di
Ilaria Baratta @ilaria.lilly
, Noemi Capoccia 05/11/2026
Categorie: News Focus / Argomenti: Alto antiquariato - Amart - Antiquariato - Arte antica - Arte contemporanea - Arte Moderna - Fiere d'arte - Milano
All’ottava edizione di AMART, al Museo della Permanente fino all’8 novembre, oltre sessanta gallerie propongono un percorso che va dal fondo oro trecentesco al Novecento di Marino Marini, Picasso e Guttuso, con incursioni nel contemporaneo. Prevale la pittura lombarda, genovese e veneta del Sei e Settecento, ma cresce lo spazio per l’Ottocento e il Novecento. Ecco cosa abbiamo visto, e a quali prezzi. Il reportage di Ilaria Baratta e Noemi Capoccia.
È arrivata alla sua ottava edizione AMART, la fiera dell’antiquariato di Milano, promossa dall’Associazione Antiquari Milanesi e da PROMO.TER Confcommercio Milano, divenuta ormai un appuntamento fisso dell’autunno milanese, e ultima fiera importante dell’anno in Italia per l’antiquariato: fino all’8 novembre 2026, AMART accoglierà il pubblico nelle sale del Museo della Permanente in via Turati con più di sessanta espositori, per lo più italiani ma con anche qualche presenza internazionale. Fiera contenuta, come sempre interessante sia per un collezionismo di alto livello sia per chi si avvicina all’antiquariato ma vuole farlo in sicurezza, con opere di alta qualità, in un buono stato, affidandosi a un mercato che, stando a quello che dichiara il presidente dell’Associazione, Michele Subert, “ignora il mediocre e l’ordinario”. Accanto ai dipinti, alle sculture, ai mobili, agli argenti e ai tappeti, che fin dalle prime edizioni costituiscono l’ossatura della manifestazione, la fiera apre ormai stabilmente all’arte moderna, al design, alle arti decorative e anche, come si vedrà, a qualche incursione nel contemporaneo.
Le impressioni dopo l’anteprima per la stampa di ieri confermano questa impostazione, e AMART si è dimostrata ancora una fiera costruita attorno a una parte importante di pittura antica, con una forte presenza di scuole regionali (la Lombardia, com’è naturale a Milano, ma anche Genova e Venezia), affiancata da un nucleo consistente di Ottocento italiano e da alcuni nomi del Novecento italiano e anche internazionale, questi ultimi che spostano molto in alto il livello dei prezzi. Le richieste vanno da poche migliaia di euro (ma si trova qualcosa anche a meno, per chi vuol cominciare a collezionare), a diverse centinaia.
Il percorso può cominciare dall’opera che più di ogni altra si impone per dimensioni. BKV Fine Art presenta il Ritratto di Giulio Gregorio Orsini, Sovrintendente Generale alla Milizia Urbana di Giacomo Ceruti (Milano, 1698 – 1767), uno dei pezzi più attesi della manifestazione: Orsini era stato nominato nel 1755, anno a cui risale il dipinto, alla massima carica della milizia cittadina nella Milano asburgica, un incarico soprattutto onorifico che Ceruti traduce nella formula del grande ritratto equestre, temperata dal paesaggio prealpino sullo sfondo e dalla cura nei dettagli dell’abito. La tela proviene dalle raccolte della famiglia Orsini Falcò Pio e mostra il versante aristocratico di un pittore noto soprattutto per i suoi dipinti che raffigurano i poveri e gli ultimi. La richiesta è di 250.000 euro.
Dalla genovese Capozzi Antichità l’accento è tutto ligure: il San Girolamo nel deserto di Gregorio De Ferrari (Porto Maurizio, 1647 – Genova, 1726), opera della maturità giocata su toni caldi e su una figura del santo modellata dalla luce, è proposto a 60.000 euro, mentre costa il doppio, 120.000 euro, La predica del Battista di Giovanni Francesco Castiglione (Mantova, 1641 – Genova, 1716), inedito proveniente da Palazzo Descalzi a Chiavari che rappresenta un’occasione utile per guardare al pittore, figlio del più noto Giovanni Benedetto, meglio noto come il Grechetto, fuori dall’ombra paterna, dal momento che si tratta di un’opera matura. Da segnalare, nello stesso stand, anche una scultura del secondo Quattrocento, ovvero la Madonna in adorazione del Bambino di Giovanni Zebellana (legno intagliato, policromo e dorato), artista non così facile da trovare in una fiera, a 75.000 euro. Restiamo a Genova con Fabio Di Ruggiero, che espone una coppia di tele di Domenico Piola (Genova, 1627 – 1703) e Stefano Camogli (Genova, 1610 circa – 1690), l’Allegoria della Primavera e l’Allegoria dell’Autunno, frutto della collaborazione tra un noto figurista e uno specialista di fiori e frutti: la coppia è offerta a 48.000 euro. Di tutt’altro genere lo stand di RV Art Gallery Studio, galleria specializzata in pittura animalier, dove il Pointer in ferma di Maximilian Klein von Diepold (Bad Wilhelmshöhe, 1873 – Dorndorf, 1949), opera d’inizio Novecento, si rivolge al collezionismo della pittura venatoria, per 8.000 euro.
Altomani & Sons propone uno degli stand più ricchi della fiera, diviso su due piani, ed è anche l’unico con i prezzi chiaramente esposti. Al piano superiore, il Ritratto di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova del mantovano Pietro Facchetti (Mantova, 1539 – Roma, 1613), opera del 1599-1600 circa, tra le più ammirate in fiera, è proposto a 220.000 euro. Al piano inferiore si può invece ammirare un capolavoro del Quattrocento fiorentino, la Madonna delle Candelabre di Antonio Rossellino (Settignano, 1427 – Firenze, 1479), che conserva la policromia e la doratura originali, offerta a 180.000 euro. Da segnalare anche una intensa Madonna col Bambino del Sassoferrato (Giovanni Battista Salvi; Sassoferrato, 1609 – Roma, 1685), a 95.000 euro, e il Martirio di santa Caterina d’Alessandria attribuito a Giovan Francesco Caroto (Verona, 1480 circa – 1555), a 35.000 euro.
Milani Antichità punta su Venezia: colpiscono subito due tele inedite di Luigi Querena (Venezia, 1824 – 1887), firmate e datate 1886, e quindi appartenenti alle ultime fasi della carriera del pittore, uno degli ultimi vedutisti. Si tratta de Il Bucintoro davanti al Palazzo Ducale e della Festa sul Canal Grande vista da Palazzo Balbi, opere rievocano a quasi un secolo dalla fine della Repubblica le cerimonie della Serenissima: la coppia è proposta a 250.000 euro. Più interessanti per lo studioso sono i quattro bozzetti di Girolamo Brusaferro (Venezia, 1684 circa – 1720 circa) con le allegorie della Storia e della Fortezza, della Pietà e della Temperanza, della Vittoria e della Tragedia, dell’Amor di Patria e di Venezia: sono preparatori per quattro delle sovrapporte affrescate del portego di Ca’ Pesaro a Venezia, datate dalla critica tra il 1702 circa e il 1730 circa, e sono in corso di pubblicazione a cura di Enrico Lucchese (la richiesta è di 35.000 euro). La “star” dello stand non è però un dipinto, ma... una coppia di mobili: sono le due commode di Giuseppe Maggiolini (Parabiago, 1738 – 1814), uno dei più importanti ebanisti al mondo nel secondo Settecento: la richiesta per questi due capolavori di ebanisteria è di 250.000 euro.
Alla Galleria d’Orlane si trova un Vaso con fiori inedito di Mario Nuzzi detto Mario dei Fiori (Roma, 1603 – 1673), a 32.000 euro, accanto a una piccola Vecchia popolana del lucano Giacomo Di Chirico (Venosa, 1844 – Napoli, 1883), tra le proposte più accessibili della fiera con i suoi 3.800 euro. Da Subert, la galleria del presidente dell’associazione, l’attenzione, oltre che su una bella Madonna del Puligo, va a una serie di pocket globe inglesi del Settecento e dell’Ottocento, i piccoli globi tascabili racchiusi in custodie sferiche: il più antico, firmato dal londinese Nathaniel Hill, è del 1754. I prezzi vanno dai 7.000 agli 11.000 euro.
La Galleria d’Arte Cesaro presenta una Piccola composizione equestre I di Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980), a 25.000 euro: un primo incontro con lo scultore dei cavalli e con un tema che in fiera si ritroverà, a ben altre cifre, più avanti. Callisto Fine Arts, galleria londinese a direzione italiana, espone i Cherubini di Giovanni Battista Tiepolo (Venezia, 1696 – Madrid, 1770), del 1743-1744, già nella collezione Agnew a Londra e nelle collezioni Baroni a Firenze, registrati nei cataloghi di Molmenti, Morassi e Pedrocco (160.000 euro), e anche una bella scatola ottocentesca in ebano con intarsi di pietre dure, che sorprende soprattutto per i piedini a forma di nereide in bronzo dorato (proviene dall’abbazia di Durrow, in Irlanda, ed è proposta a 35.000 euro). Dal Piemonte, Secol-Art Antichità porta in fiera, come suo solito, diversi oggetti lontani dal repertorio consueto, peraltro esposti su curiose basi impacchettate che rendono lo stand uno dei più eccentrici della fiera: questa volta si segnalano in particolare una grande vetrata con l’Ascensione di Gesù eseguita da un vetraio di Birmingham alla fine dell’Ottocento, a 38.000 euro, e una valigia in cuoio di Louis Vuitton con necessaire da toilette in cristallo e argento, realizzata a Londra nel 1935, a 12.000 euro. Da San Barnaba, specialista di macchiaioli e post-macchiaioli, si torna all’Ottocento con Le musicanti di Raffaello Sorbi (Firenze, 1844 – 1931), a 18.000 euro, e con la piccola ma deliziosa Donna con ventaglio di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 1884), a 45.000 euro.
Fine Art by Di mano in mano è tra gli stand che rappresentano il Novecento: la grande e scenografica Milano 1961 di Hsiao Chin (Shanghai, 1935 – 2023) è proposta a 26.000 euro, mentre il Fisarmonicista di Renato Guttuso (Bagheria, 1911 – Roma, 1887) a 12.000 euro. Un balzo indietro di cinque secoli porta allo stand di B&Facchini - Antique Galerie, dove la Madonna con Bambino e santi del fiorentino Ventura di Moro (Firenze, 1395/1402 – 1486), opera eseguita verso il 1450, è offerta a 90.000 euro. Il secondo Ceruti della fiera è da Maison d’Arte, galleria di Monte Carlo: è una Natura morta con aragosta, già esposta nel 2005 a Brescia nella mostra Geni di Lombardia e nel 2006 nella rassegna Il vino e l’arte, proposta a 75.000 euro. Nello stesso stand da segnalare un Ritratto di un filosofo di Gregorio Preti (Taverna, 1603 – Roma, 1672) a 60.000 euro, una Scena di vita contadina con concerto musicale di Giacomo Francesco Cipper (Feldkirch, 1664 – Milano, 1736), a 30.000 euro, e una veduta di Caspar van Wittel (Amersfoort, 1653 – Roma, 1736) con cifra a cinque zeri.
Si scende al piano inferiore, dove Botticelli Antichità presenta una delle opere più interessanti della fiera, il Busto di san Carlo Borromeo di Ercole Ferrata (Pellio Intelvi, 1610 – Roma, 1686), lavoro di prim’ordine di questo protagonista della scultura barocca, a 120.000 euro, un’opera che a Milano trova un pubblico naturalmente interessato. Altrettanto legata alla città è la Veduta del Castello Sforzesco di Milano di scuola lombarda del Seicento, un grande olio su tela di quasi due metri di larghezza esposto da Carlo Orsi, per una richiesta di circa 100.000 euro. Antichità Giglio mescola il Novecento italiano e il design: stessa cifra, 28.000 euro, per due opere che più diverse non potrebbero essere, ovvero da una parte la Testa di donna di Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003), del 1972, con il volto costruito per accumulo di materiali secondo un procedimento che l’artista milanese praticava da anni, e dall’altra le Apparizioni rusticane di Fortunato Depero (Fondo, 1892 – Rovereto, 1960), opera del 1951-1952, e quindi appartenente alla tarda attività del futurista roveretano, peraltro di dimensioni insolite per un lavoro su carta dato che si parla di un’opera di quasi due metri d’altezza. Completa la proposta un pezzo di design, il vaso Geacolor che Gae Aulenti disegnò per Venini (2002; vetro soffiato, altezza 29,5 cm), a 5.000 euro.
Diciassette centimetri e mezzo di altezza per 380.000 euro: il rapporto più inversamente proporzionale fra dimensioni e prezzo della fiera si trova allo stand di Romigioli Antichità, dove è questa la cifra richiesta per il Ritratto di un giovane notabile di Lione di Corneille de la Haye, detto Corneille de Lyon (La Haye, 1500-1510 circa – Lione, 1575), un esempio di quei ritratti di piccolo formato, con la figura a mezzo busto su fondo neutro, che il pittore realizzò per la società lionese e per la corte di Francia (quello proposto ad AMART è del 1550 circa). Ma ci sono anche opere più antiche allo stesso stand: si risale al Trecento fiorentino con la Santa Margherita di Jacopo del Casentino (Pratovecchio, 1297 circa – 1349 circa), uno dei migliori fondi oro dell’edizione di quest’anno, proposta a 110.000 euro.
Mirco Cattai, specialista di tappeti antichi di pregio, ne presenta uno di fine Cinquecento (175 × 107 cm), un Ushak con bordura fiorita, del genere “Lotto” (questi tappeti anatolici devono il nome a Lorenzo Lotto, che li dipinse più volte nelle sue tele), che la galleria indica come uno dei quattro noti di questa tipologia, per una richiesta superiore ai 100.000 euro. Si torna alla pittura con Mattarte, che espone una Carità di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino (Milano, 1661 – 1713), con expertise di Arabella Cifani: il pittore milanese si formò a Bologna con Carlo Cignani e a Roma con Carlo Maratta, guardò al Baciccio e lavorò per i Savoia a Palazzo Carignano, e questa tela, interamente autografa, ne mostra la tavolozza chiara e luminosa, lontana dalle cromie scure di molti contemporanei lombardi. La richiesta è di 40.000 euro. Si torna all’Ottocento con le opere di Guglielmo Ciardi (Venezia, 1842 – 1917) è l’unico artista che compare in due stand con prezzi tanto distanti da meritare un confronto: da Enrico Gallerie d’Arte, che preferisce indicare forbici anziché cifre precise, la Laguna è proposta tra i 300.000 e i 400.000 euro; da Piva & C. il Canale della Giudecca, Venezia costa 35.000 euro. Enrico propone anche Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1906) con le Ali di cavalleria, sul tema militare che attraversa tutta la sua produzione, e Federico Zandomeneghi (Venezia, 1841 – 1917) con I guanti neri, un pastello su carta in cui è raffigurata una donna elegante nella tecnica che il veneziano coltivò a Parigi, a contatto con gli impressionisti. Per entrambi la forbice è tra i 100.000 e i 200.000 euro. Piva & C., oltre al Ciardi, propone l’Adone con i suoi cani del genovese Domenico Parodi (Genova, 1672 – 1742), a 75.000 euro, e uno dei mobili più singolari della fiera: una scrivania da centro di ebanisteria ferrarese della metà del Settecento, in legno di erica selvatica (adeguatamente lavorato per imitare il carapace di una tartaruga), con intagli dorati, a 250.000 euro.
Ci si sposta in Giappone da Gilistra, galleria specializzata in arte giapponese, con un’armatura da samurai completa della regione di Kaga (metà del periodo Edo, XVIII secolo). La firma sull’elmo, Jōshū jū Saotome Ietada, rimanda alla scuola Saotome, una delle più note tra quelle dei fabbricanti di armature. Il prezzo è di 95.000 euro. Alla Galleria Giampaolo Abbondio, invece, il dialogo è tra due secoli di ritratto femminile, con partenza da Giovanni Boldini fino ad arrivare al contemporaneo di artisti come Matteo Basilè, Gianluca Di Pasquale, la giovanissima Ines Michelotto, artista all’esordio. La contessa de Rasty coricata di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) ritrae la donna che fu tra le presenze più costanti dei primi anni parigini del pittore, e costa 340.000 euro, mentre sulla parete opposta il dipinto Giorgia on leather sofa della giovane Ines Michelotto (Padova, 1997), anch’essa una figura femminile su un divano, è proposta a 5.600 euro. Arte contemporanea anche allo stand di Gian Enzo Sperone, dove il confronto vis-à-vis tra una spettacolare Composizione e scomposizione di Bertozzi&Casoni e una neoclassica Venere e Cupido di Henry Tresham rappresenta uno dei momenti più curiosi di tutta AMART.
È alla Galerie Traits Noirs & Co., da Parigi, che si toccano le cifre più alte, e dove si chiude idealmente il discorso aperto da Cesaro con la piccola composizione equestre di Marino Marini. Qui il suo Cavaliere, gesso policromo del 1947, è un modello originale di grandi dimensioni, del periodo in cui il tema del cavallo e del cavaliere, centrale in tutta l’opera dello scultore, si carica nel dopoguerra di una tensione nuova. La richiesta è di 1,2 milioni di euro ed è la cifra più alta della fiera. Sullo stesso stand, il Sobreteixim-Sack 2 del 1973 di Joan Miró (Barcellona, 1893 – Palma di Maiorca, 1983), della serie in cui il pittore catalano si confrontò con i materiali tessili, è proposto a 680.000 euro, e un Étude pour Les Femmes d’Alger, d’après Delacroix di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), legata al ciclo di variazioni sul capolavoro di Delacroix, a 550.000 euro. Chi preferisce la ricerca alle firme celebri troverà materia da Ars Antiqua, con una Cattura di Sansone di Guglielmo Cairo accompagnata da una scheda di Camillo Manzitti. Del pittore casalese, attivo nella seconda metà del Seicento, si sa poco: per lungo tempo l’unica opera certa è stata un’Adorazione dei pastori firmata e datata 1671, acquistata dal Comune di Torino. La tela in fiera conferma il debito con la pittura genovese, e in particolare con Domenico Piola, ma rivela anche un tratto personale, la tendenza a frammentare il racconto in molti personaggi, ciascuno caratterizzato, come mostrano i volti dei soldati filistei stretti attorno all’eroe. L’opera di questo artista raro è proposta a 38.000 euro.
Due opere di peso, e per motivi diversi, da Scultura italiana srl. La festa ad un’immagine di Maria Vergine in campo aperto nella Brianza, opera del 1850 di Giuseppe Molteni (Affori, 1800 – Milano, 1867) è una scena di devozione popolare davanti a un’edicola mariana, dove una giovane in abito festivo indica l’immagine sacra a una bambina, in un formato monumentale che porta un episodio di genere sul terreno della pittura di storia, nel clima del Romanticismo lombardo: la richiesta è di 250.000 euro. Ma è il piccolo marmo a costare di più: la Mater purissima di Adolfo Wildt (Milano, 1868 – 1931) del 1919, un altorilievo in marmo di Candoglia, isola la testa della Vergine dal grande rilievo Maria dà luce ai pargoli cristiani presentato a Milano l’anno prima. Wildt riduce l’immagine al profilo e alla curva del collo, affidando alle superfici levigate un’espressione sospesa tra purezza e sofferenza. È proposta a 600.000 euro. Sine Tempore permette un confronto diretto con quanto visto all’inizio del percorso: la Predica del Battista dell’emiliano Giovanni Maria Viani (Bologna, 1636 – 1700), proposta a 45.000 euro, tratta lo stesso soggetto della tela di Castiglione esposta da Capozzi, in una declinazione emiliana anziché genovese. Accanto, una Veduta di piazza San Marco con ombra del campanile attribuita a Michele Marieschi (Venezia, 1710 – 1743) è offerta a 75.000 euro. Alla Galleria Giamblanco il Davide con la testa di Golia di Giuseppe Vermiglio (Alessandria, 1587 circa – 1635 circa), su un soggetto caro alla cultura caravaggesca cui il pittore aderì, è proposto tra i 60.000 e gli 80.000 euro. Lo Studio di santo, forse san Pietro, di Giovanni Lanfranco (Parma, 1582 – Roma, 1647) costa invece 16.000 euro, cifra contenuta per un protagonista del barocco romano.
Il primo Novecento mitteleuropeo ha uno spazio dedicato dalla livornese 800/900 Art Studio. L’Allegoria di Anton Müller-Wischin (Weissenhorn, 1865 – Marquartstein, 1949), opera del 1915 esposta alla Biennale del 1924 dove la sezione tedesca era diretta da Franz von Stuck, è opera di un pittore bavarese noto soprattutto per paesaggi e nature morte, al cui matrimonio, secondo le memorie familiari, Paul Klee suonò il violino. Al centro della tela una figura femminile dallo sguardo altero è circondata da volti maschili e da oggetti carichi di significato, un teschio, un filo di perle, un calice di vino, in una messinscena che ricorda Böcklin (costo: 10.000 euro). Il calice di Gino Parin (Federico Guglielmo Jehuda Pollack; Trieste, 1876 – Bergen-Belsen, 1944) ha invece una storia espositiva documentata: fu il numero 1 della personale del pittore alla Galerie Heinemann di Monaco, tra gennaio e febbraio 1914, e la critica tedesca dell’epoca vi riconobbe echi delle figure femminili dei preraffaelliti. Il dipinto è proposto a 20.000 euro. Il giro si chiude da Le Due Torri, con un caso che riguarda il mercato non meno della storia dell’arte. Le Tentazioni di sant’Antonio di Camillo Procaccini (Parma, 1561 – Milano, 1629), pittore emiliano di nascita e milanese d’adozione, protagonista della stagione borromaica, sono sottoposte a notifica: il vincolo ne impedisce l’uscita definitiva dall’Italia e restringe di fatto il pubblico dei possibili acquirenti ai collezionisti italiani. La richiesta supera comunque i 200.000 euro.
Nel complesso, AMART 2026 conferma una fisionomia ormai riconoscibile: il nucleo resta la pittura antica italiana, con una prevalenza di scuole regionali che a Milano ha il suo pubblico di riferimento: non a caso tra le opere più rappresentative figurano un ritratto ufficiale della Milano asburgica, una veduta del Castello Sforzesco, un busto di san Carlo Borromeo, due tele di Ceruti. Accanto a questo nucleo, l’apertura all’Ottocento, al Novecento e agli oggetti da collezione amplia l’offerta e allarga la forbice dei prezzi.
Ed è proprio questa ampiezza a rendere la fiera interessante anche per chi non frequenta abitualmente il mercato antiquario. Accanto ai pezzi di rilievo museale ci sono opere che consentono di avvicinarsi al collezionismo senza rinunciare alla qualità, così come ci sono inediti e opere in corso di studio che fanno della visita anche un’importante occasione di aggiornamento. Resta da vedere come risponderanno i collezionisti nei prossimi giorni, ma la proposta, nella sua varietà, appare solida e coerente con l’obiettivo dichiarato dagli organizzatori di puntare sulla qualità prima che sulla quantità.
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