Un grande telo decorato in una chiesa del '600: a Cremona l'opera di Castelli e Cherstich


Alla chiesa di San Carlo di Cremona l’opera “Sospeso nel moto con addebito di vuoto” di Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich trasforma lo spazio in un’esperienza attraversabile con un lavoro a metà fra pittura, installazione e performance, tra suggestioni barocche e ricerca contemporanea.

Una specie di pista , di grande telo dentro una chiesa seicentesca. Accade a Cremona dove fino a giugno 2026 la chiesa di San Carlo ospita Sospeso nel moto con addebito di vuoto, progetto firmato da Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich che si configura come un ambiente in cui pittura, suono e movimento concorrono a ridefinire la percezione dello spazio. Aperta su appuntamento, l’opera si sviluppa come un dispositivo complesso che mette in relazione dimensione visiva e sonora, invitando il pubblico a un’esperienza attraversabile e non frontale.

Il titolo e l’impianto concettuale del lavoro trovano origine in una filastrocca scritta da Guglielmo Castelli, che accompagna e orienta l’immaginario del progetto. Nei versi emergono alcune delle tensioni che strutturano l’intervento, tra cui la sospensione, la caduta, l’incertezza e la possibilità che anche l’errore possa assumere una propria forma. Il testo introduce un orizzonte poetico che si traduce nello spazio attraverso una serie di elementi visivi e sonori capaci di evocare una condizione instabile e in trasformazione.

Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)

All’interno della chiesa, l’opera prende forma come un ambiente che non si limita a occupare lo spazio architettonico, ma lo ridefinisce attraverso ciò che lo attraversa. La scena si costruisce a partire da un grande limbo che dal pavimento si solleva progressivamente fino a trasformarsi in un fondale continuo. Questa superficie orienta lo sguardo e accompagna il movimento, suggerendo una dinamica di scivolamento e caduta. La sua configurazione deriva infatti dall’idea di corpi in discesa, evocata anche dalle sagome pittoriche che sembrano sospinte verso il basso, come se scorressero lungo il piano scenico.

Al di sopra di questo orizzonte si articolano cieli mobili ispirati ai dispositivi del teatro barocco. Teli, quinte e apparati leggeri costruiscono una profondità mobile e instabile, capace di suggerire trasformazioni senza ricorrere a una costruzione prospettica tradizionale. Il riferimento al teatro storico si traduce in un uso dinamico dello spazio, dove l’illusione non è mai compiuta ma resta in uno stato di continua ridefinizione.

La pittura di Guglielmo Castelli si espande oltre la superficie bidimensionale per diventare parte integrante dell’ambiente. Le figure che popolano lo spazio sono fragili e sospese, composte da corpi, frammenti e presenze allusive che emergono e si dissolvono nel contesto pittorico. In questo progetto le immagini richiamano anche la tradizione iconografica barocca della caduta dei giganti, con corpi che precipitano e perdono equilibrio, come se lo spazio stesso fosse attraversato da una forza costante che li trascina verso il basso.

Il lavoro si inserisce nella programmazione di San Carlo, spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea reso possibile dall’impegno di Lorenzo Spinelli, che si afferma come luogo di ricerca, creazione e condivisione. In questo contesto, il progetto di Castelli e Cherstich trova una collocazione coerente, sviluppando una riflessione sulla relazione tra opera e ambiente e sulla possibilità di trasformare lo spazio espositivo in un campo di esperienza.

L’installazione si attiva attraverso un intervento performativo che coinvolge un terzetto d’archi e un coro di performer. Le presenze performative abitano lo spazio in modo intermittente, alternando apparizione e sottrazione allo sguardo. I corpi si muovono tra le architetture e le immagini, si nascondono e riemergono, configurandosi talvolta come un coro compatto, talvolta come un’eco distante.

Il canto attraversa lo spazio attingendo alla tradizione del madrigale, per poi aprirsi progressivamente a frammenti più rarefatti che si avvicinano alla musica contemporanea. Questo passaggio si sviluppa come una traiettoria ideale che giunge fino all’esperienza di John Cage, suggerendo un ampliamento del linguaggio sonoro e una riflessione sul rapporto tra struttura e casualità.

Al di là del momento performativo, l’opera continua a esistere come installazione autonoma. Il pubblico può accedere allo spazio e muoversi liberamente tra gli elementi che compongono la scena, sperimentando una relazione diretta con le immagini e le architetture. In questo senso, “Sospeso nel moto con addebito di vuoto” si configura come una composizione spaziale in equilibrio tra diversi linguaggi, in cui la dimensione visiva, sonora e corporea si intrecciano senza gerarchie.

Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)
Gugliemo Castelli e Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto (2026, chiesa di San Carlo, Cremona). Foto: Form Group - Andrea Rossetti. Su concessione degli artisti, di San Carlo Cremona, di Mendes Wood DM (São Paulo | Brussels | New York | Paris) e di Sylvia Kouvali (London | Piraeus)

La scena non si presenta più come un luogo da osservare frontalmente, ma come uno spazio da attraversare, in cui l’esperienza si costruisce attraverso il movimento e la percezione. L’opera invita a confrontarsi con una condizione di instabilità e sospensione, in cui la caduta non è un evento improvviso ma un processo graduale, e in cui anche l’errore può trovare una propria forma e una propria necessità.

Il lavoro di Guglielmo Castelli (Torino, 1987) si distingue per una pittura che costruisce mondi sul punto di disfarsi o di prendere forma. Le figure emergono da campiture liquide e si dissolvono in trasparenze improvvise, attraversando il quadro come un luogo di passaggio. I personaggi sembrano muoversi all’interno di stati emotivi più che in ambienti definiti, mentre lo spazio si configura come un campo di tensione tra presenza e assenza. La sua ricerca si è sviluppata attraverso progetti personali presentati in istituzioni internazionali come la Kunsthalle Wien, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Bevilacqua La Masa, Villa Medici, l’Aspen Art Museum e il MACRO di Roma, oltre a numerose partecipazioni a mostre collettive in contesti museali e fondazioni in Europa e negli Stati Uniti.

Fabio Cherstich, regista e scenografo, porta nel progetto una pratica che unisce attenzione per l’immagine e interesse per i linguaggi visivi. Il suo percorso si sviluppa tra teatro e opera, con collaborazioni in istituzioni come il Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, l’Opera di Avignone e il Théâtre Maillon di Strasburgo. I suoi lavori sono stati presentati in festival internazionali tra cui il Festival d’Avignon, il Festival dei Due Mondi di Spoleto e altre rassegne dedicate alle arti performative contemporanee. Accanto all’attività teatrale, ha sviluppato progetti per il mondo della moda e del design, collaborando con marchi e aziende internazionali.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte