Il Museo Gigi Guadagnucci di Massa dedica una nuova esposizione alla scultura del secondo Novecento con Astratto Organico, progetto curato da Mirco Taddeucci con testi critici di Kevin McManus, in programma dal 31 luglio al 7 ottobre 2026 negli spazi di Villa Rinchiostra. La mostra nasce in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore e riunisce opere di sei artisti internazionali: Henry Moore, Agustín Cárdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska.
L’iniziativa si inserisce nel programma avviato dall’Amministrazione Comunale di Massa dopo la mostra Gigi Guadagnucci Gio’ Pomodoro, Conversazione sulla natura, organizzata nel 2025 presso il museo dedicato allo scultore apuano. L’obiettivo dichiarato è quello di sviluppare una progettualità culturale continuativa per il Museo Gigi Guadagnucci e Villa Rinchiostra, rafforzandone il ruolo nel panorama nazionale e internazionale attraverso approfondimenti dedicati alla scultura moderna e contemporanea. La selezione degli artisti coinvolti ruota attorno a un elemento comune: una concezione della forma che trova nella natura il proprio punto di origine, come principio generativo capace di trasformarsi in volumi, tensioni, cavità e ritmi astratti. Un percorso che si lega anche alla storia del territorio apuano, luogo in cui nel corso del Novecento si sono incontrati artisti, laboratori e sperimentazioni provenienti da diverse aree geografiche.
Prima in Francia e successivamente in Italia, Gigi Guadagnucci entrò infatti in contatto con alcuni dei principali protagonisti della scultura internazionale del suo tempo, in una fase caratterizzata da una particolare vitalità della ricerca plastica. Il rapporto con le Alpi Apuane costituisce uno dei fili conduttori della mostra, insieme all’interesse per una scultura capace di superare la rappresentazione tradizionale della realtà per indagare le strutture profonde della materia e dello spazio.
Tra gli artisti presenti, Henry Moore occupa un ruolo centrale. Nel 1956 lo scultore britannico ricevette la commissione per Reclining Figure, destinata alla sede UNESCO di Parigi, e l’anno successivo arrivò in Versilia, iniziando un rapporto con la Toscana destinato a segnare una parte rilevante della sua attività. Dai lavori realizzati con Henraux alla collaborazione al Bisonte di Firenze, fino alla storica mostra al Forte Belvedere del 1972, il legame con il territorio italiano accompagnò alcune delle tappe più rilevanti della sua ricerca.
Accanto a Moore, il percorso presenta Antoine Poncet, artista che nei marmi apuani individuò il materiale ideale per una scultura fondata sull’equilibrio tra purezza formale e astrazione. Alicia Penalba è invece rappresentata attraverso una ricerca incentrata sul movimento dei volumi nello spazio, con forme ispirate al mondo vegetale che si sviluppano attraverso slanci e strutture dinamiche. Alberto Viani affronta il tema della figura umana trasformandola in una sintesi biomorfica sospesa tra corpo e astrazione. Agustín Cárdenas, scultore cubano attivo anche nei laboratori della Versilia, porta nella mostra una riflessione in cui natura e immaginazione si fondono in forme archetipiche. Maria Papa Rostkowska, esponente della Nouvelle École de Paris e tra le prime donne ad affermarsi nella scultura in marmo del dopoguerra in Versilia, propone invece una ricerca basata sulla sintesi organica delle forme.
L’esposizione riunisce 34 opere, di cui quattro inedite, realizzate dai sei artisti. La selezione comprende sculture in pietra e bronzo, ma anche bozzetti in gesso, pitture, collage e disegni preparatori, con l’intento di affiancare alla scultura il processo creativo che precede la realizzazione dell’opera. Il progetto mette così in evidenza il rapporto tra idea, studio e materia, mostrando la trasformazione progressiva della forma nella fase di elaborazione dell’artista.
Il percorso espositivo si sviluppa per nuclei tematici legati alle principali fonti visive della scultura astratto-organica del Novecento: il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le strutture naturali e la relazione tra massa, superficie e spazio interno. All’esterno di Villa Rinchiostra il visitatore incontra Fugue Lacustre, scultura monumentale in marmo rosa di Antoine Poncet, collocata come introduzione ideale alla mostra anche attraverso il dialogo cromatico con la facciata dell’edificio. L’opera anticipa alcuni dei temi principali dell’esposizione: la trasformazione della forma naturale in struttura plastica essenziale, la continuità delle superfici e il rapporto tra solidità della materia e dinamismo.
All’interno, le prime sale evidenziano il passaggio dalla suggestione naturale alla forma autonoma. Le strutture vegetali di Alicia Penalba, come Cinq Ailes, interpretano l’idea dell’ala come principio plastico fondato su tensioni verticali e aperture nello spazio. Maria Papa Rostkowska affronta invece il tema della natura attraverso una sintesi animale, come nel caso di Poisson, dove la figura viene ridotta a una presenza essenziale e compatta. Della scultrice sono inoltre presenti un collage e un piccolo bronzo mai esposti, insieme a una tela inedita che amplia la lettura della sua ricerca oltre la produzione scultorea.
La sezione dedicata ad Alberto Viani concentra l’attenzione sul corpo umano come punto di partenza per una progressiva semplificazione formale. Nei suoi nudi e torsi la figura non viene eliminata dall’astrazione, ma trasformata in un organismo autonomo costruito attraverso superfici continue, equilibrio dei volumi e rapporto con lo spazio. Nudo al sole rappresenta uno degli esempi più rilevanti di questa tensione tra corpo e forma.
Il nucleo dedicato a Henry Moore costituisce uno dei momenti principali del percorso. Attraverso studi su carta e opere come Draped reclining figure, la mostra analizza alcuni degli aspetti fondamentali della ricerca dello scultore britannico: la relazione tra figura umana e paesaggio, il rapporto tra massa e cavità e il dialogo con le forme della natura. Il motivo della Reclining Figure, ricorrente nella sua produzione, diventa uno strumento per indagare la relazione tra corpo, spazio e struttura plastica.
Gli studi grafici esposti consentono di seguire il passaggio dall’elaborazione su carta alla realizzazione scultorea, affiancando diversi bronzi. Le opere e i documenti presenti ricordano Moore a quarant’anni dalla scomparsa e sottolineano il suo rapporto con la Toscana e con l’area apuo-versiliese, iniziato con la commissione UNESCO del 1956, di cui ricorre il settantesimo anniversario, e proseguito attraverso le esperienze presso Henraux e Il Bisonte.
La mostra si conclude con Agustín Cárdenas, la cui ricerca conduce il tema dell’organico verso una dimensione più arcaica e simbolica. Formatosi all’Avana e attivo a Parigi dalla metà degli anni Cinquanta, l’artista traduce corpi, segni totemici e memorie naturali in forme essenziali caratterizzate da profili slanciati, aperture e cavità. I gessi presenti in mostra, tra cui un bozzetto mai esposto, permettono di osservare la fase iniziale del processo creativo prima della traduzione definitiva in marmo, bronzo o legno.
“Con Astratto Organico prosegue il percorso che l’Amministrazione comunale ha scelto di avviare per rafforzare il ruolo del Museo Gigi Guadagnucci e di Villa Rinchiostra come luoghi centrali della vita culturale della città ma dal richiamo ben più ampio”, afferma il Sindaco di Massa, Francesco Persiani. “Dopo la mostra dello scorso anno, confermiamo la volontà di costruire una programmazione di qualità, capace di portare a Massa progetti di respiro internazionale e di valorizzare, allo stesso tempo, la profonda vocazione artistica del nostro territorio. Il museo non è soltanto uno spazio di conservazione, ma un luogo vivo, aperto ai cittadini, alle scuole e ai visitatori, in grado di generare conoscenza, partecipazione e nuove occasioni di crescita culturale”.
“La scultura del Novecento non procede soltanto per rotture formali, ma attraverso una lenta trasformazione del concetto stesso di figura”, spiega il curatore Mirco Taddeucci. “Dopo la crisi del monumento e della rappresentazione mimetica, il corpo, la natura e l’oggetto non scompaiono: vengono ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a presenze sospese tra astrazione e riconoscibilità. Astratto organico indaga questo passaggio attraverso le opere di Henry Moore, Agustín Cárdenas, Alicia Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa Rostkowska. Nel titolo convivono due spinte apparentemente opposte: l’allontanamento dalla figura e la persistenza del vivente. È proprio da questa tensione che nasce una parte decisiva della scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi, ma dalla capacità di riconoscere nel corpo umano, nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali, nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una sorgente di energia formale. L’astrazione non nega il reale: lo concentra, lo porta a una soglia più essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di una curva, l’apertura di una cavità, il peso di una massa che si fa organismo, memoria attiva del vivente dentro la forma”.
| Titolo mostra | Astratto Organico | Città | Massa | Sede | Museo Gigi Guadagnucci | Date | Dal 31/07/2026 al 07/10/2026 | Artisti | Henry Moore, Artisti vari | Curatori | Mirco Taddeucci | Temi | Scultura, Arte del Novecento |
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