Sarà Das bunte Leben di Vasilij Kandinskij (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944), dipinto nel 1907, una delle opere principali proposte da Christie’s durante la Frieze Week di Londra. La tela, dalle dimensioni monumentali di 130 × 163 centimetri, sarà offerta il 14 ottobre 2026 nell’ambito della 20th/21st Century: London Evening Sale. L’opera, restituita nel giugno 2023 agli eredi di Hedwig Lewenstein-Weyermann, è considerata una delle realizzazioni più rilevanti degli anni formativi dell’artista ed era stata esposta con riscontro critico al Salon d’Automne di Parigi nello stesso anno della sua esecuzione.
La vicenda di Das bunte Leben si colloca in una fase decisiva della ricerca di Kandinskij, legata in particolare al soggiorno parigino del 1906-1908. In quegli anni Parigi era uno dei principali centri di sperimentazione della pittura europea. Le esposizioni presentavano le ricerche di artisti come Paul Cézanne, Georges Seurat e Vincent van Gogh, accanto a Pointillisme, Post-Impressionismo, Fauvismo e alle prime esperienze cubiste. Kandinskij arrivò nella capitale francese nel 1906 insieme alla pittrice Gabriele Münter, con cui aveva una relazione, e si stabilì inizialmente in Rue des Ursulines, per poi trasferirsi nella vicina Sèvres.
I due frequentarono il Salon des Indépendants e il Salon d’Automne e visitarono le gallerie di Berthe Weill, Ambroise Vollard e Clovis Sagot, oltre alle collezioni della famiglia Stein. Il confronto con le ricerche dell’avanguardia parigina contribuì a modificare profondamente la visione di Kandinskij. Le innovazioni ottiche del Pointillisme, l’intensità cromatica del Fauvismo, l’immaginario del Simbolismo e dell’Art Nouveau e le sperimentazioni postimpressioniste confluirono nella sua ricerca senza tradursi nell’adesione a un unico movimento. Il colore iniziò così ad assumere un ruolo autonomo, non più soltanto descrittivo, ma capace di esprimere emozioni e significati spirituali.
Realizzato nel 1907, Das bunte Leben era fino a quel momento la tela di maggiori dimensioni affrontata dall’artista. La scelta di un formato così ampio rispondeva anche all’ambizione di rivolgersi a un pubblico vasto e di affermare la propria posizione nella scena artistica parigina. Kandinskij affrontò il tema della vita nella sua complessità, immaginandola all’interno di un universo pastorale e utopico. La scelta si collocava in un contesto in cui soggetti analoghi erano stati affrontati da Henri Matisse con Bonheur de vivre (1905-1906) e da André Derain con La Danse (1906).
La superficie della tela è animata da campiture luminose e da passaggi cromatici di carattere quasi musivo. Nel paesaggio compaiono pellegrini, contadini, santi, figure nobili, madri e bambini, riuniti in uno spazio senza una precisa collocazione temporale. Gioia e dolore, amore e perdita, vita e morte convivono nella composizione senza essere ricondotti a una narrazione univoca. I personaggi e le situazioni diventano piuttosto elementi attraverso cui l’artista costruisce una riflessione sulla complessità dell’esperienza umana.
Numerosi motivi derivano dalle leggende, dal folklore e dalle tradizioni religiose russe che avevano interessato Kandinskij sin dagli anni precedenti. Tra gli alberi compare anche un cavaliere a cavallo, motivo destinato a svilupparsi nella successiva iconografia del Blaue Reiter. Altre figure richiamano santi ed eroi della tradizione iconografica russa. Questi riferimenti assumono un valore simbolico, collegando la memoria personale dell’artista a una rappresentazione più universale dell’esistenza.
Alla rilevanza artistica del dipinto si aggiunge una provenienza segnata dalla storia della persecuzione e della restituzione delle opere d’arte. Nel novembre 1927 Das bunte Leben fu acquistato dall’imprenditore e collezionista olandese Emanuel Albert Lewenstein e dalla moglie Hedwig Lewenstein-Weyermann. Emanuel era alla guida della Lewenstein, azienda di macchine da cucire tra le più note imprese industriali dei Paesi Bassi. La coppia aveva raccolto una collezione di arte moderna comprendente artisti olandesi e protagonisti dell’avanguardia europea, anche grazie ai rapporti con il cugino di Emanuel, Paul Citroen, artista e fotografo formato al Bauhaus, che lo mise in contatto con gli ambienti progressisti berlinesi dell’Espressionismo e del Modernismo.
Con l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, la famiglia fu colpita dalla confisca dei propri beni. Nell’ottobre 1940, pochi mesi dopo l’invasione, le opere della collezione Lewenstein furono disperse. Das bunte Leben, allora in prestito al Stedelijk Museum, fu rimosso dal museo, venduto all’asta e acquistato dal collezionista Salomon B. Slijper. L’opera rimase successivamente per gran parte del tempo in custodia museale nei Paesi Bassi, fino all’acquisto da parte della Bayerische Landesbank dalla famiglia di Slijper nel 1972. Dal 1973 fu concessa in prestito a lungo termine al Lenbachhaus di Monaco, dove è rimasta esposta al pubblico per oltre cinquant’anni.
Dopo la guerra, i figli di Emanuel e Hedwig, Robert e Wilhelmine Lewenstein, dedicarono decenni alla ricerca delle opere appartenute ai genitori. Attraverso un lungo lavoro di ricostruzione della provenienza e un’azione legale condotta con i propri consulenti e con Mondex Corporation, gli eredi di Hedwig Lewenstein-Weyermann hanno ottenuto nel giugno 2023 la restituzione di Das bunte Leben dalla Bayerische Landesbank.
Prima dell’appuntamento londinese, il dipinto sarà presentato da Christie’s a Zurigo dal 2 al 4 settembre, a Parigi dal 10 al 12 settembre, a New York dal 17 al 20 settembre e a Hong Kong dal 22 al 29 settembre. A Londra sarà invece visibile al pubblico dal prossimo 8 ottobre, in vista dell’asta del 14 ottobre 2026.
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