La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino è tra le istituzioni vincitrici dell’Avviso pubblico PAC 2026 – Piano per l’Arte Contemporanea (Ambito 1), promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dedicato all’acquisizione di opere realizzate negli ultimi settant’anni. Il progetto, curato da Elena Volpato, prevede l’ingresso nelle collezioni del museo de I quaderni di Hannah Arendt, opera realizzata da Sabrina Mezzaqui tra il 2017 e il 2021.
Si tratta di 29 quaderni rilegati a mano, caratterizzati da copertine in stoffa ricamata con motivi ispirati all’estetica del Bauhaus. Al loro interno, i testi sono trascritti con inchiostro blu notte su carta utilizzata per atti giuridici e amministrativi. I quaderni di Hannah Arendt rappresentano una delle opere più significative della ricerca recente di Sabrina Mezzaqui. Il lavoro testimonia l’attenzione dell’artista per la parola scritta e, al tempo stesso, una pratica fondata sulla lettura e sulla scrittura considerate come autentici atti creativi e contemplativi. Attraverso la copiatura calligrafica, il pensiero viene infatti nuovamente elaborato e trasferito nella materia. La scrittura diventa così uno strumento di riflessione, in un processo lento e meticoloso nel quale il gesto manuale assume un valore centrale.
L’opera di Mezzaqui porta in primo piano l’attualità e l’urgenza del pensiero di Hannah Arendt, in particolare dei testi raccolti nel volume Nel deserto del pensiero – Quaderni e diari 1950-1973. A questa dimensione critica si contrappone la necessità di individuare forme di resistenza. Per Arendt, la scrittura costituisce una di queste possibilità; Mezzaqui ne riprende il gesto e lo fa rivivere attraverso la propria pratica artistica, trasformando la copiatura in un percorso di meditazione e riflessione. Il tempo sospeso e la dimensione dell’isolamento diventano parte integrante del processo creativo, nel quale la ripetizione del gesto scrittorio permette di confrontarsi nuovamente con il pensiero dell’autrice.
I quaderni di Hannah Arendt costituiscono una delle opere di maggiore impegno realizzate da Sabrina Mezzaqui negli ultimi anni e si inseriscono in un più ampio progetto dedicato alla copiatura calligrafica di quaderni e diari di pensatrici del Novecento. Seguendo la stessa metodologia, l’artista ha realizzato I quaderni di Simone Weil, tra il 2010 e il 2013. Nei prossimi anni Mezzaqui intende inoltre dedicarsi alla copiatura dei diari di Etty Hillesum, proseguendo una ricerca incentrata sul rapporto tra scrittura, memoria, pensiero e materia.
L’opera acquisita dalla GAM sarà presentata in occasione di una mostra allestita negli spazi della Videoteca della GAM, dove entrerà in dialogo con un’opera video attualmente in fase di realizzazione. Nel nuovo lavoro Mezzaqui torna a confrontarsi con il tema del Senso dell’ordine, titolo del noto saggio di Ernst Gombrich dedicato alle arti decorative e pubblicato nel 1979. Proprio a questo testo l’artista aveva dedicato nel 2002 un’ampia opera su carta. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 3 dicembre 2026 al 4 aprile 2027, nell’ambito della Quinta Risonanza della programmazione della GAM. In occasione della mostra sarà inoltre pubblicato da Edizioni Corraini un quaderno dedicato a I quaderni di Hannah Arendt, che documenterà l’ingresso dell’opera nella collezione del museo torinese.
Sabrina Mezzaqui è nata a Bologna nel 1964 e vive e lavora a Marzabotto, dove conduce un lavoro condiviso attraverso il Tavolo di Lavoro di Marzabotto. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Bologna e collabora con la Galleria Massimo Minini e la Galleria Continua. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerosi spazi pubblici italiani, tra cui la Fondazione Luigi Rovati, Palazzo da Mosto – Fondazione Palazzo Magnani, la Pilotta – Galleria Nazionale di Parma, il Museo Civico d’Arte di Modena, la GAM di Torino e la Triennale di Milano. La sua ricerca è stata presentata anche in importanti istituzioni e spazi internazionali, tra cui PS1 di New York, INOVA di Milwaukee, il Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, One Severn Street di Birmingham, Raid Projects Gallery di Los Angeles, l’Istituto Italiano di Cultura – MOCA di Buenos Aires e Bengal Art Lounge di Dhaka. Sue opere, differenti da quella recentemente acquisita dalla GAM, sono conservate nelle collezioni della GAM di Torino, del Museo del Novecento di Milano, del MAMbo, di Castel Sant’Elmo a Napoli e della Galleria Civica di Parma.
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