Diego Gualandris a Roma: la metamorfosi della materia vegetale in dissoluzione


Alla galleria Ada di Roma, Diego Gualandris presenta Floralia, un racconto visivo sulla metamorfosi del corpo vegetale tra dissoluzione e rinascita. La mostra sarà visitabile fino al 24 maggio 2024

Alla galleria Ada di Roma, dal 10 aprile al 24 maggio 2026, viene presentata la mostra di Diego Gualandris (Bergamo, 1993) dal titolo Floralia, un progetto che si sviluppa come narrazione frammentata in forma di flusso di coscienza, costruita attorno a una pluralità di voci e stati percettivi che si sovrappongono senza una struttura lineare. L’opera si articola come un’indagine sulla trasformazione della materia vivente, in particolare quella vegetale, attraverso immagini di crescita, deterioramento e dispersione. Per la personale da ADA, Diego Gualandris presenta un nuovo ciclo di dipinti a olio.

Il testo centrale della mostra assume la forma di un’indovinello in prima persona, in cui la voce narrante si identifica con una forma vegetale strappata dal proprio ambiente originario da una gigantesca mano. Il passaggio dal ciclo naturale alla condizione di oggetto reciso introduce una riflessione sulla fragilità della materia organica, sottoposta all’azione del sole che la essicca e la scompone progressivamente. La dissoluzione si presenta come processo continuo che conduce alla frammentazione e alla moltiplicazione in parti disperse. All’interno di questa narrazione si inseriscono riferimenti a una dimensione percettiva alterata, nella quale il corpo vegetale registra il movimento degli insetti sulla superficie, percepita come una strada attraversata da attività incessanti. La temporalità si amplia fino a comprendere il susseguirsi delle stagioni e delle lune, che contribuiscono a una forma di osservazione cosmica della trasformazione.

Veduta della mostra Floralia di Diego Gualandris presso la galleria ADA, Roma (2026). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa
Veduta della mostra Floralia di Diego Gualandris presso la galleria ADA, Roma (2026). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa

Il testo introduce inoltre una riflessione sul pensiero e sulla percezione, interrotta da un episodio legato alla figura di Ernesto, che nel sonno pone una domanda sulla natura della luce, interrogando il rapporto tra origine esterna e percezione visiva. Tale elemento apre a una dimensione filosofica che attraversa l’intero impianto narrativo, senza risolversi in una risposta univoca. La narrazione si sposta poi su un piano di movimento e viaggio, con un trasferimento notturno affrontato in condizioni di isolamento sensoriale, segnato da una forte sensibilità agli odori e alla presenza degli altri. Il desiderio di sonno e di sospensione si accompagna all’idea di una destinazione incerta, in cui il corpo cerca una forma di ricollocazione.

Successivamente il racconto assume una dimensione marina: il soggetto attraversa l’acqua fino a perdere contatto con il luogo d’origine, portando con sé una casa che si ingrandisce e diventa progressivamente più pesante. La rottura di questa forma conduce alla dispersione sul fondale e a un lento ritorno verso la riva, dove la materia viene raccolta e ricollocata in un nuovo contesto sconosciuto. Da questa nuova posizione si sviluppa una prospettiva distaccata, in cui la realtà appare come una sequenza di scene che si compongono attraverso il pensiero. L’osservazione si trasforma in azione improvvisa, descritta come una discesa rapida e impattante verso la terra, priva di suono e di reazione esterna. Il tempo successivo viene rappresentato come una condizione ciclica, assimilabile a un carillon, in cui la forma si modifica ulteriormente, assumendo proporzioni diverse e una condizione di isolamento.

Diego Gualandris, Roma non esiste (2026; olio su tavola, 100 x 150 cm). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa
Diego Gualandris, Roma non esiste (2026; olio su tavola, 100 x 150 cm). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa
Diego Gualandris, Ortler (2026; olio su tavola, 24 x 33 cm). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa
Diego Gualandris, Ortler (2026; olio su tavola, 24 x 33 cm). Su concessione di ADA, Roma. Foto: Roberto Apa

Un’ulteriore immagine collettiva introduce una fila di elementi che, schiacciati e rialzati dal vento, assumono temporaneamente l’aspetto di un esercito in marcia, con riferimenti visivi a lance e movimento coordinato. La dimensione quotidiana si alterna a momenti di instabilità percettiva, in cui il soggetto dichiara di cantare pur essendo consapevole della propria stonatura, guidato da una necessità interna più che da una finalità estetica. La conclusione del testo si concentra su una sensazione di attraversamento fisico intenso, descritto come una scarica elettrica che percorre il sistema nervoso e produce una tensione interna assimilabile a una forza di ritorno verso un’origine non definita. L’esperienza culmina in una condizione di sospensione e caduta ripetuta, fino alla trasformazione finale in una trappola per insetti percepita come alimento e come dispositivo passivo di attrazione.

La narrazione si chiude con una domanda diretta, priva di risposta “Cosa sono?”, che sintetizza l’intero percorso della mostra come processo di continua ridefinizione dell’identità della materia vivente e della sua percezione. La mostra Floralia è accompagnata da un vinile in edizione limitata e da un testo scritto dall’artista.

Note sull’artista

Diego Gualandris vive e lavora a Roma. Ha conseguito la laurea in pittura nel 2018 presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Tra le più recenti mostre personali si segnalano quelle del 2026 presso ADA, Roma, e del 2025 da Studio Pesca a Milano, a cura di Arianna Pavoncello e Carolina Latour. Nel 2022 ha esposto nuovamente da ADA a Roma e all’Instituto Italiano de Cultura di Città del Messico, a cura di Matteo Binci. Nel 2019 ha presentato un progetto sempre presso ADA, Roma, mentre nel 2018 ha partecipato a una mostra presso Tile Project Space a Milano insieme a Riccardo Sala.

Tra le esposizioni collettive più recenti figurano la partecipazione nel 2026 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Nel 2025 ha preso parte a una mostra al Museo MACRO, a cura di Luca Lo Pinto e Cristiana Perrella, e a Proyecto Nasal a Città del Messico. Nel 2024 ha esposto allo Studiolo di Milano, a cura di Maria Chiara Valacchi e Antonio Di Mino. Nel 2023 ha partecipato a diversi progetti espositivi tra cui la Triennale Milano, a cura di Damiano Gullì, Panorama L’Aquila nell’ambito di ITALICS a cura di Cristiana Perrella, CURA. Basement a Roma, Galerie Kandlhofer a Vienna, il Museo MACRO a Roma e Mai 36 Galerie a Zurigo, a cura di Antonio Grulli. Nel 2022 ha preso parte nuovamente a Proyecto Nasal a Città del Messico, a cura di Matteo Binci, mentre nel 2020 ha partecipato alla Quadriennale d’arte presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol. Nel 2026 ha ricevuto il premio del concorso Connessioni Urbane, promosso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in collaborazione con Techbau S.p.A., mentre nel 2020 è stato assegnatario del Pollock-Krasner Foundation Grant di New York.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraFloralia
CittàRoma
SedeGalleria Ada
DateDal 10/04/2026 al 24/05/2026
ArtistiDiego Gualandris
TemiArte contemporanea



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