Una scoperta destinata a riaccendere il dibattito su uno dei più affascinanti enigmi dell’arte barocca romagnola arriva dal cuore del Duomo di Forlì e ne dà notizia Il Resto del Carlino in un articolo firmato da Sofia Nardi. Durante i recenti lavori di restauro, nuove indagini suggeriscono la possibile presenza di affreschi inediti nascosti sotto l’attuale decorazione della cupola, riconducibili a uno dei più grandi artisti del Seicento, Guido Cagnacci. La ricerca, condotta dallo storico dell’arte Massimo Pulini insieme ad Arianna Bargellini, si basa su un’analisi incrociata di fonti documentarie e su ispezioni dirette effettuate nel corso degli interventi di restauro. I risultati preliminari aprono uno scenario finora solo ipotizzato: sotto gli strati pittorici attuali potrebbero sopravvivere tracce significative della decorazione originaria, mai portata a compimento.
Per comprendere la portata della scoperta è necessario tornare agli anni Quaranta del Seicento, nel pieno della stagione barocca, oggi al centro anche della programmazione culturale cittadina con una grande mostra al Museo San Domenico (qui la nostra recensione). In quel periodo Cagnacci ricevette l’incarico di decorare la Cappella della Madonna del Fuoco all’interno del Duomo. L’artista realizzò alcune importanti tele e avviò il progetto per la decorazione della cupola, ma non riuscì a completarlo. La prosecuzione dei lavori fu affidata decenni più tardi a Carlo Cignani, che intervenne in modo sostanziale non solo completando la decorazione ma modificando anche la struttura architettonica interna. Tra gli interventi più rilevanti vi furono l’abbassamento della cupola e la rinuncia a una originaria apertura luminosa, elementi che contribuirono a ridefinire l’aspetto complessivo dello spazio.
Le ragioni dell’interruzione del lavoro di Cagnacci sono rimaste a lungo avvolte nell’incertezza. Le ipotesi avanzate dagli studiosi nel corso dei secoli hanno spaziato da difficoltà tecniche legate alla complessità dell’affresco a problemi personali dell’artista, fino alla perdita di sostegni determinanti sul piano politico e religioso. In quegli anni, infatti, venne a mancare anche il committente Clemente Merlini, circostanza che potrebbe aver inciso sulla prosecuzione del progetto.
Le nuove indagini sembrano però offrire una chiave di lettura diversa. Secondo quanto emerso dalle ispezioni, in particolare nella zona della lanterna, sarebbero stati individuati elementi riconducibili a una fase decorativa precedente rispetto a quella attualmente visibile. Tra questi, tracce di affreschi e dettagli ornamentali come teste di angioletti, che secondo Pulini e Bargellini potrebbero appartenere proprio all’intervento iniziale di Cagnacci.
Si tratta, al momento, di evidenze preliminari che necessitano di ulteriori verifiche. Gli studiosi sottolineano come solo futuri restauri più approfonditi e l’impiego di tecnologie di indagine avanzate potranno confermare in modo definitivo la presenza delle pitture e chiarire la sequenza degli interventi artistici che si sono stratificati nel corso dei secoli. Tra le ipotesi allo studio vi è anche quella di una videoispezione degli spazi interni della struttura, che potrebbe consentire di esplorare aree non accessibili e raccogliere nuovi dati.
Se confermata, la scoperta avrebbe un impatto significativo. Restituire visibilità, anche solo parziale, a un’opera inedita di Cagnacci significherebbe arricchire la conoscenza di un artista già oggetto di importanti studi e iniziative espositive, come la mostra a lui dedicata nel 2008 presso il complesso di San Domenico.
Le nuove acquisizioni saranno presentate ufficialmente dallo stesso Pulini nel corso di una conferenza pubblica in programma venerdì alle 18 proprio all’interno del Duomo. L’incontro si inserisce nella rassegna Protagonisti del Barocco. Itinerari nelle chiese di Forlì, promossa dalla Diocesi, e offrirà l’occasione per fare il punto sullo stato delle ricerche e sulle prospettive future.
Il tema assume un rilievo particolare anche in vista delle celebrazioni del 600° anniversario del miracolo della Madonna del Fuoco, previsto per il 2028. In questo contesto si inseriscono i lavori di restauro che stanno interessando il Duomo, interventi resi necessari anche per l’adeguamento antisismico e finalizzati a restituire all’edificio il suo pieno splendore in occasione del sesto centenario.
Una prima fase dei lavori, finanziata attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, dovrebbe concludersi nei prossimi mesi. È proprio grazie a questo cantiere che è stato possibile avviare le indagini che oggi aprono nuove prospettive di ricerca. Il Duomo, dunque, non è solo oggetto di un intervento conservativo, ma si conferma come un luogo ancora capace di restituire elementi inediti della propria storia.
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