Una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni in Campania è emersa nel cuore di Gragnano, all’interno del Pastificio Garofalo. Nel corso dei lavori di ampliamento dello storico stabilimento produttivo di via dei Pastai è stata infatti individuata una necropoli arcaica che, per stato di conservazione, ricchezza dei corredi funerari e valore scientifico, rappresenta un ritrovamento di assoluta eccezionalità per la conoscenza della Campania preromana e delle reti commerciali che interessavano il Mediterraneo nel VI secolo avanti Cristo. La scoperta è stata presentata ufficialmente ieri pomeriggio proprio presso il Pastificio Garofalo, alla presenza dei rappresentanti del Ministero della Cultura, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, dei responsabili scientifici delle indagini e dei vertici dell’azienda.
Le indagini archeologiche sono state avviate nell’ambito delle procedure di archeologia preventiva connesse all’ampliamento dell’impianto produttivo. Lo scavo è stato condotto sul campo dalla società Geomed S.r.l. sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli, consentendo di riportare alla luce un contesto che gli studiosi definiscono di eccezionale rilevanza.
La necropoli ha restituito informazioni completamente nuove sulla composizione sociale e sulle dinamiche economiche dell’antico Ager Stabianus, il territorio che in età arcaica comprendeva l’area dell’attuale Gragnano e della vicina Stabia. Secondo gli archeologi, le tombe appartenevano a un’élite di altissimo rango, capace di esprimere attraverso i corredi funerari una precisa strategia di autorappresentazione del proprio prestigio sociale. L’elemento che rende il ritrovamento unico nel panorama archeologico italiano è però l’eccezionale stato di conservazione di alcune sepolture realizzate all’interno di casse funerarie in tufo. Le particolari condizioni ambientali hanno infatti permesso la sopravvivenza di materiali organici normalmente destinati a scomparire nel corso dei secoli.
Gli archeologi hanno recuperato tessuti, oggetti in legno e cestini realizzati con fibre intrecciate, reperti estremamente rari per questa fase cronologica e considerati un unicum assoluto dagli studiosi. La conservazione di materiali deperibili offre infatti la possibilità di approfondire aspetti della vita quotidiana, delle tecniche artigianali e delle pratiche funerarie che nella maggior parte dei casi rimangono sconosciuti proprio a causa della naturale decomposizione di questi manufatti.
Accanto ai materiali organici sono emersi corredi funerari di straordinario pregio, che testimoniano il ruolo centrale svolto da questa comunità nelle grandi rotte commerciali del Mediterraneo durante la prima metà del VI secolo avanti Cristo. Tra gli oggetti recuperati figurano scarabei egizi provenienti da Naukratis, l’antica colonia greca fondata nel delta del Nilo, ambre scolpite con forme zoomorfe, raffinati manufatti in argento e preziosi oggetti in bronzo di produzione etrusca. L’insieme dei reperti documenta l’esistenza di intensi rapporti commerciali tra il territorio di Gragnano, il mondo greco, l’Egitto e il Mediterraneo orientale.
La qualità e la provenienza dei materiali confermano come l’antico insediamento fosse pienamente inserito nei circuiti economici e culturali internazionali dell’epoca, e offrono una nuova prospettiva sul ruolo dell’Ager Stabianus nei secoli precedenti alla fondazione e allo sviluppo dei grandi centri della Campania antica.
Prima della conferenza stampa, la delegazione scientifica ha effettuato una visita ai reperti più significativi rinvenuti durante gli scavi. L’illustrazione dei materiali è stata affidata alla funzionaria archeologa Francesca Mermati, responsabile scientifica delle indagini, che ha accompagnato gli ospiti nella lettura delle principali evidenze emerse nel corso della ricerca.
All’incontro hanno preso parte Luigi La Rocca, capo del Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, Teresa Elena Cinquantaquattro, delegata del Direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura Fabrizio Magani e dirigente del Servizio II – Scavi e tutela del patrimonio archeologico, la soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli Paola Ricciardi e la stessa Francesca Mermati.
La presentazione ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sugli sviluppi della ricerca, che non si esaurisce con la conclusione dello scavo ma prosegue attraverso un articolato programma di studi interdisciplinari.
Attualmente un’équipe composta da specialisti di differenti discipline è impegnata nell’analisi archeologica, bioarcheologica e archeometrica dei reperti e dei contesti rinvenuti. L’obiettivo è ricostruire nel modo più completo possibile la storia della comunità che utilizzò la necropoli e comprendere il suo ruolo all’interno del territorio campano in età arcaica.
Particolare attenzione è rivolta alle indagini sui resti osteologici recuperati durante gli scavi. Le analisi antropologiche e bioarcheologiche permetteranno infatti di approfondire aspetti legati all’alimentazione, alla mobilità delle popolazioni e alle condizioni di vita delle comunità vissute nel VI secolo avanti Cristo. Questi studi contribuiranno a delineare un quadro sempre più articolato dell’organizzazione sociale, delle relazioni economiche e delle dinamiche culturali del territorio, offrendo nuovi strumenti per comprendere la storia della Campania preromana.
Nel corso della presentazione, Luigi La Rocca ha sottolineato come il ritrovamento rappresenti anche un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e impresa privata: “La scoperta della necropoli di via dei Pastai a Gragnano è il risultato di una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato che dimostra come l’attività di tutela del patrimonio culturale, non solo non ostacola l’iniziativa privata ma, se supportata da una rigorosa ricerca scientifica, arricchisce di nuovi valori un territorio già ricco di storia e di cultura. In più i risultati degli scavi, straordinari per la qualità dei reperti rinvenuti e per lo stato di conservazione anche dei materiali organici, forniscono nuove informazioni sullo sviluppo degli insediamenti tra la Penisola Sorrentina e la Valle del Sarno in epoca arcaica, all’alba cioè della fondazione dei più grandi centri etruschizzati di Pompei e Nuceria illuminando la storia della Campania preromana”
Anche la dirigente Teresa Elena Cinquantaquattro ha sottolineato il valore metodologico dell’intervento: “Il rinvenimento della necropoli di Via dei Pastai rappresenta un esempio di buona pratica nell’ambito delle procedure dell’archeologia preventiv. Esso aggiunge un nuovo, importante tassello per la conoscenza del popolamento della Valle del Sarno e del territorio circostante, fornendo un prezioso contributo alla ricostruzione delle reti di scambio e dei traffici che in età arcaica coinvolgevano il golfo di Napoli”.
Per la soprintendente Paola Ricciardi, la scoperta dimostra invece l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento di tutela e di conoscenza del territorio: “La necropoli di Via dei Pastai testimonia il valore dell’archeologia preventiva come strumento di conoscenza e di tutela. La ricerca scientifica, quando accompagna i processi di trasformazione del territorio, diventa l’occasione per restituire alla collettività una parte importante della propria storia”.
Il ruolo svolto dal Pastificio Garofalo è stato evidenziato dall’amministratore delegato Massimo Menna, che ha definito il ritrovamento motivo di orgoglio e di responsabilità per un’azienda profondamente legata alla storia di Gragnano: “Accogliere una scoperta di questa portata all’interno del Pastificio Garofalo è per noi motivo di grande orgoglio e di profondo senso di responsabilità. La nostra storia è indissolubilmente legata al territorio di Gragnano e crediamo che fare impresa significhi anche contribuire alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale che lo rende unico. La collaborazione con la Soprintendenza ha dimostrato come sviluppo industriale e ricerca scientifica possano procedere insieme, trasformando un intervento di ampliamento in un’opportunità straordinaria di conoscenza. Siamo felici di aver potuto sostenere questo percorso, che restituisce alla comunità un capitolo importante della propria storia e rafforza ulteriormente il legame tra il Pastificio Garofalo e il territorio in cui opera da oltre due secoli”.
La collaborazione instaurata tra la Soprintendenza e il Pastificio Garofalo ha consentito di sviluppare un articolato programma di ricerca multidisciplinare, rendendo possibili approfondimenti scientifici che difficilmente avrebbero potuto essere realizzati nell’ambito di una normale attività di scavo. Secondo il Ministero della Cultura, il progetto rappresenta anche un punto di partenza per avviare una riflessione sulle future prospettive di valorizzazione del sito archeologico. Il patrimonio emerso durante le indagini viene infatti considerato un elemento fondamentale dell’identità storica del territorio, destinato a dialogare con la realtà produttiva che ancora oggi caratterizza Gragnano.
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