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Riemerge un'opera di Giorgio Vasari, è un Trasporto di Cristo al sepolcro

di Redazione 27/10/2026

Categorie: News Focus / Argomenti: Arte antica - Cinquecento - Giorgio Vasari - Manierismo


Riemerge un Trasporto di Cristo al sepolcro, opera di Giorgio Vasari databile intorno al 1545: è stato attribuito all’aretino da Carlo Falciani. Domani sarà proposto in vendita dalla casa d’aste Il Ponte con una stima di 200.000-250.000 euro.

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Un dipinto di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574) rimasto fuori dalla conoscenza degli studiosi per decenni, torna all’attenzione del mercato e della storia dell’arte. È un Trasporto di Cristo al sepolcro, olio su tavola di 159 per 185 centimetri, databile intorno alla metà degli anni Quaranta del Cinquecento. L’opera, proveniente da una collezione privata lombarda, sarà proposta per la vendita domani alle 15 dalla casa d’aste Il Ponte a Milano con una stima di 200.000-250.000 euro. La sua attribuzione al pittore aretino è stata confermata da Carlo Falciani dopo l’esame diretto, accompagnato da un contributo scientifico che ricostruisce i rapporti con altre composizioni vasariane e mette in luce una tecnica esecutiva inconsueta.

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La tavola sarà il lotto 489 della vendita Arredi e Dipinti antichi, in programma il 28, 29 e 30 ottobre. E proprio lo scorso 19 ottobre la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano ha comunicato l’avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse artistico e storico particolarmente importante dell’opera. Il dipinto presenta restauri e, secondo Falciani, la sua riscoperta costituisce un’aggiunta significativa al catalogo dell’artista, nonostante al momento non siano emersi documenti che permettano di identificarne la commissione o di inserirlo con precisione nella biografia del pittore. L’opera di Vasari è anche il top lot della vendita della casa d’aste milanese.

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Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro (anni Quaranta del XVI secolo; olio su tavola, 159 x 185 cm)
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro (anni Quaranta del XVI secolo; olio su tavola, 159 x 185 cm)
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro, dettaglio
Il retro del dipinto
Il retro del dipinto

Una composizione che dialoga con le opere giovanili

Per ricostruire la storia artistica della tavola, Falciani parte dai confronti stilistici con opere certe di Vasari. La composizione riprende infatti soluzioni già sperimentate dal pittore in un altro Trasporto di Cristo, realizzato nel 1532 su commissione del cardinale Ippolito de’ Medici e rimasto a Firenze nel camerino del duca Alessandro de’ Medici. Quel dipinto è oggi conservato alla Casa Vasari di Arezzo. Nell’opera giovanile, ancora influenzata dal linguaggio del Rosso Fiorentino, Vasari aveva già adottato una composizione a fregio, con le figure disposte in primo piano e il corpo di Cristo disteso lungo la scena, sostenuto da Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. La relazione tra i due personaggi centrali ritorna nella tavola ora riemersa, pur con una diversa inclinazione della testa di Cristo.

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Il nuovo dipinto mostra però un aggiornamento del linguaggio del pittore rispetto agli esordi aretini. In particolare, la figura del giovane incaricato di sostenere le gambe di Cristo, già presente nella composizione del 1532, assume una posa dinamica che richiama il Trasporto di Cristo (o Deposizione) che Raffaello dipinse per Atalanta Baglioni, oggi alla Galleria Borghese. Il personaggio è collocato dietro il corpo del Salvatore e si sbilancia all’indietro mentre lo sostiene con un panno. Questa soluzione permette di articolare maggiormente la scena e di mostrare per intero il corpo di Cristo.

Un confronto particolarmente utile è offerto da un altro dipinto dello stesso soggetto conservato al Museo d’arte sacra di San Gimignano, documentato nelle ricordanze dell’artista: nel 1540 Vasari annotò di aver ricevuto dal priore di Santa Maria di Barbiano l’incarico di dipingere due tele, una raffigurante Cristo portato alla sepoltura e pianto dalle Marie, l’altra la Resurrezione, destinate a due altari della chiesa. Per entrambe era stato concordato un compenso complessivo di 25 scudi. In quell’opera, realizzata dopo il soggiorno bolognese del 1539-1540, si riconoscono ancora gli influssi di Parmigianino, insieme ai modelli di Michelangelo, Raffaello e Perino del Vaga. Il giovane con la tunica rosata, nella posa derivata da Raffaello, anticipa direttamente la soluzione ripresa nella tavola in vendita. Nel dipinto riemerso, tuttavia, l’influenza parmigianinesca appare ormai attenuata, mentre prevale un impianto più solido e muscolare.

Un ulteriore termine di confronto è la monumentale Deposizione dalla Croce realizzata nel 1540 per il monastero di Camaldoli. Sul lato destro di quella composizione compare un vecchio pensoso, con una mano portata alla barba, in una posa simile a quella del personaggio che osserva la scena all’estrema destra della tavola proposta da Il Ponte. Secondo Falciani, le differenze stilistiche rispetto alle opere del 1540 suggeriscono una datazione leggermente più tarda, probabilmente intorno al 1545. A sostegno di questa ipotesi vi è anche la monumentalità del volto di Cristo, che anticiperebbe quello del Portacroce dipinto da Vasari nel 1553 per Bindo Altoviti. Il confronto con il Battesimo conservato al Museo Diocesano di Arezzo, databile intorno al 1548, offrirebbe un ulteriore riferimento per l’evoluzione delle fisionomie classicizzate dell’artista.

Giorgio Vasari, Cristo portato al sepolcro (1532; olio su tavola, 140 x 114 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. Poggio Imperiale, n. 194, in deposito presso Arezzo, Museo di Casa Vasari)
Giorgio Vasari, Cristo portato al sepolcro (1532; olio su tavola, 140 x 114 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, inv. Poggio Imperiale, n. 194, in deposito presso Arezzo, Museo di Casa Vasari)
Raffaello, Deposizione Baglioni (1505-1507; olio su tavola, 174,5 x 178,5; Roma, Galleria Borghese)
Raffaello, Deposizione Baglioni (1505-1507; olio su tavola, 174,5 x 178,5; Roma, Galleria Borghese)
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro (1540; olio su tela, 182 x 114 cm; San Gimignano, Museo d'Arte Sacra)
Giorgio Vasari, Trasporto di Cristo al sepolcro (1540; olio su tela, 182 x 114 cm; San Gimignano, Museo d’Arte Sacra)
Giorgio Vasari, Deposizione (1540; olio su tela, 311 × 210 cm; Camaldoli, Monastero)
Giorgio Vasari, Deposizione (1540; olio su tela, 311 × 210 cm; Camaldoli, Monastero)
Giorgio Vasari, Cristo portacroce (1553; olio su tavola, 90,8 x 71 cm; Collezione privata)
Giorgio Vasari, Cristo portacroce (1553; olio su tavola, 90,8 x 71 cm; Collezione privata)

Una pittura rapida, diversa dalle altre tavole di Vasari

A distinguere il Trasporto di Cristo al sepolcro dalle altre opere coeve è soprattutto il modo in cui è stata stesa la pittura. Falciani rileva una tecnica veloce e diretta, caratterizzata da pennellate energiche che in alcuni punti lasciano trasparire la preparazione sottostante. La superficie, oggi alterata da una vernice fortemente ingiallita, appare quasi monocroma; la rimozione della vernice, osserva lo studioso, dovrebbe restituire una gamma cromatica più fredda e squillante, senza cancellare l’effetto materico della stesura. La rapidità del procedimento emerge anche nella limitata presenza di ripensamenti. Il disegno preparatorio, tracciato a matita, sembra in diversi punti visibile sotto il colore, mentre alcuni contorni sono stati rinforzati con segni scuri a pennello. Una riflettografia a infrarosso potrebbe consentire di comprendere meglio la struttura del disegno sottostante.

Il carattere immediato dell’esecuzione si coglie nei dettagli delle figure. Il volto della Maddalena inginocchiata ai piedi di Cristo è costruito con poche pennellate che definiscono i capelli, le sopracciglia e le palpebre chiuse, e la tunica cremisi del giovane è modellata con brevi tratti incrociati e una pennellata più scura lungo la schiena, mentre le pieghe della veste gialla del vecchio sulla destra sono tracciate con lunghe pennellate scure disposte a raggiera. Anche il corpo livido di Cristo è definito attraverso tocchi essenziali di luce: sulla mano abbandonata, pochi accenti chiari fanno emergere le dita; il profilo della testa, di struttura monumentale, è costruito lasciando trasparire in alcuni punti il disegno sottostante. Per Falciani, questa tecnica potrebbe indicare una commissione eseguita in tempi particolarmente stretti. Si tratta tuttavia di un’ipotesi, che dovrà essere verificata attraverso ulteriori ricerche documentarie. Le dimensioni della tavola suggeriscono una commissione importante, ma al momento non esistono elementi sufficienti per identificarne il committente o la destinazione originaria.

Il dipinto era già noto attraverso una fotografia che documentava lo stato precedente all’ultimo restauro, probabilmente eseguito negli anni Settanta del Novecento, pubblicata da Florian Härb nel volume The Drawings of Giorgio Vasari (1511-1574), uscito a Roma nel 2015, senza indicazione della provenienza. La riscoperta non risolve dunque tutti gli interrogativi sulla storia dell’opera, ma offre un nuovo elemento per comprendere la ricerca pittorica di Vasari negli anni Quaranta del Cinquecento.

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