Bellotto protagonista da Christie’s: a Londra un capolavoro veneziano da 6 milioni di sterline


Nella Old Masters Evening Sale del 30 giugno da Christie’s sarà battuta una monumentale veduta del Bacino di San Marco di Bernardo Bellotto. L’opera, realizzata nel 1738, è considerata uno dei più importanti lavori giovanili dell’artista e ha una stima tra 4 e 6 milioni di sterline.

Una delle più importanti vedute veneziane di Bernardo Bellotto (Venezia, 1722 – Varsavia, 1780) apparse sul mercato negli ultimi anni sarà protagonista della Old Masters Evening Sale organizzata da Christie’s a Londra il prossimo 30 giugno. L’opera, presentata col titolo Venice, the Bacino di San Marco from the Canale della Giudecca (“Venezia, il Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca), proviene da una prestigiosa collezione privata e sarà offerta con una stima compresa tra 4 e 6 milioni di sterline (4,6 – 6,95 milioni di euro). Si tratta di un dipinto che gli studiosi considerano fondamentale per comprendere gli esordi del pittore veneziano e la sua precoce affermazione come uno dei maggiori vedutisti del Settecento europeo.

La tela raffigura il bacino di San Marco osservato dal canale della Giudecca e rappresenta, dice lo studioso Charles Beddington che ha firmato la scheda per il catalogo d’asta, una testimonianza delle ambizioni pittoriche di Bellotto nella prima fase della sua carriera. Databile agli ultimi mesi del 1738, l’opera colpisce non soltanto per la qualità esecutiva ma anche per le sue dimensioni eccezionali. Fino a quel momento il giovane artista non aveva mai realizzato un dipinto di tale ampiezza e soltanto circa cinque anni più tardi avrebbe superato queste misure con le celebri vedute di Piazza San Marco oggi conservata al Cleveland Museum of Art e dell’Ingresso del Canal Grande custodita al J. Paul Getty Museum di Los Angeles.

Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca (1738; olio su tela, 121,3 x 218,5 cm)
Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca (1738; olio su tela, 121,3 x 218,5 cm)

Questa scelta dimensionale assume un significato particolare se confrontata con la produzione dello zio e maestro Antonio Canal, detto Canaletto. Se quest’ultimo privilegiò spesso formati più contenuti, Bellotto sviluppò progressivamente una predilezione per le grandi composizioni monumentali, una caratteristica che sarebbe diventata evidente nella maturità attraverso i celebri cicli dedicati a Dresda, Vienna e Monaco. Le dimensioni della veduta proposta da Christie’s anticipano infatti quelle grandi imprese che avrebbero consacrato il pittore tra i protagonisti assoluti della pittura europea del XVIII secolo.

La storia critica dell’opera è complessa e riflette le difficoltà incontrate dagli studiosi nel ricostruire il catalogo giovanile dell’artista. Il dipinto era stato riconosciuto come autografo di Bellotto già nel 1931, ma dal 1935 al 2014 rimase in una collezione privata dove le condizioni conservative ne compromettevano fortemente la leggibilità. Spessi strati di vernice alterata impedivano infatti di valutarne correttamente la qualità e contribuivano ad alimentare dubbi attributivi.

Lo storico dell’arte Mieczysław Kozakiewicz, autore di uno dei principali studi sull’artista, lo inserì tra le opere attribuite, giudicando da una fotografia in bianco e nero che il dipinto mostrava un livello tecnico elevato e una pennellata raffinata ma che non sembrava riconducibile né a Bellotto né a Canaletto. Una valutazione che successivamente sarebbe stata rivista grazie a nuove ricerche e a una più approfondita conoscenza della produzione giovanile del vedutista veneziano.

Un ruolo decisivo nel recupero critico dell’opera è stato svolto dalla studiosa Bożena Kowalczyk. Analizzando il dipinto e mettendolo in relazione con un disegno conservato presso l’Hessisches Landesmuseum di Darmstadt, la storica dell’arte individuò una strettissima connessione tra le due opere. Il foglio, proveniente direttamente dall’artista attraverso una provenienza ininterrotta e documentata, rappresenta infatti uno studio preparatorio che anticipa fedelmente il dipinto nelle proporzioni, nell’ampiezza della veduta, nell’organizzazione della luce, nella disposizione delle imbarcazioni, nella struttura delle nuvole e persino nella caratterizzazione delle figure.

Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca (Darmstadt, Hessisches Landesmuseum) © Wolfgang Fuhrmannek, Hessisches Landesmuseum Darmstadt
Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca (Darmstadt, Hessisches Landesmuseum) © Wolfgang Fuhrmannek, Hessisches Landesmuseum Darmstadt

Secondo Kowalczyk, il dipinto presenta una Venezia immaginata e al tempo stesso descritta con precisione quasi minuziosa. La composizione si sviluppa attraverso una gamma cromatica dominata da tonalità grigio-verdi, ravvivate dai riflessi violacei della Zecca, dai rosa pallidi del Palazzo Ducale e dai beige luminosi della Dogana. Una tavolozza che la studiosa considera tipicamente bellottesca e già distinta dalla sensibilità del più celebre Canaletto.

L’opera mostra inoltre alcune caratteristiche che testimoniano la fase ancora sperimentale della carriera dell’artista. La composizione presenta lievi squilibri, una curvatura accentuata della Riva e alcune incertezze nelle proporzioni delle figure e delle imbarcazioni. Tuttavia proprio questi elementi conferiscono al dipinto un particolare interesse, rivelando il processo di formazione di un autore destinato a diventare uno dei più grandi interpreti della veduta urbana europea.

La pulitura effettuata prima dell’esposizione del 2014 ha consentito di recuperare numerosi dettagli e di rafforzare ulteriormente l’attribuzione a Bellotto. Gli studiosi hanno potuto osservare con maggiore chiarezza elementi stilistici tipici del pittore, come l’applicazione del colore nel cielo attraverso pennellate diagonali, il frequente impiego del nero, le incisioni utilizzate per descrivere i riflessi sull’acqua e il caratteristico mantello grigio-azzurro del personaggio collocato in primo piano su una sandola.

L’intervento di restauro ha inoltre restituito un particolare storico fondamentale per la datazione dell’opera. Sul campanile della chiesa di Sant’Antonin, visibile nella veduta, compaiono infatti le impalcature che circondano il nuovo pinnacolo a cipolla, il cui completamento è documentato nell’ottobre del 1738. Questo dettaglio è presente anche in una celebre veduta del Bacino di San Marco realizzata da Canaletto e oggi conservata al Museum of Fine Arts di Boston, commissionata da Henry Howard, quarto conte di Carlisle, che si trovava a Venezia proprio in quell’anno.

Bellotto dovrebbe aver guardato con particolare attenzione a quel capolavoro di Canaletto, cercando in qualche modo di confrontarsi con esso. Pur mantenendo una composizione più vicina alla veduta conservata alla Wallace Collection di Londra, il giovane pittore sembra infatti voler misurarsi con il linguaggio del maestro, sviluppando però una personalità già autonoma. La maggiore attenzione ai dettagli atmosferici, il trattamento delle nuvole, la resa scintillante dell’acqua e la definizione quasi analitica delle architetture anticipano infatti caratteristiche che diventeranno centrali nella sua produzione successiva.

Il dipinto si colloca in una fase particolarmente importante dello sviluppo artistico di Bellotto. Le ricerche più recenti hanno consentito di ricostruire con maggiore precisione il percorso che il pittore compì tra la metà e la fine dell’adolescenza. La veduta del Bacino di San Marco sembra seguire immediatamente, secondo Beddington, il Canal Grande verso est con la chiesa di San Simeone Piccolo, oggi alla Wallace Collection, e precedere a sua volta il Canal Grande verso nord-est con la chiesa di Santa Croce della National Gallery di Londra e il Bacino di San Marco nel giorno dell’Ascensione conservato a Castle Howard. Queste opere consentono anche di distinguere la tela proposta da Christie’s da una versione più piccola dello stesso soggetto identificata negli anni Novanta come lavoro autografo di Bellotto. Pur condividendo molte analogie nella disposizione delle imbarcazioni e nell’impianto generale, la variante riduce sensibilmente l’ampiezza dello spazio acqueo e presenta una materia pittorica più corposa, caratteristiche che hanno portato gli studiosi a considerarla leggermente posteriore.

Canaletto, Il Bacino di San Marco (Boston, Museum of Fine Arts)
Canaletto, Il Bacino di San Marco (Boston, Museum of Fine Arts)
Canaletto, Il Bacino di San Marco (Londra, Wallace Collection)
Canaletto, Il Bacino di San Marco (Londra, Wallace Collection)
Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco con la Dogana e diverse imbarcazioni © Christie's Images 1995
Bernardo Bellotto, Il Bacino di San Marco con la Dogana e diverse imbarcazioni © Christie’s Images 1995

Tra gli aspetti più interessanti della composizione emerge il trattamento delle figure umane. Nella maggior parte dei casi i personaggi sono raffigurati di spalle, una scelta che gli specialisti interpretano come indice della prudenza del giovane artista nell’affrontare la rappresentazione dei volti. Anche questo dettaglio contribuisce a rendere il dipinto una testimonianza preziosa della fase formativa di Bellotto. La provenienza documentata dell’opera inizia con Sir Arthur Aston, primo proprietario noto del dipinto. Diplomatico britannico di rilievo, Aston prestò servizio presso l’ambasciata di Vienna dal 1817, fu segretario di legazione a Rio de Janeiro nel 1826 e segretario dell’ambasciata a Parigi nel 1833. Tra il 1840 e il 1843 ricoprì inoltre l’incarico di inviato straordinario e ministro plenipotenziario a Madrid.

La sua raccolta d’arte, dispersa dopo la morte attraverso un’asta nel 1862, comprendeva opere delle principali scuole europee. Il catalogo della vendita descriveva dipinti olandesi, fiamminghi, spagnoli, francesi e italiani, tra cui spiccava un importante San Francesco in meditazione di Francisco de Zurbarán oggi conservato alla National Gallery di Londra. Le opere italiane erano relativamente poche e la veduta veneziana di Bellotto rappresentava l’unico dipinto di questo genere presente nella collezione.

Le circostanze attraverso cui il diplomatico entrò in possesso della tela restano sconosciute. Secondo il catalogo di una successiva vendita del 1888, il quadro si trovava nella sua collezione durante il soggiorno madrileno, ma non esistono prove che sia stato acquistato in Spagna. Gli studiosi sottolineano anzi come il mercato spagnolo mostrasse scarso interesse per le vedute veneziane nel XVIII secolo. Non si esclude tuttavia che opere destinate originariamente all’Inghilterra possano essere approdate nella penisola iberica a seguito delle vicende dei trasporti marittimi dell’epoca.




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