Al MAXXI L’Aquila, la mostra dedicata ad Ai Weiwei racconta catastrofi e memoria


Dal 29 aprile al 6 settembre 2026 il MAXXI L’Aquila ospita “AI WEIWEI: Aftershock”, mostra curata da Tim Marlow con circa settanta opere che attraversano l’intera carriera dell’artista cinese, tra terremoti, guerre, repressione politica e memoria.

Dal 29 aprile al 6 settembre 2026 il MAXXI L’Aquila ospita AI WEIWEI: Aftershock, mostra interamente dedicata ad Ai Weiwei (Pechino, 1957), artista, architetto e attivista cinese, tra le figure più note del panorama contemporaneo internazionale. Il progetto è curato da Tim Marlow, direttore e amministratore delegato del Design Museum di Londra, ed è realizzato con il sostegno del Comune dell’Aquila. L’esposizione si inserisce nel programma dell’anno in cui il capoluogo abruzzese è Capitale italiana della Cultura e si presenta come un omaggio alla città e alla sua storia recente, in particolare al rapporto con il sisma del 2009 e con il lungo processo di ricostruzione successivo. La sede della mostra è Palazzo Ardinghelli, edificio barocco che ospita il MAXXI L’Aquila e che rappresenta uno degli interventi più importanti di recupero architettonico successivi al terremoto aquilano. Il dialogo tra le opere e gli spazi del palazzo costituisce uno degli assi centrali dell’intero progetto espositivo.

Aftershock prende forma infatti come confronto tra la ricerca artistica di Ai Weiwei e la storia materiale e simbolica dell’edificio. Il fulcro della mostra è rappresentato da una serie di lavori nati dopo il terremoto del Sichuan del 2008, dedicati alla memoria della perdita e alle conseguenze delle catastrofi naturali, ma anche ai conflitti generati dall’uomo, alla corruzione e alle forme della tragedia contemporanea. A emergere, in parallelo, è anche una riflessione sulla resilienza e sulla capacità dello sforzo creativo di trasformare il trauma in testimonianza.

Il percorso riunisce circa settanta opere, alcune delle quali inedite, e attraversa l’intera carriera dell’artista. Installazioni, video, fotografie, sculture e opere concepite come dipinti si alternano a reinterpretazioni di immagini note della storia dell’arte occidentale, da Edvard Munch a Vincent van Gogh fino a Ed Ruscha, rielaborate attraverso l’uso dei mattoncini giocattolo, materiale che Ai Weiwei impiega da anni per la sua capacità di evocare tanto la logica del pixel e della riproduzione digitale quanto quella del mosaico e della costruzione modulare.

Ai Weiwei, After the death of Marat (2019) Su gentile concessione di Ai Weiwei Studio e Galleria Continua
Ai Weiwei, After the death of Marat (2019) Su gentile concessione di Ai Weiwei Studio e Galleria Continua

Il percorso espositivo

Il dialogo con Palazzo Ardinghelli inizia già dalla corte interna, dove è installato un velo della serie Camouflage Nets del 2025. L’opera rielabora i pattern mimetici in una chiave che introduce elementi inattesi: tra le trame emergono figure di gatti, presenze fragili e innocenti che rimandano alle vittime civili dei conflitti. Nello stesso spazio l’opera al LED Кому війна, кому мати рідна, anch’essa del 2025, riprende un proverbio ucraino traducibile come “Per alcuni la guerra è guerra, per altri la guerra è una cara madre”, aprendo una riflessione sulle disuguaglianze prodotte dai conflitti e sui vantaggi che alcuni traggono dalle guerre.

Al piano nobile, nelle prime tre sale espositive, trovano posto le installazioni dedicate a Straight, una delle opere centrali dell’intera produzione di Ai Weiwei e tra i più importanti monumenti commemorativi dell’arte contemporanea recente. Il lavoro nasce come risposta al terremoto del Sichuan del 12 maggio 2008, sisma di magnitudo 8 della scala Richter che provocò oltre 90.000 vittime, tra cui 5.197 studenti morti nel crollo degli edifici scolastici.

Realizzata tra il 2009 e il 2012 con 150 tonnellate di tondini di acciaio recuperati clandestinamente dalle scuole crollate, Straight viene presentata all’Aquila per la prima volta articolata in tre ambienti distinti. L’opera è accompagnata dall’elenco dei nomi degli studenti morti, frutto di un’indagine civile promossa anche dall’artista stesso, che denunciò pubblicamente l’inadeguatezza sismica delle scuole e le responsabilità legate alla corruzione e alla cattiva gestione edilizia, subendo per questo importanti conseguenze personali. Alla stessa vicenda rimandano anche le sculture commemorative Rebar and Case del 2014, che insistono sul rapporto tra testimonianza, lutto e responsabilità pubblica.

Ai Weiwei, Straight – dettaglio. Su gentile concessione di Ai Weiwei Studio e Galleria Continua
Ai Weiwei, Straight – dettaglio. Su gentile concessione di Ai Weiwei Studio e Galleria Continua

Una sala successiva affronta il tema della distruzione del patrimonio e della ricostruzione della memoria. A terra si trovano i frammenti di antiche sculture in porcellana distrutte nel 2018 dallo Stato cinese all’interno di un atelier dell’artista. L’opera, Left Right Studio Material, trasforma quell’episodio repressivo in un atto di registrazione e permanenza. Il lavoro entra in relazione con la rielaborazione fotografica di Dropping a Han Dynasty Urn del 1995, una delle opere più note di Ai Weiwei, e con FUCK ’EM ALL del 2024, che cita Ed Ruscha e ne rovescia l’immaginario in un gesto di aperta opposizione. Entrambe le opere sono realizzate con i mattoncini giocattolo e si inseriscono in una selezione di sculture a parete presenti lungo il percorso.

Seguono una serie di teche che richiamano l’allestimento di musei o boutique di lusso e che ospitano oggetti apparentemente ordinari o volutamente disturbanti. Marble Toilet Paper, un rotolo di carta igienica scolpito nel marmo, diventa un anti-monumento ironico all’emergenza del Covid-19. Sex toys e manette in giada, materiale associato tradizionalmente alla purezza nella cultura cinese, ne svuotano il valore simbolico originario. Una gruccia ricostruita in vetro, legno e acciaio inox rimanda invece alla detenzione segreta subita dall’artista nel 2011 e si trasforma in simbolo di controllo e oppressione.

Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI

Nel corridoio sono esposte fotografie scattate tra il 1983 e il 1993 durante gli anni trascorsi a New York, città in cui Ai Weiwei visse per circa dodici anni. Si tratta di immagini spontanee, raramente costruite, che ritraggono persone, dettagli urbani e frammenti di quotidianità. La sezione successiva presenta tre opere filmiche: Floating del 2016, dedicato alla crisi migratoria e alla condizione dei rifugiati; Laziz del 2017, che racconta la vicenda di una tigre dello zoo di Gaza, letta come vittima indiretta dei conflitti; Dumbass del 2013, opera di forte impatto visivo che assume la forma di una parodia di video musicale heavy metal e ricostruisce in chiave satirica l’esperienza della detenzione segreta dell’artista. Più avanti, due lavori video del 2005, Beijing: The Second Ring e Beijing: The Third Ring, documentano la trasformazione urbana della Pechino dei primi anni Duemila, in un momento di accelerata espansione e ridefinizione della città.

Una sala dedicata al tema della guerra e dell’impegno militare raccoglie Last U.S. Soldier Leaving Afghanistan del 2022, ricostruzione con mattoncini di una fotografia che ritrae l’ultimo soldato statunitense mentre lascia l’aeroporto di Kabul, e Combat Vases del 2023, un casco militare in porcellana bianca che interpreta la risposta occidentale alla guerra in Ucraina, considerata dall’artista insufficiente e inefficace. Di fronte, U.S. Flag in Black rilegge la bandiera americana attraverso migliaia di bottoni bianchi e neri e stabilisce un riferimento diretto a Jasper Johns, figura importante nella formazione visiva di Ai Weiwei.

Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI

Nelle sale successive il confronto con la storia dell’arte occidentale diventa più esplicito. Scream rielabora L’Urlo di Edvard Munch, mentre Untitled (After Van Gogh) unisce Il seminatore al tramonto del 1888 di Vincent van Gogh alla fotografia di un’invasione di locuste in Pakistan nel 2020, accentuando una dimensione di crisi e instabilità. A queste opere si affianca Small black chandelier, lampadario in vetro nero decorato con figure inquietanti che, anziché riflettere la luce, sembra assorbirla. Compare inoltre la riproduzione di Atlanta e Ippomene di Guido Reni, immagine che Ai Weiwei aveva conosciuto attraverso i libri d’arte europea appartenuti a suo padre.

Una sezione successiva introduce un repertorio di creature simboliche e mitologiche. Lo Yu-Niao, topo volante citato in antichi testi cinesi, viene trasformato in una struttura tridimensionale realizzata con la tecnica tradizionale degli aquiloni. Sul pavimento, i frammenti in vetro blu di Murano di Twitter Bird del 2017 evocano il declino dell’icona del social network che aveva consentito all’artista di comunicare dopo l’esclusione dalle piattaforme cinesi. A parete, St. George and the Dragon del 2022 rilegge con i mattoncini l’opera di Vittore Carpaccio, mentre un drago a sei artigli applicato alla replica quasi perfetta di un vaso Ming apre una riflessione sul concetto di autenticità e copia.

Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI
Allestimento della mostra AI WEIWEI: Aftershock presso MAXXI L’Aquila. Foto allestimento © Giorgio Benni, su gentile concessione di Fondazione MAXXI

After the Death of Marat affronta il tema della crisi dei rifugiati attraverso un riferimento diretto alla fotografia del corpo di Alan Kurdi, il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Lesbo nel 2015 durante la fuga dal proprio Paese. Ai Weiwei sostituisce la figura del bambino con la propria immagine, mantenendo la stessa posa e trasformando il riferimento in un atto di immedesimazione e responsabilità. Il discorso prosegue con Lotus del 2016, realizzata con giubbotti di salvataggio recuperati a Lesbo e utilizzati dai rifugiati durante la traversata del mare.

Il tema della pittura come specchio o portale attraversa un’altra installazione costruita a partire da Thérèse Dreaming di Balthus. L’opera, realizzata con mattoncini giocattolo, include citazioni di lavori precedenti dello stesso Ai Weiwei, come Han Dynasty Urn with Coca Cola Logo del 1994 e Stool del 1997, in cui due sgabelli vengono fusi alterandone la funzione originaria. Le due sculture sono collocate anche nello stesso ambiente, producendo un ulteriore slittamento percettivo.

Dopo la visita al fronte ucraino, Ai Weiwei ha realizzato nuove opere che indagano i rapporti tra memoria, storia e conflitto, alcune delle quali vengono presentate qui per la prima volta. Tra queste Whitewashed Remnants of History of the State of Emerging Future Works del 2025, che utilizza sedie della dinastia Qing insieme a un vaso neolitico, un giubbotto di salvataggio e una divisa militare mimetica, tutti ricoperti di bianco. L’operazione annulla l’uso originario degli oggetti e ne costruisce un nuovo sistema di significati legato alla guerra e alla stratificazione storica. La stessa logica ritorna in due opere a parete composte da giacche mimetiche disposte in forma circolare, una imbiancata e l’altra ricoperta di bottoni. L’ultima sala è dominata da F.U.C.K. del 2024, prima opera dell’artista realizzata con bottoni. Quattro barelle militari della Seconda guerra mondiale sostengono una composizione cucita a mano, essenziale e volutamente provocatoria. Il lavoro richiama la mostra Fuck Off del 2000 a Shanghai e propone una riflessione sulla polarizzazione radicale che attraversa il presente, tanto nel discorso politico quanto nelle dinamiche sociali.

Dichiarazioni

“La mostra AI WEIWEI: Aftershock segna un momento fondamentale per la storia del museo alla vigilia del quinto anniversario dell’apertura”, dice Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI. “Come evidenzia il titolo della mostra, le opere di Ai Weiwei attivano una riflessione sulla realtà contemporanea: in un periodo in cui è l’essere umano a causare conflitti, corruzione e disastri naturali, i lavori dell’artista sono “scosse di assestamento” che scuotono le coscienze sollevando delle domande sempre attuali”.

 

“Accogliere Aftershock di Ai Weiwei nell’anno in cui siamo Capitale italiana della Cultura assume un significato particolarmente profondo: la sua opera, segnata dall’esperienza del terremoto del Sichuan, dialoga in modo autentico con la storia recente della nostra città, trasformando il dolore in memoria e responsabilità”, afferma Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila. “L’opera di Ai Weiwei, capace di attraversare linguaggi e discipline, ci richiama con forza al ruolo dell’arte come strumento di verità, memoria e impegno civile, in difesa dei diritti umani e della libertà di espressione. L’Aquila ha scelto di ripartire dalla cultura dopo il sisma del 2009. Mostre come questa rafforzano la nostra vocazione al dialogo internazionale e lasciano un messaggio importante, soprattutto ai giovani: dalle ferite può nascere una nuova consapevolezza e un futuro più giusto e condiviso. Ringrazio il MAXXI per il lavoro di grande valore che ha reso possibile questa mostra, offrendo all’Aquila un appuntamento culturale di rilievo internazionale”.

“Tutta l’opera di Ai Weiwei ci invita a guardare il mondo in modi diversi, attraverso oggetti e materiali differenti”, continua TimMarlow, curatore della mostra. “Anche se affonda le sue radici nell’esperienza personale dell’artista, ha una risonanza universale: l’incessante lotta di Ai Weiwei per il diritto degli individui di esprimersi liberamente e di non essere soggetti ai dettami illegali dei regimi autoritari scaturisce dalle difficoltà affrontate da lui stesso, nonché dalla sua costante preoccupazione per coloro che non hanno il potere di opporre resistenza”.

Al MAXXI L’Aquila, la mostra dedicata ad Ai Weiwei racconta catastrofi e memoria
Al MAXXI L’Aquila, la mostra dedicata ad Ai Weiwei racconta catastrofi e memoria

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraAI WEIWEI: Aftershock
CittàL'Aquila
SedeMAXXI L'Aquila
DateDal 29/04/2026 al 06/09/2026
ArtistiAi Weiwei
CuratoriTim Marlow
TemiArte contemporanea, Ai Weiwei



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