Fujiko Nakaya trasforma la Rotonda della Bourse de Commerce di Parigi con una delle sue sculture di nebbia


La nebbia invade la Rotonda della Bourse de Commerce di Parigi: è una delle celebri sculture di nebbia dell’artista giapponese Fujiko Nakaya (Sapporo, 1933). 

La nebbia invade la Rotonda della Bourse de Commerce di Parigi: è l’opera dell’artista giapponese Fujiko Nakaya (Sapporo, 1933), all’interno della quale i visitatori sono invitati a immergersi per apparire e scomparire nella fitta nebbia bianca di vapore acqueo. Fino al 14 settembre 2026 infatti lo spazio della Rotonda accoglie una delle sculture di nebbia di Nakaya, intitolata Cloud #07156, nell’ambito della mostra Clair-obscur dedicata al chiaroscuro e alla sua eredità nel presente.

“Lavorando sempre in un contesto specifico, l’artista ha creato un incontro eccezionale tra la nebbia e lo spazio interno della Rotonda di Tadao Ando”, scrive Anne-Marie Duguet nel catalogo della mostra. “Fujiko Nakaya non raffigura la nebbia; la scolpisce. Questo sorprendente materiale artistico è un fenomeno naturale che lei produce utilizzando un complesso sistema di pompe ad alta pressione e file di ugelli che rilasciano minuscole goccioline d’acqua identiche a quelle che compongono la nebbia. Naturale nella sua composizione e nel suo sviluppo, qui è prodotta artificialmente dall’artista. Nakaya ha abbandonato la pittura a metà degli anni ’60 per dedicare gli anni successivi a un importante esperimento: la produzione su larga scala di nebbia in spazi esterni al suo studio”.

“La Rotonda della Borsa di Commercio è uno spazio vertiginoso, i cui due terzi superiori sono occupati da una tela panoramica in marouflage sormontata da una cupola”, continua Duguet. “Al suo centro, al piano terra, il cilindro di cemento progettato dall’architetto giapponese Tadao Ando riprende la circolarità dell’edificio, rimanendo aperto a tutti i possibili punti di vista, sia intorno che all’interno dell’opera. La nebbia, principale oggetto del nostro sguardo, ne ostruisce quindi anche la vista, seppur momentaneamente. Le sue trasparenze parziali e fugaci creano una sorta di anti-panopticon che destabilizza e sfida costantemente la nostra capacità di osservazione. Non si tratta più di punti di vista singoli o multipli, ma della visibilità stessa. Da un balcone al primo piano, una vista che abbraccia l’intera scena permette ai visitatori di contemplare un mare di nuvole. Scolpire all’interno del museo è anche un modo per viaggiare dentro se stessi...”.

Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault
Fujiko Nakaya, #Cloud07156 (2026) © Florent Michel / 11h45 / Collezione Pinault

L’artista giapponese Fujiko Nakaya ha acquisito notorietà negli anni Sessanta come membro del collettivo newyorkese Experiments in Art and Technology (EAT). Fin dagli esordi della sua attività pittorica, ha manifestato un forte interesse per il movimento e per i fenomeni naturali, elementi che l’hanno spinta a ideare le sue celebri “sculture di nebbia”. La prima di queste opere venne presentata al Padiglione Pepsi durante l’Expo di Osaka del 1970. Da quel momento, Nakaya ha realizzato numerose installazioni in tutto il mondo, impiegando una sofisticata tecnologia di nebulizzazione ad alta pressione che è diventata il tratto distintivo della sua ricerca artistica. “Nel 1969, in collaborazione con l’ingegnere Thomas Mee, Fujiko Nakaya inventò un ”dispositivo/sistema per produrre una scultura di nuvole dal vapore acqueo“. Sebbene la sua ricerca testimoni una profonda consapevolezza ecologica”, spiega Anne-Marie Duguet, “essa deriva anche da una forte visione artistica che desidera che il pubblico si muova all’interno dell’opera, in modo da poterla contemplare e vivere, escludendo esplicitamente qualsiasi processo chimico artificiale. Anche solo per raggiungere una parziale padronanza di questo fenomeno instabile, effimero e in continua metamorfosi è necessaria la conoscenza delle leggi fisiche che governano la formazione e la dissipazione della nebbia”.




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