Una giornata con Maurizio Cattelan (e super intervista di Luca Rossi): “La provocazione? Non è più un rischio”


In occasione della sua mostra NIGHT alla Neue Nationalgalerie di Berlino, Luca Rossi intervista Maurizio Cattelan, che torna a parlare di arte, mercato, potere, intelligenza artificiale e bisogno di visibilità. E con il consueto gusto per il paradosso, mette in discussione anche il sistema che lo ha trasformato in un’icona. Un’intervista da non perdere.

Quindici anni dopo, Luca Rossi torna a intervistare Maurizio Cattelan. Allora c’era una retrospettiva al Guggenheim; oggi c’è NIGHT, alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel frattempo è cambiato il mondo dell’arte, è cambiato il mercato e sono cambiate le immagini che lo abitano. Cattelan, invece, sembra aver conservato intatta la capacità di mettere il dito proprio dove fa più male. In questa conversazione non risparmia il sistema, il mercato, i musei, i social né l’intelligenza artificiale. Ma soprattutto non risparmia sé stesso, lasciando emergere un’ironia che è spesso più tagliente di qualsiasi provocazione. Che cosa resta dell’arte quando tutto deve essere misurato, spiegato, condiviso e venduto? E che cosa succede quando anche la provocazione diventa un prodotto perfettamente integrato nel sistema? Luca Rossi glielo chiede senza troppe cautele. Cattelan, come sempre, risponde a modo suo. Senza grosse consolazioni.

Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?
Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?

LR. Sono passati quindici anni dalla nostra ultima intervista, in occasione della tua retrospettiva al Guggenheim. Oggi inauguri NIGHT alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel frattempo è cambiato il mondo, è cambiato il sistema dell’arte, è cambiato perfino il modo in cui guardiamo le immagini. Se dovessi riassumere questi quindici anni in una sola frase?

MC. Abbiamo imparato a misurare tutto. Tranne quello che conta.

E cos’è che continua a contare quando quasi tutto viene trasformato in dati, statistiche e prestazioni?

Quello che continua a farti perdere tempo senza prometterti niente in cambio.

Quindici anni fa parlavamo del prezzo come scorciatoia critica. Oggi il mercato sembra ancora più potente, ma allo stesso tempo tutto sembra avere un prezzo e tutto sembra equivalente. Alla fine, che valore ha davvero un’opera?

Il prezzo continua a essere il modo più veloce per evitare di pensare.

La locandina di NIGHT ti mostra completamente coperto da un velo. Mi ha fatto pensare a un santo, a un fantasma, ma anche a un bambino nascosto sotto una coperta. È un’immagine che protegge o un’immagine che rifiuta di farsi riconoscere?

Quel velo non nasconde una persona. Nasconde l’abitudine di riconoscere troppo in fretta. Quando un’immagine diventa immediatamente leggibile, spesso smette di essere interessante.

Guardando tutta la tua opera, ho l’impressione che il tuo vero materiale non sia mai stato il marmo, gli animali tassidermizzati o la provocazione. Il tuo vero materiale sembra essere la religione, anche quando non la nomini.

Il Diavolo ha un ufficio stampa migliore. Dio continua ostinatamente a non fare interviste.

Nel 2011 dicevi che bisognava prendere le distanze dal sistema per riuscire a vederlo meglio. Oggi però sei uno degli artisti che più rappresentano quel sistema. Ti senti ancora abbastanza lontano da riuscire a guardarlo?

Tutti quelli che entrano abbastanza a lungo in un museo prima o poi rischiano di diventare una panchina.

Molte tue opere sembrano prendere in giro il potere. Eppure il potere continua a comprarle. È il segno che l’arte ha vinto o che il potere riesce ad assorbire tutto?

Il potere compra tutto quello che non riesce a eliminare. È il suo modo di trasformare un problema in arredamento.

Oggi ognuno è chiamato continuamente a dimostrare qualcosa: l’artista, il curatore, il direttore del museo, il collezionista, perfino il pubblico. Siamo tutti diventati contemporaneamente controllati e controllori. Il sistema dell’arte è il laboratorio perfetto di questa condizione?

La prigione perfetta è quella in cui ognuno costruisce da solo la propria gabbia. Il sistema dell’arte non fa eccezione.

Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?
Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?

Hai sempre dato l’impressione di voler mordere la mano che ti nutriva. Però quella mano non l’hai mai davvero lasciata.

I cani intelligenti non mordono il padrone. Mordono il guinzaglio.

L’intelligenza artificiale produce immagini con una facilità impressionante. Molti pensano che cambierà definitivamente il ruolo dell’artista.

Cambierà il numero delle immagini. L’arte non ha mai avuto un problema di produzione. Ha sempre avuto un problema di necessità.

Oggi tutti possono produrre immagini.

Finalmente abbiamo capito che produrre immagini non significa vedere.

Molti musei sembrano avere paura di disturbare il pubblico. Devono essere inclusivi, rassicuranti, leggibili.

Il museo non è diventato più silenzioso. È il mondo fuori che ha imparato a parlare troppo.

Anche la provocazione sembra essersi trasformata in una categoria di marketing. Può ancora fare male?

La provocazione non è più un rischio. È diventata un servizio.

Oggi, a volte, essere esclusi da un sistema sembra produrre più visibilità che esserne accolti.

È il destino di tutte le rivoluzioni fortunate. Finiscono in un museo o in un negozio di souvenir.

Negli ultimi anni anche il curatore sembra essere diventato un autore.

Il curatore è come l’arbitro. Ti accorgi che esiste quando la partita non funziona.

Se avessi venticinque anni e dovessi ricominciare oggi?

Cercherei di essere invisibile. Oggi tutti fanno a gara per essere visibili. È rimasto poco spazio dove nascondersi.

E che consiglio daresti a un artista della stessa età?

Di non chiedere consigli agli artisti di sessantacinque.

Ho l’impressione che oggi la vera censura non sia quella che impedisce di parlare, ma quella che obbliga tutti a parlare continuamente. È rimasto uno spazio dove sottrarsi?

Oggi anche il silenzio deve giustificarsi. È diventato sospetto perché non produce contenuti.

Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?
Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?
Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?
Luca Rossi e Maurizio Cattelan. Immagine generata con IA?

I social hanno cambiato l’arte?

Hanno cambiato la velocità con cui ci annoiamo.

Il mercato è diventato più forte dell’arte?

Il mercato arriva sempre per primo. L’arte, quando funziona, arriva nel momento sbagliato.

Cosa ti spaventa davvero?

Le opere che sembrano avere già ragione prima ancora di essere guardate.

E cosa continua a darti speranza?

Ogni tanto incontro qualcuno che fa una domanda invece di presentare un progetto.

Ho l’impressione che molti giovani artisti non cerchino più il conflitto ma la legittimazione. Hanno paura di essere esclusi ancora prima di cominciare.

Nessuno vuole essere escluso da una festa che non gli piace davvero. Questa è la parte divertente.

Anche il silenzio dello spettatore sembra essere diventato insopportabile. Oggi ogni opera deve essere accompagnata da un testo, una spiegazione, una guida.

Abbiamo paura che, se lo lasciamo solo, inizi a fare domande.

So che stai pensando a un’opera dedicata ai bambini. È una direzione che sorprende.

Perché sono gli unici che non distinguono ancora tra un monumento e un giocattolo. Hanno un rapporto con le cose che noi perdiamo molto presto. E spesso hanno ragione loro.

Alla fine della storia, chi ha usato chi? Tu il sistema o il sistema te?

È una domanda da matrimonio. Dopo tanti anni non lo sa più nessuno.

Ti sei mai sentito usato?

Tutte le storie d’amore sono uno scambio di illusioni. Alcune durano più delle persone che le hanno iniziate.

Da quasi vent’anni “Luca Rossi” continua a essere una figura ambigua. Forse la domanda “chi è?” è diventata più interessante della risposta. Tu chi pensi che sia Luca Rossi?

Se dopo vent’anni la domanda è ancora viva, sarebbe un peccato rovinarla con una risposta.




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