BIAF 2026, il passato dei grandi maestri torna sul mercato. Il reportage (coi prezzi)


Con la nuova direzione di Bruno Botticelli e ricambi tra gli antiquari, la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze torna a Palazzo Corsini e si prepara ad aprire l’edizione 2026. E lo fa con nuove scoperte, restauri e opere riemerse da collezioni private. Il reportage dall’anteprima, con una selezione di opere significative e relativi prezzi.

Cambia la direzione, cambia il segretario, cambiano alcuni degli antiquari, non cambia la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze: Palazzo Corsini è sempre lì, sulle rive dell’Arno, che aspetta le decine d’antiquari, i migliori d’Italia con l’innesto d’una decina di presenze dall’estero (circa ottanta, in tutto, gli stand di quest’anno) per dar accoglienza, lungo due settimane, a una sorta di cantiere della storia dell’arte, dov’è abitudine veder riemergere opere considerate disperse, veder rispuntare lavori rimasti custoditi per decenni in collezioni private inaccessibili, veder dispiegare un campionario di dipinti, sculture, gemme, gioielli, elementi d’arte applicata che s’offrono per dieci giorni agli occhi di studiosi, direttori di musei e appassionati di tutto il mondo. Eccolo, il museo temporaneo che ogni due anni si forma a Palazzo Corsini per poi disperdersi, per la trentaquattresima volta.

Sotto la guida del nuovo segretario generale Bruno Botticelli, nominato nell’aprile dello scorso anno per raccogliere la prestigiosa eredità di Fabrizio Moretti e Giovanni Pratesi, la XXXIV edizione della Biennale Internazionale dell’antiquariato riafferma i valori costitutivi dell’antico: l’unicità della materia, l’autenticità dell’invenzione e la durata nel tempo. L’impressione, quest’anno, è quella d’una BIAF di transizione: c’è stato un ricambio importante, anche se la base rimane più che solida, con circa metà degli esordienti del 2024 che hanno confermato la presenza, e con una mostra che conferma la sua qualità, e in più sembra dar l’impressione di voler uscire ancora di più da sé, aprendosi alla città, misurandosi con la sua storia (all’interno di Palazzo Corsini, quest’anno viene presentato in via del tutto eccezionale il primo Progetto per la facciata di San Lorenzo di Michelangelo Buonarroti, prezioso disegno autografo custodito nell’istituzione fiorentina e sottoposto a una rigorosa campagna diagnostica e a un restauro completo curato dall’Opificio delle Pietre Dure con il contributo integrale della Fondazione CR Firenze), e ribadendo la centralità d’un’offerta commerciale d’altissimo livello. È la dichiarazione d’un metodo: la BIAF cambia, ma non rinuncia a ciò che la rende riconoscibile.

Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: BIAF
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull'Arte
Allestimenti della BIAF 2026. Foto: Finestre sull’Arte

Iniziando il giro esplorativo dagli stand del pianterreno di Palazzo Corsini, il percorso tra le gallerie offre un’ininterrotta sequenza di lavori che spaziano dalla pittura medievale alle grandi invenzioni dell’Otto e del Novecento. Si parte dallo stand della galleria Carlo Orsi dove brilla una tela di eccezionale interesse per la storia dell’arte neoclassica: la Maddalena penitente di Antonio Canova, proposta al prezzo di 350.000 euro. Questo raro dipinto ad olio fu probabilmente eseguito dal maestro a Possagno durante il suo soggiorno in terra natale del 1798-1799, e venne tempestivamente documentato da Giannantonio Falier e da Melchiorre Missirini, che ne ricordavano la collocazione a Bassano presso la collezione del conte Roberti, prima dei recenti studi monografici pubblicati da Mario Mascotto e Vittorio Sgarbi. Pochi passi più avanti, la Galerie Canesso accoglie i visitatori con la maestosa Croce dipinta duecentesca, eseguita da Corso di Buono, figura centrale della pittura fiorentina arcaica, richiesta 1,2 milioni di euro. La drammatica severità del Cristo sulla croce contrasta con l’ampio respiro atmosferico della grande tela presentata, poco più in là, allo stand di Hartford Fine Art – Lampronti Gallery: Il golfo di Pozzuoli con l’incontro tra la flotta dei Borboni e la flotta maltese, capolavoro di Jakob Philipp Hackert (600.000 euro), che documenta con eccezionale nitidezza la rada flegrea e i vascelli reali.

Si prosegue con la proposta della Galleria d’Arte Frediano Farsetti, storico punto di riferimento per i maestri del Novecento con sede a Milano, che schiera quattro tele fondamentali nel percorso creativo di Severini, Savinio e De Chirico. Gino Severini è rappresentato dall’importante opera su carta Danseuse et violiniste, proposta a 580.000 euro, mentre Alberto Savinio figura con un’onirica tela Senza titolo (650.000 euro), e di Giorgio de Chirico viene presentato un capolavoro degli anni Venti: Il tempio di Apollo, olio su tavola firmato e datato 1920 (750.000 euro). La scultura granducale fiorentina e il neoclassicismo monumentale trovano invece la loro massima espressione nello stand di Walter Padovani, che propone una delle opere più importanti di questa BIAF: il marmo di Lorenzo Merlini raffigurante il Ritratto di Cosimo III a grandezza naturale (trattativa riservata). L’opera di Merlini, caratterizzata da panneggi ampi e spezzati con pieghe angolose che richiamano la lezione di Giovan Battista Foggini, restituisce una figura di straordinario brio espressivo, malgrado il ruolo... istituzionale del soggetto. Accanto al Merlini, Padovani espone la statua in marmo di Lorenzo Bartolini raffigurante La Carità (trattativa riservata): questo marmo bartoliniano, identificabile con la scultura eseguita per la famiglia genovese dei Balbi e saldata nel 1846 dallo scultore Vassaro per conto del maestro, si ricongiunge al celebre modello della Carità educatrice di Palazzo Pitti e alla versione per la Villa medicea del Poggio Imperiale, distinguendosi per l’assenza del cartiglio evangelico tra le mani del fanciullo. E sempre a proposito di grande scultura medicea, da vedere il Maggio (Apollo) di Antonio Novelli proposto da Botticelli Antichità (trattativa riservata), altra opera tra le più importanti di questa edizione: in marmo apuano, è stata studiata da Francesco Caglioti. Opera poco nota, da sempre conservata a Firenze in mani private, è stata interessata da una complessa vicenda attributiva (fino agli anni Ottanta è stata addirittura riferita a Michelangelo: così la pensavano grandi studiosi come Alessandro Parronchi e Carlo Ludovico Ragghianti) e persino iconografica, ed è stata poi assegnata a Novelli sulla base di serrati confronti figurativi. L’opera è ricordata dalle fonti come proveniente da Palazzo Tempi (oggi Bargagli Petrucci) in Piazza Santa Maria Sopr’Arno, ed è stata riferita al ciclo delle diciotto statue dei Mesi, delle Stagioni, del Tempo e della Fortuna cui Novelli attese assieme ad altri scultori su commissione di Maria de’ Medici (il ciclo sarebbe rimasto poi interrotto).

La vivacità collezionistica degli stand al pianterreno trova riscontro anche nello stand di Antonacci Lapiccirella Fine Art, dove sono esposti il gesso originale Ritmi, modellato nel 1914 da Attilio Selva (tra i 100.000 e i 200.000 euro), e il dipinto di Giulio Aristide Sartorio intitolato Avvenimento d’arte e di cultura, offerto a 150.000 euro: quest’ultimo è la riscoperta di parte di un grande fregio decorativo dipinto en grisaille per l’Esposizione Internazionale del Sempione del 1906, arricchito da Sartorio con pennellate di colore nel 1923 in occasione della crociera in America Latina della Regia Nave Italia. Altri due pannelli dello stesso fregio sono stati acquisiti dal Museo d’Orsay di Parigi, che ha contribuito al rilancio del nome di Sartorio in ambito critico.

Tra gli elementi più curiosi di questa BIAF è impossibile non menzionare la storia delle trentasette gemme incise appartenute al principe Stanislaw Poniatowski, in vendita da Alessandra Di Castro a 5.000 euro l’una: un episodio che dice qualcosa non solo sul collezionismo neoclassico, ma anche sulla capacità dell’antico di essere reinventato, quasi fabbricato, quando manca. Occorre partire dal presupposto che, per quasi un secolo, centinaia di collezionisti in tutta Europa furono convinti di possedere pietre incise dell’antichità greca e romana: non lo erano. Dietro quelle gemme, alcune firmate in lettere greche con nomi di incisori citati da Plinio il Vecchio o da Svetonio, c’era in realtà quel principe polacco innamorato dell’antico al punto da farselo fabbricare su misura: Stanislaw Poniatowski, nipote dell’ultimo re di Polonia, che tra il 1803 e il 1822 commissionò a Roma centinaia di intagli ai migliori “gemmari” allora in attività, lasciando credere che si trattasse di reperti autentici. Oltre millesettecento di quegli intagli recavano firme false con nomi ricavati dalla letteratura classica; le fonti indicano come autori materiali soprattutto Luigi Pichler e Giovanni Calandrelli. Il principe, morto a Firenze nel 1833, non voleva creare dei falsi in senso stretto: voleva vivere immerso nel sogno dell’antico, come racconta lo studioso Francesco Leone nel volume dedicato alla collezione. Sono queste le gemme che si possono vedere e acquistare in questi giorni allo stand della galleria Alessandra Di Castro per portarsi a casa, a un prezzo relativamente modico, un pezzo di questa storia.

Antonio Canova, Maddalena penitente (1798-1799; olio su tela, 105 x 81 cm). Proposta da: Carlo Orsi
Antonio Canova, Maddalena penitente (1798-1799; olio su tela, 105 x 81 cm). Proposta da: Carlo Orsi
Corso di Buono, Croce dipinta (fine del XIII secolo; tempera su tavola, 158,5 x 151, cm). Proposta da: Galerie Canesso
Corso di Buono, Croce dipinta (fine del XIII secolo; tempera su tavola, 158,5 x 151, cm). Proposta da: Galerie Canesso
Jakob Philipp Hackert, Il golfo di Pozzuoli con l'incontro tra la flotta dei Borboni e la flotta maltese (tempera su tela, 154 x 341 cm). Proposto da Hartford Fine Art - Lampronti Gallery
Jakob Philipp Hackert, Il golfo di Pozzuoli con l’incontro tra la flotta dei Borboni e la flotta maltese (tempera su tela, 154 x 341 cm). Proposto da Hartford Fine Art - Lampronti Gallery
Giorgio De Chirico, Il tempio di Apollo (1920; olio su tavola, 65,2 x 41,4 cm). Proposto da: Galleria d'Arte Frediano Farsetti
Giorgio De Chirico, Il tempio di Apollo (1920; olio su tavola, 65,2 x 41,4 cm). Proposto da: Galleria d’Arte Frediano Farsetti
Lorenzo Merlini, Ritratto di Cosimo III de' Medici (1694; marmo, altezza 205 cm). Proposto da: Walter Padovani
Lorenzo Merlini, Ritratto di Cosimo III de’ Medici (1694; marmo, altezza 205 cm). Proposto da: Walter Padovani
Lorenzo Bartolini, La Carità (1846; marmo, 99 cm senza la base). Proposto da: Walter Padovani
Lorenzo Bartolini, La Carità (1846; marmo, 99 cm senza la base). Proposto da: Walter Padovani
Antonio Novelli, Maggio (Apollo) (1628-1630; marmo apuano, altezza 211 cm). Presentato da: Botticelli Antichità
Antonio Novelli, Maggio (Apollo) (1628-1630; marmo apuano, altezza 211 cm). Presentato da: Botticelli Antichità
Attilio Selva, Ritmi (1914; gesso color bronzo con lumeggiature in oro, 112 x 115,5 x 57 cm). Proposto da: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Attilio Selva, Ritmi (1914; gesso color bronzo con lumeggiature in oro, 112 x 115,5 x 57 cm). Proposto da: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Giulio Aristide Sartorio, Avvenimento d'arte e di cultura (1906-1923; olio su tela, 98 x 392 cm). Proposto da: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Giulio Aristide Sartorio, Avvenimento d’arte e di cultura (1906-1923; olio su tela, 98 x 392 cm). Proposto da: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Enea, Anchise, Ascanio e i Penati di Ilio (Roma, 1803/1804-1826; corniola intagliata, 28 × 35,4 mm). Proposto da: Alessandra Di Castro
Enea, Anchise, Ascanio e i Penati di Ilio (Roma, 1803/1804-1826; corniola intagliata, 28 × 35,4 mm). Proposto da: Alessandra Di Castro

Proseguendo, da Bacarelli 1923 si trovano due ritratti di grande qualità: un Ritratto di Ascanio Piccolomini, V arcivescovo di Siena, dipinto intorno al 1590 da Francesco Vanni, olio su tela, e un marmo di Tancredi Pozzi, un Annibale, entrambi proposti a una cifra tra i 60.000 e gli 80.000 euro. Il dipinto di Vanni proviene dalla collezione Piccolomini della Villa di Fagnano presso Siena, passata poi alle famiglie Naldi Bandini e Terrosi Vagnoli. Il marmo raffigura invece il condottiero cartaginese in età matura, con espressione severa e una corazza fantasiosa dominata da una protome leonina che va a dare l’idea di una sorta di gorgoneion, la testa apotropaica che nella statuaria romana campeggiava sul petto di imperatori e condottieri. Alla Galleria Gomiero appartiene invece la scultura premiata come la migliore della Biennale: la Baccante stanca di Giovanni Duprè, in marmo statuario e giallo di Siena (trattativa riservata). Commissionata dal re del Portogallo, la scultura rappresenta uno dei vertici della fase neo-greca di Duprè, quando lo scultore senese guardava alla statuaria classica avvicinandosi al contempo all’estetismo internazionale del motto art pour l’art conosciuto attraverso l’amico Luigi Mussini. La figura, ispirata alla statuaria neoellenistica scoperta da Duprè a Napoli nel 1853, mostra la baccante abbandonata dopo la danza dionisiaca, evocata dal cembalo e dalla coppa riversata a terra, con il volto estatico incorniciato da una ghirlanda di roselline, simbolo di vanitas. Lo stesso Duprè raccontò di aver ripetuto la composizione più volte: a Manchester, a Londra, alla casa imperiale di San Pietroburgo, negli Stati Uniti e infine, nel 1865, al re del Portogallo.

Gli amanti del teatro e delle maschere di primo Novecento trovano un punto d’approdo ideale nello stand di 800/900 Art Studio, che raccoglie tre tele di Alfredo Müller intitolate Il complotto, L’appuntamento e Il labirinto (50.000 euro l’una). Queste tre opere appartengono alla serie delle dodici Arlecchinate realizzate da Müller tra il 1918 e il 1922 e dotate di una caratteristica cornice a boccascena, esposte alla Galleria Pesaro di Milano nel 1922 ed elogiate dal critico Ferdinando Paolieri per la loro accesa e sfacciata finzione scenica. Il tema, che intreccia le maschere della commedia dell’arte con suggestioni da avanspettacolo, sembra custodire una dimensione quasi autobiografica, con Arlecchino all’inseguimento di Colombina come immagine dell’amore e della bellezza da raggiungere.

Un momento di straordinaria densità artistica, documentaria e scientifica viene offerto dalla galleria Goldfinch Fine Arts di Genova. Nello stand, proprio di fronte al Ritratto di pittore di Annibale Carracci (raffigurante probabilmente il fratello Agostino, 80.000 euro), è esposto l’Amorino di Perin del Vaga, frammento di cartone preparatorio per un arazzo della celebre serie dei Furti di Giove (trattativa riservata). L’opera, eseguita a inchiostro, biacca e colori a tempera su carta foderata su tela, costituisce uno dei rarissimi frammenti superstiti dei cartoni disegnati da Piero di Giovanni Bonaccorsi, che fu allievo e collaboratore di Raffaello, per l’ammiraglio Andrea Doria per la tessitura delle sei grandi tappezzerie raffiguranti Giove e Giunone, Giove e Io, Giove e Semele, Giove e Callisto, Giove e Alcmena, Giove e Danae destinate al Palazzo del Principe, documentate dal disegno del Metropolitan Museum di New York. La vicenda collezionistica di questi cartoni è straordinaria: registrati negli inventari Doria del 1606, sono transitati per molte delle più importanti collezioni nobiliari italiane ed europee. Acquistati nel 1721 dal duca Filippo II di Borbone-Orléans, i cartoni vennero smembrati. L’Amorino fu esposto anche nel 1892 a Palazzo Bianco in occasione delle celebrazioni colombiane, e oggi è stato sottoposto a un’accurata campagna diagnostica di imaging da Mario Amedeo Lazzari che ha rivelato con gli infrarossi i dettagli delle ali e dello stemma sottostante, seguito dal restauro condotto da Julie Guilmette che ha rimosso le colline e le vernici alterate, consolidato la tela primaria dal verso e riportato alla luce l’eccezionale qualità del disegno periniano.

Proseguendo nel settore orientale del piano terra, la rassegna riserva altre tappe di primissimo piano per storici dell’arte e collezionisti: nello stand di Verdini Antiques attrae l’interesse degli appassionati della misurazione del tempo un raro e sofisticato Orologio notturno italiano firmato dall’orologiaio Pietro Tomasso Campani, uno dei virtuosi del genere (l’invenzione dell’orologio da notte si deve proprio ai fratelli Campani, incaricati nel 1655 da papa Alessandro VII di creare un meccanismo che indicasse l’ora di notte senza il consueto ticchettio), e datato 1682 (circa 150.000 euro). Poco distante, la galleria milanese Altomani & Sons allestisce una parete di capolavori rinascimentali e trecenteschi di eccellente levatura: la Madonna col Bambino e veduta idealizzata di Firenze di Biagio d’Antonio Tucci, dipinto notificato dallo Stato italiano per il suo eccezionale interesse (220.000 euro); la delicatissima tavola dell’Adorazione del Bambino, olio su tavola studiato da autorevoli storici come Giuliano Briganti, Nicoletta Pons e Andrea De Marchi (280.000 euro), e la solenne predella a fondo oro di Spinello Aretino, del 1395 circa, raffigurante l’Adorazione dei Magi, studiata da Stefan Weppelmann e Gaudenz Freuler (300.000 euro).

Francesco Vanni, Ritratto di Ascanio Piccolomini, V arcivescovo di Siena (1590 circa; olio su tela, 115 × 82 cm). Proposto da: Bacarelli 1923
Francesco Vanni, Ritratto di Ascanio Piccolomini, V arcivescovo di Siena (1590 circa; olio su tela, 115 × 82 cm). Proposto da: Bacarelli 1923
Tancredi Pozzi, Annibale (1886; marmo bianco su plinto originale in marmo Bardiglio, altezza complessiva 85 cm). Presentato da: Bacarelli 1923
Tancredi Pozzi, Annibale (1886; marmo bianco su plinto originale in marmo Bardiglio, altezza complessiva 85 cm). Presentato da: Bacarelli 1923
Giovanni Duprè, Baccante stanca (marmo Statuario e Giallo di Siena, 66,5 x 109 x 87,5 cm). Presentato da: Galleria Gomiero
Giovanni Duprè, Baccante stanca (marmo Statuario e Giallo di Siena, 66,5 x 109 x 87,5 cm). Presentato da: Galleria Gomiero
Alfredo Müller, Il Labirinto (Il veglione) (1918; olio su tela, 90 x 84 cm). Presentato da: 800/900 ArtStudio
Alfredo Müller, Il Labirinto (Il veglione) (1918; olio su tela, 90 x 84 cm). Presentato da: 800/900 ArtStudio
Annibale Carracci, Ritratto di pittore (del fratello Agostino?) (olio su tela, 60 x 39,5 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Annibale Carracci, Ritratto di pittore (del fratello Agostino?) (olio su tela, 60 x 39,5 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Perin del Vaga, Amorino, Frammento di cartone preparatorio per un arazzo della serie dei “Furti di Giove” per il Principe Andrea Doria (prima del 1533; inchiostro, biacca e tempera su carta, 85 x 53 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Perin del Vaga, Amorino, Frammento di cartone preparatorio per un arazzo della serie dei “Furti di Giove” per il Principe Andrea Doria (prima del 1533; inchiostro, biacca e tempera su carta, 85 x 53 cm). Presentato da: Goldfinch Fine Arts
Pietro Tommaso Campani, Orologio notturno (1682; legno e piete dure, 235 x 79 x 32 cm). Presentato da: Verdini Antiques
Pietro Tommaso Campani, Orologio notturno (1682; legno e piete dure, 235 x 79 x 32 cm). Presentato da: Verdini Antiques
Biagio d'Antonio Tucci, Madonna col Bambino e veduta idealizzata di Firenze (tempera su tavola, diametro 116,5 cm). Presentato da: Altomani & Sons
Biagio d’Antonio Tucci, Madonna col Bambino e veduta idealizzata di Firenze (tempera su tavola, diametro 116,5 cm). Presentato da: Altomani & Sons
Bartolomeo di Giovanni, La Madonna e san Giovannino in adorazione del Bambino (olio su tavola, 89 x 67 cm). Presentato da: Altomani & Sons
Bartolomeo di Giovanni, La Madonna e san Giovannino in adorazione del Bambino (olio su tavola, 89 x 67 cm). Presentato da: Altomani & Sons
Spinello Aretino, Adorazione dei Magi (1395 circa; tempera e oro su tavola, 21,9 x 38,1 cm). Presentato da: Altomani & Sons
Spinello Aretino, Adorazione dei Magi (1395 circa; tempera e oro su tavola, 21,9 x 38,1 cm). Presentato da: Altomani & Sons

A breve distanza, lo stand della galleria Alice Fine Art accoglie uno dei dipinti più celebrati di questa edizione: il Paesaggio fluviale con barcaioli di Annibale Carracci, insignito del prestigioso premio per il miglior dipinto della BIAF 2026, per il quale è attualmente avviata una trattativa riservatissima con un privato. L’opera è databile alla fine degli anni Ottanta del Cinquecento: è la veduta di una campagna attraversata di un fiume, attribuita per la prima volta a Carracci nel 1919 da Herman Voss, quando l’opera si trovava nella collezione Platky di Lipsia, per poi transitare per diverse altre raccolte private. Si tratta di uno dei primi paesaggi di Annibale Carracci a noi noti, se non in assoluto il primo dipinto del genere da lui prodotto (dunque non un episodio mitologico o biblico ambientato in un paesaggio: qui all’artista non interessa inserire un elemento narrativo). Un dipinto che si distingue per quel suo tono di fresca naturalezza che lo rende uno dei lavori più interessanti di questa BIAF, uno di quelli da non perdere durante la propria visita.

La galleria Reve Art propone invece, come di consueto, un affondo nella pittura italiana tra fine Ottocento e primi del Novecento. Il primo tassello è rappresentato dalla grande e complessa tela Ferriera a Malavedo, dipinta nel 1928 da Anselmo Bucci e firmata (60.000 euro). L’opera raffigura lo stabilimento siderurgico della Giuseppe e Fratello Redaelli guidata dall’ingegner Ernesto Redaelli a Malavedo presso Lecco (sarebbe poi entrato a far parte delle industrie Falck), immerso nel paesaggio prealpino dominato dalle tonalità blu delle montagne e dal triangolo di luce giallo-verde dei prati tra i comignoli fumanti: appartiene agli anni in cui il pittore, tornato a Milano dopo l’esperienza parigina e il fronte della Grande Guerra, si avvicinava al gruppo Novecento per poi allontanarsene, scoprendo tra il 1923 e il 1930 nuovi temi come l’animalismo, il paesaggio e la natura morta. Accanto a Bucci, Reve Art espone Il sogno di Gaetano Previati, preziosa composizione simbolista del 1908 (40.000 euro), concepita in origine per la sala della musica di Alberto Grubicy e strettamente legata al pannello del Notturno o Il silenzio conservato al Vittoriale degli Italiani di Gabriele D’Annunzio: è opera che incanta per la figura femminile avvolta in un drappeggio reso con la tipica stesura divisionista a filamenti luminosi di colore sotto un cielo popolato da putti neorinascimentali.

L’itinerario del pianterreno trova un coronamento di gran prestigio nelle proposte di Mirco Cattai e di Fondantico di Tiziana Sassoli. Mirco Cattai espone un magnifico e rarissimo tappeto Ushak di manifattura anatolica risalente alla metà del XVI secolo, conservato in condizioni eccezionali e offerto a una cifra superiore ai 200.000 euro. Nello stand di Fondantico di Tiziana Sassoli spiccano invece la grande tavola di Lorenzo Costa raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Antonio Abate, Sebastiano e Giovanni, proposta a circa 600.000 euro, e la deliziosa piccola tavola del giovane Guercino raffigurante La fuga in Egitto, riscoperta recente (è stata presentata per la prima volta, con studio di Daniele Benati, in occasione dell’edizione 2025 di Tefaf: l’attribuzione è confermata anche da un altro esperto del Guercino, David Stone). Dipinta verso il 1615 in uno stato di conservazione smagliante, l’opera raffigura la Sacra Famiglia guidata da san Giuseppe in fuga dopo il drammatico editto di Erode, immersa in un ampio paesaggio naturale.

Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Art
Annibale Carracci, Paesaggio fluviale con barcaioli (olio su tela, 66 x 86 cm). Presentato da: Alice Fine Art
Anselmo Bucci, La Ferriera a Malavedo (1928; olio su tela, 167 x 132 cm)
Anselmo Bucci, La Ferriera a Malavedo (1928; olio su tela, 167 x 132 cm)
Gaetano Previati, Il sonno (1920; olio su tela, 66 x 106 cm)
Gaetano Previati, Il sonno (1920; olio su tela, 66 x 106 cm)
Tappeto Ushak Lotto (Anatolia occidentale, inizio XVII secolo). Presentato da: Mirco Cattai
Tappeto Ushak Lotto (Anatolia occidentale, inizio XVII secolo). Presentato da: Mirco Cattai
Lorenzo Costa, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Antonio Abate, Sebastiano e Giacomo (1485 circa; tempera su tavola, 101 x 163 cm). Presentato da: Fondantico di Tiziana Sassoli
Lorenzo Costa, Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Antonio Abate, Sebastiano e Giacomo (1485 circa; tempera su tavola, 101 x 163 cm). Presentato da: Fondantico di Tiziana Sassoli
Guercino, Fuga in Egitto (olio su tavola, 35,5 x 46 cm). Presentato da: Fondantico di Tiziana Sassoli
Guercino, Fuga in Egitto (olio su tavola, 35,5 x 46 cm). Presentato da: Fondantico di Tiziana Sassoli

Si sale lo scalone monumentale che conduce al piano nobile di Palazzo Corsini per incontrare un altro dei fulcri di questa BIAF, lo stand di Matteo Salamon, dove fa la sua comparsa un capolavoro del vedutismo settecentesco: Il Canal grande verso Sud-Est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi di Canaletto (1,5-2 milioni di euro). La tela, firmata e datata (“Ant. Canal Fecit MDCCXLIV”) affiora sul mercato dell’arte dopo essere rimasta a lungo celata agli occhi di collezionisti e appassionati: è infatti un inedito (se si fa eccezione per una singola riproduzione pubblicitaria in bianco e nero apparsa nel 1975 sulla rivista Arte Veneta quando l’opera si trovava presso la Galleria Edmondo Sacerdoti di Milano). Il dipinto, giunto al restauro in condizioni critiche a causa di una foderatura storica difettosa che ha imposto un delicatissimo intervento di trasporto tela-su-tela, risplende ora nella sua ritrovata, luminosa autografia. Nello stesso stand, Salamon accosta al Canaletto la tavola di Gaudenzio Ferrari raffigurante Sant’Antonio da Padova (100.000-150.000 euro) affascinante testimonianza di un capolavoro smembrato, disperso e felicemente ricostruito dalla critica, con la porzione centrale che oggi è all’Accademia Carrara di Bergamo (abbiamo parlato del frammento su queste pagine).

Proseguendo lungo le sale del piano nobile, Cantore Galleria Antiquaria presenta tre capolavori del Seicento d’elevato valore collezionistico: si tratta della luminosa Santa Caterina d’Alessandria di Giovanni Baglione (160.000 euro), dell’intenso Ritratto del cardinale Alderano Cybo dipinto da Carlo Maratta (120.000 euro) e della splendida tela Nosce te ipsum di Francesco Ruschi (65.000 euro). Quest’ultima opera, pubblicata di recente da Martina Leone in una monografia edita da Campisano e da poco uscita, raffigura il filosofo Socrate che indica con gesto severo un giovane allievo intento a specchiarsi nel rifrangente tenuto da un compagno (il tema, tratto dalle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, era caro all’Accademia degli Incogniti veneziana), trasformando il motto socratico della conoscenza dei propri limiti in una vibrante composizione teatrale costruita su luci ed ombre attorno a una semicolonna scanalata. Una fotografia storica al Kunsthistorisches Institut di Firenze documenta il dipinto nel mercato antiquario berlinese degli anni Venti, esposto nel 1927 al Warenhaus Wertheim come proprietà della Galerie Schmidt & Co; è stato poi venduto sul mercato tedesco, da Neumeister, nel 2025. Il pittore veneziano Antonio Zanchi ne riprese più volte l’iconografia. Poco distante, Cortona Fine Arts espone l’Allegoria della Verità e della Misericordia di Imperiale Gramatica (sotto i 100.000 euro), mentre Longari Arte propone una preziosa Natività di Eusebio Oldoni datata 1525 (75.000 euro), studiata a suo tempo da Roberto Longhi (la sua perizia scritta a penna è riprodotta allo stand come didascalia: fu Longhi ad attribuire l’opera a Oldoni sulla base della sigla EVP che può esser sciolta come “Eusebius Vercellensis Pinxit”).

Poco più avanti, la galleria Berardi dedica un’intera parete al pittore novecentesco Cagnaccio di San Pietro, con una selezione di opere i cui prezzi variano dai 10.000 agli 80.000 euro. La pittura barocca e le arti decorative veneziane trovano un punto d’incontro nello stand di Piva & C., che espone la tela di Domenico Parodi raffigurante Adone con i suoi cani (tra i 50.000 e i 100.000 euro) e uno spettacolare Centrotavola “Giardino all’italiana” eseguito a Murano verso la metà del Settecento dalla manifattura di Giuseppe Briati (60.000 euro). L’interesse degli studiosi di pittura rinascimentale si concentra poi nello stand di Brun Fine Art, dove spicca un tondo su legno di pioppo di 85 centimetri di diametro raffigurante la Madonna che allatta il Bambino con san Giovannino adorante (850.000 euro). L’opera, resa nota da Gigetta Dalli Regoli nel 2007 quando apparteneva a una collezione privata spagnola, è attribuita a Tommaso, maestro anonimo e stretto collaboratore di Lorenzo di Credi che Bernard Berenson definì come una sorta di “Doppelgänger”, cioè un sosia, del pittore fiorentino. Di tutt’altro genere la proposta di Santa Tecla Srl che schiera due piccole delizie di Giovanni Battista Tiepolo: l’inedito San Rocco col suo cane (195.000 euro) e il Sant’Antonio da Padova col Bambin Gesù (230.000 euro). Il primo appartiene a un gruppo di piccole tele dedicate al santo pellegrino, segnalato per la prima volta da Antonio Morassi nel 1950 con tredici esemplari censiti, saliti a diciotto nel 1962 e poi ampliati da altri studi fino a comprendere anche questa tela. Il Sant’Antonio, sebbene noto (nel primo Novecento fu attribuito da Pompeo Molmenti e da Eduard Sack a Giovanni Domenico Tiepolo, figlio di Giovanni Battista, prima che Morassi, nel 1962, lo riportasse correttamente al giovane Giambattista), è ricomparso sul mercato antiquario di Genova solo nel 2024, ed è stato oggetto di nuova attenzione da parte degli specialisti.

Canaletto, Il Canal Grande verso sud-est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi, Venezia (1744; olio su tela, 60,1 x 95,2 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Canaletto, Il Canal Grande verso sud-est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi, Venezia (1744; olio su tela, 60,1 x 95,2 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Gaudenzio Ferrari, Sant’Antonio da Padova (1538 circa; olio su tavola, 60 x 51 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Gaudenzio Ferrari, Sant’Antonio da Padova (1538 circa; olio su tavola, 60 x 51 cm). Presentato da: Matteo Salamon
Giovanni Baglione, Santa Caterina d'Alessandria (olio su tela, 60 x 47 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Giovanni Baglione, Santa Caterina d’Alessandria (olio su tela, 60 x 47 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Carlo Maratta, Il cardinale Alderano Cybo (olio su tela, 106 x 92 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Carlo Maratta, Il cardinale Alderano Cybo (olio su tela, 106 x 92 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Francesco Ruschi, Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) (1659-1660 circa; olio su tela, 104 × 87 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Francesco Ruschi, Nosce te ipsum (Socrate e due allievi) (1659-1660 circa; olio su tela, 104 × 87 cm). Presentato da: Cantore Galleria Antiquaria
Imperiale Gramatica, Allegoria della Verità e della Misericordia (olio su tela, 103 x 136 cm). Presentato da: Cortona Fine Arts
Imperiale Gramatica, Allegoria della Verità e della Misericordia (olio su tela, 103 x 136 cm). Presentato da: Cortona Fine Arts
Eusebio Oldoni, Natività (1525; tempera su tavola, 113 x 59 cm). Presentato da: Longari Arte Milano
Eusebio Oldoni, Natività (1525; tempera su tavola, 113 x 59 cm). Presentato da: Longari Arte Milano
Cagnaccio di San Pietro, Natura morta di frutta (1934; olio su tavola, 42 x 56 cm). Presentate da: Galleria Berardi
Cagnaccio di San Pietro, Natura morta di frutta (1934; olio su tavola, 42 x 56 cm). Presentate da: Galleria Berardi
Domenico Parodi, Adone con i suoi cani (olio su tela, 191 x 123 cm). Presentato da: Piva & C.
Domenico Parodi, Adone con i suoi cani (olio su tela, 191 x 123 cm). Presentato da: Piva & C.
Manifattura di Giuseppe Briati, Centrotavola Giardino all'italiana (Murano, metà del XVIII secolo; vetro policromo soffiato e lavorato a mano libera, con decorazioni decorate e dipinte, base a specchio con profilo in legno laccato e dorato, 33 x 62 x 44 cm). Presentato da: Piva & C.
Manifattura di Giuseppe Briati, Centrotavola Giardino all’italiana (Murano, metà del XVIII secolo; vetro policromo soffiato e lavorato a mano libera, con decorazioni decorate e dipinte, base a specchio con profilo in legno laccato e dorato, 33 x 62 x 44 cm). Presentato da: Piva & C.
Tommaso, Madonna che allatta il Bambino con san Giovannino adorante (primo decennio del XVI secolo; olio su tavola di pioppo, diametro 85 cm). Presentato da: Brun Fine Art
Tommaso, Madonna che allatta il Bambino con san Giovannino adorante (primo decennio del XVI secolo; olio su tavola di pioppo, diametro 85 cm). Presentato da: Brun Fine Art
Giovanni Battista Tiepolo, San Rocco con il suo cane (olio su prima tela, 44,5 x 32,5 cm). Presentato da: Santa Tecla srl
Giovanni Battista Tiepolo, San Rocco con il suo cane (olio su prima tela, 44,5 x 32,5 cm). Presentato da: Santa Tecla srl
Giovanni Battista Tiepolo, Sant’Antonio di Padova incoronato di gigli da Gesù Bambino (olio su tela, 120,5 x 61 cm). Presentato da: Santa Tecla srl
Giovanni Battista Tiepolo, Sant’Antonio di Padova incoronato di gigli da Gesù Bambino (olio su tela, 120,5 x 61 cm). Presentato da: Santa Tecla srl

Il cammino tra i saloni del Piano Nobile conduce allo stand di Flavio Gianassi, dove la storia del collezionismo fiorentino riaffiora con commovente evidenza grazie alla riscoperta della Cleopatra di Domenico Puligo (250.000 euro), che ritorna a casa sua, dal momento che apparteneva originariamente alla celebre raccolta del principe Tommaso Corsini ed è stata a lungo nelle sale del palazzo che ospita la BIAF, per poi essere tramandata per via ereditaria. Ampiamente documentata nelle guide ottocentesche di Firenze e negli inventari storici, la Cleopatra rientra pertanto, anche se solo per pochi giorni, a Palazzo Corsini, il luogo stesso in cui è stata custodita per intere generazioni. Nello stesso stand Gianassi affianca a Puligo altri due lavori d’assoluto interesse: la Maddalena penitente del Maestro della Maddalena di Cascio (175.000 euro), monumentale terracotta invetriata uscita negli anni Venti dall’eremo di Cascio in Garfagnana dove si trovava anticamente, opera molto vicina alla Maddalena di Donatello ch’è conservata al Museo del Duomo di Firenze (e importante anche per la tecnica: qui lo smalto non è solo rivestimento decorativo, bensì strumento espressivo che, in maniera modernissima, sospinge la terracotta invetriata verso un realismo inusitato per questo materiale, più tipico del legno), e un raffinato fondo oro, uno dei migliori di questa BIAF: è un’opera di Neri di Bicci, raffigurante la Madonna col Bambino e due angeli adoranti (380.000 euro), che possiede una storia documentaria rara, essendo stata commissionata a Firenze nel 1464 da un certo Antonio di Jacopo e registrata nelle Ricordanze dello stesso Neri di Bicci, il diario di bottega giunto fino a noi.

Allo stand di Giorgio Baratti Antiquario il pubblico può ammirare un’altra fondamentale aggiunta al catalogo del Gotico internazionale veneziano: la Madonna dell’Umiltà di Zanino di Pietro, documentato a Bologna e Venezia dal 1389 ad ante 1448, tavola riemersa di recente da una collezione privata ed identificata da Angelo Tartuferi, che si distingue per la straordinaria eleganza formale della Vergine con il Bambino addormentato (190.000 euro) e un rilevante bassorilievo raffigurante l’Adorazione dei Pastori, eseguito da uno scultore attivo nella cerchia di Giovanni Pietro da Rho (38.000 euro). Il Novecento e il vedutismo ottocentesco trovano invece una felice rappresentazione nello stand di Enrico Gallerie d’Arte, che presenta due rare tavolette giovanili di Umberto Boccioni risalenti al 1907, intitolate Barche al sole e Impressione di Venezia, proposte a circa 500.000 euro ciascuna, unitamente a due grandi vedute di Carlo Ferrari detto Il Ferrarin: Piazza delle Erbe a Verona (250.000 euro) e la Veduta di Venezia (150.000 euro). Infine, ad accompagnare il pubblico all’uscita, sono Paolo Antonacci che porta il visionario dipinto La fête du soleil di Umberto Brunelleschi come opera principale e Bottegantica che espone uno dei dipinti più famosi di Vittorio Matteo Corcos, La figlia del pittore alla finestra, eseguito nel 1909 e citato nelle maggiori rassegne critiche dedicate alla Belle Époque (come quelle a cura di Durbè nel 1965 a Livorno e quella di Francesca Dini nel 2025 a Pisa, a Palazzo Blu), offerto a una cifra superiore ai 200.000 euro.

Domenico di Bartolomeo Ubaldini detto Domenico Puligo, Cleopatra (olio su tavola, 49 x 63 cm). Presentato da: Flavio Gianassi
Domenico di Bartolomeo Ubaldini detto Domenico Puligo, Cleopatra (olio su tavola, 49 x 63 cm). Presentata da: Flavio Gianassi
Maestro della Maddalena di Cascio, Maddalena penitente (1515-1520 circa; terracotta invetriata, 137,3 x 38 x 32 cm). Presentato da: Flavio Gianassi
Maestro della Maddalena di Cascio, Maddalena penitente (1515-1520 circa; terracotta invetriata, 137,3 x 38 x 32 cm). Presentata da: Flavio Gianassi
Neri di Bicci, Madonna col Bambino e due angeli adoranti (1464; tempera su tavola, 84 x 68 cm). Presentata da: Flavio Gianassi
Neri di Bicci, Madonna col Bambino e due angeli adoranti (1464; tempera su tavola, 84 x 68 cm). Presentata da: Flavio Gianassi
Zanino di Pietro, Madonna dell'Umiltà (tempera su tavola, 71,5 x 53 cm)
Zanino di Pietro, Madonna dell’Umiltà (tempera su tavola, 71,5 x 53 cm). Presentato da: Giorgio Baratti
Scultore attivo nella cerchia di Giovanni Pietro da Rho, Adorazione dei pastori (marmo, 31 x 46 cm). Presentato da: Giorgio Baratti
Scultore attivo nella cerchia di Giovanni Pietro da Rho, Adorazione dei pastori (marmo, 31 x 46 cm). Presentato da: Giorgio Baratti
Umberto Boccioni, Barche al sole (1907; olio su tela riportata su cartone, 42,5 x 63,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d'Arte
Umberto Boccioni, Barche al sole (1907; olio su tela riportata su cartone, 42,5 x 63,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d’Arte
Umberto Boccioni, Impressione di Venezia (1907; olio su tela riportata su cartone, 43,3 x 64 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d'Arte
Umberto Boccioni, Impressione di Venezia (1907; olio su tela riportata su cartone, 43,3 x 64 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d’Arte
Carlo Ferrari detto il Ferrarin, Piazza delle Erbe a Verona (olio su tela, 82,5 x 111,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d'Arte
Carlo Ferrari detto il Ferrarin, Piazza delle Erbe a Verona (olio su tela, 82,5 x 111,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d’Arte
Carlo Ferrari detto il Ferrarin, Veduta di Venezia (olio su tela, 83 x 110,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d'Arte
Carlo Ferrari detto il Ferrarin, Veduta di Venezia (olio su tela, 83 x 110,5 cm). Presentata da: Enrico Gallerie d’Arte
Umberto Brunelleschi, La Fete de Soleil (olio su tela, 125 x 125 cm). Presentato da: Paolo Antonacci
Umberto Brunelleschi, La Fête de Soleil (olio su tela, 125 x 125 cm). Presentato da: Paolo Antonacci
Vittorio Matteo Corcos, La figlia del pittore alla finestra (1909; olio su tela, 110 x 92 cm). Presentato da: Bottegantica
Vittorio Matteo Corcos, La figlia del pittore alla finestra (1909; olio su tela, 110 x 92 cm). Presentato da: Bottegantica

A garantire l’autenticità e lo stato di conservazione di tutte queste opere è, come ogni anno, il vetting eseguito dal Comitato di Selezione della Biennale, che riunisce per questa edizione sessantatré esperti internazionali tra restauratori, curatori e direttori di musei, chiamati a esaminarle una per una nelle due giornate che precedono l’apertura al pubblico. L’anteprima a inviti, l’anteprima per la stampa e la serata inaugurale del 24 settembre, riservata a direttori di musei, studiosi e collezionisti giunti da ogni angolo del mondo, hanno preceduto la giornata riservata a collezionisti e addetti ai lavori del 25 settembre, dopodiché la BIAF aprirà domani per tutti.

Tra i micro-intagli delle gemme Poniatowski, il cartone di Perin del Vaga, la Venezia di Canaletto e le audacie del Novecento, Palazzo Corsini si riafferma anche stavolta, come fa da più di trenta edizioni ogni due anni, con puntualità pressoché rituale, come uno di quei luoghi in cui il collezionismo cerca di costruire la cultura figurativa. È dunque inevitabile che, passando attraverso questa edizione della BIAF, ci s’imbatta in una quantità non trascurabile di novità, di restauri, di nuove ricerche, di ricomparse, a rammentare che il collezionismo antiquario di alto profilo, quando non s’accontenta d’esser solo antiquariato, può diventare anche una forma piuttosto efficace di progresso culturale e scientifico. Certo, il fine principale rimane quello della vendita. E naturalmente si vende e si venderà. Qualcosa di quello che adesso è qui, lo rivedremo appeso alla parete di qualche museo. Qualcos’altro sparirà nelle stanze di qualche privato di chissà dove, e probabilmente non lo rivedremo più. E sarebbe strano che una fiera d’arte antica dimenticasse l’esistenza del commercio. La BIAF però non è solo una vetrina commerciale. È qualcosa di più: una curiosa alleanza tra mercato, tutela e conoscenza. Un’alleanza che continua ad assegnare all’Italia un ruolo di guida nel mondo, quando si ricorda che il passato può continuare a esser tramutato in presente.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Nato a Massa nel 1986, si è laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all’Università di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull’Arte. Dalla fondazione è direttore responsabile della rivista. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsità nel mondo dell'arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione è stato autore del documentario Le mani dell’arte (Rai 5) ed è stato tra i presentatori del programma Dorian – L’arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all'Università di Genova e all'Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).



Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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