Sulla facciata laterale del Museo del Novecento a Milano è stata collocata Vedere le cose (per A.S.), la nuova installazione site-specific realizzata nel 2025 da Joseph Kosuth. L’opera, una lunga scritta luminosa al neon che si sviluppa per circa 28 metri sul lato di via Marconi, è stata acquisita dal Comune di Milano ed è entrata a far parte della collezione permanente del Museo. Sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 1° luglio alle ore 19 alla presenza dell’artista e dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi.
Per l’opera, Kosuth ha scelto una citazione tratta dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio: “Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità”. Trasposta in neon sulla facciata del Museo del Novecento, la frase vuole porre in relazione il pensiero metafisico di Savinio con la ricerca artistica concettuale di Kosuth, invitando il pubblico a guardare oltre l’immediatezza del presente per cogliere significati più profondi e nuove possibilità di senso.
L’installazione s’inserisce in una fase significativa per il Museo del Novecento, impegnato nel progetto di ampliamento che interesserà la seconda torre dell’Arengario. In questo contesto, l’opera assume anche un valore simbolico, accompagnando il percorso di crescita dell’istituzione verso nuovi spazi dedicati all’arte contemporanea. Come sottolineato dall’assessore Tommaso Sacchi, “l’opera di Kosuth getta idealmente un ponte verso il secondo Arengario, destinato a diventare estensione del Museo, accompagnandolo fino alle soglie del contemporaneo”.
L’installazione nasce nell’ambito di Metafisica/Metafisiche, il grande progetto espositivo diffuso curato da Vincenzo Trione e promosso da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia con Electa. La mostra, che si concluderà il 21 giugno, esplora l’eredità e l’attualità della visione metafisica dal primo Novecento alla contemporaneità. Pur legata a questo progetto espositivo, l’opera di Kosuth è destinata a prolungarne nel tempo i contenuti, trasferendo la riflessione dal contesto museale allo spazio urbano.
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