“È impossibile. Il sistema di vincolo delle tavole del Polittico di San Gregorio non consente di asportarle nei due o tre minuti in cui, secondo quanto si apprende dalle notizie di stampa, si è consumato il colpo”. La risposta di Gianfranco Anastasio, architetto oggi in pensione, è categorica. È stato lui a completare l’allestimento del Museo Regionale di Messina nella nuova sede, inaugurata nel 2017. Il progetto del box-saletta lignea che ritagliava al Polittico di Antonello da Messina uno spazio espositivo separato rispetto al resto del percorso portava la firma dell’architetto Antonio Virgilio, suo predecessore. Ma il sistema espositivo dell’opera si deve ad Anastasio. La base bianca sulla quale poggiavano le tre tavole del registro inferiore (i Santi Gregorio Magno, a sinistra, e Benedetto, a destra, le uniche due recuperate nella notte del furto, e al centro la Madonna del Rosario in trono) era stata concepita per restituire una percezione unitaria alle cinque tavole, compromessa dalla perdita della monumentale cornice lignea originaria. Nel registro superiore si trovavano invece l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata. I pannelli erano, in altre parole, vincolati in modo da simulare l’antico posizionamento all’interno del polittico.
È proprio il sistema di vincolo alla parete, ideato appositamente per rispondere a esigenze tanto conservative quanto di sicurezza, a costituire uno degli elementi più difficili da conciliare con la dinamica del furto. Va ricordato che il sistema progettato dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma tra gli anni Quaranta e Cinquanta, quando l’opera fu sottoposta a restauro nella capitale, era principalmente orientato alla sicurezza meccanica e conservativa. Il problema era soprattutto quello di controllare i movimenti igroscopici cui sono notoriamente sensibilissimi i dipinti su tavola, evitando un bloccaggio rigido o una “parchettatura” fissa sul retro dei pannelli. Più in generale, sui sistemi di vincolo alla parete abbiamo interpellato uno dei massimi esperti di supporti strutturali ed espositivi, Roberto Ciabattoni, responsabile del Laboratorio di Diagnostica e Controlli Ambientali dell’ICR. A lui si devono, tra gli altri, i sistemi espositivi di alcune delle più importanti opere siciliane, dal Satiro Danzante di Mazara del Vallo al Seppellimento di Santa Lucia e all’Annunciazione di Antonello, entrambi a Siracusa.
“Bisogna distinguere”, spiega, “tra dipinti su tela e dipinti su tavola. Un’ulteriore distinzione riguarda il fatto che l’opera sia o meno inserita in una cornice, situazione che consente la più classica modalità del quadro appeso a un chiodo, per intenderci. Il principio è che le opere devono essere trattenute, non bloccate. In presenza di una cornice possono essere inserite sul retro delle staffette di aggancio; in assenza di cornice, sia per le tele sia per le tavole, si utilizzano collegamenti elastici che consentano i micromovimenti dovuti alle variazioni termoigrometriche, senza creare vincoli rigidi”.
Nel museo di Messina, oltre alle esigenze conservative, si poneva anche un imprescindibile requisito di sicurezza. Il vincolo era strutturato in modo da lasciare il legno libero di “muoversi”, cioè di reagire alle minime variazioni di umidità e temperatura senza generare tensioni interne potenzialmente in grado di deformare le fibre o provocare il sollevamento della pellicola pittorica e, al tempo stesso, il sistema era completato da un fissaggio a parete concepito per garantire la sicurezza dell’opera, come ci ha spiegato Anastasio.
Un’esigenza tutt’altro che secondaria. Il Polittico, a differenza, per esempio, della Pala di San Cassiano dello stesso Antonello, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, non era separato dai visitatori da un distanziatore fisico. E non ci si poteva certo permettere che, al di là del funzionamento dei sensori dell’allarme, le tavole potessero precipitare per un urto, anche soltanto accidentale, di un visitatore avvicinatosi maldestramente. E invece cinque tavole, non una, sarebbero state rimosse in un fiat, nell’arco di quei due o tre minuti nei quali, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbe consumato il furto. Un tempo sufficiente anche a mandare in frantumi, a colpi di mazza, la teca che custodiva la tavoletta opistografa, dipinta cioè su entrambi i lati: sul recto la Madonna con il Bambino benedicente con un devoto francescano, sul verso un Ecce Homo. Com’è stato possibile?
“Impossibile”, appunto, ci dice Anastasio. E per un motivo preciso. Senza entrare nei dettagli tecnici, è sufficiente sapere che “il sistema è concepito per uno smontaggio sequenziale delle singole tavole”, spiega. “Queste non possono essere asportate singolarmente, se non secondo un ordine prestabilito”. Se così stanno le cose, la dinamica del furto apre uno scenario preciso: chi lo ha compiuto potrebbe essere stato a conoscenza del sistema di vincolo oppure potrebbe esserci stata una fase preliminare nella quale le opere sono state predisposte per essere smontate rapidamente.
È un elemento che potrebbe assumere particolare rilievo nell’inchiesta. Un custode, tra i quattro in servizio nella notte del furto di Ferragosto, dovrà essere nuovamente sentito dagli inquirenti, dal momento che la sua versione non sembrerebbe convincere. Ma l’eventuale presenza di un basista potrebbe non essere riconducibile a una sola persona e potrebbe implicare conoscenze tecniche che vanno ben oltre quelle di un semplice addetto alla custodia.
“Qualche anno fa mi trovavo in visita al museo di Messina e, per deformazione professionale, ho osservato le telecamere esterne: erano ancora del tipo con la custodia in alluminio, modelli che non esistono più da una decina di anni. I sensori interni erano inadeguati e mancava l’allarme perimetrale”. La testimonianza è di Nicola La Fauci, della società messinese specializzata in sistemi antifurto NLS Service. “Ma anche l’impianto più all’avanguardia necessita di manutenzione e aggiornamenti periodici”, aggiunge. Ora, con tutti i limiti del caso, una delle poche circostanze trapelate dalle indagini è che il sistema, pur obsoleto (e tale da non prevedere l’allarme sulla porta laterale dalla quale sarebbero entrati i ladri nell’edificio), abbia comunque restituito agli inquirenti le immagini registrate dalle telecamere. Ed è proprio sulla manutenzione di quello stesso impianto che la direttrice del museo, Marisa Mercurio, aveva scritto al Dipartimento dei Beni culturali lo scorso 2 febbraio, chiedendo la prenotazione d’impegno di somme per complessivi 48.312 euro nel triennio 2026-2028.
Finestre sull’Arte è in grado di mostrare il documento. Per “effettuare la manutenzione ordinaria degli impianti antintrusione e videosorveglianza nel Museo Regionale Accascina di Messina”, il museo aveva richiesto, nello specifico, 18.117 euro per il 2026, relativamente al periodo aprile-dicembre; 24.156 euro per il 2027, per l’intero anno; e 6.039 euro per il 2028. A strettissimo giro gli uffici centrali del Dipartimento avevano risposto alla direttrice “disponendo la prenotazione d’impegno», considerato che «la manutenzione di che trattasi risulta indispensabile”.
Nel 2020 il governo Musumeci aveva deliberato uno stanziamento di 22 milioni di euro, quale avvio di un “Piano regionale per la riqualificazione della rete museale siciliana”. Non se ne fece nulla. Eppure, tra il 2018 e il 2020, consulente per i Beni culturali dello stesso presidente Musumeci (e, negli stessi anni, curatrice di mostre nei musei regionali) era Helga Marsala, critica d’arte e giornalista, che oggi scrive che “lo scandalo del Museo di Messina diventa, oltre che amara metafora, il più grave sintomo di un malessere stratificato a cui andrebbe riservata una cura robusta, radicale. Fosse anche un coraggioso ritorno allo Stato”. Oggi, dunque. Ma non qualche anno fa, quando appariva già evidente l’urgenza di intervenire sulla rete dei musei regionali.
Sta di fatto che l’intensa progettualità che ha interessato negli ultimi anni il museo affacciato sullo Stretto non deriva da quel Piano, ma da un altro percorso. A partire dal 2023, con lavori iniziati sotto la direzione di Orazio Micali, oggi soprintendente di Messina, e proseguiti sotto l’attuale direttrice Mercurio, l’edificio è stato interessato da due importanti cantieri, con l’obiettivo di migliorare la conservazione delle opere e ampliare l’accessibilità.
Il primo, concluso nel 2024, ha riguardato i prospetti interni ed esterni, il rinnovo e l’implementazione delle collezioni esposte e l’ampliamento delle superfici espositive, che ha consentito di portare nel percorso circa 50 opere dai depositi. I lavori, per un importo di 752.087 euro, sono stati finanziati con fondi Po Fesr 2014-2020.
L’obiettivo principale era garantire maggiore sicurezza conservativa alle opere. A partire proprio dai problematici prospetti dell’edificio, dove sono state realizzate 16 nuove edicole espositive, in sostituzione delle ampie vetrature del piano terra, e si è provveduto alla chiusura con pannelli murari dei grandi lucernari verticali a tutta altezza, che in passato avevano provocato infiltrazioni di acqua piovana e condizioni termoigrometriche dannose per le opere.
La chiusura dei lucernari ha inoltre ridotto l’esposizione alla luce naturale, dannosa per le opere, che per una migliore fruizione necessitavano comunque di un’illuminazione dedicata e quindi artificiale. L’intervento ha consentito di risolvere alla radice alcune cause di degrado e, di conseguenza, di ridurre i costi di manutenzione necessari a mantenere un adeguato livello di sicurezza, tanto per le opere quanto per i visitatori. L’aspetto che qualifica maggiormente, a un primo impatto, l’intervento è senza dubbio la scelta cromatica dei nuovi prospetti opachi. Il rosso richiama uno dei colori maggiormente utilizzati nei templi della Magna Grecia. La vivace policromia originaria non era infatti un semplice elemento decorativo, ma svolgeva una precisa funzione tecnica e funzionale: integrare l’architettura nell’ambiente naturale, rendendola un potente punto di riferimento visivo, non sbiadito dalla forte luminosità meridionale.
Niente di più lontano, dunque, da un capriccio estetico per il nuovo MuMe, come aveva chiarito lo stesso Micali: “La scelta del rosso riconosce al Museo il valore di faro della cultura, proprio per la posizione strategica dell’insediamento posto di fronte al mare dello Stretto”.
Il secondo cantiere, finanziato dal PNRR e concluso anch’esso nel 2024, rientrava nel progetto “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi”, per un importo di 1.190.000 euro. L’intervento ha reso strutturalmente accessibile il museo alle diverse tipologie di utenti. Il museo espone oggi più di 350 opere e offre un percorso di visita di circa 3.000 metri quadrati.
Sempre nel 2024 è stata inaugurata la mostra permanente “1908 CittàMuseoCittà”, resa possibile dalla legge regionale 9/2022, a firma del deputato regionale Antonio De Luca (M5S). Un intervento che ha rappresentato una sorta di riparazione rispetto a un allestimento che sino a quel momento aveva finito per omologare il museo dello Stretto a molti altri musei, restituendogli finalmente la peculiare identità di un museo nato dalle macerie del devastante terremoto del 1908.
Ma i lavori non erano finiti con questi due cantieri, condotti contemporaneamente senza mai chiudere il museo al pubblico. Oltre alla realizzazione di un’aula immersiva dedicata al centro urbano della città prima del 1908, erano infatti in programma altri due interventi, anch’essi finanziati con fondi Po Fesr, destinati al rinnovamento del percorso espositivo da Antonello a Caravaggio. Ed è una singolare coincidenza anche questa: il furto di Ferragosto è stato messo a segno proprio prima che si intervenisse sulla saletta dedicata ad Antonello. Con quali accorgimenti espositivi e, soprattutto, con quali nuove misure di sicurezza? È una domanda che, dopo quanto accaduto, non può più essere elusa.
L'autrice di questo articolo: Silvia Mazza
Storica dell’arte e giornalista, scrive su “Il Giornale dell’Arte”, “Il Giornale dell’Architettura” e “The Art Newspaper”. Le sue inchieste sono state citate dal “Corriere della Sera” e dal compianto Folco Quilici nel suo ultimo libro Tutt'attorno la Sicilia: Un'avventura di mare (Utet, Torino 2017). Come opinionista specializzata interviene spesso sulla stampa siciliana (“Gazzetta del Sud”, “Il Giornale di Sicilia”, “La Sicilia”, etc.). Dal 2006 al 2012 è stata corrispondente per il quotidiano “America Oggi” (New Jersey), titolare della rubrica di “Arte e Cultura” del magazine domenicale “Oggi 7”. Con un diploma di Specializzazione in Storia dell’Arte Medievale e Moderna, ha una formazione specifica nel campo della conservazione del patrimonio culturale (Carta del Rischio).Per inviare il commento devi
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