Il conto alla rovescia è quasi terminato. Il prossimo 16 luglio farà il suo debutto nelle sale Odissea, l’ultimo film di Christopher Nolan. Questa volta il regista britannico (conosciuto per la sua predilezione verso scenari grandiosi e riprese reali a scapito della computer grafica) ha deciso di misurarsi con uno dei più grandi dei racconti epici. La trama di Odissea segue il tormentato viaggio di Odisseo verso la sua Itaca dopo la caduta di Troia, tra l’orrore di Polifemo, l’inganno delle Sirene, i sortilegi di Circe e il sofferto ricongiungimento con l’amata moglie Penelope. Per evocare la maestosità e il misticismo del poema omerico, Nolan ha progettato una produzione globale e ha plasmato il Mediterraneo in un grande set a cielo aperto. Le location che hanno ospitato le riprese del film sono numerose e distribuite tra Italia e resto del mondo. Ecco quali sono.
Non sorprende che Nolan abbia scelto, come riporta il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione cinematografica e audiovisiva Italy for Movies, le Isole Eolie come ambientazione del suo nuovo film. Nel centro del Mar Mediterraneo, a nord-est della Sicilia, l’arcipelago formato da Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea custodisce infatti un patrimonio naturale e culturale che da millenni alimenta l’immaginario comune. Riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità per il loro valore geologico, le Eolie sono il risultato dell’incessante azione di acqua, fuoco e vento, elementi che hanno modellato coste frastagliate, falesie, faraglioni e rilievi vulcanici, lasciando un’impronta profonda anche nella storia e nell’identità delle comunità che le abitano.
Secondo un’ipotesi diffusa alla fine dell’Ottocento, alcune isole dell’arcipelago delle Eolie sarebbero state identificate come possibili tappe del lungo viaggio di Odisseo verso Itaca. A sostenere tale interpretazione fu lo scrittore inglese Samuel Butler nel volume The Authoress of the Odyssey (L’autrice dell’Odissea), pubblicato nel 1897. Nel suo studio Butler avanzò l’idea che l’autore dell’Odissea non fosse un poeta greco, bensì una donna siciliana, collocando l’origine del poema nell’area nord-occidentale della Sicilia e mettendo in relazione la descrizione dei luoghi presenti nell’opera con il territorio siciliano, così come emerge dalle testimonianze storiche successive a Omero tra cui quelle di Tucidide.
Nell’Odissea, Omero identifica l’arcipelago con il regno di Eolo, il sovrano capace di governare i venti. Secondo la tradizione, la dimora del re dei venti, descritta con il suo maestoso palazzo e la numerosa famiglia, corrisponderebbe all’attuale Lipari, un’interpretazione che continua a essere la più condivisa nonostante le numerose ipotesi formulate nel corso dei secoli sulla geografia del poema, comprese quelle che collocano il viaggio di Odisseo addirittura nel Mar Baltico.
L’incontro tra il protagonista ed Eolo rappresenta uno dei passaggi più noti del poema omerico. Per la prima volta il destino dell’eroe viene infatti compromesso dall’imprudenza dei suoi stessi compagni. Quando Itaca è ormai vicina, i marinai, convinti che l’otre donato da Eolo nasconda ricchezze preziose, lo aprono spinti dall’invidia e dal sospetto. Al suo interno, però, sono rinchiusi tutti i venti contrari alla navigazione. La loro improvvisa liberazione scatena una violenta tempesta che respinge la nave lontano dalla patria, costringendo Odisseo a ricominciare il proprio viaggio. Per i suoi compagni, invece, quel gesto segna l’inizio di un destino senza ritorno: nessuno riuscirà più a rivedere la propria terra.
I faraglioni di Pietralunga (o Pietra Lunga) e Pietra Menalda, al largo di Lipari, sono stati scelti invece per rappresentare le Rupi Erranti descritte nel XII canto dell’Odissea. Nelle acque della secca di Pietra del Bagno una ricostruzione di un’antica imbarcazione sembra aver attraversato il tratto di mare che, secondo l’interpretazione proposta da Samuel Butler, sarebbe stato il luogo da cui si levava il canto delle Sirene, anche se l’identificazione della loro dimora è da sempre oggetto di dibattito. Già Strabone nella sua Geografia ricordava tradizioni differenti che la collocavano tra il Peloro, le Sirenuse e il golfo di Napoli, dove si conservava anche il monumento dedicato a Partenope, una delle tre Sirene. In realtà l’Odissea non offre indicazioni geografiche sufficientemente precise per stabilire con certezza dove Omero immaginasse la loro casa.
Ad ogni modo, l’impressione di trovarsi in un luogo caratterizzato da un equilibrio tra storia, natura e leggenda nasce anche dalla vitalità geologica dell’arcipelago. Le eruzioni pressoché continue dello Stromboli, con i bagliori della lava che illuminano il cielo nelle ore notturne, ricordano come il processo che ha dato origine alle isole sia ancora in corso.
Accanto ai grandi scenari vulcanici si susseguono spiagge di sabbia nera e ciottoli, cale nascoste, grotte marine, fondali ricchi di biodiversità e piccoli borghi affacciati sul mare, dove la tradizione marinara continua a scandire il ritmo della vita. È proprio l’incontro tra natura, storia e mito a rendere le Eolie un luogo capace di conservare intatto il fascino del racconto omerico.
Tra le ambientazioni italiane scelte da Nolan per l’adattamento dell’Odissea figurano anche le Isole Egadi, arcipelago situato al largo della costa occidentale della Sicilia e composto principalmente da Favignana, Levanzo e Marettimo, cui si aggiungono piccoli isolotti come Formica, Maraone, gli Asinelli e le isole dello Stagnone.
Pur senza esistere un consenso definitivo sull’esatta geografia dell’Odissea, il fascino delle Egadi risiede proprio nella loro capacità di evocare il Mediterraneo arcaico immaginato da Omero. L’arcipelago, con le sue isole, isolotti e scogli che emergono dal mare, conserva un aspetto autentico e selvaggio. Coste rocciose e cale appartate restituiscono uno scenario che richiama con naturalezza il Mediterraneo immaginato da Omero, e rendono ancora oggi credibile l’ambientazione delle avventure dell’eroe.
In particolare Favignana, la maggiore delle Egadi, occupa un posto speciale nella tradizione omerica. Conosciuta anche come l’isola delle capre, viene spesso identificata con il luogo in cui Odisseo e i suoi compagni approdarono per cacciare le capre selvatiche e fare provviste prima di riprendere il viaggio. Sebbene tale identificazione appartenga soprattutto alla tradizione interpretativa e non possa essere considerata una certezza storica, ha contribuito a consolidare il legame tra l’isola e il racconto dell’Odissea.
Come riferisce ancora Italy for Movies, la produzione di Nolan ha sfruttato alcuni degli scorci più suggestivi di Favignana. Cala Rotonda, con la sua insenatura naturale incorniciata dalla roccia, è stata scelta come approdo per numerose riprese marittime. Il piccolo isolotto del Preveto ha ospitato la costruzione di un villaggio realizzato appositamente per il film, mentre il Castello di Santa Caterina, a Favignana, è stato scelto invece come punto privilegiato per alcune riprese aeree. Situato sulla cima del Monte Santa Caterina, a circa 310 metri di altitudine, ilcastello domina l’intera isola ed è visibile anche dalla costa trapanese e da Erice. La sua storia affonda le radici in una torre di avvistamento costruita dai Saraceni nel IX secolo, successivamente trasformata in fortificazione dai Normanni e ampliata nel Quattrocento da Andrea Riccio, signore di Favignana.
Realizzato in pietra calcarea e caratterizzato da una struttura rettangolare con ambienti ricavati nella roccia e un piccolo fossato difensivo, il castello ha attraversato diverse fasi storiche: durante il periodo borbonico fu utilizzato come carcere, mentre nel 1860 venne in parte danneggiato e riconvertito a presidio militare. Oggi, nonostante il fascino del luogo e la posizione panoramica singolare, il Castello di Santa Caterina versa in uno stato di abbandono e l’accesso presenta diverse criticità.
Anche il porto peschereccio di Favignana è stato completamente trasformato: banchine e imbarcazioni moderne hanno lasciato spazio a un antico porto greco ricostruito per l’occasione, con navi scenografiche a grandezza naturale ormeggiate lungo il molo.
Le riprese hanno interessato anche il Lazio, scelto per la varietà dei suoi paesaggi, che spaziano dalle coste marine agli ambienti naturali dell’entroterra. Come riporta sempre il portale Italy for Movies, le riprese hanno interessato il litorale romano, in particolare il porto turistico di Ostia e la storica area dell’Idroscalo. Parliamo di un territorio da sempre legato al mare e alla storia di Roma: proprio alla foce del Tevere sorse infatti Ostia Antica, sbocco marittimo della città e centro strategico per i traffici commerciali dell’Urbe. Nei secoli l’area portuale si è trasformata attraverso la costruzione dei grandi scali imperiali di Claudio e Traiano, fino ad arrivare all’attuale porto turistico, realizzato in epoca moderna dopo una lunga serie di progetti e interventi di bonifica.
Spostandosi poi verso l’entroterra, nei dintorni di Tivoli, Nolan ha trovato nelle ex Cave di Pozzolana un ambiente ideale per evocare luoghi misteriosi e primordiali. Gli antichi siti estrattivi, con i loro vasti ambienti sotterranei scavati nel tufo e nella pozzolana (materiale di origine vulcanica composto da minuscoli frammenti di lapilli, trasformati nel corso del tempo dall’azione degli agenti atmosferici), raccontano un rapporto millenario tra uomo e territorio: proprio questi materiali furono infatti fondamentali per la costruzione della Roma antica e contribuirono alla nascita dell’architettura della città.
Alle atmosfere più cupe delle cave scelte dal regista si contrappone invece la quiete dei paesaggi naturali dei Laghi dei Reali di Tivoli, con lo scopo di creare un contrasto scenografico ottimale per il mondo mitologico dell’Odissea.
L’itinerario cinematografico del regista non si è fermato alle coste italiane. Per restituire l’ampiezza geografica e la dimensione del viaggio di Odisseo, la produzione ha attraversato anche quattro Paesi esteri.
La Grecia ha rappresentato una tappa imprescindibile del percorso, sia per il legame diretto con il poema omerico, cheper la ricchezza dei suoi paesaggi storici e naturali. Nel Peloponneso le riprese hanno coinvolto il Castello di Methoni, una delle più imponenti fortezze della regione. Costruito dai Veneziani tra il XIII e il XV secolo su un’area archeologica di oltre 90 ettari, il castello fu per secoli un importante snodo commerciale sulle rotte verso il Mediterraneo orientale, passando più volte sotto il dominio veneziano e ottomano. Oggi le sue mura, le torri e la posizione sul mare restituiscono un paesaggio dal forte valore storico e scenografico. La produzione ha inoltre utilizzato le spiagge di Almyros.
Tra i luoghi scelti per le riprese figura anche la baia di Voidokilia, una delle insenature più caratteristiche della Grecia, nota per la sua forma semi-circolare. La tradizione identifica quest’area con l’antica Pilo, il regno di Nestore, il saggio sovrano che nell’Odissea accoglie Telemaco giunto in cerca di notizie del padre. Nei poemi omerici Pilo è ricordata come la patria di Neleo e di suo figlio Nestore, tra i principali protagonisti della guerra di Troia, ed è al centro del III canto dell’Odissea, ambientato proprio nella reggia del re. L’esatta localizzazione della Pilo omerica è stata a lungo oggetto di dibattito, già a partire dall’antichità, ma la tradizione la colloca sulla costa occidentale della Messenia, davanti all’isola di Sfacteria, nell’area dell’attuale baia di Navarino.
Poco distante dalla baia di Voidokilia si trova la cosiddetta Grotta di Nestore, frequentata dall’uomo fin dal Neolitico e legata, secondo la mitologia, anche al racconto di Ermes che vi avrebbe nascosto i buoi sottratti ad Apollo. Nell’entroterra sono inoltre visitabili i resti del Palazzo di Nestore, uno dei più importanti complessi della civiltà micenea, dove gli scavi archeologici hanno riportato alla luce muri in pietra, pavimenti in stucco, frammenti di affreschi e numerosi reperti ceramici. La Grecia antica torna protagonista anche nell’area archeologica di Acrocorinto, l’antica acropoli della città di Corinto situata sulla sommità di una collina dominante il territorio circostante.
Dal Mediterraneo orientale la produzione si è spostata in Marocco, scegliendo uno degli scenari più riconoscibili del cinema internazionale: Aït Benhaddou. Il villaggio fortificato in terra cruda, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987, con le sue architetture tradizionali e le sue forme modellate dal deserto, ha già ospitato numerose produzioni cinematografiche, tra cui Gesù di Nazareth, L’ultima tentazione di Cristo, Le Crociate e alcune sequenze della serie televisiva Il Trono di Spade. La sua atmosfera lo ha reso infatti il luogo ideale per rappresentare territori lontani e civiltà antiche.
Il viaggio della troupe, come riferisce ulteriormente Italy for Movies, ha raggiunto anche il Regno Unito e l’Islanda, due realtà profondamente diverse ma accomunate dalla forza dei loro paesaggi. Le coste britanniche hanno offerto scenari naturali per alcune sequenze ambientate sul mare, mentre l’Islanda, con i suoi deserti di ghiaccio, vulcani e distese selvagge, ha fornito lo sfondo per i momenti ultraterreni del viaggio di Odisseo.
Dalle acque del Mediterraneo ai territori più estremi del Nord Atlantico, il percorso scelto da Nolan ricalca lo spirito del poema omerico: un viaggio attraverso luoghi profondamente diversi tra loro. Ed è proprio questa varietà di ambienti a restituire la dimensione universale del viaggio di Odisseo, ancora oggi in grado di oltrepassare i secoli e parlare a pubblici lontani.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.