Al MASI di Lugano in mostra la videoarte sudcoreana con “K-NOW! Korean Video Art Today”


Fino al 19 luglio 2026 il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano presenta “K-NOW! Korean Video Art Today”, mostra dedicata a otto artisti e collettivi della Corea del Sud. Un percorso immersivo nella sala ipogea del LAC indaga memoria, tecnologia, lavoro e confini.

Il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano inaugura la stagione espositiva 2026 con K-NOW! Korean Video Art Today, progetto dedicato alla scena contemporanea della Corea del Sud attraverso il linguaggio della videoarte. La mostra, in programma dall’8 marzo al 19 luglio 2026, è curata da Francesca Benini e Je Yun Moon e propone un’indagine su una produzione artistica che negli ultimi anni ha assunto un rilievo crescente nel panorama internazionale, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto.

Il percorso è allestito nella sala ipogea del LAC e riunisce otto posizioni tra artisti, artiste e collettivi di nuova generazione: Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, 업체eobchae, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun. Si tratta di autori cresciuti in un Paese ancora segnato dall’assenza di un trattato di pace che chiuda formalmente la guerra di Corea e attraversato da rapide trasformazioni economiche e tecnologiche. Le opere presentate, pur radicate nella storia e nella realtà sudcoreana, affrontano questioni che riguardano il presente globale: il rapporto tra tecnologia e corpo, le tensioni tra storia, memoria e tradizione, i fenomeni migratori, la ridefinizione del lavoro in un sistema fondato su accelerazione e performance.

“In un’epoca in cui le geografie culturali si intrecciano e i confini tra locale e globale diventano sempre più fluidi, dai lavori in mostra al MASI emerge non solo la trasversalità di temi comuni alle società contemporanee, ma anche la forza transnazionale della videoarte come strumento di percezione, memoria e narrazione del contemporaneo”, spiegano le curatrici del progetto Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon, già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul. “K-NOW! Korean Video Art Today offre inoltre una preziosa occasione di confronto con le diverse modalità attraverso cui oggi si può fruire il video nell’arte, dalle proiezioni tradizionali ai visori di realtà virtuale. Una varietà, questa, in cui si riflette l’evoluzione di un medium globale, profondamente trasformato da innovazioni tecnologiche che continuano a ridefinirne i confini e le possibilità espressive. Il confronto con la scena della videoarte in Corea oggi può stimolare una riflessione sulle geografie del contemporaneo. In un momento in cui molti Paesi tendono a chiudersi, queste opere video ricordano come “vedere” non sia un atto neutro: può implicare un cambiamento di prospettiva, un allargamento dello sguardo, la possibilità di intrecciare la nostra esperienza con quella degli altri”.

Sungsil Ryu, Fotogramma tratto da <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) © Sungsil Ryu
Sungsil Ryu, fotogramma tratto da  (2018) © Sungsil Ryu

La mostra si sviluppa come un itinerario fluido, che alterna tempi e registri differenti. L’apertura è affidata a Citizen’s Forest (2016) di Chan-kyong Park, una video installazione multicanale dal formato panoramico allungato, che richiama l’orizzontalità dei rotoli della pittura tradizionale asiatica. In una dimensione sospesa si intrecciano cerimonie dello sciamanesimo popolare e commemorazioni di eventi traumatici della storia recente, tra cui il naufragio del traghetto Sewol nel 2014. Il lavoro mette in relazione ritualità e memoria civile, suggerendo la tradizione come possibile strumento di rilettura critica del passato.

A chiudere il percorso sono i video Offering (2023) e Wreckage (2024) di Jane Jin Kaisen, presentati in doppia proiezione. Le opere sono legate all’isola di Jeju e alle memorie sommerse che la attraversano, come il massacro di civili compiuto dall’esercito sudcoreano nel 1948. Kaisen richiama anche la cultura delle Haenyeo, le donne pescatrici apneiste che rappresentano una forma storica di resistenza femminile.

Accanto alla dimensione memoriale, la mostra dedica ampio spazio alle narrazioni speculative e alle visioni post-tecnologiche. In Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, una giovane corriere percorre in motocicletta una Seoul trasformata in paesaggio algoritmico. Nato durante la pandemia di COVID-19, il lavoro riflette sulla gig economy, sistema occupazionale basato su incarichi temporanei, monitoraggio digitale e pressione costante alla produttività.

Ayoung Kim, Fotogramma tratto da Delivery Dancer's Sphere (2022) © Ayoung Kim
Ayoung Kim, fotogramma tratto da Delivery Dancer’s Sphere (2022) © Ayoung Kim

Il collettivo audiovisivo 업체eobchae, fondato a Seoul nel 2017 da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, osserva a sua volta i modelli economici dominanti e le trasformazioni tecnologiche per delineare scenari speculativi. ROLA ROLLS(2024) immagina un futuro privo di risorse fossili e racconta la trasformazione del personaggio “R”, emblema dell’industria petrolifera, in membro di una setta ecologista che converte gli esseri umani in sistemi ibridi autosufficienti. Le tappe evolutive del personaggio sono sintetizzate nella scultura TREE OF ROLA (2024), esposta in dialogo con il video.

La critica sociale attraversa anche (2018) di Sungsil Ryu, incentrato su una streamer virtuale fittizia che promette una “cittadinanza di prima classe” a pagamento. L’opera mette in scena una dinamica di desiderio e appartenenza che riflette le gerarchie e le ambiguità di una società competitiva. Il pubblico può acquistare simbolicamente tale status scansionando un codice QR integrato nel wallpaper esposto, elemento che estende il lavoro nello spazio reale.

Il rapporto tra tecnologia, percezione e identità è al centro di Ghost1990 (2021) di Heecheon Kim, fruibile tramite visore VR. Lo spettatore assume il punto di vista di un atleta infortunato ed entra in una dimensione segnata da vulnerabilità e tensione verso il controllo del corpo. L’esperienza interroga l’ossessione per la performance fisica e la costruzione digitale della presenza.

Chan-kyong Park, Fotogramma tratto da Citizen's Forest (2016) © Chan-kyong Park
Chan-kyong Park, fotogramma tratto da Citizen’s Forest (2016) © Chan-kyong Park

Onejoon Che utilizza il formato video come strumento di indagine sulle comunità e sui confini. Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, adotta il linguaggio del videoclip musicale per affrontare il tema dell’emigrazione africana in Corea. Presentato su uno schermo integrato in un’installazione a parete con due file di copertine di LP, il lavoro osserva le trasformazioni sociali del territorio e le relative contraddizioni.

La dimensione politica dei luoghi emerge infine in Green Screen (2021) di Sojung Jun, presentato nella Hall del museo. Il video è stato girato lungo la Zona Demilitarizzata tra le due Coree e restituisce un paesaggio carico di tensioni storiche e simboliche, dove la natura ha riconquistato spazi un tempo militarizzati.

Le opere in mostra hanno una durata compresa tra cinque e ventisei minuti; la visita completa richiede circa un’ora e quaranta minuti. L’esposizione è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da Mousse Publishing in edizione bilingue italiano-inglese, con saggi critici delle curatrici Francesca Benini e Je Yun Moon e di Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste agli artisti e alle artiste partecipanti. La conferenza stampa si terrà venerdì 6 marzo alle ore 11.00. Saranno presenti il collettivo 업체eobchae, rappresentato da Nahee Kim, Cheonseok Oh e Hwi Hwang, Sun A Moon in rappresentanza di Onejoon Che, Heecheon Kim e Sungsil Ryu.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraK-NOW! Korean Video Art Today
CittàLugano
SedeMASI Museo d’arte della Svizzera italiana
DateDal 08/03/2026 al 19/07/2026
ArtistiArtisti vari
CuratoriFrancesca Benini, Je Yun Moon
Temivideoarte, MASI Museo d’Arte della Svizzera Italiana, Arte coreana



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