Importante acquisto per il Minneapolis Institute of Art (MIA), che ha annunciato l’acquisizione di otto nuove opere e collezioni destinate ad arricchire il proprio patrimonio, e tra queste figura una rilevante Madonna col Bambino e san Francesco dipinta nel 1503 da Francesco Francia (Francesco Raibolini; Bologna, 1447 circa – 1517), artista emiliano che fu tra i principali protagonisti della pittura rinascimentale bolognese. Al MIA entra una sua opera rara e giunta in un eccellente stato di conservazione.
Francesco Francia fu il principale pittore della Bologna rinascimentale e bentivolesca: figlio di un falegname, iniziò la propria formazione come orafo e arrivò a diventare maestro della zecca bolognese prima di dedicarsi alla pittura intorno ai trent’anni. La sua attività si sviluppò in una fase cruciale della cultura artistica italiana e Giorgio Vasari lo annoverò tra gli artisti che contribuirono a porre le basi del Rinascimento maturo. La produzione di Francia è caratterizzata soprattutto da immagini devozionali improntate su di una bellezza delicata e una particolare armonia compositiva. Le figure sacre rappresentate dall’artista sono spesso immerse in una dimensione di silenziosa contemplazione, secondo un linguaggio capace di unire la devozione religiosa alla raffinatezza formale tipica della pittura italiana del primo Cinquecento.
La Madonna col Bambino e san Francesco, realizzata nel 1503, fu dipinta per Paolo Zambeccari, senatore bolognese e amico stretto dell’artista: lo attesta l’iscrizione sul parapetto (“Francia Paulo Zambecchari pinxit MCCCCCIII”). Il legame tra il committente e il pittore è ricordato anche dall’iscrizione presente sul parapetto, nella quale compaiono i nomi di entrambi. Il dipinto vanta una provenienza illustre: rimase infatti a Palazzo Zambeccari, passando di erede in erede all’interno della stessa famiglia, fino al 1870-1871 circa, dopodiché passò, in periodo imprecisato ma forse sul finire del secolo, alla famiglia Bevilacqua Ariosti, nel cui palazzo è attestato nel 1968, e sempre per via ereditaria è giunto al proprietario precedente. Il MIA lo ha acquistato col tramite della galleria Rob Smeets di Ginevra, che l’aveva portata all’edizione di quest’anno del TEFAF di Maastricht.
Al centro della composizione si trovano la Vergine e il Bambino, raffigurati in una sacra conversazione con san Francesco. Il santo, riconoscibile anche dalle stigmate, rivolge uno sguardo addolorato verso il vivace Gesù bambino. Nella mano del Bambino compare invece un cardellino, elemento simbolico che prefigura la Passione di Cristo e introduce nella scena devozionale un riferimento al destino futuro di Gesù. Si tratta di una delle più antiche attestazioni di una composizione che Francesco Francia avrebbe ripetuto successivamente con varianti, per esempio nella Madonna col Bambino e i santi Girolamo e Francesco del Museo di Castelvecchio a Verona.
La tavola si distingue per il suo straordinario stato di conservazione, che permette di apprezzare con particolare chiarezza la qualità della pittura di Francia e l’equilibrio della composizione. Per il Minneapolis Institute of Art, l’acquisizione rappresenta un significativo ampliamento delle proprie collezioni dedicate all’arte italiana dell’inizio del XVI secolo: la nuova opera entra infatti in dialogo con dipinti già presenti nelle raccolte del museo, tra cui opere di Lorenzo Costa e Cima da Conegliano. La presenza della Madonna col Bambino e san Francesco consente così al MIA di rafforzare la rappresentazione di un momento fondamentale nella storia del Rinascimento italiano, mettendo in relazione artisti e linguaggi che contribuirono allo sviluppo della pittura dell’Italia settentrionale tra Quattrocento e Cinquecento.
L’acquisizione di Francesco Francia costituisce il punto di maggiore rilievo del nuovo gruppo di otto opere e collezioni entrate a far parte del patrimonio del Minneapolis Institute of Art, che amplia ulteriormente la possibilità per il pubblico del museo di conoscere la produzione artistica italiana del primo Cinquecento attraverso un’opera rara e particolarmente ben conservata, a scapito di Bologna, dove l’opera era sempre rimasta fin dal momento in cui è stata dipinta, e dove oggi è possibile vedere, specialmente alla Pinacoteca Nazionale, un buon numero di opere dell’artista felsineo: non si potrà vedere dunque nella sua città questo lavoro che, pur non essendo tra i suoi principali, è comunque un’interessante attestazione della sua attività per la devozione privata e che dopo oltre cinquecento anni dalla sua realizzazione ha preso la via degli Stati Uniti.
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