Una porzione del foro dell’antica Altino (Venezia) torna alla luce per la prima volta grazie a una nuova campagna di scavo che segna una svolta nella conoscenza di uno dei più importanti centri urbani dell’Italia romana nord-orientale. Le indagini in corso nel Parco archeologico di Altino, afferente ai Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, stanno infatti restituendo risultati di particolare rilievo, consentendo agli archeologi di esplorare per la prima volta il cuore monumentale della città antica. I primi dati emersi confermano le ipotesi formulate circa vent’anni fa grazie alle campagne di telerilevamento e alle prospezioni geofisiche che avevano consentito di ricostruire l’impianto urbanistico dell’area senza ricorrere allo scavo diretto. Oggi quelle interpretazioni trovano una concreta verifica sul terreno, inaugurando una nuova stagione di ricerca archeologica destinata ad arricchire in modo significativo la conoscenza dell’antica città lagunare. Il progetto è promosso e diretto dal Parco archeologico di Altino grazie a un finanziamento dedicato della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura. Alle attività partecipano lo staff tecnico del Parco, archeologi professionisti e il Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici Architettonici e Storico-Artistici del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova. La campagna di scavo ad Altino è stata sostenuta dalla Direzione generale Musei con un finanziamento di 210.000 euro.
“Altino torna a raccontare la propria storia grazie alla ricerca archeologica”, dichiara il Direttore generale Musei, Massimo Osanna. “I risultati di questa campagna di scavo inaugurano una nuova stagione di studi su uno dei più importanti siti archeologici del Veneto antico. Il sostegno della Direzione generale Musei alla ricerca nei parchi archeologici nazionali nasce dalla convinzione che la conoscenza rappresenti il primo strumento di tutela e valorizzazione del patrimonio. Condividere questi risultati con il pubblico significa rendere i luoghi della cultura sempre più partecipati e consapevoli, capaci di generare nuove opportunità di crescita per i territori e di rafforzare il Sistema museale nazionale”.
La campagna archeologica ha preso avvio nell’ottobre del 2025 e si sviluppa attraverso un articolato programma di lavoro suddiviso in tre fasi. La prima ha riguardato le prospezioni geofisiche preliminari, necessarie per individuare le aree più promettenti sotto il profilo scientifico. A questa è seguita la fase attualmente in corso, dedicata allo scavo archeologico vero e proprio. Una volta conclusi gli interventi sul campo, il progetto proseguirà con le analisi di laboratorio e lo studio dei reperti rinvenuti, consentendo di elaborare nuove interpretazioni sulla storia urbana della città.
L’attività interessa un’area di 26 ettari acquisita dal Ministero della Cultura nella prima metà del 2025 e successivamente affidata alla gestione del Parco archeologico di Altino. Si tratta di una superficie particolarmente estesa che corrisponde a circa un terzo dell’antica città sepolta. Un settore che, fino a oggi, non era mai stato oggetto di scavi sistematici e la cui organizzazione urbanistica era conosciuta esclusivamente attraverso i dati raccolti dalle campagne di prospezione geofisica realizzate tra il 2007 e il 2009 dall’Università di Padova in collaborazione con l’allora Soprintendenza archeologica e con la Regione Veneto.
I risultati ottenuti nei primi 602 metri quadrati indagati stanno già offrendo informazioni preziose. Le evidenze archeologiche permettono infatti di ricostruire non soltanto la fase di massimo sviluppo della città romana, ma anche le trasformazioni che ne accompagnarono il progressivo declino e il successivo abbandono. Le tracce emerse documentano sia la monumentalità dell’insediamento sia i processi di spoliazione e riutilizzo dei materiali che caratterizzarono le epoche successive alla sua decadenza.
Le indagini si concentrano attualmente in tre differenti aree del centro urbano antico, ciascuna delle quali sta fornendo dati di particolare interesse. Il settore più esteso interessa il margine meridionale del foro, la grande piazza pubblica che costituiva il centro politico, amministrativo ed economico della città romana. Qui gli archeologi hanno individuato le tracce delle tabernae, le botteghe che si affacciavano direttamente sullo spazio pubblico e che rappresentavano uno degli elementi caratteristici della vita urbana romana.
Accanto alle botteghe è emerso anche un asse viario che separava il foro dalla basilica. Quest’ultima costituiva uno degli edifici più importanti della città, destinato alle attività civiche, amministrative e giudiziarie. La presenza delle strutture conferma l’articolazione monumentale dell’area pubblica e offre nuovi elementi per comprendere l’organizzazione degli spazi centrali di Altino.
La scoperta assume un valore particolare perché si tratta della prima indagine archeologica condotta direttamente nel foro della città. Fino a oggi, infatti, la conoscenza di quest’area derivava esclusivamente dalle letture geofisiche che avevano consentito di ipotizzarne la presenza e la configurazione. Lo scavo permette ora di verificare concretamente tali interpretazioni e di acquisire informazioni molto più dettagliate sulle tecniche costruttive, sulle fasi edilizie e sulle trasformazioni avvenute nel corso del tempo. Un secondo saggio ha interessato la via Annia, una delle principali arterie stradali dell’Italia romana. La strada, realizzata a partire dalla metà del II secolo a.C., collegava Padova ad Aquileia attraversando proprio il territorio di Altino e rappresentava uno degli assi fondamentali per i collegamenti commerciali e militari dell’Italia nord-orientale.
Lo scavo ha riportato alla luce un tratto urbano della via in uno stato di conservazione definito eccezionale. La scoperta conferma ulteriormente il ruolo strategico svolto da Altino all’interno della rete infrastrutturale romana e offre nuove prospettive di studio sulla viabilità antica e sulle dinamiche economiche che caratterizzarono la regione in età romana. La presenza della via Annia testimonia infatti la centralità di Altino come nodo di connessione tra l’entroterra padano, l’alto Adriatico e le grandi direttrici commerciali che collegavano la penisola italiana alle province orientali dell’Impero. La città prosperò proprio grazie alla sua posizione privilegiata, diventando uno dei principali centri economici e commerciali dell’area veneta.
Il terzo settore oggetto di indagine riguarda invece un’altra delle strutture monumentali più significative della città: il maggiore dei due teatri individuati dalle prospezioni geofisiche. Anche in questo caso le indagini sul terreno hanno confermato le ipotesi elaborate negli anni precedenti. Lo scavo ha infatti riportato alla luce alcuni tratti dei muri della cavea, la struttura destinata ad accogliere gli spettatori durante gli spettacoli teatrali. Sebbene l’esplorazione sia ancora nelle sue fasi iniziali, i risultati vengono considerati particolarmente promettenti dagli archeologi e lasciano intravedere la possibilità di acquisire nuove informazioni sull’architettura pubblica e sulla vita culturale della città romana.
La conferma dell’esistenza del teatro costituisce un tassello fondamentale per la ricostruzione dell’immagine urbana di Altino. La presenza di edifici destinati agli spettacoli rappresenta infatti un indicatore significativo del livello di sviluppo economico e culturale raggiunto dalla città durante la sua fase di massimo splendore. Le nuove evidenze permettono inoltre di osservare il lungo processo di trasformazione che interessò il centro urbano nel corso dei secoli. Le tracce archeologiche documentano non soltanto la costruzione e l’utilizzo degli edifici monumentali, ma anche le fasi successive di abbandono, spoliazione e recupero dei materiali edilizi, fenomeni che accompagnarono la progressiva decadenza dell’insediamento.
“Questa campagna di scavi rappresenta il punto di arrivo del lungo lavoro di acquisizione dei terreni, successivo alle prospezioni rivelatrici di quasi vent’anni fa, e il punto di partenza per la programmazione futura della ricerca archeologica nel sito di Altino, con l’impegno del Parco come centro di propulsione e coordinamento degli studi” dichiara Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. “L’intervento ha interessato il centro della città antica, contraddistinto dalla presenza di rilevanti complessi monumentali pubblici. Nonostante l’area di scavo sia estremamente ridotta rispetto all’estensione dei monumenti, i dati emersi offrono già elementi importanti per interpretare la storia della città fino al suo abbandono. Dal punto di vista del metodo, i risultati dello scavo forniscono una validazione scientifica alle indagini non invasive, aprendo alla prospettiva di giungere, attraverso la reciproca integrazione, a interpretazioni più raffinate. Gli scavi hanno dimostrato che gli edifici romani sono stati oggetto di chirurgiche spoliazioni in età tardoantica e altomedievale perché gli elementi costruttivi venivano recuperati e riutilizzati altrove. È significativo che l’unico manufatto conservato sia la via Annia: la strada, ben costruita e di lunga percorrenza, era funzionale al trasferimento dei materiali edilizi e dunque è stata preservata il più a lungo possibile”.
“La collaborazione tra il Comune di Quarto d’Altino e il Parco archeologico è ormai consolidata” commenta il Sindaco di Quarto d’Altino, Claudio Grosso, “ed è stata di recente sancita da un Accordo di valorizzazione. Gli scavi sono un’occasione fondamentale anche per il territorio, perché, insieme alla rete di ciclabili realizzata dal Comune (percorso della Memoria e ciclabille sul Siloncello) che “avvolgono” e “abbracciano” l’Area Archeologica unitamente alla ristrutturazione in corso del Centro civico, contribuiscono a “ricordare” le nostre origini, a rafforzare il senso di appartenenza ed a rilanciare Altino come polo turistico, con benefici indotti sull’intero territorio comunale”.
Altino rappresenta uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia settentrionale per comprendere le origini della presenza romana nella laguna veneta e le dinamiche che portarono, nei secoli successivi, allo sviluppo dei centri lagunari da cui sarebbe nata Venezia. Le nuove ricerche contribuiscono dunque ad arricchire non soltanto la storia della città romana, ma anche quella dell’intero territorio lagunare. La campagna attualmente in corso si inserisce in una strategia di lungo periodo finalizzata alla valorizzazione scientifica e culturale del sito. I dati raccolti attraverso gli scavi, integrati con le future analisi di laboratorio e con lo studio dei reperti, consentiranno di ampliare significativamente le conoscenze disponibili e di mettere a disposizione della comunità scientifica e del pubblico nuove informazioni su uno dei più affascinanti paesaggi archeologici del Veneto.
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