Stupinigi, nuove Sale Crivelli e Principini nel Museo dell’Ammobiliamento


La Palazzina di Caccia di Stupinigi apre le Sale Crivelli e Principini nel percorso museale: quadrerie tra nature morte, scene di caccia e ritratti dinastici sabaudi, a cento anni dalla nascita del Museo dell’Ammobiliamento.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi amplia il proprio percorso di visita con l’apertura delle Sale Crivelli e Principini, due nuovi ambienti dedicati a una parte meno nota delle collezioni del Museo dell’Ammobiliamento. L’intervento si inserisce nel contesto delle celebrazioni per i cento anni dalla nascita del museo, istituito negli anni Venti del Novecento, quando un nucleo consistente di opere fu trasferito nella residenza sabauda per costituire un allestimento coerente con la funzione storica dell’edificio.

Le nuove sale approfondiscono in particolare il patrimonio pittorico della Palazzina, che accanto alla celebre collezione di arredi del Settecento conserva una raccolta di oltre duecento dipinti datati tra XVII e XIX secolo. Si tratta di un insieme eterogeneo che comprende nature morte, scene di caccia, pittura animalista e ritrattistica di corte, organizzato secondo criteri decorativi e tematici che rispecchiano le pratiche collezionistiche sabaude.

L’apertura della Sala Crivelli e della Sala Principini consente di leggere questo nucleo come un sistema coerente di quadrerie, in cui la funzione decorativa si intreccia alla rappresentazione della vita di corte e alla costruzione di un immaginario dinastico. Da un lato, le tele di Angelo Maria Crivelli e del figlio Giovanni restituiscono un repertorio naturalistico legato alla caccia e alla rappresentazione della selvaggina; dall’altro, i ritratti dei piccoli principi sabaudi e delle famiglie connesse alla dinastia documentano il ruolo dell’infanzia nella comunicazione del potere e della continuità dinastica.

La Sala Crivelli

La Sala Crivelli completa il percorso dell’Appartamento del Re e occupa un ambiente che in epoca sabauda era destinato a piccola camera da letto. La sala restaurata è oggi dedicata a un nucleo di quindici dipinti di Angelo Maria Crivelli, noto come il Crivellone, e del figlio Giovanni, detto il Crivellino, entrambi attivi tra la fine del Seicento e la metà del Settecento e considerati tra i principali interpreti lombardi della pittura di animali e nature morte.

I due artisti operarono spesso in collaborazione, sviluppando un linguaggio pittorico affine, riconoscibile per l’attenzione alla resa naturalistica e per la costruzione di composizioni di forte impatto decorativo. Giovanni Crivelli fu chiamato nel 1733 da Filippo Juvarra a realizzare gli otto paracamini del Salone Centrale della Palazzina, ancora oggi conservati nella residenza, a conferma del ruolo centrale della famiglia Crivelli nell’apparato decorativo sabaudo.

Le opere oggi esposte provengono dal Castello di Moncalieri e confluirono nelle raccolte di Stupinigi nel corso del Novecento, nell’ambito del progetto di musealizzazione della residenza. Il ciclo pittorico documenta un genere particolarmente diffuso nelle dimore aristocratiche sabaude, caratterizzato da scene di cortile, rappresentazioni di selvaggina, pesci, ambientazioni boschive e composizioni floreali, costruite secondo una logica che alterna osservazione naturalistica e costruzione scenografica.

Veduta dell’allestimento di Sala Crivelli. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Crivelli. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Crivelli. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Crivelli. Foto: Mariano Dallago

Tra le opere attribuite al Crivellone ricorrono soggetti come Fagiana, galline e pulcini, Fagiani e altra selvaggina di penna con gazza, Pavone, conigli e fiori, Pavone, conigli e quaglie e Pollame e conigli. In questi dipinti gli animali sono raffigurati in condizioni di quiete, con particolare attenzione alla resa dei dettagli anatomici, dei piumaggi e delle pellicce, in composizioni che privilegiano la dimensione descrittiva e decorativa. Un diverso registro emerge in Anatre in un laghetto assalite da due cani, dove la scena si apre a una costruzione più dinamica e narrativa. Gli animali sono colti nell’istante precedente all’azione: le anatre vengono sorprese dai cani da caccia mentre lo sfondo restituisce un paesaggio acquatico e un cielo nuvoloso, in una composizione che introduce elementi di tensione visiva e movimento.

Le opere del Crivellino si concentrano invece su nature morte di pesci e materiali naturali. In Pesci all’aperto con cesto di verdure e mastello con rete e lumaca, la composizione integra pesci, conchiglie e ortaggi disposti accanto a una cesta rovesciata, con la presenza di una lumaca collocata sul vimini. Sullo sfondo si apre un paesaggio marino caratterizzato da una luce crepuscolare. Analoghe soluzioni compositive si ritrovano in Pesci all’aperto con conchiglie e funghi porcini e in Pesci all’aperto con secchio di gamberi, dove l’attenzione si concentra sugli effetti materici e sulla resa luministica degli elementi naturali. La serie include anche Pavone con fagiani, anatre e altri volatili intorno ai fiori, opera che riprende le tipiche composizioni del Crivellone. Il pavone occupa la scena centrale con la coda dispiegata, mentre attorno si dispongono altri volatili secondo un equilibrio compositivo costruito su direzioni e movimenti contrapposti.

Il ciclo esposto è stato in parte restaurato tra il 2024 e il 2025 grazie al contributo di AON spa e alla cura di Open Care di Milano. Un precedente intervento era stato realizzato nel 2008 da Nicola Restauri di Aramengo con fondi della Soprintendenza piemontese, mentre una recente manutenzione straordinaria è stata effettuata dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

La Sala Principini

Le Sale del Gabinetto di toeletta dell’Appartamento della Regina e l’ambiente successivo ospitano la Sala Principini, dedicata a una raccolta di 23 ritratti di bambini e infanti appartenenti alla Casa Savoia o a essa collegati. Il nucleo costituisce un repertorio rilevante per lo studio della ritrattistica infantile tra XVII e XVIII secolo e per l’analisi della moda e dell’iconografia dinastica.

Le opere presentano autori attivi alla corte sabauda e nell’ambito francese, tra cui Francesco Cairo, Maria Giovanna Battista Clementi detta La Clementina, Giuseppe Duprà, oltre a pittori vicini alla cerchia di Nicolas de Largillière e Pierre Gobert, attivi anche per la corte di Lorena. La qualità pittorica e la varietà iconografica rendono la collezione un insieme coerente per la lettura delle strategie di rappresentazione dinastica. Tra le opere esposte figura il grande ritratto di Francesco Giacinto e Carlo Emanuele II con racchetta da tennis, datato 1636 e attribuito a Francesco Cairo, ora inserito stabilmente nel percorso dopo numerosi prestiti nazionali e internazionali.

Veduta dell’allestimento di Sala Principini. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Principini. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Principini. Foto: Mariano Dallago
Veduta dell’allestimento di Sala Principini. Foto: Mariano Dallago

Il nucleo comprende inoltre due serie principali. La prima riguarda i figli di Carlo Emanuele III di Savoia avuti dalle mogli Anna Cristina del Palatinato-Sulzbach e Polissena d’Assia. Tra i ritratti figurano Vittorio Amedeo Teodoro, raffigurato con elementi simbolici del ruolo maschile come la frusta e il cagnolino, il futuro Vittorio Amedeo III, rappresentato mentre gioca con un uccellino, e le sorelle Eleonora, Luisa Gabriella e Felicita, oltre a Emanuele Filiberto duca d’Aosta, ritratto con attributi iconografici legati alla successione dinastica. Sono presenti anche tre ritratti di Vittorio Amedeo III in diverse età, raffigurato in contesti cerimoniali e rappresentativi, con elementi che rimandano agli ordini cavallereschi sabaudi.

La seconda serie riguarda i figli di Vittorio Amedeo III e Maria Antonia Ferdinanda di Borbone-Spagna, dipinti da Giuseppe Duprà. Tra questi figurano Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele I, Carlo Felice e il duca di Monferrato Maurizio Giuseppe, tutti rappresentati secondo convenzioni iconografiche che evidenziano rango, ruolo dinastico e attributi simbolici, spesso accompagnati dalla presenza di cani, elemento ricorrente nelle composizioni. L’insieme delle opere è stato oggetto di uno studio sistematico avviato da Angela Griseri ed Elisabetta Ballaira insieme a Federico Zeri, pubblicato nel 1995.

Il progetto di allestimento delle nuove sale è stato curato da Officina delle Idee e da Diego Giachello, con realizzazione di Paschetto s.a.s. Le ricerche storiche sono state condotte da Stefania De Blasi del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Il ritratto di Maria Ferdinanda di Savoia

Nel percorso espositivo è stato inoltre inserito il recente restauro del ritratto della regina Maria Antonia Ferdinanda di Savoia, sostenuto dal Rotary Club Distretto 2031. L’intervento costituisce il primo recupero sistematico delle immagini delle dame di corte in relazione al nucleo dei ritratti dei principi, ampliando la lettura della rappresentazione della famiglia reale tra Sei e Settecento.

Maria Antonia Ferdinanda di Borbone-Spagna, figlia di Filippo V di Spagna e di Isabella Farnese, sposò nel 1750 il principe Vittorio Amedeo, futuro Vittorio Amedeo III, entrando nella corte sabauda in una fase di trasformazioni politiche e culturali. Regina di Sardegna dal 1773 al 1796, soggiornò frequentemente alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, che divenne sede di eventi, feste e battute di caccia nel periodo estivo.




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