Il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina, in provincia di Forlì-Cesena, ha riaperto le sue porte al pubblico dopo un significativo intervento di rinnovamento che ha interessato sia l’edificio sia il percorso espositivo. L’investimento complessivo, pari a 1,5 milioni di euro, ha permesso di migliorare la sicurezza strutturale del complesso, rinnovare gli spazi museali, ampliare l’accessibilità e definire una nuova identità visiva.
Dopo la presentazione della rinnovata Sala di Rufus nell’agosto scorso e le aperture straordinarie organizzate negli ultimi mesi del 2025, che hanno richiamato circa 400 visitatori tra eventi e visite guidate, il museo si presenta oggi completamente rinnovato e pronto a rivolgersi a un pubblico sempre più ampio. Gli interventi strutturali, progettati e diretti da Massimo Mariani, hanno riguardato una superficie di circa 1.600 metri quadrati distribuiti su tre livelli. Le opere di consolidamento e miglioramento sismico hanno previsto l’inserimento di sistemi di collegamento tra le strutture murarie esistenti, aumentando la capacità dell’edificio di rispondere alle sollecitazioni sismiche e garantendo una maggiore sicurezza per il patrimonio e i visitatori.
Il nuovo allestimento, firmato dallo studio Balletti&Sabbatini Architetti, pone al centro le opere e la qualità dell’esperienza di visita. Gli ambienti sono caratterizzati da un linguaggio contemporaneo ed essenziale, nel quale colori, materiali, geometrie e illuminazione accompagnano il pubblico lungo il percorso espositivo. Le tonalità grigio-azzurre del piano terra e quelle più calde dei piani superiori valorizzano la materia archeologica, mentre il nuovo sistema di illuminazione contribuisce a rendere la visita più coinvolgente e facilmente leggibile.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dal progetto illuminotecnico sviluppato dagli architetti Carolina De Camillis e Riccardo Fibbi, concepito secondo criteri di sostenibilità, efficienza energetica e qualità percettiva. La luce è stata studiata per esaltare i reperti senza alterarne la percezione, guidando il visitatore attraverso le diverse sezioni del museo. Particolare attenzione è stata riservata alla Sala di Rufus, dove il grande mausoleo è valorizzato da un’illuminazione scenografica che lo rende visibile anche dall’esterno durante le ore notturne.
Al rinnovamento degli spazi si affianca un nuovo progetto di comunicazione museale curato da FrameLAB – Multimedia & Digital Storytelling dell’Università di Bologna. I contenuti, disponibili sia in italiano sia in inglese, utilizzano un sistema di codici cromatici che facilita la comprensione delle diverse tipologie di reperti e rende il percorso più accessibile e intuitivo. Grazie ai finanziamenti del PNRR e alla progettazione dell’architetto Fabio Fornasari, sono stati inoltre introdotti nuovi strumenti dedicati all’inclusione. Tra questi figurano un video introduttivo disponibile anche nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) e un percorso visuo-tattile che consente un’accessibilità più ampia e partecipata delle collezioni. Il percorso espositivo è stato aggiornato attraverso il lavoro di un comitato tecnico-scientifico e grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Il nuovo racconto museale integra le più recenti scoperte archeologiche, tra cui il monumentale Capitolium e le testimonianze delle fasi successive della città, fino al Medioevo.
Oggi il museo offre una narrazione più completa della storia del territorio, attraversando un arco cronologico che va dalla preistoria alla tarda antichità, con particolare attenzione al periodo di massimo splendore della Sarsina romana. A partire dal 24 giugno, i Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna riprenderanno inoltre le attività di valorizzazione in collaborazione con il Comune di Sarsina, proponendo visite guidate, laboratori, incontri, eventi musicali e conferenze.
Fondato nel 1890, il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina è uno dei più antichi musei archeologici dell’Emilia-Romagna. Nel corso della sua storia ha conosciuto numerosi ampliamenti e trasformazioni, culminati nella valorizzazione dei grandi monumenti funerari romani provenienti dalla necropoli di Pian di Bezzo e ricomposti all’interno del museo nel 1990. L’istituto sorge nel centro dell’attuale Sarsina, edificata sopra l’antica città romana di Sassina, celebre per aver dato i natali al commediografo latino Tito Maccio Plauto. Le collezioni si sono formate progressivamente attraverso secoli di scoperte archeologiche, a partire dai primi ritrovamenti documentati nel XVI secolo fino alle campagne di scavo sistematiche tra Ottocento e Novecento.
Tra i tesori più significativi figurano i monumentali mausolei di Obulacco, Virginio Peto e Rufus, quest’ultimo alto quasi quattordici metri e ospitato in un edificio appositamente progettato. Accanto alle numerose iscrizioni funerarie, che raccontano aspetti della vita quotidiana e della società romana, il museo conserva importanti opere scultoree e straordinari mosaici figurati, tra cui il celebre Trionfo di Dioniso e l’Ercole ebbro, provenienti da prestigiose domus dell’antica città. Completano il percorso reperti mobili, come una tazza di vetro multicolore, il bronzo raffigurante il ratto di Europa e ricchi corredi di ceramiche invetriate e terre sigillate da mensa, testimonianze dell’elevato livello artistico e culturale raggiunto da questo importante centro dell’Italia romana.
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