Addio a Giancarlo Olgiati, tra i più importanti collezionisti d'arte in Svizzera


È scomparso all’età di 88 anni l’avvocato Giancarlo Olgiati, figura di primo piano della cultura del Canton Ticino. Con la moglie Danna ha creato una delle più importanti collezioni private d’arte contemporanea in Svizzera, oggi aperta al pubblico a Lugano.

È scomparso nella notte tra giovedì e venerdì, all’età di 88 anni, l’avvocato Giancarlo Olgiati, collezionista e figura centrale della vita culturale del Canton Ticino, e assieme alla moglie Danna creatore della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, aperta al pubblico, una delle più importanti raccolte d’arte contemporanea della Svizzera. Cresciuto in una famiglia impegnata nella vita pubblica, nel corso di una lunga carriera professionale e istituzionale aveva unito l’attività forense a un’intensa partecipazione alla vita politica, culturale e artistica del territorio, sviluppando in particolare una competenza nel diritto dell’arte e del mercato dell’arte. Laureato in diritto all’Università di Ginevra nel 1962, Olgiati aveva maturato esperienze professionali in ambito finanziario, fiscale e legale, tra cui un periodo presso Commerzbank a Düsseldorf e un’esperienza presso il fisco cantonale. Nel 1968 aveva fondato uno studio legale e notarile, destinato a diventare lo Studio Olgiati-Ghiringhelli-Sala, del quale era senior partner.

La sua attività professionale si era concentrata soprattutto sul diritto tributario, societario e commerciale, in ambito nazionale e internazionale. Nel corso degli anni, dagli anni Settanta fino ai primi anni Duemila, aveva rappresentato come avvocato e amministratore importanti gruppi internazionali. Tra i suoi clienti figuravano realtà del settore bancario come Credit Commerciale de France e Kredietbank, aziende della moda e dell’industria come Benetton, Philip Morris e Audemars Piguet, e gruppi dell’editoria e della comunicazione come Mondadori, Mediaset e Polyvideo.

Giancarlo Olgiati
Giancarlo Olgiati

Un ruolo importante aveva avuto anche nella promozione della cultura politica. Nel 1965 era stato promotore, fondatore e redattore responsabile della rivista Ragioni Critiche, alla quale aveva dedicato l’intera durata della pubblicazione, circa quarant’anni. Dal 1985 fino all’estinzione della fondazione omonima ne era stato anche presidente del Consiglio. La rivista aveva promosso in Ticino una cultura politica laica e liberaldemocratica, affrontando temi storici, filosofici, economici e scientifici e sostenendo in particolare la creazione dei congressi di Locarno, ai quali avevano partecipato alcuni tra i più importanti pensatori del Novecento, tra cui Karl Popper e Paul Feyerabend.

Accanto alla professione forense e all’impegno politico, Olgiati aveva sviluppato un interesse sempre più profondo per l’arte, fino a fare della tutela giuridica delle opere e delle questioni fiscali legate alla cultura uno dei suoi principali ambiti di specializzazione. Da oltre cinquant’anni era consulente nel settore del diritto dell’arte e del mercato dell’arte. Aveva collaborato anche con Harald Szeemann, presidente della fondazione e tra i più importanti critici e curatori d’arte del Novecento, legato anche a memorabili edizioni di Documenta in Germania e della Biennale di Venezia. Aveva inoltre lavorato con Marco Müller, tra i maggiori esperti e organizzatori di festival cinematografici, che avrebbe diretto manifestazioni come quelle di Locarno, Venezia, Roma e Shanghai. La Fondazione Montecinemaverità aveva inoltre ottenuto un Oscar per il miglior film straniero con Terra di Nessuno.

Il rapporto con l’arte aveva trovato una delle sue espressioni istituzionali più importanti nel Museo d’arte della Svizzera italiana: Olgiati era stato promotore, cofondatore e membro del Consiglio di Fondazione del MASI, oltre che presidente e successivamente presidente onorario di PRO MUSEO. Ma soprattutto, la passione per l’arte lo aveva inoltre portato, insieme alla moglie Danna, a costruire una importante collezione di arte moderna e contemporanea, con una particolare attenzione all’arte italiana e alla ricerca astrattista. “Nel comporre la nostra collezione avevamo un obiettivo essenziale: documentare le avanguardie del nostro tempo ma con un costante rimando alle avanguardie storiche, per cercarne le radici”, avevano spiegato i due collezionisti. L’obiettivo era anche “mettere a fuoco la grandezza dell’arte italiana e integrarla con il resto del mondo, per valorizzarla e farla conoscere”.

L’interesse di Olgiati per l’arte era iniziato molto presto. A metà degli anni Cinquanta, ancora giovanissimo, aveva seguito gli espressionisti tedeschi attraverso il rapporto con un artista svizzero, anch’egli espressionista, che frequentava la sua casa. Alcuni anni più tardi, durante il soggiorno a Düsseldorf successivo agli studi universitari, aveva potuto vedere nei grandi musei tedeschi le opere degli artisti che aveva già conosciuto e avvicinarsi direttamente alla scena dell’arte moderna e contemporanea.

Alla Galleria Schmeila di Düsseldorf aveva incontrato Yves Klein e Arman, protagonisti del Nouveau Réalisme. Di Arman, con il quale avrebbe mantenuto un’amicizia per tutta la vita, Olgiati aveva raccolto numerose opere. L’artista francese aveva dichiarato di essere debitore a Giacomo Balla per alcune delle proprie ricerche, tra cui Allures d’objets e Tampons. L’interesse per quelle opere aveva spinto Olgiati ad approfondire la conoscenza del Futurismo, una delle grandi avanguardie del Novecento.

A metà degli anni Ottanta aveva conosciuto Danna, che sarebbe diventata sua moglie, a Venezia, durante un salone internazionale d’arte. Danna era titolare della galleria Fonte d’Abisso, conosciuta per le sue ricerche sulle avanguardie storiche, in particolare sul Futurismo e su Balla. Da quell’incontro era nato il progetto collezionistico condiviso. Danna aveva avuto un ruolo determinante nei primi anni della raccolta, contribuendo all’acquisizione di opere futuriste, dadaiste e russe e alla costruzione di una biblioteca futurista che oggi conta oltre 1.250 titoli. Molti anni dopo, gli artisti Ilya ed Emilia Kabakov avrebbero progettato negli spazi di Lugano una mostra dedicata al tema dell’utopia, nella quale era stata esposta anche una selezione di quelle opere.

Nel corso del tempo, Giancarlo e Danna Olgiati avevano scelto di concentrare una parte importante della raccolta sull’arte italiana e dell’area a sud delle Alpi. Una scelta che, secondo i collezionisti, permetteva di distinguere la loro ricerca dalle altre collezioni svizzere, storicamente più orientate verso Parigi fino agli anni Sessanta e successivamente verso New York.

Particolare attenzione era stata dedicata all’arte italiana del secondo dopoguerra, con opere di protagonisti come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Alberto Burri ed Enrico Castellani. Un capitolo specifico della raccolta era stato dedicato all’Arte Povera, rappresentata attraverso opere significative dei suoi principali protagonisti.

Negli anni Novanta la ricerca si era progressivamente allargata agli artisti europei destinati a raggiungere una fama internazionale, tra cui Anselm Kiefer, Antony Gormley e Anish Kapoor. A cavallo degli anni Duemila, Olgiati e la moglie avevano rivolto l’attenzione anche verso artisti americani neo-astrattisti e neo-pop che dominavano la scena internazionale, come Christopher Wool, Wade Guyton, Mark Grotjahn e Danh Vo.

A unire queste scelte, nel corso di oltre mezzo secolo, era stato un interesse costante per l’astrazione e per la riflessione sull’oggetto, una sorta di filo rosso capace di attraversare un secolo di storia dell’arte. Nel 2012 Giancarlo e Danna Olgiati avevano deciso di aprire al pubblico una parte consistente della collezione e di concederla in usufrutto alla città di Lugano. Il progetto era stato realizzato attraverso un accordo tra i collezionisti, il MASI e la sua Fondazione. Da allora la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati ha continuato a progettare e organizzare mostre, anche grazie al sostegno di sponsor privati. Nel 2023 la collezione era stata inoltre scelta dal produttore Michele Buongiorno come una delle due più importanti collezioni private di Arte Povera per il film Arte Povera.

La scomparsa di Giancarlo Olgiati lascia dunque una figura che aveva attraversato ambiti diversi della vita ticinese, dal diritto alla politica, dall’università alla promozione culturale, dal cinema all’arte contemporanea, ma lascia soprattutto una raccolta costruita nell’arco di decenni insieme alla moglie Danna, con l’ambizione di mettere in relazione le avanguardie storiche, l’arte italiana e le ricerche internazionali contemporanee. Una collezione che, per volontà dei suoi artefici, è diventata anche patrimonio accessibile della città di Lugano.




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