Il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona riapre dopo il restauro che recupera il progetto del 1969


Dopo diciotto mesi di lavori, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona riapre il 18 luglio 2026 con un intervento che recupera il progetto modernista originale del 1969, restaurando spazi, materiali e allestimenti e rafforzando il dialogo tra collezioni, architettura e giardino.

Il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona riaprirà al pubblico il 18 luglio 2026 dopo diciotto mesi di lavori di restauro che hanno interessato uno dei più importanti edifici del modernismo portoghese. L’intervento coincide con il settantesimo anniversario della Fondazione Calouste Gulbenkian ed è stato concepito non come una trasformazione del museo, bensì come un recupero della visione originaria che ne aveva guidato la progettazione e l’apertura nel 1969. L’obiettivo principale è stato quello di restituire l’equilibrio tra architettura, opere d’arte e natura che aveva reso il complesso un punto di riferimento internazionale per la museografia contemporanea.

Il museo fu progettato dagli architetti Ruy Jervis d’Athouguia, Pedro Cid e Alberto Pessoa, con il contributo di consulenti di rilievo internazionale, tra cui il museologo francese Georges-Henri Rivière e l’architetto italiano Franco Albini. Fin dalla sua inaugurazione il progetto si distingueva per la stretta relazione instaurata tra gli spazi espositivi e il giardino circostante, concepito come parte integrante dell’esperienza di visita. Nel corso dei decenni, tuttavia, numerosi interventi avevano modificato questa impostazione, alterando alcuni allestimenti e sostituendo materiali e finiture originarie.

Il Museo Calouste Gulbenkian. Building photo, crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Ricardo Oliveira Alves
Il Museo Calouste Gulbenkian. Building photo, crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Ricardo Oliveira Alves
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Fernando Guerra
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Fernando Guerra

Il nuovo intervento di restauro, firmato dagli architetti Frédéric Ladonne e Teresa Nunes da Ponte, ha scelto di riportare in primo piano proprio questa impostazione iniziale. Accanto all’aggiornamento delle infrastrutture tecniche, indispensabile per rispondere agli standard museali contemporanei, il progetto ha previsto un ampio lavoro di recupero degli elementi originali, dai rivestimenti in seta alle superfici lignee, dal bronzo al vetro fino alle pavimentazioni tessili, restituendo gli ambienti all’atmosfera che caratterizzava il museo alla fine degli anni Sessanta.

La storia dell’istituzione è strettamente legata alla figura di Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955), collezionista e filantropo nato a Istanbul da una famiglia armena. Guidato dalla convinzione che “solo il meglio è abbastanza buono per me”, Gulbenkian costruì nel corso della sua vita una raccolta enciclopedica destinata a essere conservata in un unico museo. Dopo la sua morte, la Fondazione istituita secondo le sue volontà realizzò questo progetto, dando vita a un museo capace di riunire opere provenienti da culture e periodi storici differenti.

Oggi la collezione comprende oltre 6.000 opere, che spaziano dalle antichità egizie all’arte islamica, dalle porcellane cinesi ai dipinti dei grandi maestri europei, passando per ceramiche, gioielli, arti decorative e reperti archeologici. Si tratta di una delle più importanti collezioni del Novecento, spesso citata come esempio di raccolta enciclopedica.

Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina

Il museo sorge all’interno del campus della Fondazione Gulbenkian, un complesso multidisciplinare immerso in circa sette ettari di parco nel cuore di Lisbona. Il giardino, progettato da Gonçalo Ribeiro Telles e António Viana Barreto, rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’intero progetto architettonico. Proprio questo dialogo con il paesaggio è stato uno dei principali punti di partenza del restauro.

Gran parte delle tende, delle schermature e delle veneziane che nel tempo avevano limitato la vista verso i cortili interni è stata rimossa e sostituita da pellicole filtranti applicate alle grandi superfici vetrate. La soluzione consente di mantenere la protezione delle opere dalla luce solare diretta senza interrompere la continuità visiva con il verde circostante. L’effetto è quello di rendere il giardino nuovamente parte integrante del percorso museale, come previsto nel progetto originario.

Parallelamente sono stati installati nuovi sistemi di illuminazione studiati per ricreare una luce calda simile a quella dell’inaugurazione del museo. Tutte le vetrine e le teche sono state dotate di vetri protettivi e antiriflesso di ultima generazione, migliorando sia le condizioni conservative delle opere sia la loro leggibilità. Anche gli spazi interni hanno recuperato numerosi elementi perduti. Nelle gallerie dedicate all’arte europea è stato ripristinato il tappeto realizzato secondo il disegno originale del 1969, sostituendo il pavimento ligneo introdotto nel 2000. Sono inoltre state eliminate alcune pareti divisorie aggiunte negli anni Duemila, restituendo la fluidità spaziale prevista dagli architetti e consentendo una diversa percezione delle sale.

Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il recupero del dialogo con il paesaggio. In collaborazione con architetti del paesaggio è stato studiato il comportamento stagionale della vegetazione, valutando la posizione degli alberi e la loro capacità di filtrare naturalmente la luce. Questo lavoro ha permesso di controllare l’illuminazione naturale degli ambienti espositivi e di rafforzare la relazione visiva con i cortili e il giardino.

Nella galleria dedicata all’Armenia e al mondo islamico le aperture verso l’esterno sono state ampliate, intensificando il rapporto tra i motivi floreali presenti su tappeti e ceramiche e la vegetazione circostante. Anche la sezione dedicata alle lampade da moschea ha recuperato il collegamento visivo con il cortile grazie alla rimozione delle schermature opache e all’introduzione di pellicole protettive trasparenti.

Un altro intervento rilevante interessa il passaggio tra la galleria dedicata a Cina e Giappone e quella dell’arte europea. Qui è stata ricostruita la struttura originale a listelli, sostituita negli anni da una parete piena. La nuova soluzione, realizzata in metallo e legno, permette di recuperare la profondità dello spazio e di ristabilire le prospettive visive progettate in origine, offrendo scorci su alcune opere di particolare rilievo, tra cui Il vecchio con bastone e Pallade Atena di Rembrandt, oltre al Ritratto di Helena Fourment di Peter Paul Rubens.

Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina

Sempre nelle gallerie europee è stato reintrodotto il tappeto verde previsto nel progetto iniziale, contribuendo a rafforzare la continuità visiva tra gli spazi interni e il giardino. Sono stati inoltre ripristinati i rivestimenti murali in seta, che restituiscono alle sale il carattere originario.

Pur essendo orientato principalmente al recupero dell’esistente, il progetto introduce anche un nuovo ambiente museale. È stato infatti ricavato un gabinetto numismatico in un precedente spazio di servizio adiacente alla galleria greco-romana. Il nuovo allestimento presenta l’esposizione della raccolta di monete antiche appartenuta a Gulbenkian mai realizzata dall’apertura del museo. Il percorso comprende monete greche, medaglie romane e i medaglioni d’oro di Abukir, valorizzati da uno spazio raccolto che favorisce un’osservazione ravvicinata.

Un’importante operazione conservativa ha interessato anche il grande bassorilievo assiro, che è stato ricollocato in una posizione più centrale nella sezione mesopotamica. Il restauro ha eliminato gli strati di cera alterati dal tempo, riportando alla luce la superficie originale in alabastro.

Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina

Diverse opere conservate nei depositi sono state reinserite nel percorso espositivo. Tornano così visibili alcune stampe giapponesi, scatole in oro, medaglie, sculture e il celebre parasole veneziano appartenente alla collezione. Anche la caratteristica vetrina a forma di Z destinata alle porcellane cinesi è stata ricostruita fedelmente secondo il progetto originario, integrando però vetri antiriflesso e altri accorgimenti tecnologici contemporanei.

Analoga operazione riguarda le lampade mamelucche da moschea del XIV secolo. Dopo oltre vent’anni trascorsi all’interno di una grande vetrina comune, le opere sono tornate a essere esposte singolarmente in teche indipendenti dotate di vetri antiriflesso, consentendo un’osservazione più dettagliata di ciascun esemplare.

L’unica sezione del museo che non segue integralmente il principio del ripristino filologico è la Sala Lalique, dedicata alla più importante raccolta di gioielli e oggetti decorativi di René Lalique conservata al di fuori della Francia. In questo caso il progetto propone una rilettura contemporanea dello spazio, mantenendo però alcuni elementi che caratterizzavano l’allestimento storico. Le nuove vetrine in vetro curvo si ispirano infatti alle soluzioni originarie, mentre le pareti recuperano la tonalità verde che distingueva la sala alla sua apertura.

Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina
Allestimento del Museo Calouste Gulbenkian. Crediti: Calouste Gulbenkian Museum ©Pedro Pina

L’allestimento è stato inoltre ripensato per instaurare un dialogo con dipinti di Edward Burne-Jones e John Singer Sargent, ampliando il contesto artistico nel quale collocare le creazioni di Lalique. Ogni vetrina è dedicata a uno dei materiali privilegiati dall’artista francese, corno, vetro, smalto e avorio, mettendo in evidenza le opere in cui ciascun materiale assume un ruolo centrale.

In occasione della riapertura, il museo sarà visitabile gratuitamente nelle giornate del 18 e 19 luglio. Sabato 18 luglio gli spazi resteranno aperti fino a mezzanotte, mentre domenica 19 luglio l’orario sarà prolungato fino alle 20. La riapertura rappresenta anche uno degli appuntamenti previsti per il settantesimo anniversario della Fondazione Calouste Gulbenkian, istituzione nata nel 1956 secondo le volontà del collezionista armeno e oggi attiva nei settori dell’arte, dell’istruzione, della ricerca scientifica e del welfare.

Oltre al Museo Calouste Gulbenkian, il campus della fondazione ospita il CAM – Centro de Arte Moderna Gulbenkian, un’orchestra e un coro, una biblioteca d’arte e gli archivi. L’istituzione sostiene inoltre programmi di ricerca, borse di studio e progetti culturali e sociali in Portogallo, nel Regno Unito, in Francia, nei Paesi africani di lingua portoghese e nelle comunità armene, promuovendo iniziative dedicate all’educazione, alla riduzione delle disuguaglianze, alla sostenibilità e alla tutela del patrimonio culturale armeno.

Dichiarazioni

“Questa ristrutturazione non mira a reinventare o ampliare il Museo Gulbenkian, bensì a riscoprirlo”, spiega Xavier Francesco Salomon, direttore del Museo Calouste Gulbenkian. “Tornando alla visione originale degli architetti del 1969, abbiamo ripristinato l’intimo rapporto tra la collezione, l’architettura e i giardini, che da sempre caratterizza il museo: un’idea straordinariamente contemporanea che riflette la visione globale di Calouste Gulbenkian, a 130 anni dalla sua nascita”.

“Eliminando le aggiunte successive degli anni Ottanta e dei primi anni 2000, stiamo ripristinando il rapporto originario del museo con la luce e la materia. Il nostro team ha lavorato per riportare il museo alle idee che lo hanno reso così eccezionale fin dall’inizio”, affermano Frédéric Ladonne e Teresa Nunes da Ponte.




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