Luca Rossi vince il Sustainable Art Prize di Art Verona coi suoi Hidden Works


Ad ArtVerona 2026 il riconoscimento premia la ricerca avviata nel 2009 da Luca Rossi, che con gli Hidden Works, opere che scelgono di non farsi vedere, mette in discussione la sovrapproduzione di immagini e il consumo immediato dell’arte.

Un’opera d’arte può sottrarsi allo sguardo e continuare a esistere ugualmente come opera anche se nessuno la vede? È una delle domande che attraversano la ricerca di Luca Rossi, artista ma anche firma abituale di Finestre sull’Arte, che con la serie Hidden Works propone lavori protetti dalla visibilità immediata e la cui eventuale rivelazione viene affidata alla decisione del collezionista: ecco, questa scelta che contrasta con un sistema culturale abituato a esporre, fotografare e condividere continuamente le immagini, è valsa a Luca Rossi la vittoria del Sustainable Art Prize 2026, assegnato ad ArtVerona alla ricerca che Luca Rossi ha presentato allo stand di Traveling Gallery e con il progetto espositivo Fingertips Society, progetto curatoriale dedicato alle contraddizioni della società contemporanea e al rapporto tra individuo, schermo, identità e realtà.

Il riconoscimento premia un percorso, quello di Luca Rossi, avviato nel 2009, in cui la pratica artistica si intreccia in continuazione con la critica e l’attività curatoriale. La sostenibilità, in questa prospettiva, non riguarda soltanto i materiali impiegati per realizzare un’opera o l’impatto ambientale della produzione culturale: investe anche il modo in cui si guarda, si attribuisce valore alle immagini e si decide che cosa meriti di essere conservato, mostrato o consumato.

Luca Rossi vince il Sustainable Art Prize di Art Verona 2026
Luca Rossi vince il Sustainable Art Prize di Art Verona 2026

È questo il significato dell’“ecologia dello sguardo” richiamata dalla giuria nella motivazione del premio: “La sua ecologia dello sguardo ci invita a produrre meno e vedere meglio, superando l’apparenza ed invitandoci a riflettere tra la possibilità di consumare e quella di proteggere”. L’idea è che una diversa relazione con le immagini possa diventare parte di una riflessione più ampia sui comportamenti individuali e collettivi, sulle forme del consumo e sui meccanismi che regolano la circolazione della cultura.

Gli Hidden Works costituiscono una delle espressioni più riconoscibili di questo orientamento. Sottrarre un’opera alla vista non significa semplicemente impedirne l’accesso: significa intervenire sulle aspettative che accompagnano l’esperienza artistica, mettendo in discussione l’idea che un lavoro debba essere sempre disponibile, visibile e immediatamente riconoscibile per poter essere apprezzato. La scelta di proteggerlo apre invece uno spazio per l’attesa, l’immaginazione e la responsabilità di chi lo possiede. Oggi, nella nostra società, le immagini si moltiplicano e si succedono a ritmo continuo, per cui la possibilità di non mostrare diventa una presa di posizione: l’opera non è soltanto qualcosa da vedere e da consumare, ma può essere anche qualcosa da custodire, la cui esistenza non coincide necessariamente con la sua esposizione pubblica. È una riflessione che riguarda direttamente il sistema dell’arte, ma che si estende anche alle abitudini quotidiane di fruizione, sempre più legate alla riproduzione e alla condivisione digitale.

La ricerca degli Hidden Works ha trovato di recente spazio anche all’interno dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura, dove un’opera della serie è inserita nel percorso artistico del ristorante accanto a lavori di protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. La presenza in questo contesto mostra una delle possibili modalità di relazione tra le opere e gli ambienti che le ospitano, pur mantenendo al centro il tema della visibilità e della protezione.

Luca Rossi vince il Sustainable Art Prize di Art Verona 2026
Luca Rossi vince il Sustainable Art Prize di Art Verona 2026

Il riconoscimento assegnato a Luca Rossi ad ArtVerona 2026 si inserisce dunque in una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea che coinvolge tanto gli artisti quanto le istituzioni, i collezionisti e il pubblico. Se la sostenibilità implica anche ripensare i comportamenti e i modelli culturali, la scelta di produrre meno e guardare con maggiore attenzione diventa una delle questioni che la ricerca artistica può contribuire a rendere visibili.

Il Sustainable Art Prize, istituito nel 2017 in collaborazione con l’Ufficio Sostenibilità dell’Università Ca’ Foscari Venezia, è dedicato alle ricerche artistiche che contribuiscono alla riflessione sugli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Dal 2022 partecipano all’iniziativa anche le Università di Padova e Verona, con l’intento di rafforzare il dialogo tra arte contemporanea, ricerca accademica e nuove generazioni. Il premio prevede un contributo di 5.000 euro destinato alla realizzazione di un progetto collettivo con studenti universitari, in vista del 2027. La giuria che ha assegnato l’edizione 2026 era composta da Nicola Frison, professore dell’Università degli Studi di Verona; Elena Semenzin, professoressa dell’Università Ca’ Foscari Venezia; Mauro Varotto, professore dell’Università degli Studi di Padova; e Giulia Zompa, cultrice della materia presso il Dipartimento di Storia e Critica d’Arte dell’Università degli Studi di Milano.




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