Per la prima volta saranno eseguiti dal vivo i brani del Codice di San Gaudenzo, un prezioso repertorio musicale medievale riportato alla luce grazie a un progetto di ricerca guidato dal musicologo Francesco Zimei del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. L’evento si terrà il 4 settembre, nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana, al Teatro Galli di Rimini. A interpretare queste pagine rimaste in silenzio per oltre cinque secoli sarà il celebre Ensemble Micrologus di Assisi, tra i maggiori specialisti europei dell’esecuzione della musica medievale con strumenti storici ricostruiti.
La storia del manoscritto ha dell’incredibile. Le musiche erano conservate in 179 sottili strisce di pergamena, riutilizzate come supporto e rinforzo per la legatura di un registro contabile dell’abbazia benedettina di San Gaudenzo, nel Riminese, compilato tra il 1398 e il 1503. Per secoli questi frammenti sono rimasti nascosti tra le pagine del volume, fino al loro recupero nel 2025 grazie all’intervento dell’Istituto centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (ICPAL). Dopo il delicato restauro, ogni frammento è stato pulito, digitalizzato ad alta risoluzione e affidato ai ricercatori dell’Università di Trento. Qui Francesco Zimei ha ricostruito l’ordine originario delle pergamene, mentre Giacomo Pirani ha realizzato la ricomposizione digitale del codice, ricostruendolo virtualmente come un enorme puzzle. Il progetto di ricerca, iniziato nel 2016 e concluso nel 2025, ha permesso di restituire alla comunità scientifica uno dei più importanti ritrovamenti dedicati alla musica profana medievale emersi negli ultimi decenni in Italia.
Il Codice di San Gaudenzo raccoglie 85 composizioni, tra cui 72 brani italiani e 13 francesi, con ben 19 opere uniche, che non sono cioè attestate altrove nella tradizione musicale dell’epoca. Il repertorio comprende ballate, madrigali, rondeaux e chansons, testimonianza della vivace circolazione di musicisti e modelli culturali tra l’Italia e l’Europa tra il Trecento e il Quattrocento. Nei primi fascicoli trovano spazio i capolavori dell’Ars Nova italiana, legati alla tradizione di compositori come Francesco Landini, mentre la sezione finale documenta l’arrivo in Italia delle chansons franco-fiamminghe, con musiche attribuite anche a Guillaume Du Fay, anticipando una diffusione che sarebbe diventata centrale nei decenni successivi.
Il concerto offrirà quindi un’occasione irripetibile per ascoltare melodie rimaste mute per oltre cinquecento anni. Sul palco, l’Ensemble Micrologus utilizzerà strumenti storici come viella, liuto, organo portativo, flauto e cennamella, ricreando il suono originale della polifonia medievale attraverso un intreccio di voci e accompagnamenti strumentali. L’evento rientra nella sezione dedicata ai progetti speciali della Sagra Musicale Malatestiana, che valorizza iniziative capaci di coniugare ricerca scientifica, ricostruzione storica e sperimentazione artistica.
In occasione del concerto saranno inoltre presentati i due volumi Rimini, Ms San Gaudenzo III: The New Life of a Dismembered Songbook, pubblicati nella nuova collana Ars Renovata della Libreria Musicale Italiana. Le opere raccolgono gli studi scientifici sul manoscritto e la riproduzione integrale del codice ricostruito, offrendo uno strumento di riferimento per gli studiosi e contribuendo alla valorizzazione di uno dei più importanti recuperi della musica medievale europea.
“Era evidente che quelle striscette di pergamena nascondessero un contenuto di valore”, ha dichiarato Francesco Zimei. “Dopo anni di attività di sensibilizzazione, ho trovato la collaborazione dell’Archivio di Stato di Rimini detentore e conservatore dei documenti e la disponibilità del Ministero della Cultura con l’Istituto centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro di Roma (Icpal) a farsi carico del lavoro di restauro”. “Si tratta senz’altro di una delle più importanti raccolte di musica profana medievale riemerse in Italia”, ha sottolineato Zimei. “Recuperare un codice in queste condizioni, tutto tagliuzzato e deformato, e trasformarlo in qualcosa di fruibile che torna a nuova vita è qualcosa di eccezionale. Noi pubblichiamo un manoscritto che non esiste più. Esistono solo dei frammenti, oggi staccati e chiusi in una scatola. Siamo convinti che il nostro lavoro farà scuola”.
“Il codice San Gaudenzo”, ha spiegato Giacomo Pirani, “era composto da undici fascicoli. Noi ne abbiamo recuperati al momento cinque, pari a cinquanta pagine del volume originale. Non escludiamo che in futuro in qualche giacimento di reperti malatestiani possano saltare fuori altri frammenti del canzoniere musicale”.
“Il recupero del Codice di San Gaudenzo dimostra come il restauro, quando si fonda su metodologie scientifiche avanzate e su un dialogo costante tra competenze diverse, possa restituire alla ricerca testimonianze che sembravano irrimediabilmente perdute. L’intervento dell’Icpal ha reso nuovamente leggibile un patrimonio documentario di eccezionale valore, creando le condizioni per la sua ricostruzione e per una nuova stagione di studi”, ha affermato la direttrice dell’Icpal, Michela Palazzo.
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