“Ho visto l’opera Ecce Homo di Antonello da Messina e trovo pertinente la sua esposizione al Meeting di Rimini perché si restituisce all’opera il valore d’icona sacra, oggetto di culto com’era originariamente e non di cultura”. A parlare è Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera di Milano, intervenuto alla Fiera di Rimini a margine del Meeting di Comunione e Liberazione, dove ieri ha partecipato al panel “Quando l’arte crea sviluppo”.
La dichiarazione arriva mentre l’esposizione dell’Ecce Homo a Rimini ha suscitato alcune perplessità per le modalità e i tempi del trasferimento. La tavola di Antonello da Messina, acquistata dallo Stato italiano a febbraio per 14,9 milioni di dollari, pari a circa 12,6 milioni di euro, è infatti entrata nel percorso del MuNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila soltanto nel giugno 2026. A due mesi dall’ingresso nelle collezioni del museo, l’opera è stata trasferita alla Fiera di Rimini, dove sarà visibile per una settimana nell’ambito del Meeting di CL, in programma dal 21 al 26 agosto. Il prestito era previsto, ma la scelta ha assunto particolare rilievo considerando il recente arrivo dell’opera al MuNDA, il fatto che L’Aquila sia Capitale Italiana della Cultura 2026 e, soprattutto, il recente furto delle tavole di Antonello dal Museo Regionale di Messina. A destare discussione è stata anche la comunicazione dello spostamento, arrivata con poco preavviso.
Per Crespi, tuttavia, la presenza dell’Ecce Homo al Meeting è pertinente proprio in ragione della natura originaria dell’opera. “Le persone si mettono in fila a migliaia per vederlo perché sentono il potere del sacro”, ha dichiarato il direttore della Grande Brera, sottolineando come questa percezione sia indipendente dal fatto che il dipinto si trovi all’interno di un museo. “Si tratta di un’opera che mantiene la forza originaria di un’icona nata perché il popolo lo vedesse perfino senza la mediazione museale”, ha aggiunto.
La tavola di Antonello è un’opera di piccolo formato, circa 20 per 15 centimetri, ma caratterizzata da una straordinaria intensità espressiva. È dipinta su entrambi i lati e presenta due immagini strettamente legate tra loro. Su una faccia è raffigurato Cristo a mezzo busto, con il volto segnato dalla Passione e lo sguardo rivolto direttamente verso chi osserva. Il rapporto visivo instaurato dalla figura crea così un dialogo immediato e silenzioso, riducendo la distanza tra l’immagine e lo spettatore. Sul retro compare invece San Girolamo penitente, immerso in un paesaggio roccioso e austero, concepito come spazio di solitudine e meditazione.
L’opera era stata realizzata per la devozione privata, come immagine destinata a essere custodita e portata con sé per la contemplazione individuale. È databile tra il 1460 e il 1465 e appartiene a una fase decisiva della carriera di Antonello da Messina, nella quale l’influenza della pittura fiamminga si intreccia con la tradizione italiana. Da questa sintesi nasce un linguaggio caratterizzato da una particolare intensità luminosa, da una resa più naturale delle figure e da una forte profondità psicologica.
L’Ecce Homo conservato al MuNDA è inoltre considerato la prima versione nota del soggetto realizzata da Antonello. L’artista sarebbe tornato più volte sul tema nel corso della sua attività, arrivando ad alcune delle più alte rappresentazioni dell’umanità di Cristo nel Rinascimento. Dopo una lunga permanenza nelle collezioni private, la rarissima tavola è tornata a essere patrimonio pubblico grazie all’acquisizione da parte del Ministero della Cultura.
La questione del prestito a Rimini riguarda dunque non soltanto la durata, limitata a una settimana, ma soprattutto l’opportunità di allontanare così presto l’opera dal museo che ne ha appena accolto l’ingresso (il MuNDA, infatti, viene temporaneamente privato di quello che è diventato il principale richiamo del suo percorso espositivo e uno dei motivi per cui molti visitatori si stanno recando al museo dell’Aquila), e l’opportunità di prestarla a un evento invece che a una mostra d’arte.
Nel frattempo, Crespi ha interpretato la forte affluenza registrata a Rimini come una conferma della capacità dell’opera di mantenere intatta la propria dimensione devozionale. La sua esposizione al Meeting, secondo il direttore della Grande Brera, consente infatti di riportare in primo piano quella funzione originaria che precede l’esperienza museale e che ancora oggi, attraverso il rapporto diretto con l’immagine di Cristo, sembra parlare a un pubblico molto ampio.
Crespi era presente al Meeting anche per il panel “Quando l’arte crea sviluppo”, nel quale ha ribadito il ruolo della Grande BRERA come piattaforma permanente capace di produrre conoscenza e sviluppo a beneficio della comunità. La sua posizione sull’Ecce Homo si inserisce così in una riflessione più ampia sul rapporto tra patrimonio, pubblico e istituzioni culturali, proprio mentre il dipinto di Antonello si trova temporaneamente fuori dalla sede che lo ha appena accolto.
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