Sotheby’s mette all’asta un Turner da 50 milioni di sterline: il capolavoro punta a un nuovo record


Sotheby’s Londra mette all’asta uno dei dipinti più importanti dell’ultima fase di William Turner. La stima è di circa 50 milioni di sterline: l’opera potrebbe tornare a stabilire un nuovo record per l’artista.

È uno dei dipinti più importanti dell’ultima fase della carriera di Joseph William Turner e uno dei rarissimi capolavori dell’artista ancora appartenenti a una collezione privata. È Roma, vista dall’Aventino, opera realizzata nel 1836 e oggi al centro dell’attenzione internazionale grazie a Sotheby’s, che l’ha riportata a Roma per una speciale esposizione a Palazzo Rondinini, dal 29 settembre al 1° ottobre. Dopo la presentazione romana, il dipinto sarà proposto il 9 dicembre all’asta di Sotheby’s a Londra, con una stima di circa 50 milioni di sterline. Se raggiungesse tale cifra, l’opera potrebbe tornare a segnare un nuovo record per Turner. L’opera detiene già un primato: quando fu battuta all’asta da Sotheby’s nel 2014, raggiunse i 30,3 milioni di sterline, pari a 47,6 milioni di dollari, diventando il dipinto dell’artista più costoso mai venduto all’asta, un record tuttora imbattuto.

La mostra romana assume inoltre un significato particolare per la storia dell’opera. Si ritiene infatti che Roma, vista dall’Aventino sia stata concepita, studiata e trasferita su tela proprio in Italia, per essere completata successivamente a Londra. La sua esposizione a Palazzo Rondinini rappresenta dunque il ritorno nella città che ne ispirò la realizzazione e che ebbe un ruolo centrale nella carriera dell’artista.

La storia del dipinto è strettamente legata a quella di alcuni importanti collezionisti britannici. L’opera fu commissionata a Turner da Hugh Andrew Johnstone Munro di Novar, suo grande amico, mecenate e uno dei più importanti collezionisti della sua generazione. Munro era anche un artista dilettante e aveva condiviso con Turner alcuni viaggi dedicati al disegno; alla morte del pittore sarebbe diventato anche suo esecutore testamentario. In seguito, il dipinto attirò l’attenzione di Archibald Primrose, V conte di Rosebery e futuro Primo Ministro britannico, che lo considerò il dono ideale per il matrimonio con Hannah de Rothschild, allora considerata la donna più ricca del Paese. Primrose acquistò l’opera nel 1878, durante la vendita della collezione Munro, per 6.142 sterline, una cifra nettamente superiore a quella raggiunta dalle altre opere proposte nella stessa asta. Da allora, Roma, vista dall’Aventino ha avuto un solo altro passaggio di proprietà. Nel 2014, quando Sotheby’s la mise nuovamente all’asta proveniente direttamente dalla famiglia Rosebery, la tela raggiunse i 30,3 milioni di sterline, stabilendo il record per un’opera di Turner.

La lunga continuità della proprietà familiare contribuisce a spiegare un’altra caratteristica eccezionale del dipinto: il suo straordinario stato di conservazione. La tela conserva infatti il supporto e la cornice originali e, nei suoi 191 anni di storia, non è mai stata sottoposta né a rifoderatura né a interventi di restauro. Sono rimasti visibili persino dettagli della lavorazione dell’artista: le impronte digitali di Turner, i segni lasciati dalla spatola e alcuni peli dei pennelli rimasti inglobati nel colore fresco.

Roma, vista dall’Aventino rappresenta uno dei punti più alti del rapporto tra Turner e la Città Eterna, ma anche una delle espressioni più significative della sua ricerca pittorica negli ultimi anni della carriera. Considerato spesso il primo pittore “moderno”, Turner mise in discussione le convenzioni artistiche del suo tempo attraverso una ricerca sempre più libera sulla luce, sul colore e sull’atmosfera. La sua pittura avrebbe esercitato una forte influenza sugli impressionisti e, più avanti, sulle esperienze dell’arte astratta del Novecento. Per Munro, la commissione doveva rappresentare una veduta della Roma contemporanea capace di riunire la quotidianità della città e la sua millenaria grandezza. Turner trasformò però la richiesta in una visione personale, costruita a partire da cinque studi estremamente dettagliati realizzati durante il suo secondo soggiorno romano, tra il 1828 e il 1829. L’artista non si limitò quindi a riprodurre fedelmente il paesaggio. Come ha scritto Julian Gascoigne, specialista di dipinti britannici da Sotheby’s Londra, lavorò con “la precisione di un geometra e la sensibilità di un poeta”, trasformando le proprie osservazioni in un’immagine di Roma fortemente evocativa.

Quando Roma vista dal colle Aventino venne presentata alla Royal Academy nel 1836, divenne immediatamente una delle opere più discusse dell’esposizione. Le reazioni del pubblico e della critica furono contrastanti, ma alcuni osservatori ne riconobbero fin da subito la forza innovativa. Il Morning Post, in un articolo pubblicato il 3 maggio 1836, la definì “una di quelle opere sorprendenti con cui il signor Turner abbaglia l’immaginazione e sbaraglia ogni critica”, arrivando a considerarla un’opera capace di “trascendere ogni elogio”.

Joseph Mallord William Turner, Roma, vista dall'Aventino (olio su tela, senza fodera, 92,7 x 125,7 cm)
Joseph Mallord William Turner, Roma, vista dall’Aventino (1836; olio su tela, senza fodera, 92,7 x 125,7 cm)

Nell’opera, Roma appare immersa nella luce dorata dell’alba. La città conserva i suoi monumenti antichi, ma allo stesso tempo assume un aspetto luminoso e quasi moderno. Al centro della composizione si trova l’antico Ponte Emilio, mentre lungo l’orizzonte si riconoscono alcuni dei luoghi simbolo della città: la Basilica di San Pietro, il Foro, il Palatino, il Circo Massimo e, sullo sfondo, il Colosseo. Un grande pino domina il profilo urbano, mentre lungo il Tevere la presenza del lungotevere di Ripa Grande e dell’Ospizio di San Michele restituisce il movimento della vita quotidiana lungo il fiume. La veduta non è però soltanto una celebrazione della bellezza di Roma: nel dipinto emergono anche alcuni dei temi che attraversano la ricerca di Turner, come la libertà, l’identità nazionale e la rinascita culturale.

Nella prima metà dell’Ottocento Roma continuava a rappresentare per gli artisti europei una sorta di meta ideale, la città considerata culla della civiltà occidentale e centro della cultura artistica europea dal Rinascimento all’Illuminismo. Turner sceglie di mostrarla dopo le profonde trasformazioni provocate dalle guerre napoleoniche: una città nuovamente vitale, animata da artisti, mercanti e viaggiatori. E la prospettiva scelta non è casuale. Il colle Aventino, da cui Turner osserva la città, è infatti da sempre legato alla storia e agli ideali di libertà dell’antica Roma.

Dopo quasi due secoli, Roma, vista dall’Aventino torna dunque nella città che ne ha alimentato l’immaginazione, prima di affrontare a dicembre la nuova asta Sotheby’s di Londra, dove la stima di circa 50 milioni di sterline riporta sotto i riflettori uno dei più celebri dipinti di Turner ancora in mani private.

“Pochi dipinti colgono il genio di Turner con la stessa vividezza e completezza di questa straordinaria visione della bellezza senza tempo di Roma”, sottolinea Gascoigne. “Realizzata all’apice della sua maturità artistica, è un’opera di straordinaria ambizione, bellezza e innovazione, capace di definire non solo la grandezza di Turner, ma anche l’evoluzione stessa della pittura moderna. L’influenza di Turner è incommensurabile: quasi ogni artista che abbia impugnato un pennello dopo di lui deve qualcosa alla sua visione, e il suo impatto sullo sviluppo dell’arte moderna rimane senza eguali. Allo stesso modo, poche città hanno influenzato l’arte e la cultura quanto Roma”.




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