Il Museo Alto Garda sta sviluppando un percorso di accessibilità e multisensorialità


Il Museo Alto Garda di Riva del Garda sta sviluppando un percorso che unisce accessibilità e multisensorialità, con repliche tattili, video in lingua dei segni, guide Easy to Read, musica e tessuti da toccare, per rendere il patrimonio fruibile attraverso vista, udito, tatto e, in prospettiva, olfatto.

Il Museo Alto Garda di Riva del Garda (Trento) è impegnato in un progetto di museo accessibile e multisensoriale che intende ridefinire il modo in cui il suo pubblico si rapporta alle collezioni. Il direttore Matteo Rapanà ha come obiettivo la costruzione di un museo in cui gli spazi e le opere possano essere esplorati attraverso strade diverse, capaci di intercettare pubblici differenti e di arricchire l’esperienza culturale per chiunque varchi la soglia dell’istituzione. Non si tratta di predisporre itinerari paralleli riservati alle persone con disabilità, quanto piuttosto di ripensare gradualmente l’intero modello di accesso al museo. Il coinvolgimento di più sensi vuole diventare così un ulteriore canale di conoscenza: uno strumento nato per rispondere a un bisogno specifico può trasformarsi in una risorsa per tutti i visitatori. Questa impostazione vuole andare oltre la concezione tradizionale di accessibilità, intesa come semplice eliminazione delle barriere architettoniche, e reinterpretarla come possibilità di vivere il patrimonio culturale attraverso modalità plurali.

I progetti presentati quest’anno si collocano all’interno di una riflessione avviata dal MAG negli ultimi anni sulle forme di accesso ai propri contenuti. Già nella primavera del 2025 erano stati predisposti materiali e apparati didascalici pensati per pubblici eterogenei, dalle famiglie agli studiosi fino a chi entra in museo per la prima volta. La direzione intrapresa è quella di un’istituzione che non propone un’unica modalità di visita, ma mette a disposizione diverse forme di relazione con le proprie raccolte.

Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda

Il percorso del museo si sviluppa lungo due linee collegate ma distinte: da un lato c’è il lavoro sull’accessibilità, sostenuto in particolare dal progetto Museo Alto Garda senza barriere: esperienze culturali accessibili, interattive e multilingue, reso possibile grazie al finanziamento ottenuto nell’ambito del bando Digitale per la Cultura 2024 della Fondazione Caritro. Dall’altro lato prende forma una ricerca sulla multisensorialità, portata avanti attraverso collaborazioni con realtà del territorio e soggetti privati, che permette di introdurre nella visita anche l’ascolto, il tatto e l’olfatto. Il progetto sostenuto da Fondazione Caritro è nato da una rete di collaborazioni che ha messo insieme competenze diverse nei campi della tecnologia, della cultura e del sociale. Tra i partner coinvolti figurano il MITAG, Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, le aziende Suggesto, FunnelArt e PromFacility per gli aspetti tecnologici e produttivi, oltre a realtà specializzate nel settore della disabilità come ANFFAS, AbilNova ed ENS, l’Ente Nazionale Sordi. Questa rete di competenze ha permesso di intervenire su diversi fronti, combinando strumenti digitali, nuovi contenuti e attività di formazione e sensibilizzazione. L’obiettivo è stato quello di rendere il patrimonio del Museo Alto Garda più accessibile, lavorando non solo sulle modalità di trasmissione delle informazioni ma anche sulla preparazione delle persone che contribuiscono a costruire l’esperienza di visita.

Tra le iniziative realizzate spicca lo sviluppo dell’app MobiCult, concepita come uno strumento per accompagnare i visitatori nella scoperta delle collezioni e degli spazi del museo, e la creazione di un tour virtuale che consente di avvicinarsi al patrimonio del MAG anche a distanza, sperimentando una forma alternativa di visita. Particolarmente significative risultano poi le repliche tattili di statue e reperti archeologici custoditi nel museo, ottenute tramite scansione laser e stampate in polvere di nylon con dimensioni e livello di dettaglio pensati per essere esplorate con il tatto. Il progetto ha previsto anche la produzione di video in lingua dei segni, che rendono parte dei contenuti accessibile ai non udenti, e la realizzazione di una guida redatta in linguaggio Easy to Read, pensata per facilitare la comprensione da parte di persone con disabilità intellettiva. Questi interventi si inseriscono in una visione dell’accessibilità che non si esaurisce nella traduzione dei contenuti già esistenti, ma che si interroga su quali strumenti possano davvero permettere a persone con esigenze diverse di entrare in relazione autentica con il patrimonio.

Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda

Un ruolo centrale in questo processo è stato svolto dalla coprogettazione, intesa come metodo di lavoro che coinvolge direttamente le persone interessate nella definizione delle soluzioni. In questa prospettiva l’accessibilità non viene pensata soltanto per qualcuno, ma costruita insieme a chi utilizzerà gli strumenti messi a disposizione.

All’interno del progetto sostenuto da Caritro ha trovato spazio anche la collaborazione con il liceo scientifico e classico Andrea Maffei di Riva del Garda. Gli studenti sono stati coinvolti in un percorso formativo sulle tecniche di stampa tridimensionale e in un lavoro di sensibilizzazione sul tema della disabilità visiva, che ha portato alla realizzazione di un modello tridimensionale della Rocca di Riva del Garda, sede del museo. Il modello rappresenta un esempio concreto di come la tecnologia possa farsi strumento di accessibilità: la riproduzione tridimensionale consente infatti di esplorare con il tatto la forma e alcuni elementi architettonici della Rocca, offrendo alle persone cieche e ipovedenti una modalità alternativa per conoscere un monumento solitamente percepito soprattutto attraverso la vista. Il valore dell’iniziativa, però, non si esaurisce nel risultato finale: il percorso con gli studenti ha avuto anche una dimensione educativa, poiché confrontarsi con le esigenze delle persone cieche ha significato per i ragazzi imparare a progettare un oggetto tenendo conto, fin dall’inizio, di modalità di percezione diverse da quella visiva.

È proprio in questo snodo che il lavoro sull’accessibilità incontra la seconda grande direzione intrapresa dal museo, quella della multisensorialità. L’idea di fondo è che il museo non debba essere necessariamente un luogo in cui il patrimonio si conosce quasi esclusivamente con gli occhi: un’opera, un oggetto o un ambiente storico possono essere raccontati anche attraverso il suono, il tatto, l’olfatto e le sensazioni che questi elementi sono capaci di evocare. La musica rappresenta uno degli ambiti in cui questo approccio ha già trovato applicazione concreta, grazie alla collaborazione con il Conservatorio di musica Francesco Antonio Bonporti di Trento e Riva del Garda. I brani elaborati dagli studenti della sede di Riva del Garda diventano una chiave di lettura del patrimonio, non un semplice sottofondo alla visita ma uno strumento interpretativo capace di aggiungere un ulteriore livello di esperienza. L’ascolto può infatti contribuire a costruire atmosfere, suggerire epoche e contesti, evocare luoghi e accompagnare la comprensione di un contenuto storico o artistico.

Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda
Museo Alto Garda, percorsi accessibili e multisensoriali. Foto: Museo Alto Garda

Nelle sale antiche della Pinacoteca, ad esempio, il repertorio di Tomás Luis de Victoria e Giovanni Pierluigi da Palestrina richiama il legame originario tra immagini e liturgia, evocando una dimensione in cui pale d’altare, sculture devozionali e altre opere sacre non venivano soltanto osservate, ma vissute all’interno di una comunità e di una pratica rituale. Nella sezione dedicata all’Ottocento, invece, la musica di Mauro Giuliani permette di entrare nel clima culturale della musica da camera e della Hausmusik, la pratica musicale domestica diffusa negli ambienti privati dell’epoca: la Serenata in La maggiore opera 19 dialoga con la cultura ottocentesca della sala e con le relazioni tra pittura, musica e letteratura che caratterizzavano il mondo di artisti e intellettuali del tempo. Questa modalità può risultare particolarmente significativa per chi non può contare sulla vista, senza però essere pensata in modo esclusivo per questo pubblico: ascoltare un museo significa semplicemente aggiungere una possibilità di esperienza ulteriore.

Lo stesso principio riguarda il tatto. Nel percorso del MAG sono state realizzate repliche di tessuti storici grazie alla collaborazione con la restauratrice esperta in tessuti Katia Brida, con l’obiettivo di restituire attraverso la percezione tattile alcune caratteristiche dei materiali e delle lavorazioni. Sono state allestite postazioni tattili dedicate, dove è possibile toccare i tessuti indossati dai personaggi più significativi ritratti nella pinacoteca del museo: seta, velluto, ricami, pellicce e lana, normalmente percepibili dal visitatore solo attraverso la loro resa pittorica. L’artista cerca di restituirne la morbidezza, la lucentezza, la consistenza, il peso o la capacità di riflettere la luce attraverso colori, pennellate e contrasti; il progetto compie un passo ulteriore, affiancando alla rappresentazione pittorica la materia reale. Questo consente di comprendere meglio non solo come un pittore raffigura un tessuto, ma anche cosa quel tessuto rappresentasse nella società che lo utilizzava, potendo raccontare ricchezza, potere, appartenenza sociale, devozione, professione, eleganza o vita quotidiana.

Il riferimento ai tessuti aiuta a comprendere la logica complessiva del progetto: non esiste un’unica esperienza tattile, perché materiali diversi restituiscono sensazioni diverse. La consistenza, la morbidezza o la maggiore rigidità di un tessuto, la trama della superficie, la diversa lavorazione diventano informazioni in grado di raccontare un oggetto anche al di là della sua immagine. Anche in questo caso l’esperienza non è concepita come un percorso riservato alle persone non vedenti: la possibilità di toccare una replica e riconoscerne la consistenza può risultare interessante per qualsiasi visitatore, proprio perché apre a una modalità di conoscenza solitamente preclusa nelle collezioni museali.

Il percorso verso un museo sempre più multisensoriale non si esaurisce con musica e tatto. Il prossimo passo riguarda l’olfatto, un senso particolarmente potente nella capacità di evocare ambienti, epoche e ricordi. Il MAG ha già messo a punto un progetto dedicato a questa dimensione, attualmente in fase di realizzazione, con l’intenzione di individuare profumi e stimoli olfattivi capaci di contribuire alla narrazione delle collezioni e dei luoghi. L’olfatto può infatti attivare con il passato una relazione diversa da quella prodotta da un’immagine o da un testo: un odore può richiamare immediatamente un ambiente, una pratica quotidiana, una materia o una determinata atmosfera.

Il filo conduttore di tutte queste esperienze è la volontà del Museo Alto Garda di evitare una distinzione netta tra strumenti pensati per le persone con disabilità e strumenti destinati al resto del pubblico. L’accessibilità resta certamente una necessità imprescindibile: una persona non vedente deve poter trovare strumenti che le permettano di conoscere e comprendere il patrimonio, una persona non udente deve poter accedere ai contenuti attraverso modalità adeguate, chi ha difficoltà motorie o altre esigenze specifiche deve poter vivere il museo senza incontrare barriere. Ma l’obiettivo del MAG va oltre, puntando a trasformare gli strumenti dell’accessibilità in occasioni di esperienza condivisa.

Un modello tridimensionale pensato per permettere a un non vedente di esplorare la Rocca può diventare per chiunque un modo interessante di comprenderne la struttura attraverso il tatto. Una replica tessile realizzata per rendere percepibili materiali e lavorazioni a chi non può vederli offre a tutti una conoscenza più concreta dell’oggetto. La musica può accompagnare chi non vede, ma arricchisce anche l’esperienza di chi vede. Un futuro percorso olfattivo potrà rappresentare uno strumento di accessibilità e, allo stesso tempo, una nuova modalità di interpretazione del patrimonio.

È questa la direzione verso cui sta lavorando il Museo Alto Garda: un museo accessibile e al tempo stesso multisensoriale, nel quale la pluralità dei modi di percepire non costituisca un elemento di separazione, ma un valore aggiunto per l’intera comunità. L’obiettivo finale non è dunque quello di creare un museo speciale riservato ad alcune categorie di visitatori, ma un’istituzione capace di offrire più chiavi di accesso alla cultura, lasciando a ciascuno la possibilità di scegliere, utilizzare e combinare modalità diverse di esplorazione.




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