Una Corte Suprema divisa ha stabilito lo scorso 31 agosto che l’amministrazione Trump può proseguire i lavori di costruzione della sala da ballo da 400 milioni di dollari alla Casa Bianca, mentre restano ancora pendenti i procedimenti legali collegati al progetto. Si tratta di una vittoria per il presidente Donald Trump. La decisione, adottata con una maggioranza di cinque voti contro quattro, sostituisce un provvedimento temporaneo emesso all’inizio del mese, poco prima che entrasse in vigore uno stop ai lavori disposto dalla corte d’appello. Quell’ordine temporaneo era stato firmato dal giudice capo della Corte Suprema John G. Roberts, incaricato di gestire i ricorsi provenienti dalla capitale, il quale ha tuttavia espresso pubblicamente il proprio dissenso rispetto all’ultima decisione, sostenendo con fermezza che il progetto risulta probabilmente illegittimo poiché non ha ricevuto l’approvazione del Congresso. Secondo quanto scritto da Roberts, la decisione odierna non rappresenta affatto una vittoria per il principio della separazione dei poteri, posizione condivisa anche dai tre giudici di orientamento progressista della Corte.
La maggioranza, dal canto proprio, ha ritenuto che il National Trust for Historic Preservation non disponesse probabilmente del diritto legale di contestare il progetto. L’ordinanza, priva di firma, ha fatto riferimento alle argomentazioni presentate dal governo, secondo cui la sala da ballo risponderebbe anche a esigenze di sicurezza nazionale, proteggendo un’installazione militare sotterranea in fase di progettazione e offrendo una struttura più sicura rispetto alle tende attualmente utilizzate per gli eventi di grandi dimensioni. La votazione ha dunque consentito alla Casa Bianca di proseguire con la costruzione della sala da ballo, come riportato dall’agenzia Associated Press.
I giudici che hanno votato a favore della prosecuzione dei lavori hanno sottolineato, nella propria ordinanza priva di firma, il recente argomento presentato dall’amministrazione Trump secondo cui la sala da ballo sarebbe necessaria per ragioni di sicurezza nazionale, in quanto proteggerebbe un’installazione militare sotterranea non ancora realizzata e risulterebbe presumibilmente meno vulnerabile rispetto alle tende normalmente utilizzate per gli eventi di grandi dimensioni organizzati alla Casa Bianca. Gli stessi giudici hanno inoltre suggerito che il National Trust non disponesse della legittimazione necessaria a promuovere la causa, che tornerà ora all’esame dei tribunali di grado inferiore; la maggioranza non si è invece espressa nel merito della legittimità complessiva del progetto della sala da ballo.
La decisione dovrebbe concedere a Trump il tempo necessario per completare la struttura, che si estende su una superficie di circa 8mila metri quadrati e sulla quale le squadre di lavoro sono attualmente impegnate per venti ore al giorno. Il completamento dell’opera è previsto entro agosto del 2028, ed è probabile che, quando il caso promosso dal National Trust tornerà nuovamente all’attenzione della Corte Suprema, i lavori avranno già raggiunto uno stato di avanzamento considerevole.
Nel proprio dissenso, sottoscritto insieme alle giudici Sotomayor, Kagan e Jackson, il giudice capo Roberts ha ricostruito la vicenda ricordando come il presidente abbia ordinato la demolizione dell’ala est della Casa Bianca per far posto a una nuova sala di rappresentanza finanziata con fondi privati, i cui lavori procedono ormai da quasi un anno. Secondo Roberts, tale costruzione risulta probabilmente illegittima, poiché il Congresso, in virtù della propria autorità costituzionale sul Distretto di Columbia e sulle proprietà federali, ha esplicitamente vietato la costruzione di qualsiasi edificio o struttura su riserve, parchi o terreni pubblici del governo federale nel Distretto di Columbia senza un’espressa autorizzazione del Congresso stesso, autorizzazione che in questo caso non risulterebbe mai stata concessa.
Il governo ha fatto riferimento, a sostegno del progetto, a due disposizioni normative: la prima autorizza il Congresso a stanziare fondi per la cura, la manutenzione, la riparazione, l’alterazione, il riarredo, il miglioramento, il condizionamento dell’aria, il riscaldamento e l’illuminazione della residenza esecutiva della Casa Bianca, ambito nel quale, per l’anno fiscale in corso, sono stati stanziati poco più di 2,4 milioni di dollari destinati alla manutenzione ordinaria e alla risoluzione di questioni di sicurezza e salute. Secondo Roberts, uno stanziamento di questa entità, pensato per interventi di manutenzione ordinaria, difficilmente può autorizzare il presidente a utilizzare centinaia di milioni di dollari provenienti da donazioni private per demolire l’ala est e costruire al suo posto una sala da ballo. La seconda disposizione affida al National Park Service la gestione dei terreni dei parchi nazionali, tra cui il President’s Park, con l’obbligo di conservarne gli oggetti storici: anche in questo caso, secondo il giudice capo, difficilmente si può ravvisare un’autorizzazione esplicita a demolire l’ala est per sostituirla con una sala da ballo.
Proprio in ragione di questa apparente assenza di fondamento normativo, il tribunale distrettuale del Distretto di Columbia aveva disposto un’ingiunzione volta a bloccare la prosecuzione dei lavori, accogliendo il ricorso presentato dal National Trust for Historic Preservation; la Corte d’Appello aveva successivamente confermato tale decisione. La Corte Suprema, con la pronuncia odierna, accoglie invece la richiesta del governo di sospendere quell’ingiunzione, consentendo così la ripresa dei lavori, non già sulla base della legittimità della costruzione, ma sul presupposto che il National Trust non disponesse probabilmente della legittimazione ad agire prevista dall’articolo III della Costituzione.
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