In gergo tecnico si chiamano sleeper: sono quelle opere che passano in un’asta con un’attribuzione e una stima che le sottovaluta, ma il mercato tende invece a credere che siano qualcosa più di quello che pensava la casa d’aste, e ottengono dunque risultati altisonanti. In queste ore sta facendo discutere in Spagna il caso di una Adorazione dei pastori passata ieri in asta alla casa Capitolium di Brescia: attribuita alla cerchia di Juan Bautista Maíno (Pastrana, 1581 – Madrid, 1649), stimata 2.500-3.500 euro e proposta con una base d’asta di appena 1.200 euro, è stata poi aggiudicata a 70.000 euro, cifra che sale a 88.200 tenendo conto delle commissioni per la casa d’aste. I clienti di Capitolium hanno ritenuto, con tutta probabilità, che l’opera fosse un autografo.
Di questo è convinto anche lo storico dell’arte Héctor San José che sulla rivista spagnola Ars Magazine ha sollevato il caso: il dipinto, infatti, non è ignoto alla critica. Tutt’altro: dalle immagini diffuse sul catalogo d’asta sembrerebbe infatti che l’opera andata in asta sia quella catalogata da decenni come opera autografa di Maíno, e che è stata addirittura esposta nel 2009 al Museo del Prado nell’ambito della mostra dedicata all’artista. Un dato che, a questo punto, trasforma radicalmente la lettura dell’aggiudicazione, spostando l’attenzione dal semplice colpo d’occhio dei compratori alla gestione delle informazioni sul lotto.
Tradizionalmente, gli sleeper rappresentano uno degli elementi più dinamici del mercato dell’antiquariato. Sono opere sottovalutate o attribuite in modo impreciso, il cui reale valore viene riconosciuto soltanto da collezionisti e mercanti più esperti. In questo contesto, il termine sleeper indica proprio quei lotti il cui valore emerge solo in fase di gara, grazie all’intuito, alla competenza e alla memoria degli esperti che ogni giorno vagliano i cataloghi delle case d’asta. Tra i 338 lotti dell’asta di Capitolium, il numero 32, il dipinto attribuito alla cerchia di Maíno, è passato inizialmente quasi inosservato, come le migliaia di opere che ogni giorno vengono vendute in tutto il mondo. Solo durante la gara l’interesse è cresciuto rapidamente, portando il prezzo a moltiplicarsi ben oltre le aspettative iniziali.
Il punto è che se l’aggiudicazione si fosse fermata a una semplice crescita sostenuta, si sarebbe potuto parlare di una scommessa da parte di acquirenti convinti della qualità dell’opera. Ma il caso assume un significato diverso alla luce di quanto emergerebbe a osservare le fotografie: l’Adorazione dei pastori, che stando ad Ars Magazine non risulterebbe dotata di un permesso di esportazione, era già stata pubblicata almeno cinque volte dalla sua riscoperta nel 1984, attribuzione effettuata dalla storica dell’arte Mina Gregori, che ne era anche proprietaria (“Poiché sono rari i ritrovamenti fuori dalla Spagna di opere finora sconosciute dei suoi grandi maestri del Seicento”, scriveva all’epoca, “ritengo di non dover rimandare la non dover rimandare la presentazione di un’inedita Adorazione dei pastori di Giovanni Battista Maíno, un pittore a cui è rivolta l’attenzione degli studiosi non solo per la qualità e la singolarità delle sue poche opere, ma per essere stato uno dei tramiti più sicuri per l’importazione della cultura artistica italiana nella penisola iberica e in particolare del caravaggismo”) e che illustrò peraltro il dipinto in occasione di una sua conferenza al Prado proprio in occasione della mostra del 2009 curata da Leticia Ruiz. In quella sede, il dipinto era stato analizzato in relazione ad altre composizioni dell’artista. Gregori aveva ipotizzato che potesse trattarsi di uno schizzo o di una prima versione dell’Adorazione conservata al museo madrileno, mentre Ruiz aveva respinto questa interpretazione, evidenziando differenze compositive significative e collegando invece il dipinto alla pala d’altare di San Pietro Martire, ipotizzandone una collocazione nel periodo romano dell’artista.
La pubblicazione più recente risale invece al 2022, quando dell’Adorazione dei pastori parlò José María Quesada in un catalogo pubblicato dalla galleria spagnola Jaime Eguigueren in occasione della ricomparsa sul mercato di due importanti opere dell’artista spagnolo. Uno dei due dipinti, l’Adorazione dei magi, veniva definito come il pendant dell’Adorazione dei pastori di collezione privata italiana, esposta al Prado nel 2009, e che si pensa sia il dipinto passato in asta da Capitolium.
Alla luce di questi elementi, la domanda centrale riguarda, ovviamente, le ragioni per cui l’opera sia stata proposta con un’attribuzione così prudente. E non esiste una risposta certa.
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