Laurent Poma, i corpi fuori norma che sfidano il nostro sguardo. Intervista corale al fotografo


Con “Corps modernes”, il fotografo belga Laurent Poma trasforma il nudo in uno spazio politico e relazionale, lontano dagli stereotipi estetici e dall’erotizzazione automatica del corpo. In questa intervista corale, Poma spiega le ragioni del progetto.

Il corpo, oggi, è uno dei territori più sorvegliati e discussi della nostra epoca. Misurato, giudicato, corretto, esibito o nascosto, il corpo contemporaneo è attraversato da tensioni estetiche, politiche e sociali che ne determinano il valore e la visibilità. In questo scenario si inserisce il lavoro del fotografo belga Laurent Poma (Schaerbeek, 1971), autore di una ricerca, Corps modernes, che mette in discussione i codici dominanti della rappresentazione del nudo. I suoi “corpi moderni” non appartengono all’immaginario levigato e normativo che la cultura visiva ci ha abituati a consumare. Sono corpi reali, vulnerabili, talvolta segnati, mai idealizzati. Corpi che esistono fuori dalle convenzioni estetiche più rassicuranti e che, proprio per questo, interrogano il nostro sguardo e le nostre abitudini percettive. Avviato nel 2022, il progetto di Poma nasce da una riflessione personale sul rapporto tra identità, nudità e rappresentazione, trasformandosi progressivamente in un’indagine collettiva sulla presenza politica del corpo. Attraverso un processo collaborativo con i modelli, la fotografia diventa uno spazio di dialogo e negoziazione, dove chi posa non è oggetto passivo dell’immagine ma soggetto attivo della propria narrazione. Lontano tanto dall’estetizzazione quanto dalla provocazione gratuita, Poma costruisce immagini essenziali, dirette, profondamente umane. In questa intervista corale, realizzata da Gabriele Landi, Carola Alemandi, Azzurra Immediato e Luca Lupi, Laurent Poma riflette sul significato politico del corpo, sul rapporto tra fotografia e verità, sull’idea di bellezza e sulla necessità di sottrarre il nudo a ogni automatismo erotico o normativo. Un dialogo aperto che attraversa estetica, etica e rappresentazione, restituendo alla fotografia la possibilità di essere, prima di tutto, un luogo di incontro.

Laurent Poma, Corps modernes, Sara
Laurent Poma, Corps modernes, Sara
Laurent Poma, Corps modernes, Adeline
Laurent Poma, Corps modernes, Adeline

Gabriele Landi. Come prende il via questo progetto?

Laurent Poma. Il progetto è iniziato con un servizio fotografico di una giovane donna ustionata che voleva che le mostrassi lo stato del suo corpo. Poi ho fotografato una giovane donna transgender che volevo rappresentare in una libera interpretazione della Nascita di Venere. Ma il progetto è iniziato davvero nel maggio 2022. La mia compagna mi parlava del mio rapporto con il mio corpo e della mia capacità di guardarlo e mostrarlo. Eppure, la nudità non è affatto il mio campo. Ho sempre avuto molta paura di cadere in una sorta di erotismo banale.

GL. Dunque si tratta di un progetto iniziato lentamente. Cosa ti ha detto la tua compagna, che ti ha convinto ad andare avanti su questa starda?

LP. In realtà, credo di aver impiegato molto tempo per convincermi. Alexia, la mia compagna, mi ha parlato della sensibilità che traspariva da queste foto, del mio modo di guardare i corpi. Ha notato la cura che metto nell’evitare qualsiasi forma di erotizzazione del corpo. Mi ha aiutato molto a mettere in discussione il ruolo del modello in questo processo, in altre parole, a spostare il ruolo del modello da quello di oggetto a quello di soggetto. Ha anche capito che non stavo cercando di “normalizzare” le persone che si rivolgevano a me.

GL. Come funziona il rapporto con i modelli?

LP. Non chiedo quasi mai a nessuno di posare per me. Aspetto che siano le persone a contattarmi. Il desiderio di posare è già di per sé un segno di interesse da parte del modello. Praticamente ogni servizio fotografico è preceduto da un colloquio durante il quale preparo la macchina fotografica e rispondo a tutte le domande. Dopo lo shooting, guardiamo insieme le foto e facciamo una prima selezione. L’obiettivo è che il modello si senta a suo agio con le foto scelte tanto quanto me.

Laurent Poma, Corps modernes, Adeline
Laurent Poma, Corps modernes, Adeline
Laurent Poma, Corps modernes, Alexia
Laurent Poma, Corps modernes, Alexia
Laurent Poma, Corps modernes, Amandine
Laurent Poma, Corps modernes, Amandine
Laurent Poma, Corps modernes, Amélie
Laurent Poma, Corps modernes, Amélie
Laurent Poma, Corps modernes, Anne
Laurent Poma, Corps modernes, Anne
Laurent Poma, Corps modernes, Aora
Laurent Poma, Corps modernes, Aora
Laurent Poma, Corps modernes, Aurélie
Laurent Poma, Corps modernes, Aurélie
Laurent Poma, Corps modernes, Céline
Laurent Poma, Corps modernes, Céline

Carola Alemandi. I tuoi lavori mi hanno richiamato subito alla mente i nudi di Irving Penn. A differenza di Penn, però, non mi sembra che ci sia una volontà così marcatamente espressiva o estetizzante nelle tue immagini: sembra che tu abbia voluto compiere un gesto più basilare e al tempo radicale, mostrando i corpi dei tuoi soggetti in modo più immediato. Sei d’accordo con questa lettura? Un’altra differenza con Penn mi pare sia l’uso della luce: nel tuo lavoro le ombre sono decisamente attenuate, la luce tende a essere omogenea, quasi avvolgente.

LP. Concordo con la tua interpretazione sulla mia volontà di compiere un gesto fondamentale, radicale e immediato. Per me questo lavoro ha una portata più sociale che estetica, poiché fotografo corpi spesso assenti dalle rappresentazioni dominanti. Mi piace l’idea che, in un certo senso e soprattutto in modo molto modesto, contribuisca alla decostruzione dell’omogeneità degli standard estetici legati al corpo.

CA. I tuoi soggetti, poi, mostrano quasi sempre il volto. Non sono corpi intesi come forme astratte, separate dal mondo, senza identità (qui penso a Bill Brandt, per esempio): sono presenze riconoscibili, con una storia. Che ruolo ha il volto per te in questo lavoro?

LP. Sì, in effetti faccio fatica a fare a meno dei volti nelle mie foto. Hanno un ruolo centrale per me. Un ruolo di radicamento nella realtà, di affermazione di una presenza, di una singolarità. E poi è un ribaltamento dello sguardo, una forma di empowerment per il modello. Le persone che fotografo non sono per me una materia prima malleabile di cui posso disporre senza preoccuparmi troppo del loro essere. Anche se a volte nascondo il volto per necessità di anonimato.

Laurent Poma, Corps modernes, Danielle
Laurent Poma, Corps modernes, Danielle
Laurent Poma, Corps modernes, Elsa
Laurent Poma, Corps modernes, Elsa
Laurent Poma, Corps modernes, Hans
Laurent Poma, Corps modernes, Hans
Laurent Poma, Corps modernes, Kiko
Laurent Poma, Corps modernes, Kiko
Laurent Poma, Corps modernes, Léa
Laurent Poma, Corps modernes, Léa
Laurent Poma, Corps modernes, Leonore
Laurent Poma, Corps modernes, Leonore
Laurent Poma, Corps modernes, Lo
Laurent Poma, Corps modernes, Lo
Laurent Poma, Corps modernes, Roxane
Laurent Poma, Corps modernes, Roxane

Azzurra Immediato. Qual è il dialogo tra il Corpo e la Verità all’interno della realtà e della dimensione fotografica per l’artista-fotografo?

LP. Credo che fotografare sia mentire. Tuttavia, se la realtà non esiste e la verità è una percezione della realtà a cui si aderisce, forse una forma di verità risiede nell’atto fotografico. Nella mia pratica, il dialogo tra il corpo e la verità è al centro della mia riflessione sulla natura stessa della rappresentazione fotografica. Non cerco di catturare una verità oggettiva della realtà, ma piuttosto di esplorare la dimensione soggettiva e relazionale dell’immagine attraverso un approccio collaborativo. Per me, la fotografia è innanzitutto uno spazio di incontro, un luogo in cui il mio sguardo incontra quello del soggetto, dove il corpo cessa di essere un mero oggetto da immortalare e diventa agente di significato. La verità che emerge non è quindi quella della fedeltà documentaristica, ma quella di un’esperienza condivisa: una verità sensibile, nata dal dialogo che intrattengo con la persona fotografata.

AI. Quali domande sorgono durante la fase di progettazione tra Laurent Poma e i suoi modelli?

LP. Questioni relative alla validità del proprio corpo, a come gli altri ci vedono, all’accettazione e alle insicurezze. Anche domande sul processo e sul proprio ruolo al suo interno.

AI. Come si articola la triangolazione tra il Corpo, la sua Rappresentazione e il Messaggio veicolato all’interno del progetto “Corpi Moderni”? Quali sono i desideri più profondi dell’artista-fotografo attraverso un progetto di questo tipo? Come si rivolge, in generale, a un pubblico che si identificherà con esso, a un pubblico che sarà scioccato dalla sua franchezza, a un pubblico riluttante a guardare le fotografie e a un pubblico che si sentirà libero di osservarle?

LP. Innanzitutto, non sono sicuro che esista un “messaggio” in senso stretto, ovvero un contenuto chiaramente formulato e destinato a essere trasmesso. Ciò che mi motiva è piuttosto una questione di intenzione: è l’intenzione che guida il mio modo di relazionarmi con il corpo, il modello e la loro immagine. Quanto alla percezione del pubblico, non dipende da me, e va benissimo così. Accolgo con favore tutte le reazioni: identificazione, shock, persino disgusto. Raramente mi immedesimo nella ricezione di quello che alcuni chiamano il “messaggio”. Come ho già accennato, non considero il mio lavoro uno strumento di comunicazione o un ausilio didattico. La nozione stessa di messaggio mi interessa poco: riduce la fotografia a una semplice funzione comunicativa, il che trovo profondamente riduttivo. Al contrario, mi piace che ognuno possa sviluppare liberamente la propria interpretazione. Sebbene attribuisca grande importanza al dialogo che la fotografia instaura con i modelli, sia nel processo creativo sia nella ricezione delle immagini da parte delle persone ritratte, le reazioni del pubblico mi divertono senza però influenzarmi realmente. E, francamente, preferisco confrontarmi con chi non apprezza il mio lavoro e lo esprime apertamente: questo apre le porte al dibattito, persino al confronto, che in definitiva è molto più stimolante.

Laurent Poma, Corps modernes, Sara
Laurent Poma, Corps modernes, Sara
Laurent Poma, Corps modernes, Séraphin
Laurent Poma, Corps modernes, Séraphin
Laurent Poma, Corps modernes, Stéphanie
Laurent Poma, Corps modernes, Stéphanie
Laurent Poma, Corps modernes, Ynes
Laurent Poma, Corps modernes, Ynes

Luca Lupi. Che cos’è la bellezza?

LP. È una cosa a cui non penso mai quando creo. La bellezza... che fonte di ansia! Che cliché, e senza dubbio, che noia! Sono completamente d’accordo con la spiegazione delle scienze sociali: la bellezza è un sistema di classificazione basato su giudizi di valore, guidato dai gusti della maggioranza, che porta a un processo di validazione e legittimazione. Tutto ciò si basa su costrutti sociali. Insomma, non mi interessa. Anzi, mi chiedo se la bellezza rientri davvero nel regno dell’arte.



Gabriele Landi

L'autore di questo articolo: Gabriele Landi

Gabriele Landi (Schaerbeek, Belgio, 1971), è un artista che lavora da tempo su una raffinata ricerca che indaga le forme dell'astrazione geometrica, sempre però con richiami alla realtà che lo circonda. Si occupa inoltre di didattica dell'arte moderna e contemporanea. Ha creato un format, Parola d'Artista, attraverso il quale approfondisce, con interviste e focus, il lavoro di suoi colleghi artisti e di critici. Diplomato all'Accademia di Belle Arti di Milano, vive e lavora in provincia di La Spezia.



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