Il Nationalmuseum di Stoccolma ha acquistato un’opera fino a oggi sconosciuta di Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614), considerata una delle artiste italiane di maggior successo attive tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento. Si tratta di una pala d’altare raffigurante il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria. L’opera, appartenuta a una collezione privata italiana fin dalla fine del XIX secolo, era rimasta fino a oggi sconosciuta agli studiosi e al mercato dell’arte proprio a causa della sua lunga permanenza in ambito privato. Il dipinto fu realizzato nel 1607 e si distingue per la qualità eccezionale raggiunta da Fontana nel momento più alto della propria carriera, grazie a una piena padronanza della forma e del colore. Si tratta di un’aggiunta importante e rara al corpus delle opere note dell’artista, oltre che di una delle sue composizioni religiose più ambiziose.
Il dipinto è un olio su tela di 158 per 119 centimetri, catalogato con il numero di inventario NM 7736. Nella composizione, ambientata all’interno di un palazzo, la Vergine e il Bambino appaiono in visione a santa Caterina d’Alessandria, che viene impalmata dal piccolo Gesù. L’interpretazione che Fontana offre di questo soggetto, molto diffuso nell’arte religiosa dell’epoca, risulta devota, intima e naturalistica. Se l’abito elegante e la posa della santa riflettono ancora la tradizione pittorica cinquecentesca, colpisce l’espressione naturale del Bambino, colto nell’atto di porre l’anello al dito della santa sotto lo sguardo vigile della madre. Il dipinto rappresenta un esempio significativo dello stile tardo dell’artista, caratterizzato da rapporti cromatici armoniosi e da morbidi passaggi tra luce e ombra.
Lavinia Fontana nacque a Bologna nel 1552 e morì nel 1614. È considerata una delle prime pittrici professioniste del Rinascimento italiano, oltre che una precorritrice di fama internazionale che ha aperto la strada alle generazioni successive di artiste donne. Figlia del pittore Prospero Fontana, venne formata direttamente dal padre. Nel 1577 sposò Gian Paolo Zappi, nobile e pittore, che divenne il suo agente artistico. Si ritiene che Fontana sia stata la prima donna professionista a gestire un proprio studio, sostenendo economicamente, grazie alla propria attività di pittrice, il marito e gli undici figli della coppia.
Artista ambiziosa, Fontana si affermò rapidamente come ritrattista apprezzata nella sua città natale, Bologna, dove ottenne il favore di studiosi universitari e della nobiltà locale. Realizzò inoltre numerosi piccoli dipinti a carattere devozionale, oltre a opere di soggetto mitologico di formato più grande e a diverse pale d’altare. Se la sua attività ritrattistica rispecchia una specializzazione tradizionalmente riservata alle donne artiste dell’epoca, la sua attività di pittrice religiosa risultò invece del tutto inedita per una donna, in particolare per il gran numero di commissioni pubbliche ricevute per pale d’altare di grande formato. Intorno al 1590 Fontana ricevette la sua prima commissione papale, e nel 1603 trasferì la propria famiglia a Roma in cerca di nuove opportunità professionali, diventando una delle prime donne ammesse alla prestigiosa Accademia di San Luca.
L’acquisizione dell’opera, resa possibile da una donazione del Sophia Giesecke Fund, si inserisce nella strategia del Nationalmuseum volta ad arricchire le proprie collezioni con opere di artiste donne, e va ad affiancarsi ai lavori di Sofonisba Anguissola e Artemisia Gentileschi acquisiti dal museo negli ultimi anni. Il dipinto sarà visibile al pubblico nelle sale del museo a partire dal 1° settembre.
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