Per la sesta puntata di Plus!, Riccardo si discosta un po' dai tipici temi della rubrica per tornare... a casa! Sì, perché oggi Riccardo ci porta nella sua città d'origine, Modena, dove ci racconta la trasformazione subita nei secoli da Corso Vittorio Emanuele II, una delle strade principali. L'occasione è buona anche per un breve accenno alla viabilità nell'Italia del Medioevo!
Modena, così come altre numerose città della Pianura Padana, ha avuto fino dall'età Medievale la necessità di gestire in modo efficiente i corsi d'acqua naturali e di crearne dei nuovi per favorire il fiorire dei commerci. A partire dall'anno Mille (ma in modo più cospicuo dal XII secolo) era attiva una fitta rete di navigli che aveva la funzione di connettere direttamente la città prima al Po e poi, chiaramente, al Mare Adriatico. La presenza di numerosi corsi d'acqua ha senz'altro reso possibile anche il trasporto dei marmi utilizzati per la costruzione di quel meraviglioso libro di pietra che è il Duomo. Viaggiare per aquam era senza dubbio molto più facile che spostarsi per terram: questo è indubbiamente vero se si pensa che in epoca medievale un territorio come la Pianura Padana doveva essere in gran parte paludoso, ricolmo di boschi o, comunque, di porzioni di terreno difficilmente percorribili.
La conformazione urbanistica di ogni città dipende in primis dalle vie di comunicazione che la attraversano e che la connettono agli altri centri abitati; in una città come Modena non solo permangono caratteristiche morfologico-urbanistiche delle epoche passate ma anche nomi di vie d'acqua oggi interrate. Infatti, numerose strade del centro storico vengono identificate con toponimi (Corso Canalgrande, Via Canalino, Corso Canalchiaro... ) che conservano la memoria di ciò che la città doveva essere: un agglomerato di edifici attraversato da numerosi corsi d'acqua, una sorta di rete. Canali e fiumi intesi come mezzo di comunicazione perderanno la loro importanza nell'era della Rivoluzione Industriale (che prese avvio in Inghilterra alla metà del XVIII secolo giungendo in Italia praticamente un secolo dopo). Molti canali verranno interrati nella prima metà del XX secolo: l'età dei Navigli era giunta ormai al suo termine.
La storia dell'attuale Corso Vittorio Emanuele comincia, di fatto, nel 1535, anno in cui il Duca Ercole II d'Este decise di ampliare la città in direzione nord molto probabilmente traendo spunto da quanto era stato fatto in precedenza a Ferrara dall'architetto Biagio Rossetti sotto la reggenza di Ercole I. Questo ampliamento, meglio noto in modo aulico come Addizione Erculea costò moltissimo a tutta la Comunità dei cittadini. L'arguto Tommasino Lancillotto nella sua Cronaca riferisce attentamente ciò che in quegli anni stava accadendo a Modena e non evita di riportare commenti negativi a riguardo della suddetta addizione: “el se teme che questo grandimento el serà de total ruina de Modena e Modenexo”, “el pare le persone sieno deconsolate per la ruina che serà per l'ampliatione de Modena [...] ” e via discorrendo. Conclusa la fase di livellamento dei terreni e create nuove ed eleganti arterie urbane (tra cui via Terranova, l'attuale Corso Cavour), a partire dal 1578 si cominciarono a costruire le nuove abitazioni. Successivamente, il 6 ottobre 1600, due anni dopo il trasferimento della capitale del Ducato da Ferrara a Modena, si pensò di introdurre la navigazione anche all'interno della cinta muraria.
L'attuale Corso Vittorio Emanuele II divenne sostanzialmente un'arteria urbana al centro della quale si trovava il porto della città di Modena; a partire dalla seconda metà del XVIII secolo questo approdo verrà abbellito sia da un punto di vista stilistico che materico sotto la reggenza di Francesco III. Fu in quel periodo che vennero ricostruiti i murazzoli con marmo riccamente adornato da fregi, decorazioni e statue perfettamente in armonia con i sontuosi palazzi del Corso del Naviglio. Nel 1858, in concomitanza coi lavori di costruzione della stazione e della ferrovia e per motivi di salubrità, si decise di interrare il tratto del canale del naviglio situato in città. Il Corso del Naviglio (l'attuale Corso Vittorio Emanuele II) divenne così un asse urbano di fondamentale importanza poiché da quel momento si pose come trait d'union tra la stazione ferroviaria e il grandioso palazzo ducale.
Forse anche influenzato dalle contemporanee trasformazioni urbanistiche che stavano avendo luogo in altre città europee (come quelle che, grazie a Georges Eugène Hausmann, tramutarono Parigi in una moderna capitale percorsa per ogni dove da ampi ed ariosi boulevard), il duca Francesco V fece costruire in fondo al Corso, dalla parte opposta rispetto al Palazzo, un'imponente barriera daziaria (la celeberrima Barriera Vittorio Emanuele II) che sarà poi abbattuta nel 1927. Quest'ultima, come documentato da alcune immagini, con semicolonne sui prospetti e timpani sovrastati da sculture d'ispirazione classica, doveva fungere da scenografico portale d'accesso al Corso del Naviglio e, dunque, alla città stessa. Fu proprio la presenza di tale costruzione a dare il nome al Corso che ancora oggi è intitolato al primo re d'Italia. Per chi giungesse da fuori, Corso Vittorio Emanuele II si costituisce come un'elegante prospettiva urbana che accompagna lo sguardo dell'osservatore verso l'imponente mole del Palazzo Ducale, anch'esso emblema di una fulgida epoca in cui Modena era capitale.
Riccardo Zironi