto, ma un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo e di consegnarne alla memoria forme, simboli e immagini, proprio come un’opera d’arte. Le oltre duecento opere in mostra, provenienti da archivi e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior, raccontano un’eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo. Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto”.
“Questa è una mostra che ci invita alla scoperta di Salvador Dalí da un nuovo punto di vista della sua cosmogonia”, dichiarano Montse Aguer e Laura Bartolomé. “Non esiste un Dalí artista e un Dalí stilista, solo un artista totale in grado di lasciare il suo segno ovunque fosse possibile. Come i maestri del Rinascimento, come Leonardo o come Michelangelo”.
“Non esiste una parola definitiva sul rapporto tra Dalí e la moda”, afferma la curatrice Judith Clark. “Il moltiplicarsi, proprio quest’anno, delle occasioni di confronto su questo tema in istituzioni di primo piano, quali il FIT, il V&A e il Metropolitan Museum of Art, ci invita ancora una volta a interrogare i nostri stessi criteri di giudizio: può la moda esistere quale atto concettuale, al di là delle sue modalità di produzione? Dalí amava profondamente i sistemi della moda: se ne appropriò, li imitò e li trasformò in arte. La sua straordinaria vocazione scenografica mette in guardia ogni exhibition designer dalla tentazione dell’imitazione. Gli spazi drammatici, fluidi e onirici della sua opera necessitano di una cornice propria. In questa mostra, la pluralità delle sue idee viene celebrata attraverso una molteplicità di supporti e linguaggi: i dipinti, le riviste, le fotografie e naturalmente, la moda stessa”.
| Titolo mostra | Dalí e la Moda | Città | Milano | Sede | Palazzo Reale di Milano | Date | Dal 24/09/2026 al 31/01/2027 | Artisti | Salvador Dalì | Curatori | Laura Bartolomé | Temi | Milano, Salvador Dalí, arte e moda, Moda |
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