Su un campo agricolo nei pressi di Wesseling, in Germania, un cercatore dotato di metal detector ha individuato un tesoro composto da centinaia di monete romane d’argento. A dare la notizia è il LVR-Amt für Bodendenkmalpflege im Rheinland (LVR-ABR) - Ufficio LVR per la tutela dei monumenti archeologici della Renania, che, dopo essere stato immediatamente informato del ritrovamento, ha condotto successive indagini archeologiche nell’area, recuperando complessivamente 934 denari romani. Si tratta del più grande tesoro monetale dell’epoca dell’imperatore Adriano rinvenuto finora in Germania.
Il ritrovamento è stato effettuato da Oliver Riedl durante una ricerca autorizzata. Dopo aver recuperato le prime 15 monete, i segnali del metal detector hanno continuato a indicare la presenza di materiale nel terreno. La sede distaccata di Nideggen del LVR-ABR è quindi intervenuta, avviando gli scavi. Gli archeologi hanno individuato una concentrazione di monete molto più consistente del previsto: 934 denari per un peso complessivo di 3,1 chilogrammi d’argento.
“Per me era chiaro che ci fosse qualcosa di più consistente nel terreno. Ho quindi informato immediatamente l’ufficio”, racconta Riedl.
La moneta più recente è stata coniata nel 124/125 d.C., elemento che colloca l’occultamento del tesoro nell’epoca di Adriano, imperatore dal 117 al 138 d.C. La maggior parte dei denari risale tuttavia al periodo degli imperatori della dinastia flavia, tra il 69 e il 96 d.C. La moneta più antica proviene invece dalla Repubblica romana e fu coniata nel 148 a.C.: al momento della deposizione aveva quindi più di 270 anni, ma risultava ancora in corso di validità. È possibile che il patrimonio sia stato raccolto intorno al 100 d.C. e sepolto soltanto successivamente, durante il regno di Adriano. Il valore esatto del tesoro nell’antichità non è facilmente determinabile. Un possibile parametro è costituito dalla paga dei legionari romani, documentata dalle fonti scritte. Non è invece noto chi abbia accumulato il patrimonio: potrebbe trattarsi di una persona residente in una delle proprietà agricole romane presenti nell’area.
La rilevanza del ritrovamento è legata anche alle modalità di recupero e documentazione. Per consentire uno studio più accurato, il deposito è stato estratto in blocco e trasferito nel laboratorio di restauro del LVR-Landesmuseum Bonn, dove il blocco di terra è stato sottoposto a radiografia prima della rimozione delle monete. L’esame ha evidenziato anche frammenti di un recipiente ceramico e resti di paglia. Le attività agricole protrattesi per anni hanno però distrutto il contenitore, disperdendo le monete nel terreno.
Il tesoro viene ora presentato per la prima volta al pubblico al LVR-Landesmuseum Bonn, dopo essere stato illustrato anche alla comunità scientifica durante la riunione annuale del West- und Süddeutscher Verband für Altertumsforschung (Associazione per la ricerca archeologica della Germania occidentale e meridionale), che ha riunito a Bonn circa 300 archeologi provenienti da tutta la Germania.
In Nord Reno-Westfalia la ricerca con metal detector richiede un’autorizzazione delle autorità per la tutela dei monumenti, il consenso dei proprietari dei terreni e una formazione organizzata dagli uffici competenti, come il LVR-ABR. In base alla normativa regionale sulla tutela dei monumenti, il tesoro è ora di proprietà del Land Nordrhein-Westfalen. Poiché il cercatore ha operato nel rispetto delle regole e ha informato tempestivamente le autorità, riceverà una ricompensa dal Ministero per gli Affari regionali, i Comuni, l’Edilizia e la Digitalizzazione del Land Nordrhein-Westfalen.
“Si tratta quindi del più grande tesoro monetale di questo periodo rinvenuto in Germania, mentre a livello mondiale è il quinto più grande”, spiega Erich Claßen, archeologo regionale e direttore dell’LVR-ABR. “Possiamo naturalmente solo fare ipotesi sulle motivazioni, ma molto probabilmente qualcuno voleva mettere il denaro al sicuro. All’epoca, infatti, non esistevano ancora le banche. È possibile che il proprietario o la proprietaria sia morto prima di poter trasmettere ad altri la conoscenza dell’esistenza delle monete. Il signor Riedl si è comportato davvero in modo esemplare. Grazie alla sua prudenza siamo stati in grado di recuperare il deposito in modo professionale e completo”.
“All’epoca un semplice soldato della legione guadagnava 300 denari all’anno. Tuttavia, circa la metà veniva trattenuta per il cibo e l’equipaggiamento”, spiega Rahel Otte, ricercatrice associata dell’LVR-ABR, che ha studiato le monete. “Un legionario avrebbe quindi dovuto risparmiare per circa sei anni tutto il denaro di cui disponeva per poter accumulare il tesoro di Wesseling. Probabilmente le monete erano state originariamente sepolte in un vaso imbottito di paglia. Siamo comunque riusciti a trovare e recuperare tutte le monete durante le nostre indagini”.
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