“L'arte ha il potere di guarire”. Tre artisti ucraini parlano della situazione nel loro paese


Florence Biennale ha intervistato tre artisti ucraini (Aleksandr Vishnevetskiy, Kseniya Oudenot e Natalia Marchuk) sulla situazione che sta vivendo in questo momento il loro paese. Ecco cosa hanno risposto.

Tre artisti ucraini si esprimono in prima persona su quello che sta accadendo nel loro paese. E lo fanno attraverso Florence Biennale, la mostra internazionale di arte contemporanea e design di Firenze che sin dal suo esordio nel 1997 ha costituito un importante momento di incontro interculturale e interdisciplinare. “Il dialogo tra i popoli attraverso la cultura e l’arte in particolare”, spiegano da Florence Biennale, “è infatti uno dei principi ispiratori di Florence Biennale, che promuove il valore del rispetto delle diversità considerandole una grande ricchezza dal punto di vista sia umano, sia artistico”. Florence Biennale condanna chi impedisce con la violenza l’incontro e il dialogo, e la sua direzione generale ha voluto dare l’opportunità agli artisti provenienti dall’Ucraina presenti all’ultima edizione della mostra internazionale (lo scorso ottobre 2021), che ne avessero volontà e fossero in condizioni di poterlo fare, di potersi esprimere in prima persona, rispondendo ad alcune domande e affidando un loro messaggio da condividere con i media, sui social e sul sito di Florence Biennale, con l’intento di mostrare la nostra solidarietà a tutto il popolo ucraino e di diffondere un messaggio di pace. Gli artisti che hanno risposto alle domande sono Aleksandr Vishnevetskiy, Kseniya Oudenot e Natalia Marchuk. Di seguito le domande e le risposte che hanno dato.

Aleksandr Vishnevetskiy
Aleksandr Vishnevetskiy
Kseniya Oudenot
Kseniya Oudenot
Natalia Marchuk
Natalia Marchuk

Per prima cosa ci teniamo a chiederle come sta e quale è il suo stato d’animo? Ha sentito la comunità degli artisti e del mondo dell’arte vicino? Crediamo che l’arte sia una delle più importanti forme di linguaggio e dialogo tra i popoli. Gli artisti, il loro ruolo nel mondo, può essere in qualche modo di aiuto in una situazione così difficile? Vuole condividere un messaggio?

Aleksandr Vishnevetskiy: Mi chiamo Aleksandr Vishnevetskiy e sono nato a Kiev in Ucraina. Per trent’anni ho vissuto con la mia famiglia negli USA. Sono fortunato ad essere nato in una città storica come Kiev, una delle città più belle al mondo. Sono nato nel 1950, 5 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. A scuola ho studiato la storia della guerra e visto le immagini della nostra splendida città ridotta in rovina. Abbiamo perso molti familiari durante la guerra e le famiglie dei nostri vicini hanno subito le stesse perdite. Ci è voluto molto tempo per ricostruire Kiev e riportarla al suo splendore. Oggi non riusciamo a credere che le truppe russe siano arrivate con una missione di guerra e stiano distruggendo la città che i loro padri e nonni hanno ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. La mia famiglia ha lasciato l’Ucraina dopo la tragedia di Chernobyl. I russi e gli ucraini si erano uniti per salvare le nostre famiglie da questo terribile evento. I soldati russi e ucraini si sono recati per primi a Chernobyl per evitare alla città una terribile tragedia e hanno perso la vita. Oggi migliaia di ucraini, madri con bambini, hanno attraversato il confine con i paesi vicini per salvarsi la vita. La mia famiglia è passata attraverso il processo di immigrazione e tutti conosciamo le difficoltà di questo processo, quanto tempo e quanta forza ci vuole per superare questo difficile percorso. Oggi i nostri cuori stanno soffrendo e molti dei miei amici stanno piangendo. Non possiamo credere che stia accadendo e che le truppe russe abbiano la terribile missione di mettere le città ucraine in rovina. Sono sicuro che la maggioranza del popolo russo non vuole questo e si oppone alla missione politica del suo governo. Preghiamo e speriamo per il meglio, tutti insieme, per l’Ucraina.

Kseniya Oudenot: Il mio mondo e quello della mia famiglia si è letteralmente capovolto. È difficile da descrivere. Sono sotto shock, arrabbiata per la situazione ed estremamente triste per tutto il dolore che la mia nazione sta attraversando. Il mio cuore è straziato e la mia mente si interroga su cosa fare e come aiutare. Ma è impossibile aiutare tutti, e vedere come civili e bambini innocenti vengono uccisi e privati di tutto ciò che amavano, derubati del loro futuro è più che straziante. Ora sto viaggiando verso il confine dell’Ucraina, cercando di aiutare mia madre e mia nonna ad attraversarlo e raggiungere un posto sicuro. Mia nonna compie 98 anni fra qualche giorno, quindi il loro viaggio è stato davvero sfidante, ma le persone e le organizzazioni umanitarie le hanno aiutate a farcela. Poterle finalmente rivedere è una gioia. Piangiamo di tristezza e paura per tutti i nostri cari che sono rimasti in Ucraina e che ora sono in pericolo. Il futuro non è mai stato così poco chiaro. Il supporto della comunità degli artisti è incredibile, è davvero commovente vedere tanta gentilezza e assistenza così genuine. Credo che in tempi così disperati l’intervento sul campo sia quello che conta di più. Ma anche l’arte ha ovviamente la sua importanza, poiché ha il potere di guarire, riflettere e registrare questi eventi affinché le generazioni future possano vedere e imparare dalla nostra esperienza.

Natalia Marchuk. È piuttosto difficile esprimere i miei sentimenti e il mio stato d’animo attuali a parole. Questa situazione ha capovolto il mio mondo. Sono piuttosto sopraffatta, contrariata, non riesco a dormire e sono stanca ma cerco di farmi forza e soprattutto sono davvero arrabbiata. Il primo giorno di guerra ho avuto un attacco di panico in piena notte. È stata la prima volta in tutta la mia vita che ho avuto un attacco di panico, l’intera nottata mi è sembrata surreale. I miei amici a Kiev mi mandavano messaggi dicendomi che erano stati svegliati dalle bombe. È stato poche ore prima dell’alba. Ma i miei amici artisti sono stati forse i primi a reagire e a scrivermi quella notte, a controllare come stavo e alla fine mi hanno aiutato a calmarmi. Molti di loro erano gli stessi che protestavano insieme a me a New York 20 giorni prima. Era un raduno di artisti che avevo organizzato e chiamato “Make Art, Not War” per i creativi della città per attirare l’attenzione sul problema e prevenire la guerra. Quella notte ci siamo sentiti tutti come se avessimo fallito. Ho sempre considerato l’arte come un mezzo molto potente. E la cultura è l’anima di una nazione. C’è un motivo per cui i militari russi stanno prendendo di mira i nostri monumenti, bombardano i memoriali e distruggono le opere d’arte (oltre a tutto il resto). C’è un motivo per cui in passato, quando ci hanno tolto l’indipendenza, assassinavano artisti e scrittori e cercavano di stabilire ciò che gli artisti sono “autorizzati” a fare. C’è un detto molto abusato: “Un’immagine vale un milione di parole”. Con un’opera d’arte puoi sollevare tante discussioni e provocare il pensiero critico – sia che tu sia un artista attivista o che cerchi semplicemente di documentare gli eventi attuali. In questo caso, l’arte diventa un forte strumento educativo. Che mi crediate o no, ci sono ancora pazzi furiosi là fuori che credono che Putin ci stia “aiutando”, e non che stia uccidendo i nostri figli, e c’è persino un sacco di gente in Russia che pensa che non ci sia nessuna guerra. Gli aggressori sanno dell’arte e ne hanno paura, ne hanno sempre avuto. Vi invito a non aver paura a proiettare voi stessi, i vostri sentimenti e i vostri pensieri in questo momento sulle opere d’arte, in qualsiasi tecnica o mezzo usiate. Promuovete il vostro lavoro sulle vostre piattaforme, parlate e aiutate l’Ucraina in qualsiasi modo possiate. Noi siamo la voce della nostra generazione. Questo è il nostro compito.


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