Beatrice Venezi non è più direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, e si chiude con una rottura netta il rapporto tra il teatro e la maestra. La Fondazione ha infatti annunciato quest’oggi l’interruzione di ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra, al termine di giorni segnati da forti tensioni seguite alle dichiarazioni rilasciate dalla stessa Venezi in un’intervista al quotidiano argentino La Nación. La decisione è stata comunicata ufficialmente attraverso una nota del teatro. “La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”, si legge nel comunicato diffuso nelle scorse ore. Una presa di posizione che segna una frattura definitiva tra l’istituzione lirica veneziana e la direttrice, fino a poco tempo fa tra le figure coinvolte nelle attività del teatro.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha dichiarato di prendere atto della decisione del sovrintendente Nicola Colabianchi e gli conferma la più piena fiducia. “Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al Sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia”, si legge nella nota ministeriale. “Con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.
Nel corso dell’intervista al quotidiano argentino, Venezi, parlando della propria esperienza alla guida dell’orchestra veneziana, la direttrice aveva descritto un ambiente poco incline al cambiamento, sottolineando la propria provenienza non familiare dal mondo musicale e aggiungendo che si tratterebbe di “un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio”.
Le parole hanno suscitato una reazione immediata all’interno del teatro, in particolare da parte della rappresentanza sindacale unitaria. L’RSU ha respinto con fermezza le affermazioni, definendole “false, gravi e offensive”. Nella replica ufficiale, i rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito come l’accesso all’orchestra avvenga esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali, fondati su criteri di merito e rigore professionale, respingendo dunque qualsiasi ipotesi di trasmissione ereditaria dei ruoli.
Il confronto tra le parti si è rapidamente irrigidito, trasformandosi in una frattura sempre più profonda nel corso dei giorni successivi alla pubblicazione dell’intervista. Le tensioni, già evidenti nelle reazioni interne al teatro, hanno progressivamente reso difficile una ricomposizione, fino alla decisione finale della Fondazione di interrompere ogni rapporto futuro con la direttrice. La scelta rappresenta l’epilogo di una vicenda che ha avuto ampia risonanza mediatica e che ha riportato al centro del dibattito il funzionamento delle istituzioni musicali e le modalità di accesso alle orchestre.
La crisi, tuttavia, affonda le radici nei mesi precedenti. Il 22 settembre 2025 Venezi era stata nominata direttrice musicale della Fenice, una decisione che aveva suscitato fin da subito forti contestazioni da parte dei professori d’orchestra. In una lettera pubblica, i musicisti avevano criticato la mancanza di trasparenza nella procedura di nomina e sollevato dubbi sul curriculum artistico della direttrice. Le proteste si erano intensificate nelle settimane successive, fino a includere la richiesta di dimissioni del sovrintendente Colabianchi. Il confronto si era tradotto anche in iniziative di mobilitazione. Il 17 ottobre 2025 uno sciopero aveva portato alla cancellazione della prima dell’opera Wozzeck, accompagnato da una manifestazione dei lavoratori. Il 10 novembre era seguito un corteo che aveva coinvolto anche dipendenti di altri teatri italiani, mentre ulteriori azioni di protesta, tra cui lanci di volantini, avevano mantenuto alta la tensione all’interno dell’istituzione.
La nomina di Venezi aveva inoltre suscitato reazioni critiche anche nel mondo musicale. Tra le voci che avevano espresso perplessità figurano direttori d’orchestra come Fabio Luisi, Silvia Massarelli e Vittorio Parisi, oltre al violinista Uto Ughi e all’ex sovrintendente della Fenice Cristiano Chiarot. Alcuni di loro avevano messo in discussione l’adeguatezza della scelta, mentre il direttore Peppe Vessicchio aveva manifestato riserve sulle modalità della nomina, pur riconoscendo le capacità artistiche della direttrice.
Non erano mancati, tuttavia, anche sostegni alla decisione iniziale. Oltre allo stesso Colabianchi, si erano espressi a favore della nomina il direttore del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto e il ministro Alessandro Giuli. In questo contesto già segnato da divisioni, le dichiarazioni rilasciate a La Nación hanno rappresentato un punto di rottura definitivo. Sia la rappresentanza sindacale sia la dirigenza del teatro hanno immediatamente stigmatizzato le parole della direttrice, accelerando un processo di deterioramento del rapporto che si è concluso con l’annullamento di ogni collaborazione.
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