Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia si prepara ad accogliere un reperto di straordinario valore storico, documentario e simbolico. In occasione della riapertura dell’istituto, prevista per il 18 settembre dopo un importante intervento di riqualificazione e riallestimento, entrerà infatti a far parte del nuovo percorso permanente l’epigrafe funeraria di Sesto Congenio Vero, marinaio della flotta pretoria di Miseno, ritenuta dispersa dalla seconda guerra mondiale e recentemente restituita all’Italia dagli Stati Uniti grazie a una complessa operazione di cooperazione internazionale coordinata dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. La restituzione rappresenta uno dei più significativi recuperi di beni archeologici italiani degli ultimi anni e consente di ricongiungere alle collezioni del museo un’opera che sembrava definitivamente perduta. La lapide marmorea era infatti scomparsa nel 1943, quando il Museo Civico di Civitavecchia, dove era conservata, venne distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Per oltre ottant’anni del reperto non si ebbero più notizie, fino alla sua inattesa ricomparsa negli Stati Uniti.
L’epigrafe, databile al II secolo d.C., era stata scoperta nel 1866 durante i lavori per la costruzione del carcere di Civitavecchia. Il rinvenimento avvenne nell’area del sepolcreto romano di Prato del Turco, nei pressi dell’antica Centumcellae, l’odierna Civitavecchia, uno dei più importanti scali marittimi dell’Impero romano. Il sepolcreto era destinato ai marinai delle flotte pretorie di Miseno e Ravenna, incaricate di garantire la sicurezza del porto monumentale fatto costruire dall’imperatore Traiano, uno dei principali approdi del Mediterraneo occidentale. Dopo il ritrovamento ottocentesco, la lapide entrò a far parte delle raccolte del Museo Civico cittadino, contribuendo alla documentazione della presenza della marina militare romana nell’antico porto di Centumcellae. La distruzione dell’edificio museale durante il secondo conflitto mondiale sembrò però segnare definitivamente la sorte del reperto, che da allora venne considerato disperso, pur continuando a essere noto agli studiosi attraverso le trascrizioni e i principali repertori epigrafici.
La svolta è arrivata nel marzo del 2025, quando l’iscrizione è riemersa in maniera del tutto inattesa a New Orleans, negli Stati Uniti. A riconoscerla è stata la professoressa Susan S. Lusnia, docente di Archeologia classica alla Tulane University, che ha identificato nella lastra marmorea proprio l’epigrafe funeraria di Sesto Congenio Vero, nota alla comunità scientifica ma ritenuta perduta da oltre ottant’anni.
L’identificazione ha aperto la strada a una complessa attività di cooperazione internazionale che ha coinvolto istituzioni italiane e statunitensi. Un elemento decisivo è stato l’atteggiamento dei privati che erano entrati in possesso del reperto e che hanno manifestato la volontà di restituirlo spontaneamente all’Italia. Su questa base è stato possibile avviare le procedure necessarie per il rimpatrio. L’operazione ha visto la collaborazione dell’Art Crimes Unit dell’FBI, il reparto specializzato nella tutela del patrimonio culturale del Federal Bureau of Investigation, del Consolato Generale d’Italia a New York, del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia. L’azione congiunta di queste istituzioni ha consentito di completare con successo tutte le procedure necessarie, fino al rientro dell’epigrafe in Italia, avvenuto il 10 aprile 2026.
Il recupero assume un valore che va oltre la restituzione materiale di un bene archeologico. L’epigrafe rappresenta infatti una testimonianza diretta della presenza della flotta pretoria di Miseno a Centumcellae e costituisce una fonte preziosa per ricostruire la composizione e l’organizzazione delle forze navali romane destinate alla difesa del porto traianeo. L’iscrizione è dedicata a Sesto Congenio Vero, soldato della flotta pretoria di Miseno originario della popolazione dei Bessi, antico gruppo etnico della Tracia. Il testo ricorda che il militare visse quarantadue anni e prestò servizio per ventidue anni nella marina imperiale, offrendo così informazioni preziose sia sulla carriera del defunto sia sulla composizione multiculturale delle forze armate romane. L’epigrafe conserva inoltre il riferimento a due triremi, la Tutela e l’Ascepio, indicate come promotrici del monumento funerario, mentre la dedica viene attribuita ad Atilio Caro e Vettio Longo. Si tratta di dettagli che permettono agli studiosi di approfondire la conoscenza delle relazioni interne agli equipaggi e delle pratiche commemorative adottate all’interno delle flotte imperiali.
Il testo dell’iscrizione recita: “D(is) M(anibus) / S(e)x(to) Congenio Vero / mi(liti) cl(assis) p(raetoriae) Mi(senensis) natio(ne) Bes(so) / vixit an(nis) XLII mi(litavit) an(nis) / 5 XXII, Tutela ((triere)) Ascepio / fece(runt) Atilius Carus / et Vettius Long”, ovvero “Agli Dei Mani. A Sesto Congenio Vero, soldato della flotta pretoria di Miseno, di origine bessa (della Tracia). Visse 42 anni, prestò servizio militare per 22 anni. La trireme Tutela e la trireme Ascepio fecero il monumento funerario. Lo dedicarono Atilio Caro e Vettio Longo”.
Dal punto di vista materiale, la lapide presenta dimensioni contenute, con un’altezza di 31,5 centimetri, una larghezza di 29,5 centimetri e uno spessore di 2,5 centimetri. Nonostante le vicende che ne hanno caratterizzato la storia conservativa e la lunga permanenza fuori dall’Italia, il reperto mantiene intatto il proprio valore documentario e costituisce una fonte di primaria importanza per la ricostruzione della storia dell’antico porto romano.
Il rientro dell’epigrafe coincide con una fase di profondo rinnovamento del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, istituto afferente alla Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio. Il reperto entrerà infatti a far parte del nuovo percorso permanente concepito nell’ambito del progetto di riqualificazione e riallestimento che sarà inaugurato il 18 settembre. Il nuovo allestimento è stato progettato con l’obiettivo di offrire una narrazione organica della storia di Civitavecchia e del suo territorio, seguendo un arco cronologico che copre oltre tremila anni. Il percorso espositivo valorizzerà numerosi reperti finora conservati nei depositi del museo, rendendoli finalmente accessibili al pubblico e inserendoli in un racconto aggiornato sulla storia del territorio.
Accanto agli oggetti archeologici troveranno spazio ricostruzioni, modelli tridimensionali, installazioni multimediali e numerosi strumenti dedicati all’accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva. L’obiettivo è costruire un’esperienza di visita capace di coniugare rigore scientifico e strumenti divulgativi contemporanei, rendendo il patrimonio archeologico comprensibile e accessibile da parte di un pubblico il più ampio possibile.
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