Il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta, dal 13 al 15 giugno, la mostra Eravamo notte, ora siamo giorno, personale dell’artista visiva e fotografa Ambrosia Fortuna (Napoli, 1993), curata da Sabato De Sarno. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC in collaborazione con Wunderplace Studio e Orgoglio Porta Venezia Milano, l’esposizione riunisce per la prima volta un ampio corpus di fotografie, video e materiali d’archivio realizzati dall’artista nell’arco di oltre dieci anni tra Milano, Napoli e Roma. La mostra si inserisce all’interno del programma culturale di Orgoglio Porta Venezia Milano, il progetto che valorizza uno dei quartieri simbolo dell’inclusione e della libertà della città e che nel 2026 giunge alla sua quarta edizione. In questo contesto, Eravamo notte, ora siamo giorno si propone come uno spazio dedicato alla presenza, alla relazione, alla complessità e alla visibilità, offrendo al pubblico una riflessione articolata sull’identità, sulla memoria e sui processi di autorappresentazione.
Il progetto nasce da un archivio personale costruito nel tempo. Un insieme di immagini custodite, recuperate, salvate, perdute e ritrovate che non dà vita a una narrazione lineare né a una semplice autobiografia visiva. L’archivio diventa piuttosto un organismo vivo, composto da frammenti, presenze e relazioni che continuano a esistere nel presente e che trovano nello spazio espositivo una nuova possibilità di manifestarsi. Nata a Napoli nel 1993, Ambrosia Fortuna vive e lavora tra Milano, Napoli e Roma. Artista visiva e fotografa, ha sviluppato la propria ricerca a partire da un’esperienza diretta maturata all’interno di contesti performativi e comunità marginalizzate, con particolare attenzione alla scena queer e trans italiana. Il suo lavoro intreccia fotografia, performance e ricerca visiva in una riflessione continua sui temi dell’identità, della trasformazione, del corpo e dell’appartenenza.
Come sottolinea il curatore Sabato De Sarno, “la mostra non interpreta. Espone”. Una dichiarazione che definisce chiaramente l’approccio curatoriale adottato per il progetto. Le immagini non vengono inserite in una lettura nostalgica o retrospettiva, ma sono presentate come elementi capaci di instaurare una relazione diretta con il pubblico. Il tempo che le attraversa non coincide con il ricordo di qualcosa che è stato, ma con la permanenza attiva di esperienze, legami e trasformazioni che continuano a produrre significato. Attraverso il proprio lavoro, Ambrosia Fortuna costruisce un archivio al tempo stesso emotivo e politico. Un insieme di ritratti, frammenti quotidiani, confessioni, attese, camerini e relazioni nate e sviluppate all’interno della scena queer italiana. Non si tratta di uno sguardo esterno o documentaristico. Le immagini sono il risultato di una partecipazione diretta alla comunità che raccontano. Performer, amiche, amanti e sorelle abitano le fotografie con naturalezza, mostrando una dimensione di fiducia e riconoscimento reciproco che costituisce uno degli elementi centrali dell’intero progetto.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre nuclei principali che corrispondono ad altrettante modalità dello sguardo e dell’esperienza. La prima sezione, intitolata Belle di notte, raccoglie le immagini realizzate da Ambrosia Fortuna durante i suoi primi anni a Milano. Si tratta di fotografie nate all’interno della dimensione notturna, tra camerini, bagni di locali, appartamenti condivisi, ritorni all’alba, preparazioni e momenti sospesi. In queste opere la fotografia assume il carattere di un gesto urgente, necessario per trattenere situazioni, persone e relazioni che rischiavano continuamente di scomparire. La notte emerge come uno spazio di possibilità e sperimentazione, un luogo nel quale identità e appartenenze possono essere costruite, esplorate e affermate. I corpi ritratti non sono semplicemente oggetti della rappresentazione, ma soggetti impegnati nella ricerca di una forma, di un linguaggio e di una possibilità di esistenza pienamente riconosciuta. Le immagini restituiscono l’intimità di una comunità costruita attraverso legami profondi, spesso fragili, ma attraversati da una forte energia vitale. Più che documentare una scena culturale, Belle di notte racconta una geografia emotiva condivisa.
La seconda sezione, Casa delle bambole, segna uno spostamento dello sguardo verso la dimensione domestica e verso una temporalità più stabile. La fotografia rallenta il proprio ritmo e si avvicina ai corpi e alle relazioni in modo più silenzioso e raccolto. I ritratti sono realizzati all’interno di abitazioni e spazi privati che diventano luoghi di ascolto, vulnerabilità e permanenza. Le persone fotografate appartengono alla vita quotidiana dell’artista e sono legate a lei da rapporti di prossimità e fiducia. Non si tratta di performer osservate dall’esterno, ma di presenze intime che condividono con l’autrice una storia comune. Il titolo della sezione richiama una definizione storicamente associata alla cultura trans e queer, trasformandola in un luogo simbolico di affetto e riconoscimento. Qui l’identità non è più soltanto ricerca o costruzione performativa, ma si manifesta come presenza stabile e possibilità di permanere.
La terza sezione, Momenti ritrovati, si concentra invece su screenshot, immagini digitali, materiali recuperati, frammenti di conversazioni e tracce visive che originariamente non erano stati concepiti come parte di un archivio. In questo contesto il gesto artistico non coincide più con l’atto dello scatto fotografico, ma con quello della selezione, del recupero e della rilettura. Le immagini, spesso imperfette, a bassa definizione o incomplete, assumono il valore di testimonianze capaci di custodire relazioni, trasformazioni e assenze. In un’epoca dominata dalla produzione incessante di contenuti visivi, questi frammenti diventano forme di archivio involontario dell’intimità. Piccole sopravvivenze che continuano a preservare tracce di affetti e percorsi di vita.
L’intero progetto è attraversato da una riflessione sulla possibilità di autorappresentarsi e di restituire complessità a esistenze che troppo spesso sono state raccontate da sguardi esterni o ridotte a rappresentazioni stereotipate. Le fotografie e i video di Ambrosia Fortuna rifiutano ogni forma di spettacolarizzazione e concentrano l’attenzione sui dettagli minimi dell’esistenza: un gesto, un volto stanco, un’attesa, un silenzio condiviso, un abbraccio. La mostra intende così configurarsi così come uno spazio attraversato da temporalità differenti. La notte e il giorno evocati dal titolo non rappresentano una trasformazione lineare o definitiva. Sono piuttosto una soglia permanente tra visibilità e invisibilità, esposizione e protezione, fragilità e affermazione. Una condizione che continua a caratterizzare molte delle esperienze raccontate dalle opere in mostra.
L’esposizione è promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea con Wunderplace Studio, in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano. Il progetto è realizzato con il supporto di Levi’s®, che rinnova attraverso questa iniziativa il proprio impegno a sostegno della comunità LGBTQIA+. La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale. Il sostegno di Levi’s® si inserisce in una visione che riconosce nella self-expression una forma di identità, libertà e appartenenza. Da sempre vicino ai linguaggi della cultura contemporanea, il marchio sostiene contesti e comunità nei quali le identità si ridefiniscono e i linguaggi si trasformano, contribuendo a creare spazi di autenticità e condivisione.
Con questo progetto il PAC partecipa inoltre a Milano Pride 2026, entrando a far parte del programma culturale che accompagnerà il Pride Month in città e confermando il proprio impegno nel promuovere pratiche artistiche capaci di affrontare temi sociali, culturali e politici di particolare rilevanza.
| Titolo mostra | Ambrosia Fortuna. Eravamo notte, ora siamo giorno | Città | Milano | Sede | PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea | Date | Dal 13/06/2026 al 15/06/2026 | Artisti | Ambrosia Fortuna | Curatori | Sabato De Sarno | Temi | Arte contemporanea, Fotografia |
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.