La figura di Tadeusz Kantor (Wielopole Skrzyńskie, 1915 – Cracovia, 1990), uno dei protagonisti dell’arte europea del Novecento, è al centro di una grande esposizione internazionale che accompagna la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 le Procuratie Vecchie di Piazza San Marco ospitano infatti Tadeusz Kantor (1915-1990). Emballage, Cricotage and Madame Jarema, evento collaterale ufficiale della manifestazione veneziana promosso dalla Starak Family Foundation e curato da Ania Muszyńska. L’esposizione rappresenta il quinto progetto dedicato all’arte polacca che la fondazione porta a Venezia negli ultimi anni, consolidando una presenza ormai significativa nel panorama culturale internazionale. Dopo le mostre dedicate a Ryszard Winiarski nel 2017, Ewa Kuryluk nel 2022 e Andrzej Wróblewski nel 2024, il nuovo appuntamento concentra l’attenzione su una delle personalità più influenti dell’avanguardia europea del secondo dopoguerra.
La Starak Family Foundation, fondata nel 2008 da Anna e Jerzy Starak, è oggi una delle realtà più attive nella valorizzazione del patrimonio artistico polacco. La fondazione promuove progetti educativi e culturali in Polonia e all’estero e custodisce una delle più importanti collezioni di arte polacca del secondo dopoguerra. Una raccolta considerata di valore museale per ampiezza, coerenza e rilevanza storica, capace di documentare alcuni dei fenomeni più significativi dell’arte contemporanea polacca e di offrire una chiave di lettura privilegiata per comprenderne l’evoluzione. La mostra veneziana si propone di esplorare non soltanto il percorso artistico di Tadeusz Kantor, ma anche il rapporto creativo e intellettuale che lo legò a Maria Jarema, figura centrale dell’avanguardia polacca del Novecento. L’esposizione mette infatti in dialogo le opere dei due artisti, ricostruendo una relazione che ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo di alcune delle più importanti esperienze artistiche del dopoguerra.
Tadeusz Kantor è considerato una delle personalità più innovative e influenti della cultura europea del secolo scorso. Pittore, scenografo, autore di manifesti teorici, regista teatrale e performer, sviluppò nel corso della sua carriera una concezione dell’arte totale nella quale pittura e teatro si influenzavano reciprocamente fino a fondersi in un unico linguaggio espressivo. Nato il 6 aprile 1915 a Wielopole Skrzyńskie, in Polonia, Kantor studiò all’Accademia di Belle Arti di Cracovia tra il 1934 e il 1939, formandosi nelle classi di Władysław Jarocki, Ignacy Pieńkowski e Karol Frycz. Fin dagli anni della formazione manifestò un forte interesse per la sperimentazione, fondando persino un effimero teatro di marionette. Durante la Seconda guerra mondiale sviluppò una delle esperienze più significative della sua carriera, dando vita al Teatro Indipendente. In un contesto segnato dall’occupazione nazista, mise in scena spettacoli clandestini all’interno di appartamenti privati di Cracovia, tra cui Balladyna di Juliusz Słowacki nel 1943 e Il ritorno di Ulisse di Stanisław Wyspiański nel 1944. Fu proprio in quel periodo che prese forma la sua idea di teatro d’avanguardia come spazio di libertà artistica anche nelle condizioni più difficili.
Dopo la guerra Kantor entrò in contatto con i principali movimenti internazionali dell’arte moderna. Nel 1946 partecipò, insieme a Maria Jarema, all’Esposizione Internazionale d’Arte Moderna organizzata dall’UNESCO al Musée d’Art Moderne di Parigi. L’esperienza ebbe un impatto decisivo sulla definizione del suo linguaggio, alimentato da suggestioni provenienti dal Surrealismo, dall’Informale e dal Dadaismo. Negli anni successivi partecipò a numerose esposizioni internazionali dedicate alla pittura polacca contemporanea. Nel 1948 prese parte alla mostra Polish Art Today negli Stati Uniti e all’esposizione Young Polish Painters in Cecoslovacchia. Fu inoltre tra i principali promotori della Prima Mostra d’Arte Moderna di Cracovia, considerata il primo grande manifesto dell’avanguardia polacca nel dopoguerra. Parallelamente all’attività pittorica sviluppò una lunga esperienza nel campo della scenografia teatrale, lavorando per diversi teatri fino agli anni Sessanta e realizzando il suo ultimo progetto scenografico professionale nel 1974. Nel 1957 divenne il primo presidente del rinnovato Gruppo di Cracovia, una delle più importanti formazioni artistiche d’avanguardia della Polonia.
Una parte fondamentale della mostra veneziana è dedicata alla nascita e all’evoluzione del teatro Cricot 2, fondato nel 1955 da Kantor insieme a Maria Jarema e Kazimierz Mikulski. Questo laboratorio sperimentale si sviluppò come uno spazio di libertà creativa in cui attori, artisti visivi e musicisti potevano lavorare superando le tradizionali divisioni disciplinari.
Fino al 1973 le produzioni di Cricot 2 si basarono principalmente sulle opere di Stanisław Ignacy Witkiewicz, meglio conosciuto come Witkacy, figura leggendaria dell’avanguardia polacca. Ogni spettacolo era collegato a una precisa fase della ricerca artistica di Kantor. Da Mątwa del 1956 al Teatro Autonomo, passando per il Teatro Informale, il Teatro Zero, il Teatro Happening e il Teatro Impossibile, il percorso di Cricot 2 rappresentò un continuo laboratorio di sperimentazione. Questa evoluzione trovò il suo approdo più celebre nel cosiddetto Teatro della Morte, fase culminante della produzione teatrale kantoriana. Il momento simbolico di questa ricerca fu rappresentato da La classe morta, presentata per la prima volta nel 1975 e destinata a diventare una delle opere teatrali più influenti del Novecento.
La mostra guida il pubblico verso una grande installazione conclusiva dedicata proprio a questo capolavoro. I visitatori potranno assistere alla proiezione della registrazione dello spettacolo originale e osservare da vicino alcuni degli oggetti scenici autentici utilizzati nella produzione. Tra questi spiccano i celebri manichini di studenti e scolari eternamente confinati ai loro banchi, provenienti dalle collezioni della Cricoteka e della Starak Collection.
Accanto al teatro, l’esposizione approfondisce anche il ruolo di Kantor nelle arti visive. L’artista fu infatti il primo in Polonia a sviluppare una pittura astratta vicina all’Informale e tra i primi a sperimentare assemblage, happening, performance ed emballage. Particolare attenzione è dedicata proprio agli emballage, una delle intuizioni più originali dell’artista. A partire dalla metà degli anni Sessanta Kantor iniziò a trasformare oggetti comuni attraverso l’atto dell’avvolgimento e dell’occultamento. Lettere, pacchi, francobolli, valigie, ombrelli e scatole venivano sottratti alla loro funzione quotidiana per assumere nuovi significati simbolici. Secondo l’artista, questi oggetti sospesi tra uso e inutilità acquisivano una nuova esistenza, collocandosi idealmente “tra l’eternità e la discarica”. Una riflessione che anticipava molti temi dell’arte contemporanea e che contribuì a consolidare il suo ruolo di innovatore.
L’esposizione presenta una selezione delle più importanti fasi della produzione pittorica di Kantor. Esposte composizioni informali della fine degli anni Cinquanta e dell’inizio degli anni Sessanta, numerosi emballage realizzati tra il 1964 e il 1978 e le ultime grandi serie pittoriche dell’artista, Dalej już nic (Più avanti, nulla) e Cholernie spadam (Sto dannatamente cadendo), realizzate tra il 1987 e il 1990. Un’importante testimonianza del processo creativo di quel periodo è anche il film Uwaga, malarstwo (“Attenzione, pittura”), realizzato da Antoni Nurzyński e Mieczysław Waśkowski sulla base di un’idea dello stesso Kantor. Il film documenta la nascita delle sue opere informali e rappresenta una pietra miliare nella storia del cinema dedicato all’arte. Presentato alla 29ª Biennale di Venezia del 1958, ottenne una menzione speciale al primo Concorso Internazionale del Film d’Arte come unica opera non didattica in competizione.
La mostra dedica inoltre uno spazio centrale, come anticipato, a Maria Jarema, figura spesso meno conosciuta dal grande pubblico ma fondamentale per comprendere il percorso di Kantor. Pittrice e scultrice di grande rilievo, cofondatrice del teatro Cricot prima della guerra e successivamente di Cricot 2, Jarema esercitò una profonda influenza sul collega.
Premiata alla Biennale di Venezia del 1958, Maria Jarema fu una delle poche persone di cui Kantor si fidasse completamente dal punto di vista artistico. La loro relazione, fondata su stima reciproca, confronto intellettuale e collaborazione creativa, contribuì in modo decisivo alla nascita di Cricot 2. A Venezia vengono presentati monotipi provenienti dalla Starak Collection e alcuni costumi da lei progettati per le prime produzioni teatrali di Kantor, tra cui Mątwa del 1956 e Cyrk del 1957. Opere che consentiranno di comprendere meglio il ruolo svolto dall’artista nello sviluppo della scena d’avanguardia polacca.
Fondamentale per la realizzazione della mostra è il contributo della Cricoteka, il Centro di Documentazione dell’Arte di Tadeusz Kantor con sede a Cracovia. Fondata nel 1980 su iniziativa dello stesso artista, la Cricoteka nacque come archivio vivente dedicato alla conservazione della memoria del teatro Cricot 2. Oggi rappresenta contemporaneamente museo, archivio, centro di ricerca e spazio espositivo, custodendo scenografie, documenti, filmati e opere che testimoniano l’intera carriera di Kantor. Le opere esposte provengono dalla Starak Collection, dal Muzeum Sztuki di Łódź e dalle collezioni della Cricoteka, mentre i lavori di Maria Jarema arrivano principalmente dalla raccolta della famiglia Starak.
| Titolo mostra | Tadeusz Kantor (1915-1990). Emballage, Cricotage and Madame Jarema | Città | Venezia | Sede | Procuratie Vecchie | Date | Dal 09/05/2026 al 22/11/2026 | Artisti | Tadeusz Kantor | Curatori | Ania Muszyńska | Temi | Novecento, Arte Moderna |
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