Perché sulle nuove banconote dell'euro vogliono mettere un Leonardo da Vinci insignificante?


I cittadini europei sono chiamati a esprimersi sulle nuove banconote dell’euro: la scelta è tra il tema “fiumi e uccelli” e il tema “cultura europea”, che include un biglietto con Leonardo da Vinci. Tutti i disegni di Leonardo però hanno optato per un dipinto mediocre invece che per una sua opera.

Lasciamo perdere il motivo per cui, a ventiquattr’anni dacché abbiamo cominciato a pagare il gelato con dei pezzi di rame anziché con dei fogli con su l’immagine di Marconi o della Montessori, la BCE abbia stabilito che occorra modificare il disegno degli euro, e che tocchi a noi cittadini, chiamati all’alto e gravoso ufficio, scegliere tra gli uccelli migratori e i personaggi famosi. Ci sarebbe da domandarsi chi abbia avvertito la necessità d’abbandonare quei ponti, quegli edifici d’invenzione ch’eran talmente indovinati da averci trasmesso come un senso d’immutabilità, come se fossero sempre esistiti e come se avessero sempre messo tutti d’accordo, persino quelli che non se ne sono ancora fatti una ragione e, fosse per loro, si tornerebbe alla lira da dopodomani (pazienza se poi sarebbero costretti a scegliere tra comperare il gelato o la carriola per andarselo a comperare, vuoi mettere la sovranità monetaria nazionale?). Ma sarebbe domanda oziosa, come ozioso è chiedersi a chi sia venuto in mente di far scegliere il disegno col televoto (ormai non siam più capaci manco di scegliere un vincitore dell’Eurofestival come si deve, figuriamoci quali impagabili capolavori saranno premiati da queste consultazioni): meglio comunque che questi scrupoli democratici vengano riservati al disegno degli euro piuttosto che a questioni appena più serie. Lasciamo perdere le sovrastrutture, dunque, perché l’unica domanda che varrebbe la pena rivolgere alla BCE dovrebbe aver a che fare con le loro scelte artistiche e con le loro idee su quali siano i criteri d’applicare qualora una società decida di rappresentare se stessa attraverso un’immagine.

Ora, per quanto discutibile possa esser la poco innovativa idea d’imprimere le facce dei personaggi famosi sui soldi, per quanto la banconota sia un oggetto intrinsecamente kitsch e per quanto grottesco sia immaginare che un foglio con cui pagare il prosciutto possa trasformarsi in un museo portatile, c’è da dire che, almeno in Italia, i disegnatori che venivano ingaggiati dal Poligrafico dello Stato sapeva6no scegliere le opere da cui desumere i ritratti per le banconote: sulle cinquantamila lire, per esempio, c’era l’autoritratto di Bernini della Galleria Borghese, sulle cinquecentomila quello di Raffaello, sulle centomila campeggiava il Caravaggio di Ottavio Leoni, e quando il miglior ritratto disponibile non era un granché, si sopperiva in altri modi (per il verso delle mille lire, onde compensare l’effigie della Montessori ricavata da una scialba fotografia scattata da chissà chi, s’era optato per uno dei migliori lavori di Armando Spadini). Posto allora che Leonardo da Vinci sia un adeguato rappresentante della “cultura europea” (uso l’espressione della BCE, e a tal proposito m’arrischio a presumere che, per uno svedese o per un lituano, un Adenauer o un De Gasperi, mettiamo, siano figure più fondanti e più condivisibili d’un Leonardo da Vinci, ma lasciamo perdere), per quale ragione tutti i disegni che verranno sottoposti al giudizio del corpo votante si sono basati su di un anonimo ritratto settecentesco conservato nei depositi degli Uffizi, peraltro talmente insignificante da non esser neppure esposto, e pure con l’aggravante d’esser stato il probabile modello d’una molesta schiera di crostazze indegne?

Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Proposta per i nuovi 100 euro con Leonardo da Vinci
Pittore fiorentino del XVII secolo, Ritratto di Leonardo da Vinci (fine del XVII secolo; tavola, 73 x 58 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890 n. 1717)
Pittore fiorentino del XVII secolo, Ritratto di Leonardo da Vinci (fine del XVII secolo; tavola, 73 x 58 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. 1890 n. 1717)

È vero, certo, che il ritratto degli Uffizi ha avuto in passato una certa fortuna (dal 1715 è peraltro attestato nella collezione degli autoritratti: evidentemente, secoli fa, qualche simpatico mestierante dovette scambiarlo per un autografo), e gli si deve quanto meno il merito d’aver ispirato due sculture piuttosto famose, ovvero il ritratto ideale di Leonardo a figura intera che Luigi Pampaloni scolpì nell’Ottocento per il loggiato degli Uffizi, e quello che Pietro Magni pose a coronare il monumento di piazza della Scala a Milano (alle conseguenze meno commendevoli converrà invece aggiungere anche quella tavola d’Acerenza che alcuni anni fa occupò per mesi i patrii rotocalchi: “buffo autoritratto di Leonardo”, lo definì Vittorio Sgarbi, “di evidente fattura tardo-ottocentesca, vacuamente illustrativo, con l’effetto di sembrare una caricatura dell’attore che impersonò Leonardo nello sceneggiato televisivo di Renato Castellani, Philippe Leroy”).

Adesso, dunque, s’arruola fra le derivazioni anche il Leonardo dei nuovi euro. La BCE e i suoi disegnatori devono essersi dimenticati che potevano contare su di una vasta scelta: il cosiddetto Autoritratto di Torino (sì, conosciamo l’argomento contrario, ovvero che non siamo certi sia realmente un autoritratto, ma è comunque sempre meglio un autoritratto presunto disegnato da Leonardo che un autoritratto non meno fantasioso e oltretutto dipinto da un ignoto), quello disegnato da Francesco Melzi, i due ritratti ideali di cui s’è detto, al limite quello di Cristofano dell’Altissimo, che per quanto brutto è comunque il lacerto d’una storia, quella della serie gioviana, che ha molto più da spartire con la “cultura europea” dello sconosciuto degli Uffizi. Anche perché non conosciamo con esattezza il reale aspetto di Leonardo, e l’immagine del vecchio con la barba bianca è una costruzione filtrata e mediata più che un’immagine vera: verrebbe dunque spontaneo credere che, qualora si voglia fornire di lui una rappresentazione, si sia tentati di privilegiare l’idea rispetto alla caricatura. Naturalmente appare improbabile che i disegnatori della BCE abbiano voluto omaggiare l’anonima tavola in ragione del suo status di fonte figurativa per qualche monumentista ottocentesco, oppure in ragione del nefasto ruolo che ha avuto nel contribuire a fissare i tratti dell’immagine condivisa di Leonardo da Vinci: più credibile, semmai, che si sian contentati d’una delle prime fotografie che han trovato in giro e con quella siano andati avanti. Niente di particolarmente sorprendente, comunque: è noto che con l’internet abbiamo accesso a biblioteche sconfinate, a infiniti repertori d’immagini, ma finiamo sempre col rimettere in circolo le stesse cose, perché non facciam più neppure lo sforzo d’andare a pagina due dei risultati e perché tanto c’è l’algoritmo che pensa per noi.

Probabilmente non siam più in tempo per suggerire alla BCE di destinare il foglio con Leonardo da Vinci a sedi che rispetto ai nostri portafogli son meno nobili ma più adatte, e però dato che anche la scelta d’una banconota è, come tutto, diventata questione di tifoserie e di curve contrapposte, possiamo almeno contare su di un paio d’opzioni supplementari: tifare per i pennuti, nella consapevolezza che il picchio muraiolo è pur sempre meglio d’un Leonardo finto, oppure godere del fatto che tanto ormai paghiamo anche il caffè con il bancomat, e dunque quante volte potrà mai capitare di trovarsi in tasca un Leonardo immaginario dipinto da un anonimo secentesco?



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Nato a Massa nel 1986, si è laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all’Università di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull’Arte. Dalla fondazione è direttore responsabile della rivista. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsità nel mondo dell'arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione è stato autore del documentario Le mani dell’arte (Rai 5) ed è stato tra i presentatori del programma Dorian – L’arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all'Università di Genova e all'Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).




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