Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha approvato l’iscrizione del sito archeologico di Sebastia, in Cisgiordania (Palestina), e il complesso dei castelli della regione di Jabal Amel nel Libano, nella Lista del Patrimonio Mondiale e, contestualmente, anche nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo. La decisione è stata presa venerdì durante la riunione del Comitato in corso a Busan, in Corea del Sud, nonostante l’opposizione di Israele. Prima della votazione, infatti, il Ministero degli Esteri israeliano aveva invitato il Comitato a respingere le candidature presentate per Sebastia e per i castelli dell’area di Jabal Amel, sostenendo che si trattasse di una “strumentalizzazione del patrimonio culturale”. L’UNESCO ha tuttavia approvato entrambe le iscrizioni, motivando la decisione di inserirli anche nella Lista del Patrimonio in Pericolo con la situazione di emergenza determinata dai conflitti in corso in Medio Oriente. Negli ultimi mesi, autorità culturali e cittadini sia in Libano sia in Cisgiordania hanno più volte chiesto un intervento internazionale per salvaguardare i siti archeologici minacciati dalle operazioni militari israeliane.
Sebastia si trova su una collina a circa dieci chilometri a nord-ovest di Nablus, nella Cisgiordania occupata da Israele. Il sito conserva le testimonianze archeologiche della successiva occupazione da parte di diverse civiltà, almeno a partire dal IX secolo a.C., quando Samaria-Sebastia fu la capitale del Regno d’Israele settentrionale, passando per i periodi ellenistico, romano, bizantino e islamico, con resti architettonici risalenti all’epoca delle Crociate, nonché ai periodi ayyubide/mamelucco e ottomano, quando era uno dei “Villaggi del Trono”. A differenza di molte città abitate ininterrottamente, dove il successivo sviluppo urbano ha oscurato i resti più antichi, Sebastia conserva tracce archeologiche relativamente dirette delle sue principali epoche di sviluppo fino al periodo palestinese contemporaneo, il che consente una chiara interpretazione dei successivi sistemi politici, religiosi e urbani che rimangono fisicamente interconnessi. L’importanza storica e archeologica dell’area ne ha infatti fatto negli anni un punto centrale delle controversie sulla conservazione del patrimonio e sulla gestione del territorio.
Il sito dei castelli di Jabal Amel comprende invece cinque insediamenti fortificati situati in questw regione storica del Libano meridionale: Qalaat Al Chakif (Castello di Beaufort), Qalaat Tibnin (Castello di Toron), Qalaat Chakra (Castello di Dubieh), Qalaat Deir Kifa (Castello di Maron) e Qalaat Chama’ (Castello di Chama’). Occupando importanti colline e crinali strategici che dominavano le principali vie di comunicazione regionali, i castelli formavano una rete difensiva e amministrativa integrata che controllava i movimenti, le comunicazioni e le risorse agricole su un vasto territorio. Sviluppati tra il periodo medievale e il XIX secolo, illustrano le successive fasi di occupazione e adattamento da parte di Crociati, Ayyubidi, Mamelucchi, Ottomani e sovrani feudali locali. Le loro fortificazioni, i mastii, le torri, le porte e i quartieri residenziali conservano la testimonianza del continuo scambio di conoscenze militari, tecniche costruttive e pratiche di gestione territoriale tra le tradizioni europee e mediorientali, dimostrando al contempo l’evoluzione dell’architettura difensiva e della rete fortificata nell’arco di quasi un millennio.
Negli ultimi mesi il governo israeliano ha inoltre promosso una proposta legislativa per assumere il pieno controllo del sito. Secondo i circa 3.500 abitanti palestinesi della cittadina, che traggono sostentamento dagli uliveti circostanti, l’iniziativa costituirebbe un pretesto per espropriare vaste porzioni di terreno e favorire l’espansione degli insediamenti israeliani. L’iscrizione di Sebastia arriva inoltre in una fase caratterizzata dall’aumento delle violenze dei coloni israeliani contro i villaggi palestinesi della Cisgiordania, compresa l’area attorno a Nablus.
Tra i siti libanesi inseriti nella Lista figura anche il castello di Beaufort, noto come Qalaat al-Shaqif, uno dei cinque castelli crociati dell’area di Jabal Amil riconosciuti dall’UNESCO. La fortezza è stata colpita direttamente dalle forze israeliane nel mese di maggio. L’esercito israeliano aveva inoltre diffuso immagini che mostravano propri militari all’interno del castello durante un’avanzata nei villaggi del Libano meridionale. Costruito originariamente nel 1137, il complesso rappresenta, secondo l’UNESCO, uno degli esempi meglio conservati di architettura castellana medievale del Vicino Oriente. Nel 2024 il sito aveva già ottenuto dall’organizzazione una protezione rafforzata in caso di conflitto armato.
Nel corso della stessa riunione, il Comitato ha deciso anche di iscrivere anche la città libanese di Tiro nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo. Già riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dal 1984, Tiro fu fondata dai Fenici e rappresentò per secoli uno dei principali centri marittimi e commerciali del Mediterraneo antico. La città moderna è stata interessata dai bombardamenti aerei israeliani e alcune esplosioni si sono verificate in prossimità dei principali resti archeologici, tra cui il colonnato, le terme romane e la necropoli, circostanza che ha contribuito alla decisione dell’UNESCO di rafforzarne le misure di tutela.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.